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Password manager, tra promesse di inattaccabilità e lacune nella sicurezza
Se c’è una promessa che il marketing dei password manager ha trasformato in un mantra, è quella della zero-knowledge encryption: “i vostri dati sono cifrati end-to-end, nemmeno noi sappiamo cosa custodite nel vault”. Una garanzia che ha convinto milioni di utenti e migliaia di aziende ad affidare a questi servizi cloud le credenziali più critiche, tra cui accessi a sistemi bancari, piattaforme aziendali e infrastrutture IT. Lo scorso 16 febbraio 2026, l’Applied Cryptography Group del Politecnico federale di Zurigo (ETH Zurich)[1] ha pubblicato una ricerca che sta scuotendo il settore. Il paper “Zero Knowledge (About) Encryption: A Comparative Security Analysis of Three Cloud-based Password Managers”[2] verrà presentato alla conferenza USENIX Security 2026 e rappresenta il primo studio sistematico sull’architettura crittografica dei principali password manager cloud-based[3]. Il titolo gioca volutamente con le parole: zero knowledge non indica solo la promessa commerciale, ma la reale conoscenza (o meglio: la mancanza di essa) che i fornitori dimostrano circa la sicurezza dei loro stessi sistemi. “Il punto non è se i password manager sono inutili, ma che il marketing della zero-knowledge li ha venduti come cassaforte inviolabile e l’ETH Zurich gli ha appena tolto il lucchetto davanti a tutti”, sottolinea Sandro Sana, Ethical Hacker e membro del Comitato Scientifico Cyber 4.0. Giorgio Sbaraglia, consulente aziendale cyber security e membro del Comitato Direttivo Clusit, aggiunge anche altre importanti considerazioni: “La scoperta delle vulnerabilità nel modello zero-knowledge che è alla base del funzionamento dei password manager è certamente preoccupante, ma vanno fatte alcune considerazioni”. “Non esiste un sistema sicuro al 100%, cioè qualunque sistema è vulnerabile”, continua Giorgio Sbaraglia, “ma è importante valutare almeno questi aspetti: Quanto è effettivamente sfruttabile la vulnerabilità? E quali sono le alternative? In altre parole: non tutti i password manager sono sicuri allo stesso livello, ma rimangono comunque – oggi – il miglior compromesso tra sicurezza e praticità. Almeno fino a quando continueremo ad utilizzare le password come sistema di autenticazione”. Indice degli argomenti Per comprendere la portata della ricerca è necessario capire il modello di attacco adottato dai ricercatori. In particolare, il team di ricerca ha simulato uno scenario in cui un server del password manager risulta compromesso e stiamo parlando di una condizione non solo teorica, considerato che LastPass ha subito una violazione significativa dei propri sistemi nel 2022 che ha portato alla compromissione di dati cifrati degli utenti. Il presupposto è il cosiddetto malicious server threat model: in pratica, il server è in mano a un attaccante che può deviare arbitrariamente dal comportamento atteso e interagire in modo malevolo con i client degli utenti (browser extension, app mobile, client desktop). I ricercatori hanno quindi configurato server propri che si comportavano come versioni compromesse dei password manager originali. La cosa sorprendente e preoccupante è che non sono stati necessari exploit sofisticati: gli attacchi sfruttano interazioni di routine come il semplice login all’account, l’apertura del vault, la visualizzazione di una password o la sincronizzazione dei dati tra dispositivi, azioni che ogni utente compie più volte al giorno. “Se il threat model ‘server compromesso’ produce 25 attacchi concreti su Bitwarden, LastPass e Dashlane, allora la promessa “anche noi non possiamo leggere nulla” non basta più come garanzia: serve integrità oltre alla cifratura”, è il punto su cui richiama l’attenzione Sandro Sana. Invece, riprendendo le sue considerazioni iniziali, Giorgio Sbaraglia aggiunge che: “La domanda “quanto è effettivamente sfruttabile la vulnerabilità?” rappresenta un discrimine sostanziale per comprendere la gravità del problema”. “Il team di ricercatori di ETH Zurich ha simulato uno scenario in cui un server del password manager risulta compromesso: questa è una condizione possibile (e già accaduta con LastPass), ma comunque non semplice da ottenere da parte dell’attaccante”, fa notare giustamente Sbaraglia, aggiungendo che: “La compromissione del server è il requisito per lo sfruttamento delle vulnerabilità scoperte: non si tratta quindi di exploit eseguibili da remoto, quindi non così semplici da realizzare”. Integrity violations: modifica silenziosa di specifiche voci nel vault di un utente target Full vault compromise: accesso completo a tutte le credenziali di un’organizzazione Credential substitution: sostituzione di URL associati a una password (phishing facilitato) Key recovery attacks: recupero della chiave master in particolari condizioni di sincronizzazione