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Binance, cyberfurto da 6,3 miliardi di dollari. Record nella storia delle criptovalute
Sospettati gli hacker criminali legati alla Corea del Nord, specializzati in questi tipi di attacchi che servono a sostenere le entrate di Pyongyang, aggirando le sanzioni internazionali. Furto record nel settore delle criptovalute, dopo che un gruppo di hacker criminali (sospettati di aver legami con la Corea del Nord), avrebbero attaccato Binance, completando l’operazione in venti minuti e rubando 6,3 miliardi di dollati. L’attacco cyber sarebbe avvenuto nella tarda serata di ieri. Dalle prime indagini della società britannica , è emerso che la violazione sarebbe partita sfruttando il computer portatile compromesso di uno dei tecnici dell’azienda. L’accesso al dispositivo avrebbe consentito agli aggressori di entrare in uno dei sistemi interni della piattaforma. In questo modo, è strato possibile autorizzare prelievi non consentiti. La dinamica dell’operazione presenterebbe analogie con altri importanti attacchi informatici attribuiti alla Corea del Nord, tra cui quello del 2025 contro l’exchange Bybit , che l’FBI statunitense aveva ricondotto proprio a Pyongyang. Congelati circa 2,6 miliardi di dollari ma mercati in rosso Una parte significativa delle criptovalute sottratte, spiega la Reuters , è stata comunque rapidamente bloccata grazie all’intervento degli emittenti di stablecoin e di altre società del settore. Tra gli operatori ci sono: Tether , che ha congelato asset per circa 1,57 miliardi di dollari. Circle , che ha bloccato oltre 800 milioni di dollari. World Liberty Financial , che ha collaborato con il custode BitGo per congelare ulteriori fondi. Ripple , che ha bloccato circa 200 milioni di dollari. Secondo Yi He , cofondatrice di Binance , ci sarebbe comunque stato il congelamento di 27 milioni di dollari in stablecoin e circa 2 milioni di dollari in token World Liberty . In ogni caso, sottolinea sempre la Reuters, la notizia del furto ha provocato un’immediata reazione negativa sui mercati delle criptovalute. Il Bitcoin è sceso fino a 76.368 dollari, raggiungendo il livello più basso delle ultime sei settimane . Ethereum ha perso oltre il 3%, arrivando a 2.178 dollari, il minimo degli ultimi due mesi. Anche BNB , il token che originariamente aveva lanciato Binance e utilizzabile per pagare le commissioni sulla piattaforma , ha registrato una flessione del 5% nelle 24 ore considerate, scendendo a 709,70 dollari. L’importanza delle critpovalute per la Corea del Nord Da tempo gli esperti seguono i gruppi di hacker legati alla Corea del Nord, collegati a numerosi furti di criptovalute . I proventi di queste operazioni servirebbero a finanziare i programmi strategici e militari di Pyongyang, compreso quello nucleare, in aggiramento alle sanzioni internazionali. Su tale materia, l’ Avvenire aveva ripreso alcune stime di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite . Secondo loro – nel periodo che va dal 2017 al 2023 – la Corea del Nord avrebbe sottratto “ asset virtuali per un valore di 3 miliardi di dollari tramite 58 attacchi informatici su piattaforme di criptovaluta “. Questi gruppi sono stati inoltre accusati di prendere di mira software open source . L’obiettivo sarebbe quello di compromettere un numero elevato di vittime attraverso attacchi su larga scala Prima del “ caso Binance “, si stimava che gruppi riconducibili alla Corea del Nord fossero responsabili di circa tre quarti di tutti i furti di criptovalute registrati nel 2026 fino a questo momento . Una stima, che evidenzia la crescente importanza delle criptovalute nelle attività informatiche attribuite a gruppi statali o collegati a Governi. Il tutto, oltre alla vulnerabilità degli exchange e delle infrastrutture che custodiscono grandi quantità di asset digitali . Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Binance, cyberfurto da 6,3 miliardi di dollari. Record nella storia delle criptovalute sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 30, 2026source
Gemini 4 Carbon, il nuovo modello AI di Google: “Il più sicuro per la cyber”. Cosa significa?
A sole due settimane da Argon, Google lancia Gemini 4 Carbon, “il modello più potente in assoluto”, che adesso dovrà superare i test di sicurezza e le valutazioni del Governo Usa. “ Il modello più potente del momento in assoluto “, così i benchmark hanno definito Gemini 4 Carbon, il nuovo modello AI di Google e “ il più sicuro per la cyber ”, a sole due settimane da Argon . Dopo aver atteso i rivali, l’azienda adesso si prepara ad ulteriori lanci. Su tutti, Carbon si colloca al primo posto nella versione 5.0, recentemente aggiornata, dell’Artificial Analysis Intelligence Index con un punteggio di 59. Artificial Analysis Intelligence Index Credits Al netto delle sue risposte, Gemini 4 Carbon non è comunque ancora disponibile sul mercato, visto che dovrà sostenere importanti test di cybersicurezza e ottenere la validazione da parte del Governo Usa. Secondo la stessa multinazionale con base a Mountain View, il modello introduce miglioramenti significativi anche nella programmazione, nei flussi di lavoro autonomi e nei meccanismi di sicurezza. Prestazioni in crescita e programmazione più avanzata Il sistema è progettato per affrontare attività ingegneristiche complesse e di lunga durata, mantenendo la continuità operativa anche di fronte a ostacoli e tentativi falliti. Da quanto è emerso nei test interni, Carbon è riuscito a lavorare per giorni su problemi articolati. Tra questi, “ l’individuazione delle cause di bug difficili da identificare e la loro correzione all’interno di grandi basi di codice e sistemi a basso livello “. I miglioramenti riguardano anche lo sviluppo web full-stack , le attività scientifiche, il ragionamento e la comprensione multimodale. Nel benchmark WebDev Arena , Carbon ha guadagnato 89 punti Elo, raggiungendo il quarto posto con un punteggio pari a 1.768. Google Credits Risultati di primo piano nei benchmark anche sulla cybersicurezza Uno degli aspetti più rilevanti di Carbon , sottolinea Google è il potenziamento delle capacità di difesa informatica . Il modello mostra prestazioni elevate lungo l’intero ciclo della sicurezza del software . Dall’individuazione delle vulnerabilità, alla verifica della loro effettiva sfruttabilità fino alla correzione delle cause alla radice. I risultati dichiarati nei benchmark esterni , valutati senza l’applicazione delle protezioni di sicurezza del modello, comprendono: SEC-bench Pro: 88,2%. Carbon individua autonomamente vulnerabilità complesse presenti in software reali. ExploitGym: 54,8%. Il modello verifica la possibilità di sfruttare le vulnerabilità, aiutando a distinguere i rischi effettivi da quelli teorici. CWE-bench: 71,0%. Carbon genera correzioni software funzionanti per risolvere le cause delle vulnerabilità individuate. Queste capacità possono contribuire a rendere più efficiente il lavoro dei gruppi di lavoro di sicurezza , consentendo di individuare i problemi, valutarne la gravità e intervenire con maggiore precisione. Meccanismi di allineamento e controllo del comportamento del modello più forti Parallelamente al miglioramento delle capacità tecniche, Google ha affermato di aver rafforzato i meccanismi di allineamento e controllo del comportamento del modello. Tra i risultati dichiarati figurano: Meno tentativi di aggirare i test. Su Terminal-Bench 4.0, i casi di cheating riuscito sono scesi allo 0%, mentre i tentativi sono diminuiti allo 0,4%, senza compromettere l’accuratezza complessiva. Riduzione dei segnali di disallineamento. Negli ambienti di programmazione utilizzati dai team interni, gli avvisi di disallineamento ad alta gravità sono diminuiti di quasi l’80%. Maggiore trasparenza. I test interni indicano una riduzione di circa due volte delle affermazioni non supportate da prove rispetto ad Argon. Il modello tende a esplicitare i limiti metodologici e le informazioni mancanti, anziché presentare come certe conclusioni non verificate. Migliore gestione dell’ambiguità. In presenza di informazioni incomplete o contraddittorie, Carbon cerca le fonti pertinenti e segnala le discrepanze prima di procedere. Maggiore rispetto dei vincoli. L’azienda dichiara una riduzione del 26% dei comportamenti che eccedono l’ambito autorizzato e del 29% dei casi in cui il modello svolge meno attività di quelle richieste. Resistenza agli attacchi di prompt injection. Nel benchmark Gray Swan dedicato agli attacchi indiretti, il tasso di successo degli attacchi valutati è sceso dallo 0,7% di Argon allo 0% di Carbon. Il modello mantiene inoltre un’architettura di sicurezza multilivello . La quale, combina addestramento specifico, difese contro gli usi impropri in tempo reale, resistenza alla prompt injection e monitoraggio del ragionamento. Prezzi e disponibilità Google prevede di lanciare Gemini 4 Carbon allo stesso prezzo introduttivo di Argon: Token di input , 2 dollari per milione. Token di output , 10 dollari per milione. Token di input memorizzati nella cache , con sconto del 95% rispetto al prezzo standard degli input. Nonostante i risultati dichiarati, Google ha scelto un approccio prudente al rilascio. A partire dalla settimana dell’annuncio, Carbon sarà reso disponibile a un gruppo selezionato di professionisti della difesa informatica. L’accesso verrà poi esteso progressivamente ad altri partner considerati affidabili attraverso il programma Fairwind . Ci saranno poi i test del Governo Usa. L’obiettivo è raccogliere riscontri reali e perfezionare le misure di protezione prima di rendere il sistema disponibile a sviluppatori, imprese e consumatori attraverso i prodotti della società. “ L’accesso sarà inizialmente limitato ai difensori informatici selezionati, per poi estendersi gradualmente ad altri soggetti e, successivamente, agli utenti dei prodotti aziendali “, ha specificato la stessa Google . Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Gemini 4 Carbon, il nuovo modello AI di Google: “Il più sicuro per la cyber”. Cosa significa? sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 30, 2026source