Share/recovery feature abuse: sfruttamento delle funzioni di condivisione e recupero account “Siamo rimasti sorpresi dalla gravità delle vulnerabilità”, ha dichiarato il professor Kenneth Paterson, titolare della cattedra di Computer Science all’ETH Zurich. Una sorpresa che ha una spiegazione precisa: i password manager sono tra i pochi servizi cloud che promettono cifratura end-to-end e ci si aspettava che proprio per questa ragione il loro codice fosse sottoposto a un livello di scrutinio crittografico superiore alla media. Ma, evidentemente, così non è stato. La causa principale identificata dai ricercatori è una tensione strutturale tra usabilità e sicurezza. Le aziende sviluppatrici investono molto nell’aggiungere funzionalità che rendono il servizio più comodo: recupero dell’account in caso di perdita della master password, condivisione del vault con familiari o colleghi, sincronizzazione multi-dispositivo, piani Enterprise con gestione centralizzata degli accessi. Ciascuna di queste funzionalità introduce nuovi flussi crittografici, nuove interazioni tra client e server, nuovi percorsi di codice che espandono la superficie d’attacco. “Il codice diventa più complesso e confuso, e amplia i potenziali vettori per gli hacker”, spiega Matteo Scarlata, dottorando dell’Applied Cryptography Group che ha condotto parte degli attacchi. Un ulteriore problema è l’inerzia tecnologica: molti provider continuano a usare primitive crittografiche degli anni ’90, obsolete secondo gli standard attuali, con la motivazione dichiarata che gli aggiornamenti possano impedire ai clienti di accedere ai propri dati. Un timore comprensibile perché perdere l’accesso a migliaia di credenziali aziendali sarebbe catastrofico, ma che non può giustificare indefinitamente l’uso di crittografia vulnerabile. I ricercatori hanno ovviamente seguito il processo di responsible disclosure contattando i tre provider 90 giorni prima della pubblicazione dei risultati della loro ricerca. Bitwarden, LastPass e Dashlane hanno risposto in modo cooperativo, ma con tempi di remediation diversi e non tutte le vulnerabilità risultano corrette al momento della pubblicazione della ricerca. Tutti i dettagli tecnici sono disponibili nel paper di ricerca, di seguito riportiamo una sintesi sui dati più importanti: Bitwarden, 12 vulnerabilità. Bitwarden, il più popolare tra i password manager open source e molto diffuso in ambito Enterprise grazie alla sua opzione self-hosted, presenta il maggior numero di vulnerabilità documentate: 12. La nature open source del codice non ha impedito queste falle, a dimostrazione che la trasparenza del codice non è sufficiente senza un’analisi crittografica formale sistematica. LastPass, 7 vulnerabilità. LastPass si conferma ancora una volta sotto i riflettori negativi. I 7 attacchi documentati includono scenari di compromissione completa del vault. Il precedente storico rende questa notizia particolarmente significativa per le organizzazioni che non hanno ancora migrato a soluzioni alternative. Dashlane, 6 vulnerabilità. Spesso considerato il password manager più orientato alla sicurezza tra i tre, presenta 6 vulnerabilità. Meno degli altri, ma sufficiente a dimostrare che nessun provider analizzato può attualmente garantire le promesse di sicurezza assoluta presenti nei propri materiali di marketing. Prima di cedere al panico e di cancellare in massa gli account sui password manager è necessario inquadrare correttamente la portata della ricerca. Le vulnerabilità documentate richiedono che un attaccante abbia già compromesso i server del provider. Non si tratta di exploit eseguibili da remoto senza accesso all’infrastruttura, né di falle nel client locale. Questo, tuttavia, non riduce la gravità del problema per due ragioni fondamentali. Innanzitutto, gli attacchi ai server di password manager sono già avvenuti (LastPass 2022 docet) e rappresentano target ad alto valore per gruppi APT e criminali organizzati. La seconda ragione è la promessa zero-knowledge su cui si basa l’intera proposta di valore di questi servizi e che presuppone che anche un server compromesso non metta a rischio i dati degli utenti. Questa promessa è ora formalmente falsificata. La conclusione di Sandro Sana è perentoria: “Per le aziende la morale è semplice: le credenziali privilegiate non stanno in un vault cloud “perché è comodo”, stanno sotto PAM/controlli dedicati e con segmentazione seria. I password manager restano utili, ma da oggi vanno trattati come infrastruttura critica, non come app da smartphone con la password Master123!”. Il professor Paterson raccomanda di scegliere un password manager che sia trasparente riguardo alle vulnerabilità, sottoposto ad audit esterni regolari e con la cifratura end-to-end abilitata per impostazione predefinita. Di seguito riportiamo anche alcuni criteri concreti per orientare la scelta: Preferire provider che pubblicano regolarmente report di audit di terze parti (es. Cure53, NCC Group, Trail of Bits). Verificare che la cifratura E2E sia attiva di default, non come funzionalità opzionale. Valutare soluzioni self-hosted (es. Bitwarden self-hosted, Vaultwarden) se avete le competenze tecniche per gestirle: eliminano il vettore “server compromesso dal provider”. Abilitare l’autenticazione a più fattori (MFA) sul vault: non risolve le vulnerabilità strutturali, ma riduce significativamente il rischio di accesso non autorizzato. Utilizzare master password robuste e uniche, ossia non riutilizzate altrove. Audit dell’inventario: censire tutti i password manager in uso (sia approvati che shadow IT). Classificazione del rischio: le credenziali di sistemi critici (directory, firewall, cloud IAM) non dovrebbero essere esclusivamente protette da password manager cloud-based senza controlli aggiuntivi. Segmentazione delle credenziali: usare soluzioni enterprise on-premise o PAM (Privileged Access Management) per le credenziali privilegiate, riservando i password manager cloud agli accessi meno sensibili. Formazione: comunicare internamente la notizia evitando allarmismo eccessivo, ma sensibilizzando sulla natura reale delle garanzie offerte dai vendor. Monitoring: implementare alerting su accessi anomali ai vault aziendali. Inventariate quali password manager cloud-based sono in uso nella vostra organizzazione. Verificate se tra i provider in uso figurano Bitwarden (cloud), LastPass o Dashlane. Valutate se avete abilitato funzionalità di sharing, family/team plan o recovery account: queste aumentano la superficie d’attacco. Richiedete ai vendor una comunicazione ufficiale sulle patch rilasciate in risposta alla ricerca ETH. Considerare un audit crittografico formale del password manager aziendale se trattate dati critici o regolamentati (NIS2, GDPR, settore bancario/sanitario). Il team ETH non si è limitato a documentare le vulnerabilità, ma ha fornito indicazioni concrete per migliorare la sicurezza del settore. La proposta centrale di Scarlata è pragmatica: aggiornare gradualmente i sistemi per i nuovi clienti secondo gli standard crittografici più recenti, in particolare l’adozione di schemi autenticati e resistenti alla manipolazione come AEAD (Authenticated Encryption with Associated Data) in modalità binding robuste. È importante, inoltre, abbandonare le primitive crittografiche legacy degli anni ’90. Per i clienti esistenti, la proposta è offrire una migrazione volontaria al nuovo sistema, con piena trasparenza sulle vulnerabilità del sistema attuale. Un approccio che rispetta sia le esigenze di continuità del servizio sia il diritto degli utenti di fare scelte informate. “Vogliamo che il nostro lavoro contribuisca a cambiare questo settore”, ha dichiarato Paterson. “I provider di password manager non dovrebbero fare false promesse ai propri clienti riguardo alla sicurezza, ma comunicare in modo più chiaro e preciso quali garanzie le loro soluzioni offrono davvero.” È un principio che va ben oltre i password manager: si applica a qualsiasi prodotto di sicurezza che fa marketing basato su garanzie crittografiche. Trasparenza, audit indipendenti e standard aggiornati non sono optional: sono precondizioni per la fiducia. Ci sono altre due considerazioni importanti da fare a commento di questa notizia. La prima è che i password manager non sono tutti uguali: ce ne sono molte decine reperibili sugli store, ma alcuni sono migliori di altri. Avendo personalmente testato molti password manager ritengo che 1Password sia uno dei migliori (come interfaccia e funzionalità) ma soprattutto uno dei più sicuri. E anche lo studio condotto da ETH Zurich lo conferma: 1Password nei loro test ha dimostrato una resistenza maggiore rispetto ai suoi concorrenti. Ciò è dovuto in gran parte all’uso di una “chiave segreta” ad alta entropia combinata con la password principale dell’utente durante la crittografia. 1Password combina infatti la sicurezza della funzione PBKDF2 con l’uso della chiave segreta (Secret Key). Questa offre una protezione aggiuntiva e più forte qualora i server di 1Password dovessero essere violati. La Secret Key, lunga oltre 30 caratteri, viene creata nel browser o nel client 1Password sul computer dell’utente quando questi crea il suo account 1Password. Tutto ciò avviene interamente sul computer dell’utente e non viene inviato ai server di 1Password, che quindi non conosce la Secret Key. Questo ulteriore livello di sicurezza aumenta significativamente la resistenza agli attacchi di forza bruta, con i ricercatori che osservano che tali attacchi sarebbero “fuori portata” in condizioni normali. La seconda considerazione è più generale: l’autenticazione con password è comunque intrinsecamente debole: come ha ribadito il NIST nel suo recente documento SP 800-63-4 la password non è un’autenticazione resistente