Cyber Generation: ACN e ITS Academy insieme per formare i professionisti della cybersicurezza
A Roma la cerimonia di consegna delle borse di studio ACN per il biennio 2024-2026. Assegnate 113 borse da 4mila euro, in arrivo il nuovo bando. Investire sui giovani talenti, sviluppare le competenze necessarie a proteggere il Paese dalle minacce digitali e rafforzare il collegamento tra formazione e mondo del lavoro. Sono gli obiettivi di Cyber Generation , l’iniziativa promossa dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) nell’ambito del mese europeo della cybersicurezza, svoltasi oggi a Roma presso l’Auditorium Seraphicum con la cerimonia di consegna delle borse di studio ACN per il biennio 2024-2026. Nel corso dell’evento sono state assegnate 113 borse di studio del valore di 4mila euro ciascuna , nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto nel dicembre 2024 tra ACN e Rete ITS Italy per sostenere i percorsi di alta specializzazione tecnica post-diploma e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. In corso di ultimazione e di prossima pubblicazione il nuovo bando per un valore complessivo di circa 500mila euro.  L’iniziativa si inserisce nel quadro della Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026 che individua lo sviluppo delle competenze come uno dei pilastri della resilienza del Paese. La giornata ha rappresentato un’occasione di confronto sul ruolo della formazione tecnica superiore nello sviluppo delle competenze digitali e sulla necessità di rispondere alla crescente domanda di professionisti qualificati, in grado di contribuire alla protezione di infrastrutture, servizi e dati. Andrea Quacivi (DG , ACN ): “ Il mese europeo della cybersicurezza dura trenta giorni, ma la consapevolezza digitale deve durare tutto l’anno “ Alla tavola rotonda d’apertura hanno partecipato Andrea Quacivi, Direttore generale dell’ACN e con lui Guido Torrielli, presidente della Rete ITS Academy, Nunzia Ciardi, Vicedirettore generale dell’ACN e Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. “ Le 113 borse di studio assegnate oggi rappresentano un investimento del Paese sui giovani e sulle competenze necessarie ad affrontare le sfide della cybersicurezza. Gli ITS Academy sono una risposta concreta al fabbisogno di tecnici qualificati: ACN ha scelto di sostenere questi percorsi e a breve pubblicheremo il nuovo bando. Le ragazze e i ragazzi sono protagonisti di questa sfida come futuri professionisti e, innanzitutto, come cittadini responsabili e consapevoli, capaci di promuovere comportamenti sicuri nelle proprie famiglie e contribuire così alla protezione dell’intero Paese. Il mese europeo della cybersicurezza dura trenta giorni, ma la consapevolezza digitale deve durare tutto l’anno ” ha dichiarato Andrea Quacivi, direttore generale dell’ACN . “ Non dobbiamo dimenticare che dietro ogni sistema, ogni rete, ogni nodo, c’è una persona ” ha sottolineato Nunzia Ciardi , vicedirettore generale dell’Agenzia . “ In questa sfida abbiamo bisogno della vostra energia e anche della vostra impazienza. Ma soprattutto della vostra competenza. In una logica virtuosa: per voi sarà possibile ambire a professioni soddisfacenti, per il nostro paese rappresenterete una risorsa indispensabile per difendere la trama digitale delle vite di tutti noi ”. Alfredo Mantovano (Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica): “ Queste borse di studio non sono la chiave di volta per rompere questi paradossi, ma sono il segnale dell’attenzione dell’intero Governo ” Il Sottosegretario Alfredo Mantovano , Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica , ha sottolineato il valore strategico dell’investimento nella formazione tecnica e il ruolo degli ITS Academy nel rispondere alle esigenze del sistema produttivo. “ L’Italia ha una tradizione che tiene insieme grande competenza tecnica e grande profondità umanistica, eppure per decenni l’istituto tecnico è stato considerato una sorta di area residuale e non una realtà di formazione con una propria specificità. Allo stesso tempo, le nostre imprese, che hanno sempre dimostrato capacità di innovazione, faticano a trovare i profili adeguati e troppo spesso i più giovani sono costretti a cercare sbocchi lavorativi fuori dai confini nazionali ”. “ Queste borse di studio non sono la chiave di volta per rompere questi paradossi, ma sono il segnale dell’attenzione dell’intero Governo – ha sottolineato il Sottosegretario Mantovano – nei confronti degli ITS e dei giovani che meritano. Le minacce cyber colpiscono ormai la nostra vita quotidiana e richiedono professionalità adeguate, non soltanto per le aziende, ma anche e soprattutto per le istituzioni pubbliche. Ai ragazzi premiati dico che sacrificio e merito non sono parole desuete, ma possono trovare risposte tangibili ” ha concluso Mantovano. La dimostrazione robotica Nel corso della mattinata si è svolta una dimostrazione robotica a cura dell’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT), con il professor Domenico Daniele Bloisi, e gli interventi di Euclide Della Vista, coordinatore nazionale ITS Academy – Filiera ICT, padre Paolo Benanti, professore della LUISS Guido Carli, ed Ettore Acerra, direttore generale per l’Istruzione tecnica e professionale del Ministero dell’Istruzione e del Merito. La collaborazione tra ACN e ITS Academy conferma il valore della sinergia tra istituzioni, formazione terziaria professionalizzante e sistema produttivo. Attraverso percorsi tecnologici avanzati, attività laboratoriali e tirocini, gli ITS Academy contribuiscono a trasformare la preparazione teorica in competenze spendibili nel mondo del lavoro, sostenendo il talento dei giovani e rispondendo al fabbisogno di tecnici della cybersicurezza. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. 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cybersecitalia.itOct 29, 2026source
DHS, cyberattacco al Dipartimento per la Sicurezza Interna Usa: online i dati di oltre 40mila dipendenti (compresa l’ICE)
Nomi, ruoli, email di lavoro, numeri di cellulare e sedi di oltre 40mila dipendenti del Department of Homeland Security sono stati pubblicati online dopo una violazione informatica avvenuta nei mesi scorsi. Tra i record figurano agenti di frontiera e dell’immigrazione, personale della cybersecurity e alti funzionari. L’hacker sostiene di aver ottenuto i dati da un sistema di autenticazione Okta utilizzato dal Dipartimento. I dati personali di oltre 40mila dipendenti del Department of Homeland Security (DHS) , il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, sono stati pubblicati online dopo un attacco informatico avvenuto all’inizio dell’anno e finora non reso pubblico. Lo riporta TechCrunch , che afferma di aver verificato una parte del materiale confrontando i nomi presenti nel database con quelli di dipendenti noti del Dipartimento. Tra le informazioni esposte figurano nomi, qualifiche professionali, indirizzi email di lavoro, numeri di cellulare e sedi degli uffici. I dati coinvolgono personale impegnato nei controlli alle frontiere e nell’immigrazione, addetti alla cybersecurity e funzionari di alto livello. Oltre 21mila record riguardano la Customs and Border Protection Più della metà dei dati, circa 21mila record, riguarda dipendenti della U.S. Customs and Border Protection (CBP), l’agenzia responsabile tra l’altro dei controlli negli aeroporti e negli altri punti di ingresso negli Stati Uniti. Altri 10mila record sono associati a dipendenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e della sua unità Homeland Security Investigations (HSI). Poco meno di mille appartengono invece a personale della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), l’agenzia federale statunitense per la difesa informatica. Migliaia di altri record riguardano dipendenti della sede centrale del DHS e di altre strutture, tra cui U.S. Citizenship and Immigration Services e Federal Protective Service. Il DHS conta complessivamente circa 220mila