al phishing. Quindi dobbiamo andare verso soluzioni diverse dalla password, che peraltro già esistono: per esempio le Passkeys. È un progetto presentato da Apple, Google e Microsoft sotto l’egida della Fido Alliance oltre tre anni fa, nel maggio 2022. Passkeys rappresenta una soluzione di autenticazione sicura e “passwordless”, basata sulla biometria e sulla crittografia asimmetrica. Ma nella mia attività di consulente aziendale constato che il tasso di adozione di questa soluzione è ancora molto basso e fatica a crescere. Esiste, quindi, un problema culturale di fondo – e a tutti i livelli – sull’uso dei sistemi di autenticazione e sulla consapevolezza della loro importanza. Giorgio Sbaraglia I password manager rimangono strumenti preziosi e, per la maggior parte degli utenti, rappresentano un significativo miglioramento rispetto all’alternativa di usare password deboli o riutilizzate. Nulla in questa ricerca suggerisce di abbandonarli in massa. Quello che cambia – e che deve cambiare – è il contesto di fiducia. Le promesse di sicurezza assoluta, di zero-knowledge totale, di “nemmeno noi possiamo accedere ai vostri dati” devono essere sostituite da comunicazioni più oneste, audit pubblici regolari e aggiornamenti crittografici sistematici. Come professionisti della sicurezza, dobbiamo dunque trasmettere ai nostri clienti e stakeholder un messaggio equilibrato: i password manager sono strumenti con un profilo di rischio specifico, come qualsiasi altro strumento. Comprenderlo ci rende più sicuri, non meno. [1] ETH Zurich: “Password managers less secure than promised”. [2] Scarlata M, Torrisi G, Backendal M, Paterson K: “Zero Knowledge (About) Encryption” — USENIX Security 2026, preprint.
cybersecurity360.itFeb 25, 2026extracted
Guida alle migliori VPN per Torrent
Una VPN per Torrent è una Rete Privata Virtuale (VPN) ottimizzata e utilizzata specificamente per le attività di “torrenting”, ovvero la condivisione e il download di file attraverso reti P2P (peer-to-peer) come BitTorrent. Indice degli argomenti Usare una VPN per i Torrent protegge la privacy nascondendo l’IP e impedisce che le attività online siano tracciate da provider o terze parti. Inoltre, aiuta ad evitare blocchi, limitazioni di banda e rischi legali legati al download di contenuti. Una VPN per il download di Torrent crea un tunnel criptato tra il dispositivo dell’utente e il server remoto, mascherando l’indirizzo IP reale e sostituendolo con quello del server VPN. In questo modo, chiunque monitori l’attività online, come provider internet, agenzie governative o malintenzionati, non può risalire all’identità dell’utente né intercettare i dati trasferiti. Il traffico viene inoltre crittografato impedendo a terze parti di vedere quali file vengono scaricati o condivisi. Questo meccanismo consente di aggirare blocchi geografici, limitazioni imposte dagli ISP (come il throttling) e garantisce maggiore anonimato durante le sessioni di file sharing su reti peer-to-peer. Scaricare file tramite torrent senza l’uso di una VPN espone l’utente a diversi rischi, in particolare sul piano legale. I sistemi P2P mostrano pubblicamente l’indirizzo IP dei partecipanti alla rete rendendo facile per le autorità o enti anti-pirateria identificare chi condivide contenuti protetti da copyright. Anche il semplice download, se riguarda materiale coperto da diritti, può portare a sanzioni amministrative o a conseguenze più gravi a seconda del Paese. Inoltre, i provider possono tracciare l’attività dell’utente e collaborare con le autorità fornendo log delle connessioni. Senza una VPN il livello di anonimato è nullo e ogni azione compiuta online resta potenzialmente rintracciabile. Per chi utilizza i Torrent scegliere una VPN adeguata non è solo una questione di anonimato ma anche di prestazioni e sicurezza. La VPN ideale deve garantire una connessione stabile e veloce, proteggere i dati personali da occhi indiscreti e offrire funzionalità pensate specificamente per il file sharing su reti P2P. Ogni aspetto, dalla politica sulla privacy al numero di server disponibili, contribuisce a rendere l’esperienza di download più sicura, efficiente e priva di rischi legali. Di seguito tre soluzioni di VPN adatte per Torrent con specifiche su caratteristiche, vantaggi, costi ed eventuali promozioni. 