dipendenti: i dati pubblicati corrisponderebbero quindi a circa un quinto della sua forza lavoro. Il criminal hacker “Department of Peace “: dati ottenuti da un sistema Okta A rivendicare l’operazione è un hacker che utilizza lo pseudonimo “Department of Peace”. Secondo quanto dichiarato dall’autore dell’attacco, le informazioni sarebbero state ottenute da un sistema Okta di Single Sign-On utilizzato dal DHS per consentire a dipendenti e collaboratori delle diverse agenzie di accedere alla rete centrale. Il sistema conterrebbe anche informazioni IT associate agli account degli utenti, comprese indicazioni sui sistemi e sulle applicazioni interne a cui ciascun dipendente è autorizzato ad accedere. “Ogni record di directory sembrerebbe essere stato sottratto intorno alla metà di agosto”, scrive TechCrunch sulla base dei timestamp presenti nei dati. Non è ancora chiaro quale vulnerabilità sia stata sfruttata né se il problema che ha consentito l’accesso sia stato risolto. Il DHS ha confermato di essere a conoscenza di una possibile violazione. “Stiamo lavorando attivamente per affrontare la situazione in modo rapido ed efficace”, ha dichiarato un portavoce a TechCrunch, aggiungendo che il Dipartimento considera seriamente tutte le minacce alla sicurezza dei propri dipendenti. Okta, dal canto suo, ha dichiarato di non avere evidenze di una compromissione dei propri sistemi o dei propri dati. Dai dati emergono anche gli strumenti accessibili ai dipendenti Il database non contiene soltanto informazioni identificative. I record mostrerebbero anche l’appartenenza dei dipendenti a diversi gruppi utente dell’Active Directory del Dipartimento, utilizzata per gestire l’accesso a strumenti interni, servizi e prodotti forniti da terze parti. Gran parte dei dipendenti presenti nel dataset risultava associata, per esempio, a gruppi con accesso a Microsoft 365 , oltre che ad Adobe Acrobat, Citrix e altri software utilizzati normalmente negli ambienti di lavoro. Circa 4.500 utenti, compresi agenti ICE e funzionari impegnati nelle deportazioni, figurano inoltre in un gruppo denominato “Headspace_users”. Headspace aveva avuto in passato un contratto federale da 82.500 dollari con ICE per fornire software dedicato alla salute mentale al personale dell’unità Enforcement and Removal Operations. Il contratto si è concluso nel 2023 e la società ha precisato di non fornire più servizi al DHS o a ICE da quell’anno. Penlink, Mobile Fortify e gli altri strumenti Nel database compaiono anche diversi gruppi collegati a Penlink, società che sviluppa tecnologie di sorveglianza e localizzazione. Secondo TechCrunch, alcuni di questi gruppi includono poche persone negli uffici locali, mentre altri arrivano a comprendere più di 2mila utenti della divisione HSI di ICE. Uno dei gruppi fa riferimento specificamente a Penlink PLX, strumento che, secondo la società, può essere utilizzato per acquisire e analizzare informazioni in tempo reale provenienti da telefonate, messaggi, attività web e social media. Un altro gruppo comprende più di 200 utenti della CBP associati a Mobile Fortify, un’applicazione di riconoscimento facciale utilizzata da CBP e ICE per identificare persone e verificarne informazioni e status migratorio. Nel dataset compaiono inoltre gruppi associati all’accesso a ChatGPT, comprendenti anche funzionari senior del DHS, e altri collegati alle indagini sui gruppi di hacker sostenuti dalla Cina conosciuti come Salt Typhoon e Volt Typhoon. Il valore dei dati per le richieste di accesso agli atti Secondo organizzazioni e ricercatori citati da TechCrunch, il database potrebbe essere utilizzato anche per individuare funzionari e indirizzi utili nelle richieste di accesso ai documenti pubblici attraverso il Freedom of Information Act. Ryan Shapiro , direttore esecutivo dell’organizzazione Property of the People, ha sottolineato che indirizzi email e numeri di telefono possono essere strumenti importanti per rendere più precise le richieste FOIA. Resta ora da chiarire come sia avvenuto esattamente l’accesso ai sistemi del DHS, quale sia stata l’effettiva portata della compromissione e se gli aggressori abbiano ottenuto altre informazioni oltre a quelle già rese pubbliche. Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo DHS, cyberattacco al Dipartimento per la Sicurezza Interna Usa: online i dati di oltre 40mila dipendenti (compresa l’ICE) sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 29, 2026source
Phishing PagoPA, il CERT-AGID: “Attenzione alle campagne fraudolente su finte multe”. Come difendersi
Sfruttando delle caselle PEC compromesse, nell’ultima settimana sono aumentate le comunicazioni per distribuire false richieste di pagamento a nome di PagoPA. Nell’ultima settimana il CERT-AGID ha osservato varie campagne di phishing che utilizzano caselle PEC compromesse per distribuire false richieste di pagamento a nome di PagoPA . In particolare s’inviano richieste di denaro a fronte di false multe. Il CERT-AGID ha analizzato alcuni casi. In questo senso ha evidenziato che “ i collegamenti presenti nei messaggi conducevano a pagine fraudolente ospitate su infrastrutture riconducibili a un provider di hosting russo “. CERT-AGID Credits La comunicazione si presenta come un provvedimento amministrativo relativo a una presunta violazione del Codice della Strada. L’inganno è molto pericoloso perché il testo impiega un linguaggio particolarmente formale, con numerosi riferimenti normativi. La sua richiesta è quella “ del pagamento di 198 euro entro una scadenza ravvicinata , minacciando un aumento dell’importo a 268 euro in caso di ritardo “. Il messaggio presenta un pulsante denominato “ Accesso al portale istituzionale ” che conduce a un sito fraudolento, ospitato su un dominio con estensione .ru , che riproduce loghi e grafica di PagoPA. La struttura della truffa Il sito, spiega il CERT-AGID , invita la vittima a inserire i propri dati personali, tra cui nome, cognome, codice fiscale, data di nascita, indirizzo email e numero di telefono, per procedere al pagamento della presunta sanzione. Da ulteriori analisi sono emersi elementi di particolare interessante. Tra questi, “ la presenza di un sistema che consente agli attaccanti di controllare da remoto il percorso di navigazione della vittima “. La pagina comunica con un pannello di gestione sul server ogni mezzo secondo, verificando la presenza di istruzioni per indirizzare l’utente verso ulteriori schermate. Tra queste figurano pagine potenzialmente dedicate alla raccolta dei dati delle carte di pagamento e dei codici di verifica bancaria. Si tratta di un meccanismo che potrebbe consentire ai criminali di guidare la vittima attraverso le diverse fasi della frode , adattando le richieste alle informazioni necessarie per completarla. Come cautelarsi Il problema è noto . Dal 21 aprile 2025 a oggi, il CERT-AGID ha censito 1.874 campagne di phishing, a tema multe, che sfruttano i nomi di PagoPA e SEND, individuando e distribuendo alle PA accreditate al Flusso IoC del CERT-AGID 14.279 indicatori di compromissione (IoC). L’utilizzo di caselle PEC compromesse rappresenta un elemento di attenzione, poiché aumenta il livello di attendibilità delle comunicazioni. Il CERT-AGID ricorda perciò: “ La provenienza di un messaggio da una casella PEC non garantisce la legittimità del contenuto “. Raccomanda poi di verificare eventuali richieste di pagamento direttamente attraverso i canali ufficiali degli enti interessati, senza utilizzare i collegamenti presenti nelle comunicazioni sospette. Il comparto ha inoltre avviato le attività di contrasto con il supporto dei Gestori PEC. Gli Indicatori di Compromissione relativi alla campagna sono stati condivisi attraverso il Feed IoC del CERT-AGID con le strutture accreditate, al fine di consentire l’individuazione e il blocco tempestivo delle infrastrutture e degli artefatti coinvolti. La raccomandazione è di prestare attenzione alle PEC inattese che fanno riferimento a fatture, pagamenti o solleciti , anche quando il mittente appare legittimo. Nel dubbio, “ le comunicazioni sospette possono essere inoltrate al CERT-AGID per le opportune verifiche “. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Phishing PagoPA, il CERT-AGID: “Attenzione alle campagne fraudolente su finte multe”. Come difendersi sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 29, 2026source
Belgio, cyberattacco contro il Servizio Pubblico Federale delle Finanze. Le autorità: “Nessuna evidenza di data breach”