🌍 Server: 7.000+ server in 118 paesi 📱 Massimo dispositivi: 10 📍 IP dedicato: ✔ 🆓 Versione Free: Garanzia rimborso di 30 giorni 💻 Compatibilità: Windows, macOS, Android, iOS 🔐 Sicurezza: IKEv2/IPsec, OpenVPN, NordLynx 👨💻 Assistenza 24/7: ✔ 🏢 Sede legale: Panama 🔥 Offerte attive: SCONTO fino al 63% NordVPN dispone di una vasta infrastruttura globale con oltre 7.000 server in più di 118 Paesi, inclusi centinaia ottimizzati specificamente per il traffico P2P, garantendo larghezza di banda illimitata e connessioni stabili ideale per il file sharing ad alta velocità. Il protocollo proprietario NordLynx, sviluppato su WireGuard, consente download rapidi con latenze minime, mentre la crittografia AES‑256, la rigorosa politica no-log verificata da audit esterni e la funzione kill switch assicurano massima protezione della privacy durante l’attività torrent. Tra le funzionalità aggiuntive più apprezzate si contano Threat Protection Pro per bloccare malware, tracker e pubblicità indesiderate sui siti di torrenting, l’opzione Double VPN per cifrare due volte la connessione e il supporto per split tunneling per una configurazione flessibile in dispositivi multiuso. NordVPN supporta il torrenting su un massimo di 10 dispositivi contemporaneamente e mette a disposizione anche proxy SOCKS5, utili per accelerare i download dove non è richiesta la crittografia, perfetti per utenti avanzati che vogliono il massimo controllo sulla velocità. NordVPN offre diverse opzioni per durata e risparmio: il piano biennale ha un costo medio di circa 3,39 €/mese con sconti fino al 70 %, mentre il piano triennale risulta ancora più vantaggioso. Viene fornita una garanzia soddisfatti o rimborsati di 30 giorni e, per chi utilizza Android, una prova gratuita di 7 giorni. In alcune occasioni si aggiungono promozioni come gift card Amazon o sconti per referral. Certo, analizziamo questa offerta per un pacchetto di sicurezza online. NordVPN propone tre diversi piani di sicurezza online: Base, Plus e Ultimate, ciascuno disponibile con tre opzioni di durata: 2 anni, 1 anno o 1 mese. L’obiettivo è proteggere le attività online con varie funzionalità, a seconda del piano che si sceglie. Tutti i piani includono una garanzia di rimborso di 30 giorni, che permette di provare il servizio e, se non si è soddisfatti, chiedere un rimborso entro un mese. Questi piani offrono il risparmio maggiore perché ti impegni per un periodo più lungo. I prezzi indicati sono l’equivalente mensile, ma si paga l’intero importo per i primi 24 mesi in un’unica soluzione. NordVPN 2 anni Base - Costo: 3,39 €/mese (totale 81,36 € per i primi 24 mesi, anziché 278,16 €). - Risparmio: 70%. - Funzionalità principali: Solo una VPN sicura e veloce. Una VPN (Virtual Private Network) ti permette di navigare in modo più privato e sicuro, mascherando l’indirizzo IP e criptando il traffico internet. NordVPN piano Plus 2 anni: - Costo: 4,39 €/mese (totale 105,36 € per i primi 24 mesi, anziché 359,76 €). - Risparmio: 70%. - Funzionalità principali: Tutto ciò che è incluso nel piano Base (VPN) più: - Protezione anti-malware e di navigazione: Difende da virus, spyware e altri software dannosi, e avvisa se si stanno per visitare siti web pericolosi. - Blocco di pubblicità e tracker: Rende la navigazione più fluida e privata, impedendo ai siti web di tracciare le attività online e riducendo le pubblicità intrusive. - Password manager con mascheramento dell’email: Aiuta a gestire e creare password complesse in modo sicuro e permette di utilizzare un’email “mascherata” per proteggere la vera email da spam o violazioni di dati. NordVPN piano Ultimate per 2 anni: - Costo: 6,89 €/mese (totale 165,36 € per i primi 24 mesi, anziché 597,36 €). - Risparmio: 72%. - Funzionalità principali: Tutto ciò che è incluso nel piano Plus, più: - Spazio di archiviazione cloud da 1 TB: Un terabyte di spazio online per salvare i file in modo sicuro. - Assicurazione Cyber con copertura massima di 5000 €: Questa è una funzionalità molto interessante. Offre una copertura economica per il recupero di perdite dovute a truffe informatiche e il rimborso dei costi in caso di furto d’identità. Questi piani offrono ancora un buon risparmio rispetto ai pagamenti mensili, ma con un impegno di durata inferiore rispetto ai piani biennali. Anche qui, il costo viene pagato in un’unica soluzione per i primi 12 mesi. NordVPN Piano Base 1 anno: - Costo: 4,99 €/mese (totale 59,88 € per i primi 12 mesi, anziché 139,08 €). - Risparmio: 56%. - Funzionalità: VPN. NordVPN Piano Plus 1 anno: - Costo: 5,99 €/mese (totale 71,88 € per i primi 12 mesi, anziché 179,88 €). - Risparmio: 60%. - Funzionalità: VPN, protezione anti-malware e di navigazione, blocco pubblicità e tracker, password manager con mascheramento dell’email. NordVPN Piano Ultimate 1 anno: - Costo: 8,49 €/mese (totale 101,88 € per i primi 12 mesi, anziché 298,68 €). - Risparmio: 65%. - Funzionalità: VPN, protezione anti-malware e di navigazione, blocco pubblicità e tracker, password manager con mascheramento dell’email, 1 TB di cloud storage, Assicurazione Cyber. Questi piani sono i più cari su base mensile, ma offrono la massima flessibilità poiché non ci si vincola a lungo termine e si paga mensilmente. Non c’è alcun risparmio rispetto al prezzo pieno. NordVPN piano Base 1 mese: - Costo: 12,99 €/mese. - Funzionalità: VPN. NordVPN piano Plus 1 mese: - Costo: 13,99 €/mese. - Funzionalità: VPN, protezione anti-malware e di navigazione, blocco pubblicità e tracker, password manager con mascheramento dell’email. NordVPN piano Ultimate 1 mese: - Costo: 16,49 €/mese. - Funzionalità: VPN, protezione anti-malware e di navigazione, blocco pubblicità e tracker, password manager con mascheramento dell’email, 1 TB di cloud storage, Assicurazione Cyber. Risparmio: I piani biennali offrono il risparmio percentuale maggiore. Se si è sicuri di voler utilizzare il servizio a lungo termine, questa è l’opzione più conveniente. Funzionalità: Se ci serve solo una VPN, il piano Base è sufficiente. Se si desidera una protezione più completa contro malware, pubblicità e per la gestione delle password, il piano Plus è un’ottima scelta. Il piano Ultimate è per chi cerca la massima sicurezza e protezione finanziaria in caso di problemi online. Pagamento: I piani da 1 e 2 anni richiedono un pagamento anticipato per l’intero periodo, mentre il piano mensile viene fatturato ogni mese. 🌍 Server: 3200+ in 100 paesi 📱 Massimo dispositivi: illimitati 🆓 Versione Free: Garanzia rimborso di 30 giorni 💻 Compatibilità: Windows, macOS, Android, iOS 🔐 Sicurezza: OpenVPN, IKEv2, Shadowsocks, Wireguard e L2TP 👨💻 Assistenza 24/7: ✔ 🏢 Sede legale: Paesi Bassi 🔥 Offerte attive: SCONTO fino all’83% + 3 mesi gratis 🔥 Surfshark si basa su una rete di oltre 3.200 server in più di 100 Paesi ed è ottimizzata per P2P, garantendo larghezza di banda illimitata e connessioni fluide e veloci anche con file di grandi dimensioni. 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Cripta il traffico internet, rendendolo illeggibile a chiunque tenti di intercettarlo e mascherando il nostro indirizzo IP reale. 3200+ server VPN in 100 Paesi: Un’ampia rete di server permette di connettersi da diverse località in tutto il mondo, garantendo velocità e stabilità. Politica No-Log verificata: Surfshark si impegna a non registrare né monitorare le attività online, garantendo la privacy. Dispositivi illimitati: Si può installare e usare Surfshark su tutti i dispositivi con un singolo abbonamento. Politica di rimborso di 30 giorni: Se non si è soddisfatti del servizio, si può richiedere un rimborso completo entro 30 giorni dall’acquisto. Blocco annunci e tracker: Aiuta a migliorare l’esperienza di navigazione eliminando pubblicità e impedendo ai siti web di tracciare la nostra attività online. Bypasser (Split Tunneling): Permette di scegliere quali app o siti web devono usare la VPN e quali no. Rotazione dell’IP: Cambia periodicamente il nostro indirizzo IP per una maggiore anonimità. MultiHop (Doppia VPN): Fa passare il nostro traffico attraverso due server VPN invece di uno, aumentando ulteriormente sicurezza e anonimato. Questo è il pacchetto essenziale per la sicurezza online. Connessione a Internet Sicura (VPN): La funzione base per criptare il traffico e nascondere l’IP. Blocco Annunci: Blocca le pubblicità invasive. Blocco del Consenso ai Cookie: Un’utile funzione per gestire i fastidiosi pop-up sui cookie. Piano da 24 mesi (+3 mesi extra): Prezzo medio: circa €1,99 al mese. Costo totale iniziale: circa €53,73 per i primi 27 mesi (24 mesi + 3 mesi extra gratuiti). Questo è l’abbonamento che offre il maggior risparmio, l’87% di sconto rispetto al prezzo mensile. Il pagamento avviene in un’unica soluzione per l’intero periodo. Piano da 12 mesi (+3 mesi EXTRA): Prezzo medio: circa €3,19 al mese. Costo totale iniziale: circa €47,85 per i primi 15 mesi (12 mesi + 3 mesi extra gratuiti). Il risparmio è comunque significativo rispetto al piano mensile. Piano Mensile: Prezzo medio: circa €15,45 al mese. Questo piano offre la massima flessibilità, ma è di gran lunga l’opzione più costosa su base mensile. Il pacchetto One include tutte le funzionalità di Starter e aggiunge un livello significativo di protezione e privacy. Questo è il pacchetto che viene promosso con le offerte speciali. Tutte le funzionalità di Starter. Mascheramento Email e documenti personali: - Mascheramento Email: crea un alias email per proteggere la nostra vera email da spam e fughe di dati. - Generatore di dettagli personali: Ci aiuta a creare dati fittizi per iscriversi a servizi senza usare le nostre informazioni reali. Protezione del dispositivo (Antivirus): - Antivirus: Protegge i nostri dispositivi da malware e virus. - Protezione della webcam: Avvisa e blocca tentativi non autorizzati di accesso alla nostra webcam. - Protezione in tempo reale: Monitora costantemente i nostri dispositivi per prevenire minacce informatiche. - Protezione da ransomware: Difende dagli attacchi ransomware. - Scansioni di memorie esterne: Analizza chiavette USB e altri dispositivi di archiviazione esterni. Monitoraggio del Dark Web: Ci avvisa se le nostre informazioni personali (email, carte di credito, documenti d’identità) vengono trovate sul dark web. - Avvisi di fuga degli indirizzi Email, carte di credito, documenti di identità e codice fiscale. Ricerche sicure online: - Motore di ricerca privato: Un motore di ricerca che non traccia le nostre attività e non ci mostra pubblicità. 