Sono in corso indagini, con annessa sospensione temporanea di alcuni servizi ma al momento non sono stati registrati furti di informazioni sensibili. Un cyberattacco , confermato ieri, contro il Servizio Pubblico Federale delle Finanze del Belgio (ente responsabile della riscossione dei tributi) ha portato alla sospensione temporanea del portale fiscale online del Paese e di diversi altri servizi. “ Non vi sono indicazioni di una violazione dei dati né del furto di informazioni “, hanno spiegato le autorità di Bruxelles . Sono comunque in corso indagini approfondite. Tuttavia, i disservizi dovuti all’operazione illecita – soprattutto con la sospensione di MyMinfin – stanno rallentando gli utenti che per questo dovranno rimandare diverse loro attività. Lavori per ripristinare al completo i servizi L’ ente ha ribadito la necessità di indagini approfondite, fermo restando la mancanza di danni evidenti. Almeno nelle prime ore del monitoraggio. Il Servizio Pubblico Federale delle Finanze ha inoltre assicurato che, per le dichiarazioni fiscali interessate dall’ interruzione , sarà concesso un termine adeguato per l’adempimento. E ha aggiunto: “ La comunicazione della nuova scadenza avverrà il prima possibile “. Nel frattempo, “ gran parte delle altre applicazioni resta accessibile, con funzionalità complete o parziali, mentre proseguono le attività per ripristinare i servizi sospesi nel più breve tempo possibile “. Incidenti cyber in aumento nel 2025 L’episodio non sarebbe comunque isolato. Nel 2025 il Belgio ha registrato un’ intensificazione delle minacce informatiche e non soltanto con attacchi ai siti delle istituzioni pubbliche. Ci sono infatti stati anche diversi episodi di ransomware , compromissioni di account e campagne di phishing . Secondo il Centro per la cybersicurezza belga (CCB), nel corso dell’anno sono state ricevute 635 segnalazioni di incidenti, quasi il 70% in più rispetto al 2024. Di queste, 556 erano riconducibili a eventi informatici , con un aumento di circa il 58%. In molti casi, tra le conseguenze più immediate, si è reso necessario rendere temporaneamente inaccessibili i portali online . E non di rado questi incidenti informatici sono riusciti a compromettere la continuità dei servizi . Anche su questo aspetto si interverrà per migliorare i livelli nazionali di cybersicurezza. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Belgio, cyberattacco contro il Servizio Pubblico Federale delle Finanze. Le autorità: “Nessuna evidenza di data breach” sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 29, 2026source
NIS2, cambiano le procedure ACN per il 2027: nuove regole su registrazione e aggiornamento dell’elenco
Dal 25 ottobre 2026 è applicabile la Determinazione ACN n. 314287/2026, che sostituisce la precedente n. 127437/2026 e modifica alcune delle procedure previste per la registrazione e gli adempimenti dei soggetti NIS. Cambiano le regole per la registrazione e l’aggiornamento dei soggetti sottoposti alla disciplina NIS2 . Dal 25 ottobre 2026 è infatti applicabile la nuova Determinazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale n. 314287/2026, che sostituisce la precedente Determinazione n. 127437/2026 e introduce diverse novità in vista degli adempimenti previsti per il 2027. I soggetti già presenti nell’elenco NIS non dovranno effettuare ogni anno una nuova registrazione se le informazioni comunicate in precedenza all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale non hanno subito variazioni. In assenza di modifiche, l’iscrizione resterà valida anche per la nuova annualità e il soggetto manterrà la qualifica di essenziale o importante già attribuita. Una nuova registrazione sarà invece necessaria quando siano intervenuti cambiamenti nei dati precedentemente trasmessi all’ACN. In questo caso dovranno essere indicate le informazioni aggiornate. Nuove regole per fusioni e cessioni La Determinazione disciplina anche le operazioni societarie che possono incidere sull’assoggettamento alla normativa NIS. Sono previsti specifici obblighi di registrazione e comunicazione in caso di fusioni, comprese quelle per incorporazione, e di cessione di rami d’azienda relativi alle attività che hanno determinato l’inclusione del soggetto nel perimetro NIS. Cambia anche la modalità con cui devono essere comunicate le informazioni sulla dimensione dell’impresa. In fase di registrazione sarà normalmente sufficiente indicare la categoria dimensionale, senza dover inserire fatturato, totale di bilancio e numero dei dipendenti. Questi dati potranno però essere richiesti qualora la piattaforma rilevi incongruenze nelle informazioni trasmesse. Possibile chiedere la revisione dell’inquadramento La nuova Determinazione introduce inoltre la possibilità di chiedere una revisione dell’inquadramento NIS. L’istanza potrà essere presentata entro 60 giorni dalla comunicazione relativa all’aggiornamento dell’elenco, secondo quanto previsto dall’articolo 15 della Determinazione. Viene definito anche il periodo nel quale sarà possibile procedere all’elencazione e alla categorizzazione delle attività e dei servizi. Queste operazioni potranno essere effettuate esclusivamente tra il 1° maggio e il 30 giugno di ogni anno, salvo le eccezioni previste in presenza di documentate criticità tecnico-operative. La Determinazione interviene infine sulle modalità di autenticazione al Portale ACN e disciplina in modo più dettagliato i termini di registrazione per i soggetti individuati direttamente dall’Agenzia. Aggiornate anche le FAQ ACN L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha aggiornato anche le FAQ dedicate alla registrazione dei soggetti NIS, adeguandole alle nuove disposizioni. Per le imprese interessate diventa quindi necessario verificare le modifiche introdotte dalla Determinazione in vista degli adempimenti previsti per il 2027, con particolare attenzione alle variazioni dei dati già comunicati, alle operazioni societarie e alle tempistiche previste per l’aggiornamento delle attività e dei servizi. Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo NIS2, cambiano le procedure ACN per il 2027: nuove regole su registrazione e aggiornamento dell’elenco sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 29, 2026source
I Data Center costruiti nelle miniere. Trentino, Sardegna e Norvegia: il valore strategico del sottosuolo
Per oltre un secolo le miniere hanno rappresentato uno dei luoghi simbolo della potenza industriale, perché custodivano le materie prime indispensabili per alimentare fabbriche, ferrovie e infrastrutture energetiche. Oggi, mentre l’economia digitale trasforma la capacità di elaborazione dei dati in una risorsa strategica, quegli stessi spazi potrebbero tornare a produrre valore, non più attraverso l’estrazione di carbone o minerali, ma ospitando server, infrastrutture cloud e sistemi di calcolo destinati all’intelligenza artificiale. Il passaggio dall’economia estrattiva all’economia dei dati potrebbe diventare una delle forme più interessanti di riconversione industriale, soprattutto per un Paese come l’Italia, che possiede un patrimonio minerario importante e numerosi territori alla ricerca di nuove prospettive produttive. L’idea nasce da caratteristiche fisiche apparentemente semplici. Il sottosuolo presenta generalmente temperature più stabili rispetto alla superficie, offre una protezione naturale dagli agenti atmosferici e consente di collocare infrastrutture tecnologiche in ambienti meno esposti a intrusioni e danneggiamenti. Ma la trasformazione di una miniera in un data center non è soltanto una questione di temperatura. Un centro di elaborazione dati richiede alimentazione elettrica continua, collegamenti in fibra ottica ad alta capacità, sistemi antincendio, controllo dell’umidità, accessibilità e condizioni geologiche compatibili con un’attività che deve funzionare senza interruzioni. La differenza tra un’idea suggestiva e un investimento industriale credibile si misura proprio sulla capacità di soddisfare contemporaneamente tutti questi requisiti. E in Italia esistono già due casi che permettono di valutare concretamente questa prospettiva. La Sardegna prepara la riconversione più ambiziosa Il primo esempio arriva dalla Val di Non, dove nel giugno 2026 è stato inaugurato Intacture , il data center sviluppato da Trentino DataMine all’interno di una miniera di dolomia ancora attiva, nel comune di Predaia. L’infrastruttura si trova a circa cento metri di profondità e rappresenta, secondo la Provincia autonoma di Trento, il primo data center europeo realizzato in un sito estrattivo tuttora operativo. Il progetto ha richiesto un investimento superiore a 50 milioni di euro, con 18,4 milioni provenienti dal PNRR, e nasce da un partenariato pubblico-privato che coinvolge l’Università di Trento e imprese del territorio. L’infrastruttura ospita anche capacità di supercalcolo per l’intelligenza artificiale. Non si tratta quindi di un semplice esperimento dimostrativo, ma di un investimento completato e operativo. Il dato tecnico più significativo riguarda il raffreddamento Il dato tecnico più significativo riguarda il raffreddamento. La temperatura del sottosuolo, intorno ai 12 gradi secondo le informazioni diffuse durante lo sviluppo del progetto, contribuisce a contenere il fabbisogno energetico degli impianti. In fase progettuale era stato indicato un valore di Power Usage Effectiveness , o PUE, pari a circa 1,25, un indice che esprime il rapporto tra l’energia complessivamente utilizzata dalla struttura e quella effettivamente consumata dagli apparati informatici. Più il valore si avvicina a 1, maggiore è l’efficienza. Si tratta tuttavia di una stima progettuale, da distinguere dai risultati operativi misurati nel tempo. Il secondo caso, potenzialmente ancora più importante per dimensioni e ricadute industriali, riguarda la Sardegna. Nell’ex complesso carbonifero di Nuraxi Figus, nel Sulcis, la società Energy Vault sta sviluppando Digital Vault Sulcis , un progetto per trasformare l’area mineraria in un campus dedicato all’intelligenza artificiale, integrato con produzione rinnovabile e sistemi di accumulo energetico. Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei ministri ha dichiarato il programma di preminente interesse strategico nazionale. L’investimento prospettato dalla stampa locale e dalla Rai è vicino a 1,5 miliardi di euro. Il piano industriale prevede una prima capacità informatica di circa 30 megawatt, espandibile progressivamente verso 50-60 megawatt IT, con una potenza complessiva del sito fino a circa 100 megawatt. Gli obiettivi commerciali La società indica attualmente il 2030 come obiettivo per l’avvio commerciale, subordinatamente alle autorizzazioni e alle successive fasi di sviluppo. Questo significa che il progetto è concreto sul piano industriale e istituzionale, ma non costituisce ancora un data center completato. C’è inoltre una distinzione fondamentale: nel caso sardo si parla della riconversione di un complesso minerario e dell’utilizzo delle sue infrastrutture, compresa la possibilità di sfruttare il sottosuolo per sistemi di accumulo gravitazionale dell’energia. L’aspetto più interessante di Digital Vault Sulci s potrebbe essere proprio l’integrazione tra energia e calcolo. Un grande data center per l’intelligenza artificiale ha bisogno di quantità enormi di elettricità e di una continuità di alimentazione particolarmente elevata. L’impiego di fonti rinnovabili, batterie e accumuli gravitazionali potrebbe ridurre alcuni costi e rischi operativi, anche se l’obiettivo di un funzionamento interamente decarbonizzato dovrà essere verificato attraverso dati effettivi su consumi, produzione e approvvigionamento energetico. La lezione europea? L’esperienza più significativa in Europa si trova in Norvegia, presso il Lefdal Mine Datacenter , realizzato in una miniera di olivina dismessa nel 2009 e trasformata in centro dati a partire dal 2017. Il complesso dispone di un sistema di gallerie su più livelli, con una superficie potenzialmente utilizzabile di circa 120.000 metri quadrati, e punta a una capacità espandibile fino a 200 megawatt. Lefdal dimostra quanto possa essere efficace la combinazione tra una grande struttura sotterranea, energia rinnovabile abbondante e sistemi di raffreddamento efficienti. L’impianto utilizza l’acqua fredda del vicino fiordo attraverso scambiatori di calore e circuiti separati, riducendo la necessità di sistemi tradizionali ad alto consumo energetico. Secondo l’operatore, la struttura offre un PUE garantito di circa 1,15. Ma il risultato norvegese non deriva semplicemente dal fatto che i server siano collocati sottoterra. Dipende dalla disponibilità di energia idroelettrica ed eolica, dalla vicinanza a una risorsa naturale utilizzabile per il raffreddamento e dalla possibilità di espandere gradualmente l’infrastruttura. Un altro esempio arriva da Green Mountain SVG-Rennesøy , vicino a Stavanger, sempre in Norvegia. Qui un ex deposito di munizioni della NATO è stato riconvertito in un data center sotterraneo con una capacità IT dichiarata di 25 megawatt e un PUE medio di 1,18. La struttura sfrutta il raffreddamento mediante acqua del fiordo, tre alimentazioni elettriche indipendenti e numerosi collegamenti in fibra ottica. Il caso è importante anche dal punto di vista economico. Una ricostruzione pubblicata dal Governo norvegese attribuisce all’infrastruttura, dalla sua realizzazione, effetti significativi sulla creazione di valore e sull’occupazione, pur distinguendo gli impieghi temporanei legati alla costruzione da quelli permanenti. Altri data center sotterranei europei Esistono poi altri data center sotterranei europei, come Pionen a Stoccolma, realizzato in un ex rifugio della Guerra fredda. In Italia questa possibilità si inserisce in un mercato in rapida espansione . Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel triennio 2023-2025 sono stati investiti 7,1 miliardi di euro nel settore e, per il periodo successivo, sono state annunciate decine di nuove infrastrutture per un valore potenziale superiore a 25 miliardi. Gli stessi ricercatori avverto, però. che una parte rilevante degli investimenti annunciati potrebbe subire ritardi o non concretizzarsi. Resta che sviluppare infrastrutture anche nel Mezzogiorno potrebbe migliorare la distribuzione territoriale della capacità digitale e, se accompagnato da adeguati collegamenti, rafforzare la resilienza nazionale. In questo senso, primo vantaggio riguarda l’efficienza energetica. Una temperatura ambientale relativamente stabile, infatti, può diminuire il lavoro richiesto ai sistemi di climatizzazione, soprattutto rispetto a strutture superficiali collocate in zone caratterizzate da estati molto calde. Non significa però che il raffreddamento diventi gratuito, anzi. I processori moderni, soprattutto quelli utilizzati per l’intelligenza artificiale, producono quantità elevate di calore e richiedono circuiti di raffreddamento, pompe e sistemi di controllo comunque energivori. Il secondo vantaggio è la sicurezza fisica. Un’infrastruttura protetta da decine di metri di roccia può risultare meno esposta ad alcuni eventi atmosferici, intrusioni e minacce esterne. In una fase storica segnata da sabotaggi, conflitti ibridi e crescente attenzione alle infrastrutture critiche, questa caratteristica può acquisire un valore strategico. Il terzo vantaggio riguarda la riconversione territoriale. Utilizzare un sito industriale esistente può limitare il consumo di nuovo suolo, valorizzare infrastrutture già disponibili e favorire l’insediamento di attività ad alto contenuto tecnologico in territori segnati dal declino minerario. Il caso del Sulcis è particolarmente significativo perché potrebbe trasformare un problema industriale di lungo periodo in un’occasione di investimento. Gli aspetti negativi, altrettanto, concreti Una miniera abbandonata può presentare infiltrazioni d’acqua, umidità, instabilità delle pareti, contaminazioni pregresse e costi elevati di consolidamento. In alcuni casi l’adattamento potrebbe risultare più oneroso della costruzione di un data center tradizionale. Gli spazi sotterranei possono inoltre complicare le operazioni di evacuazione, la manutenzione di grandi apparati e la gestione di incendi o guasti. Il problema energetico rimane, poi, centrale. Un grande data center richiede potenze che possono mettere sotto pressione le reti locali. La presenza di gallerie fresche non compensa l’assenza di una connessione elettrica adeguata o di un sistema di alimentazione ridondante. Allo stesso modo, una struttura perfettamente raffreddata ma distante dai principali nodi di telecomunicazione potrebbe richiedere investimenti molto elevati in fibra ottica e collegamenti di backup. Occorre infine evitare una promessa occupazionale eccessiva. La costruzione di un grande campus tecnologico può generare numerosi lavori temporanei e una filiera di servizi, ma un data center moderno, una volta operativo, non impiega necessariamente centinaia di persone in modo permanente. La qualità dell’investimento andrebbe quindi misurata anche sulla capacità di sviluppare competenze, ricerca, formazione e imprese collegate. La sovranità digitale non coincide automaticamente con la collocazione geografica dei server Sul piano strategico esiste poi una questione ancora più delicata. Come ormai assodato, la sovranità digitale non coincide automaticamente con la collocazione geografica dei server. Un data center situato in una miniera italiana può ospitare infrastrutture controllate da operatori stranieri, utilizzare tecnologie extraeuropee e dipendere da fornitori internazionali per hardware, software e servizi cloud . La localizzazione nazionale è un elemento importante della resilienza, ma da sola non garantisce il controllo dei dati o delle capacità di calcolo. Per questo motivo l’opportunità italiana dovrebbe essere affrontata con un criterio industriale, non soltanto immobiliare. Non basta individuare una vecchia miniera e immaginare di riempirla di server: occorre verificare quali siti dispongano di caratteristiche geologiche favorevoli, accesso a energia competitiva, connettività ridondata, sostenibilità economica e possibilità di espansione. Il modello trentino dimostra che la tecnologia può funzionare già oggi. Il progetto sardo suggerisce che la riconversione può assumere dimensioni molto più grandi, intrecciando intelligenza artificiale, politica energetica e sviluppo territoriale. La Norvegia, infine, mostra che questi investimenti possono diventare infrastrutture industriali durature quando sono sostenuti da condizioni tecniche ed economiche solide. La prospettiva più interessante non è dunque trasformare indiscriminatamente tutte le miniere italiane in data center, ma costruire una mappatura nazionale dei siti realmente idonei e integrarli in una strategia per la capacità di calcolo, la resilienza energetica e la sicurezza delle infrastrutture critiche. Nel secolo scorso la ricchezza veniva estratta dalle profondità della terra. Nel prossimo futuro, una parte della ricchezza potrebbe essere prodotta proprio lì, attraverso la capacità di custodire, elaborare e proteggere i dati. La differenza è che, questa volta, la risorsa più importante non si trova nella roccia ma nell’infrastruttura tecnologica che saremo capaci di costruirvi. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo I Data Center costruiti nelle miniere. Trentino, Sardegna e Norvegia: il valore strategico del sottosuolo sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 28, 2026source