24 mesi (+3 extra): - Prezzo: €2,49 al mese. - Risparmio: 86% sul prezzo mensile. - Costo Totale Iniziale: €67,23 per i primi 27 mesi (24 mesi + 3 mesi extra gratuiti). - Modalità di pagamento: Fatturato in un’unica soluzione per l’intero periodo. - Vantaggio: Si ottengono 3 mesi gratuiti aggiuntivi, portando il periodo di abbonamento a 27 mesi complessivi. 12 mesi (+3 extra): - Prezzo: €3,39 al mese. - Risparmio: 81% sul prezzo mensile. - Costo Totale Iniziale: €50,85 per i primi 15 mesi (12 mesi + 3 mesi extra gratuiti). - Modalità di Pagamento: Fatturato in un’unica soluzione per l’intero periodo. - Vantaggio: Anche qui, 3 mesi gratuiti aggiuntivi, per un totale di 15 mesi. 1 mese: - Prezzo: €17,95 al mese. - Modalità di Pagamento: Fatturato mensilmente. - Vantaggio: Massima flessibilità, ma il costo mensile è significativamente più alto. Surfshark VPN piano One+ Il piano Surfshark One+ è l’offerta più completa e premium di Surfshark, progettata per chi desidera la massima protezione digitale. Include tutte le funzionalità dei piani Starter e One, con l’aggiunta di un servizio cruciale per la rimozione dei dati personali. Ecco una spiegazione dettagliata dell’offerta Surfshark One+: Piano da 24 mesi (+3 mesi EXTRA gratuiti): - Prezzo mensile equivalente: €3,99 al mese. - Risparmio: Un notevole -81% sul prezzo mensile standard. - Costo totale iniziale: €107,73 per i primi 27 mesi (24 mesi di abbonamento + 3 mesi extra gratuiti). - Modalità di pagamento: L’intero importo viene fatturato in un’unica soluzione al momento dell’acquisto. - Vantaggio: Questa è l’opzione più conveniente in termini di costo mensile per un pacchetto di sicurezza così completo. Piano da 12 mesi (+3 mesi EXTRA gratuiti): - Prezzo mensile equivalente: €6,09 al mese. - Risparmio: Un -71% sul prezzo mensile standard. - Costo totale iniziale: €91,35 per i primi 15 mesi (12 mesi di abbonamento + 3 mesi extra gratuiti). - Modalità di pagamento: L’intero importo viene fatturato in un’unica soluzione. - Vantaggio: Un’ottima scelta se preferisci un impegno a medio termine, mantenendo comunque un buon risparmio. Piano Mensile: - Prezzo mensile: €20,65 al mese. - Modalità di pagamento: Fatturato mensilmente. - Vantaggio: Massima flessibilità, puoi disdire in qualsiasi momento. - Svantaggio: È l’opzione più costosa e non include i mesi extra gratuiti. Il piano One+ include tutte le funzionalità dei piani Starter e One, più un servizio esclusivo e molto importante: rimozione dei dati personali tramite Incogni. Incogni è un servizio che automatizza la rimozione dei nostri dati personali (indirizzi email, indirizzi fisici, numeri di telefono) dai database dei broker di dati e dai siti di ricerca di persone: Include richieste di rimozione ripetute per assicurarsi che i dati non vengano ripubblicati. Copertura automatica di oltre 250 siti. Disponibilità limitata: Questo servizio è disponibile solo per i residenti nei seguenti paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea, Svizzera e Canada. Piano da 24 mesi (+3 mesi extra gratuiti): - Prezzo mensile equivalente: €3,99 al mese. - Risparmio: Un notevole meno 81% sul prezzo mensile standard. - Costo totale iniziale: €107,73 per i primi 27 mesi (24 mesi di abbonamento + 3 mesi extra gratuiti). - Modalità di pagamento: L’intero importo viene fatturato in un’unica soluzione al momento dell’acquisto. - Vantaggio: Questa è l’opzione più conveniente in termini di costo mensile per un pacchetto di sicurezza così completo. Piano da 12 mesi (+3 mesi EXTRA gratuiti): - Prezzo mensile equivalente: €6,09 al mese. - Risparmio: Un -71% sul prezzo mensile standard. - Costo totale iniziale: €91,35 per i primi 15 mesi (12 mesi di abbonamento + 3 mesi extra gratuiti). - Modalità di pagamento: L’intero importo viene fatturato in un’unica soluzione. - Vantaggio: Un’ottima scelta se preferisci un impegno a medio termine, mantenendo comunque un buon risparmio. Piano Mensile: - Prezzo mensile: €20,65 al mese. - Modalità di pagamento: Fatturato mensilmente. - Vantaggio: Massima flessibilità, puoi disdire in qualsiasi momento. - Svantaggio: È l’opzione più costosa e non include i mesi extra gratuiti. Per migliorare ulteriormente la protezione della VPN è possibile integrare questi add-on, selezionabili dalla pagina del proprio account Surfshark: Dedicated IP (IP dedicato): Fornisce un indirizzo IP personale, disponibile in 20 località. Questo può aiutare a evitare captcha frequenti, ridurre i blocchi IP e minimizzare verifiche aggiuntive. Alternative Number (numero alternativo): Un numero di telefono virtuale che protegge il nostro numero di telefono reale da spam e truffatori. Utile per registrarsi a servizi di cui non ci si fida completamente e ricevere chiamate e messaggi senza esporre il nostro numero personale. 