Brasile, oltre l’AI e gli algoritmi perché quella di Lula è stata “una vittoria cyber”
“ La campagna di Lula si è incanalata e diramata in migliaia di micro-comunità cyber autogestite direttamente dai sostenitori contro i bot e la disinformazione dello sfidante “, spiega a Cybersecurity Italia il giornalista economico Luciano Cerasa. “ Una vittoria cyber “, così si potrebbe definire il successo di Luiz Inácio Lula da Silva nel secondo turno delle ultime elezioni generali in Brasile, contro Flávio Bolsonaro. Il candidato uscente ha ottenuto la riconferma per un quarto mandato non consecutivo – con il 51,79% dei voti – a discapito dello sfidante (48,21%), che pure al primo turno aveva vinto 47,03% a 45,16%. L’affluenza complessiva del secondo turno è stata dell’80,78%. Il recupero “ incredibile ” – a detta della quasi totalità degli osservatori – del rappresentante del Partito dei Lavoratori non è stato dovuto soltanto all’aumento dell’affluenza. Anzi, è stata fondamentale la capacità di mobilitare gli elettori – e in particolare la base elettorale nel nordest del Paese – sfruttando i social. “ Solo ” in quest’area del Brasile , grazie alla continua condivisione di temi socio-economici, il consenso per il candidato socialità è salito da 50 al 70%. Del resto, al netto di una strumentazione classica della comunicazione politica sul territorio, l’avvicinamento alle votazioni e le campagne elettorali si sono giocate anche, se non soprattutto, su Internet . L’ AI è stata grande protagonista nei comizi e nella presentazione dei programmi, con tutti i rischi del caso. Avatar, AI e disinformazione Già un anno fa l’ Agência Brasileira de Inteligência ( ABIN ) nel suo rapporto “ Desafios de Inteligência – Edição 2026 ” (“ Sfide dell’intelligence – Edizione 2026 ”) aveva lanciato un allarme sulle elezioni. Il rischio era che “ estremismo politico, disinformazione, uso maligno dell’ AI e potere delle Big Tech “ potessero condizionare il processo elettorale in sé. L’ex Presidente brasiliano Jair Bolsonaro , in carica dal 2019 al 2023 e attualmente agli arresti, aveva sfruttato proprio l’ AI per sostenere direttamente suo figlio Flavio . Il candidato della destra nazional-conservatrice. Era infatti apparso pubblicamente in video durante il lancio della campagna presidenziale. O meglio non era in realtà proprio lui, bensì un avatar generato con l’ AI . E l’ avatar , presentato apertamente come una creazione dell’ AI , aveva pronunciato un discorso ai sostenitori presenti: “ Nessuna prigione potrà mettere a tacere il sentimento di speranza che abbiamo risvegliato. Per questo vi chiedo di accogliere a braccia aperte la persona che ho scelto per sostituirmi “. “ L’offensiva digitale contro la rielezione di Lula “, spiega a Cybersecurity Italia il giornalista economico – esperto di Sud America – Luciano Cerasa , già Caporedattore centrale del Tg La7 e Direttore di Fiscoequo.it , “ è puntualmente arrivata da X e da Meta “. Sia Elon Musk , che Mark Zuckerberg erano infatti grandi sostenitori di Bolsonaro. “ Milioni di brasiliani sono stati così oggetto di profilazione perché ancora indecisi “. Grazie ad un algoritmo che ha individuato l’obiettivo, sottolinea ancora Cerasa , “ la popolazione prescelta è divenuta il bersaglio di migliaia di Bot e profili social falsi. Tutti agenti su input di meccanismi automatici “. A loro, “ il compito di riempire le bacheche di notizie false e attacchi emotivamente coinvolgenti, fatti per arrivare alla pancia degli elettori “. “ Una vera e propria guerriglia digitale “ Dall’altra parte, dunque, è servito lavorare sullo stesso campo. “ Il gruppo di lavoro di Lula “, ha aggiunto Cerasa “ ha compreso un aspetto fondamentale “. Ossia, che “ per disorientare e battere l’algoritmo serviva moltiplicare i centri operativi dai quali partivano i messaggi alla popolazione “. “ Una vera e propria guerriglia digitale ”, secondo Cerasa , “ ingaggiata su X, Facebook, Instagram, WhatsApp e Telegram . La campagna di Lula si è così incanalata e diramata in migliaia di micro-comunità cyber, autogestite direttamente dai sostenitori. Su di loro , così, era difficile concentrare le shit storm dei bot “. Le stesse, erano poi in grado “ di ribattere alle fake news in tempo reale, bypassando i filtri e i boicottaggi delle grandi piattaforme contro le pagine ufficiali “. L’importanza di WhatsApp Su tutti, però, lo strumento decisivo è stato il canale WhatsApp “Exército do Lula” , trasformato in una sorta di quartier generale digitale della campagna. Dopo il primo turno contava circa 50mila iscritti. Alla vigilia del ballottaggio aveva superato quota 10 milioni. Da lì André Janones , 42 anni, Deputato federale eletto nel Minas Gerais con Rede Sustentabilidade (REDE), gestore del canale distribuiva indicazioni e “ missioni ” ai sostenitori. L’obiettivo era quello di amplificare contenuti e temi della campagna sulle diverse piattaforme, cercando la loro massima diffusione. Da non sottovalutare, inoltre, l’impiego di TikTok e Reels . Due canali impiegati per divulgare un linguaggio rivisto, “ pop “, che potesse avvicinarsi ai più giovani, intercettando le istanze delle favelas . Non è casuale, dunque se durante i festeggiamenti Lula – oltre a ringraziare pubblicamente Janones – ha annunciato che la comunicazione digitale avrà uno spazio molto maggiore nel suo quarto mandato. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Brasile, oltre l’AI e gli algoritmi perché quella di Lula è stata “una vittoria cyber” sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 28, 2026source
UE, l’Enisa ribadisce: “L’economia marittima è un settore a rischio”. Preoccupano i gruppi hacker criminali con legami governativi
Un nuovo caso di cyberspionaggio internazionale avrebbe coinvolto il noto gruppo hacker criminale legato alla Cina Mustang Panda, confermando le vulnerabilità sistemiche del settore. “ Il settore dell’economia marittima di almeno sette Paesi UE è stata costantemente nel mirino del gruppo hacker criminale Mustang Panda per tutto il 2025 “, così l’ Agenzia UE per la cybesicurezza (Enisa) nel suo rapporto “ Threat Landscape 2026 “. Secondo il Dipartimento della Giustizia Usa il gruppo ha legami con le autorità governative della Cina . Il problema, però, non è episodico ma sistemico, come ha evidenziato la stessa Agenzia. Questi attacchi contro organizzazioni del settore marittimo sono avvenuti con il ricorso a “ continue campagne cyber “, sulla base di differenti direttrici . L’insieme di queste operazioni, sulla base del rapporto dell’ Enisa , comprendeva “ attività di spionaggio e raccolta di informazioni strategiche “. Da qui la qualifica di Mustang Panda a “ minaccia significativa ” per le organizzazioni dell’UE, grazie alle “ sue capacità avanzate e alla possibilità di condurre attacchi ripetuti contro il settore marittimo e le amministrazioni pubbliche “. L ’Unione Europea studia le attività criminali Da tempo questo gruppo criminale preoccupa l’Unione Europea. Per altro, come aveva spiegato POLITICO , la scoperta di Mustang Panda era avvenuta proprio perché aveva nel mirino le missioni diplomatiche dell’UE nel 2022 . L’anno successivo, l’ Enisa lo aveva definito “ una delle principali minacce “. Nel 2025, inoltre, il gruppo era stato al centro di accuse per il presunto spionaggio di aziende russe operanti nei settori della Difesa e dell’aerospazio . Quello che emerge dal rapporto è che il settore marittimo è particolarmente vulnerabile . Cyberattacchi in grado di interrompere le attività e le catene del valore potrebbero infatti avere ripercussioni significative sul commercio internazionale . Il valore delle catene di fornitura Da tempo l’ Enisa analizza le vulnerabilità strutturali del settore marittimo, classificandolo come “ a rischio “. In tale ottica ha evidenziato: “ Il settore dei trasporti, compreso quello marittimo e la logistica sono obiettivi particolarmente interessanti per le loro implicazioni economiche e politiche. Soprattutto se inseriti nel contesto degli sviluppi geopolitici “. C’è poi un altro lato della questione sui cui si sono sollevati dei dubbi . Tutti i software impiegati per gestire e controllare le infrastrutture marittime. Anche in questo settore, esperti e analisti hanno evidenziato la necessità di una massima attenzione, essendo un possibile vettore di minacce per la sicurezza dell’Unione stessa. Per approfondire Leggi il rapporto dell’Enisa “ Threat Landscape 2026 ” in PDF . Consulta le FAQ dell’Enisa sul Cyber Resilience Act. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo UE, l’Enisa ribadisce: “L’economia marittima è un settore a rischio”. Preoccupano i gruppi hacker criminali con legami governativi sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 28, 2026source
Giappone, in caso di attacchi cyber diverse aziende riconoscono un indennizzo agli utenti
Le ondate di attacchi informatici che stanno colpendo il Giappone spingono le aziende a intervenire con risarcimenti ai clienti e nuovi investimenti in cybersicurezza. Un indennizzo aziendale per gli utenti colpiti da attacchi cyber, così in Giappone si tenta di rispondere ai danni informatici. Dalle piattaforme finanziarie ai servizi di mobilità, le imprese giapponesi iniziano a riconoscere indennizzi agli utenti colpiti dagli attacchi informatici. Le ondate di attacchi informatici che stanno colpendo il Paese asiatico hanno spinto le aziende a intervenire con risarcimenti ai clienti e a definire nuovi investimenti in cybersicurezza . Le interruzioni dei servizi online e i data breach stanno alimentando le preoccupazioni sulla stabilità economica e sulla capacità operative delle stesse aziende. Tra i casi più rilevanti, segnalano gli esperti, c’è quello di GMO Internet Group , operatore giapponese attivo nei servizi finanziari online. Il Gruppo ha annunciato indennizzi per le perdite causate da accessi non autorizzati al proprio servizio di trading valutario. L’azienda riconoscerà inoltre a tutti i clienti un pagamento di 5mila yen (pari a circa 32 dollari), come “ gesto di buona volontà “. Il caso GMO non è isolato. Park24 , società che gestisce il servizio di car sharing Times , ha annunciato venerdì scorso un pagamento di 3mila yen per i clienti coinvolti in una violazione dei dati personali dello scorso mese. Il Governo prepara misure urgenti contro gli attacchi Oltre le aziende, sottolinea la Reuters , la risposta coinvolge anche le istituzioni, considerando che dal 1° ottobre le Forze di Autodifesa del Giappone possono lanciare attacchi informatici per colpire gli hacker criminali. Il Primo ministro Sanae Takaichi ha infatti annunciato l’intenzione di predisporre entro la settimana prossima un pacchetto straordinario di misure contro gli attacchi informatici. Il Governo ha anche comunicato la creazione di un gruppo incaricato di simulare attacchi condotti con l’ intelligenza artificiale . Si possono così individuare le vulnerabilità dei sistemi tecnologici prima che possano essere sfruttate da soggetti ostili. “ È il momento che settore pubblico e privato lavorino insieme per proteggere il Giappone “, ha sottolineato Kumagai , sollecitando le autorità a intensificare le misure difensive. In aumento gli incidenti cyber in Giappone A preoccupare gli esperti è soprattutto la crescente automazione delle attività criminali, grazie all’ AI . Secondo TrendAI , divisione della società di sicurezza informatica Trend Micro , in Giappone c’è stata la registrazione di 723 incidenti di cybersicurezza dal 1° gennaio al 20 ottobre . Si tratta di un numero superiore ai totali annuali del 2024 e del 2025. In generale, la crescita delle segnalazioni può riflettere sia l’intensificarsi delle minacce sia una maggiore capacità di individuare e documentare incidenti che in passato sarebbero rimasti inosservati o non dichiarati. Per le aziende, in ogni caso, rafforzare le difese informatiche comporterà degli investimenti importanti. La sfida per il Giappone sarà dunque quella rafforzare la cooperazione tra aziende e istituzioni. E, al contempo, migliorare la capacità di individuare le vulnerabilità e adeguare le difese alla velocità con cui evolvono le tecniche di attacco. Una necessità, come evidenziato, resa ancora più urgente dall’impiego dell’ AI . Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Giappone, in caso di attacchi cyber diverse aziende riconoscono un indennizzo agli utenti sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 28, 2026source
Cyberattacco alla Camera dei deputati: violate le email di Meloni (che non usa), Delmastro (FdI) e Formentini (Lega)
Dagli uffici di Montecitorio, riporta il Corriere della Sera, spiegano che sono state messe in campo “ tutte le misure di protezione, anche in collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza con cui è attivo un protocollo specifico “. Cyberattacco contro il sito della Camera dei deputati, con la violazione – nella notte – degli indirizzi email di Giorgia Meloni (in qualità di deputato e non di Presidente del Consiglio), Andrea Delmastro (Fratelli d’Italia) e Paolo Formentini (Lega). Sono in corso verifiche. In ogni caso il sistema della Camera, spiega il Corriere della Sera , ha retto . Nessun problema, invece per la posta elettronica che Meloni usa da presidente del Consiglio. Il premier attualmente in carica, infatti, in quanto membro della Camera – eletta nel 2022 – ha una sua casella mail da parlamentare. Email che però non impiega. Al suo posto infatti, spiega sempre il Corriere , per le comunicazioni di Governo utilizza “ l’indirizzo da premier, protetto dai sistemi più alti di sicurezza per evitare intromissioni di qualsiasi tipo “. Gli uffici di Montecitorio hanno confermato l’impiego di tutte le misure di protezione, “ anche in collaborazione con l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, con cui è attivo un protocollo specifico “. In linea con la prassi, “ le misure possono prevedere anche la temporanea disattivazione di alcune funzionalità dei sistemi informatici “. “ Questione quotidiana, nessuna emergenza “ Oltre le indagini, il sistema resta sotto lo stretto monitoraggio dei tecnici. Per quanto riguarda i presunti responsabili , nelle ultime ore all’interno della maggioranza di Governo sono circolati alcuni sospetti. In particolare, sul fatto che l’attacco potrebbe rientrare negli episodi di “ guerra ibrida ” contro i portali istituzionali , anche in altri Paesi europei. Soltanto poche settimane fa il ministero degli Esteri aveva sventato e contenuto, grazie all’intervento di ACN , un attacco informatico contro la Farnesina . Sempre citando fonti di Montecitorio, l’ ANSA sottolinea che “ si tratta di una questione che non ha carattere di emergenza “. E che anzi, “ si presenta quotidianamente “. La stessa agenzia di stampa ha ribadito che da alcuni giorni si sarebbero intensificati analoghi tentativi di attacco e pressioni sui sistemi informatici di altre istituzioni. Nazionali, europee e internazionali. [Ultimo aggiornamento 27/10/2026, ore 12:56] Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Cyberattacco alla Camera dei deputati: violate le email di Meloni (che non usa), Delmastro (FdI) e Formentini (Lega) sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 27, 2026source
AI e cybersecurity: il nuovo perimetro della sicurezza passa da identità, dati e agenti
L’AI generativa e gli agenti autonomi stanno entrando in imprese e PA più velocemente delle regole che dovrebbero governarli. Il rischio non riguarda solo i modelli, ma soprattutto chi può accedere ai sistemi, con quali permessi, quali dati può utilizzare e quanto rapidamente un’organizzazione è in grado di reagire e ripartire dopo un incidente. Nel dibattito sull’utilizzo e le potenzialità dell’Intelligenza artificiale, è utile inserire un elemento ulteriore: la sua capacità di spostare il perimetro della sicurezza su identità e dati. AI generativa e agenti autonomi entrano in imprese e PA più velocemente delle regole per governarli, e dunque le organizzazioni devono essere pronte per risolvere problemi non ancora regolamentati ma evidenti. Immaginiamo tre scene da un martedì qualunque. Un commerciale deve chiudere una gara e copia prezzi, margini e condizioni del cliente in un chatbot pubblico, usando il proprio account. Il risultato è buono, ma quei dati finiscono su un servizio che l’azienda non ha mai valutato, attraverso un’identità che non controlla. L’AI allarga il perimetro della sicurezza Nello stesso momento, l’IT mette in produzione un agente AI che legge le richieste dei clienti, interroga il CRM e aggiorna gli ordini via API. Funziona, e nessuno si chiede con quali credenziali operi: spesso è un account tecnico creato in fretta, con privilegi elevati e una chiave mai cambiata. Basta una mail costruita ad arte, con istruzioni nascoste nel testo perché l’agente esegua un’azione non autorizzata. Qualche giorno dopo, un ransomware cifra i server e anche i backup raggiungibili dalla rete. La mattina dopo, l’azienda scopre che i sistemi sono bloccati e deve capire quanto tempo servirà per ripristinarli e quanti dati potrà recuperare. Le scene sono inventate, i numeri no. Secondo IBM , il 20% delle organizzazioni colpite ha attribuito la violazione a strumenti di AI usati senza autorizzazione, con