🌍 Server: 3000 server in 105 paesi 📱 Massimo dispositivi: 8 🆓 Versione Free: Garanzia rimborso di 30 giorni 💻 Compatibilità: Windows, macOS, Android, iOS, Linux 🔐 Sicurezza: IKEv2, OpenVPN 👨💻 Assistenza 24/7: ✔ 🏢 Sede legale: Isole Vergini Britanniche 🔥 Offerte attive: SCONTO fino al 49% + 3 mesi GRATIS ExpressVPN rappresenta una scelta di prim’ordine per chi scarica torrent grazie a una combinazione di sicurezza avanzata, performance elevate e supporto ottimizzato per il P2P. Il servizio permette il torrenting su intera rete di server offrendo larghezza di banda illimitata e connessioni stabili e veloci, ideali per scaricare file di grandi dimensioni senza ritardi o rallentamenti. L’infrastruttura di ExpressVPN è basata su server RAM-only (TrustedServer), che eliminano automaticamente ogni dato al riavvio, garantendo una protezione totale. La crittografia AES‑256, la politica no-log auditata (da enti come KPMG e Cure53), il kill switch “Network Lock” per bloccare il traffico in caso di disconnessione, e la protezione anti-perdite DNS/IP assicurano la massima privacy durante il torrenting. ExpressVPN propone diverse opzioni: Piano mensile costa 11,30 euro. L’annuale 7,26€ al mese con un costo totale di 87,25 euro. Piano di 6 mesi: 9,99€ al mese, con un costo totale di 59,94 euro ogni 6 mesi. Piano di 12 mesi: Circa 8,32€ al mese con un costo totale di 99,84 euro. In genere è disponibile una garanzia di rimborso di 30 giorni e in alcuni casi una prova gratuita di 7 giorni via app mobile. Inoltre, promozioni periodiche e programmi di referral consentono di ottenere sconti aggiuntivi o mesi gratuiti per ogni amico invitato. Assolutamente! Cerchiamo di capire bene i diversi piani di ExpressVPN e i relativi costi e funzionalità, distinguendo tra le diverse durate di abbonamento. ExpressVPN offre diverse opzioni di abbonamento, ciascuna con i propri vantaggi in termini di prezzo e durata. In generale, più lunga è la durata dell’abbonamento, maggiore è il risparmio. Vediamo i tre periodi principali: Questa è l’offerta più conveniente e offre il massimo risparmio percentuale. Si paga un’unica quota per 2 anni e si ricevono 4 mesi aggiuntivi gratuitamente. Il rinnovo avviene annualmente dopo i 28 mesi iniziali. Questa è un’ottima via di mezzo se non ci si vuole impegnare per due anni: 12 mesi di servizio e 3 mesi extra in regalo, con un buon risparmio rispetto al piano mensile. Anche qui, il rinnovo è annuale dopo i 15 mesi. Questa è l’opzione più flessibile ma anche la più costosa su base mensile. È ideale se vuoi provare il servizio per un breve periodo senza un impegno a lungo termine. Il pagamento è mensile. Ecco una tabella che confronta i tre tipi di piano (Base, Avanzato, Pro) attraverso le diverse durate di abbonamento (2 anni + 4 mesi gratis, 12 mesi + 3 mesi gratis, 1 mese). Tutti i prezzi sono in USD e, per le offerte con mesi gratuiti, il costo “al mese” è una media calcolata includendo i mesi bonus. Una VPN davvero adatta al torrenting deve adottare una rigida politica no-log, ovvero non registrare alcuna informazione sulle attività dell’utente. Questo significa che anche in caso di richieste da parte di autorità o di tentativi di accesso ai dati, non ci sarebbe nulla da fornire, perché nulla viene conservato. È una garanzia essenziale per chi cerca il massimo anonimato durante il download di file. Scaricare Torrent richiede una connessione veloce e costante. Una buona VPN deve offrire server ottimizzati per garantire bande larghe e latenze ridotte, evitando rallentamenti, buffering o disconnessioni. Il supporto a protocolli moderni come WireGuard, unito a una rete di server ben distribuita, fa la differenza per chi scarica file di grandi dimensioni in poco tempo. Il kill switch è una funzionalità indispensabile per chi scarica Torrent perché blocca automaticamente la connessione a internet se la VPN dovesse disconnettersi inaspettatamente. In questo modo, si evita che l’indirizzo IP reale venga esposto, anche per pochi secondi. È una barriera di sicurezza fondamentale che protegge la privacy in ogni momento. Una rete VPN con molti server distribuiti in diversi Paesi consente non solo di accedere più facilmente a contenuti non disponibili localmente ma anche di scegliere il server più veloce e meno affollato. Più ampia è la scelta, maggiore sarà la possibilità di ottenere prestazioni elevate e mantenere l’anonimato anche in Paesi con normative restrittive sul torrenting. Non tutte le VPN sono ottimizzate per il traffico peer-to-peer. Quelle migliori offrono server dedicati o ottimizzati per il P2P che assicurano una gestione più efficiente del traffico torrent, con priorità nella banda e protezioni rafforzate. Il supporto P2P nativo consente anche una configurazione più semplice e una maggiore compatibilità con i principali client Torrent.
cybersecurity360.itAug 1, 2025extracted