un costo aggiuntivo medio di 670.000 dollari. Il 63% non aveva una policy di governo dell’AI e, tra chi aveva subito incidenti su modelli o applicazioni AI, il 97% non disponeva di controlli di accesso adeguati. In Italia il quadro non è più rassicurante: il Rapporto Clusit 2026 conta 507 incidenti gravi nel 2025, il 42% in più rispetto al 2024. Proteggere questo nuovo perimetro richiede di integrare governance dell’AI, gestione degli accessi, sicurezza dei dati, monitoraggio e capacità di ripristino. Identità non umane: chi controlla chi agisce? La domanda che conta è: chi controlla chi agisce? Le tre scene hanno una radice comune: dietro ogni azione c’è un’identità e in mezzo c’è sempre un dato. Oggi però molte identità non sono persone, ma account di servizio, chiavi API, token e certificati con cui software, servizi e agenti AI accedono ai sistemi. Secondo CyberArk , nel 2025 erano già oltre 80 volte più numerose delle identità umane, mentre con l’AI agentica il fenomeno è destinato ad accelerare: Gartner prevede che entro il 2028 un terzo delle applicazioni aziendali includerà funzionalità agentiche. Un dipendente viene assunto, autorizzato e poi disattivato quando se ne va; un agente AI spesso salta questi passaggi: può non avere un responsabile chiaro, accumulare permessi, non scadere mai né essere sottoposto a revisioni. Per questo il perimetro della sicurezza non coincide più con la rete, ma con chi può fare cosa, su quali dati e con quale capacità di dimostrarlo. Eppure in molte organizzazioni identità, dati, backup e monitoraggio restano gestiti separatamente, lasciando scoperto il quadro d’insieme. A questo si aggiunge la normativa. Il D.Lgs. 138/2024, che recepisce la NIS2, attribuisce agli organi di amministrazione e direzione la responsabilità delle misure di gestione del rischio, dal controllo degli accessi ai backup e alla continuità operativa. L’AI Act e la legge italiana sull’intelligenza artificiale aggiungono obblighi di governo e trasparenza. La sicurezza dell’AI  non è più solo un tema tecnico, ma una responsabilità del vertice. L’ideale sarebbe poter contare su modello integrato in quattro pilastri Governare l’AI: prima vedere, poi decidere Non si governa ciò che non si vede. Il primo passo è mappare l’uso reale dell’AI, con una classificazione dei casi d’uso per rischio, in linea con l’AI Act. Vietare senza offrire alternative spinge semplicemente il problema più in profondità. Identità e accessi: ogni agente è un utente Ogni identità non umana va censita e deve avere un responsabile, uno scopo e una scadenza. Vale il principio del least privilege: solo i permessi necessari, per il tempo necessario, con la possibilità di bloccare rapidamente un agente che si comporta in modo anomalo. Dati e connessioni: proteggere ciò che l’AI tocca L’AI ha valore perché accede ai dati, e per questo rappresenta un rischio. Servono classificazione delle informazioni, controlli sui dati sensibili, cifratura e protezione delle API, delle integrazioni e dei connettori usati dagli agenti. I compiti e gli accessi vanno filtrati secondo il principio zero trust: nessuna fiducia implicita. Vedere, rispondere, ripartire Ogni azione deve lasciare una traccia leggibile. Quando la prevenzione fallisce, conta la resilienza: backup immutabili e isolati, procedure di ripristino testate e obiettivi chiari su tempi di fermo (RTO) e perdita di dati (RPO). Dalla prevenzione alla resilienza operativa Le tecnologie esistono e sono mature; la difficoltà è integrarle e mantenerle efficaci mentre organizzazioni e agenti cambiano. È su questo che lavora la BU Cyber Security di Sielte , al fianco di imprese e PA: si parte da un assessment sull’uso dell’AI e sui rischi connessi, che definisce priorità e roadmap, per arrivare a una progettazione integrata di identità, dati, rete, applicazioni e continuità operativa. Sielte integra le soluzioni dei propri partner e, attraverso il GLOC, che riunisce SOC e NOC, assicura monitoraggio continuo, risposta coordinata agli incidenti e test di ripristino, con un unico interlocutore dall’architettura all’esercizio. L’AI fa risparmiare tempo e nessuno vuole rinunciarci. Ma lo stesso agente che oggi sbriga una pratica in un minuto, domani può aprire una porta che nessuno sapeva di avere. A fare la differenza non sarà chi adotta più AI, ma chi sa quali strumenti usa, chi vi accede, cosa possono fare e quanto in fretta può ripartire dopo un incidente. Il test è semplice: sappiamo davvero quali AI e agenti operano nei nostri sistemi, con quali permessi e lasciando quali tracce? E quanto ci metteremmo a ripristinare un servizio critico? Se per rispondere servono più di pochi secondi, è da lì che conviene partire. Perché il prossimo martedì qualunque potrebbe essere già cominciato. Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo AI e cybersecurity: il nuovo perimetro della sicurezza passa da identità, dati e agenti sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 27, 2026source
Agenti AI di Cathedral bucano i server di Anthropic in meno di 12 ore
Grazie all’accesso, che ha sfruttato software di terze parti impiegate da Anthropic, è stato possibile individuare diverse vulnerabilità nei sistemi aziendali. Meno di 12 ore, tanto c’è voluto affinché gli agenti AI della startup Cathedral – fondata da ex membri del DOGE – violassero i sistemi informatici di Anthropic . Lo riporta il Washington Post , secondo il quale gli analisti avrebbero sfruttato “ le vulnerabilità sistemiche di software aziendali di terze parti utilizzati da Anthropic per attività amministrative, commerciali e di gestione interna “. Successivamente hanno poi ottenuto l’accesso a diverse informazioni sensibili , su stipendi, offerte di lavoro, riunioni interne e modelli di intelligenza artificiale. L’azienda dell’Amministratore delegato Dario Amodei ha confermato l’accesso non autorizzato “ a una parte limitata dei propri sistemi ” e ha spiegato di aver corretto le falle. “ Un accesso limitato ” che preoccupa Negli ultimi mesi i modelli AI di Anthropic, come Claude , sono spesso stati al centro del dibattito sui rischi per la cybersicurezza. Per questo, la stessa azienda ha promosso un programma di test che consiste nell’invitare esperti esterni – come Cathedral – a individuare vulnerabilità nei propri sistemi e a segnalarle all’azienda. Nel caso specifico, Anthropic ha per certamente confermato l’accaduto ufficialmente. E in questo, ha precisato che gli analisti di Cathedral hanno avuto accesso a “ un insieme limitato ” di sistemi commerciali, delle risorse umane e informatici. Gli stessi software coinvolti sono stati disattivati e riattivati soltanto dopo che i rispettivi fornitori hanno confermato di aver risolto le vulnerabilità. Tuttavia, la possibilità di raggiungere informazioni riservate in una delle società più importanti del settore ha riacceso le preoccupazioni sulla sicurezza delle infrastrutture tecnologiche americane. Il timore, sottolinea sempre il Washington Post , “ è che se vulnerabilità di questo tipo possono essere individuate da una startup appena nata, anche gruppi criminali organizzati o servizi di intelligence stranieri possano tentare operazioni analoghe “. I timori per la Sicurezza Nazionale Usa Insieme all’emergere, reiterato, della vulnerabilità delle terze parti, l’episodio assume particolare rilevanza per i timori degli Usa. Crescono infatti le preoccupazioni di Washington per la protezione delle tecnologie avanzate di intelligenza artificiale . Il Governo statunitense considera infatti questi sistemi una risorsa strategica. Sia per la competitività economica, che per la Sicurezza Nazionale. E lo dimostra il fatto che sarebbero già tre agenzie federali ad aver recentemente stipulato contratti con Cathedral per attività di cybersicurezza. Al contempo, l’Amministrazione Trump avrebbe inoltre cominciato una collaborazione con la stressa società “ per simulare scenari di attacco e valutare possibili minacce legate all’AI “. Un test esterno , dunque, può essere un riferimento valido anche a livello nazionale. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Agenti AI di Cathedral bucano i server di Anthropic in meno di 12 ore sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 27, 2026source
Ucraina, hacker filorussi colpiscono un’azienda cerealicola usando la rete decentralizzata Yggdrasil
Si tratterebbe del primo utilizzo documentato di Yggdrasil da parte di un gruppo di hacker criminale legato ad un Governo. La rete, gestita da volontari e priva di un’autorità centrale, rende più complesso individuare le comunicazioni sospette. Il gruppo di hacker criminali filorussi UAC-0099 ha violato i sistemi di un’azienda ucraina attiva nella logistica dei cereali impiegando presumibilmente la rete decentralizzata Yggdrasil per occultare le comunicazioni malevole. In attesa degli esiti delle indagini, resta sconosciuto il nome dell’azienda, il cui nome non è stato divulgato. L’attacco, avvenuto nel luglio 2025 e ricostruito dalla società di cybersicurezza ESET , è culminato nella cancellazione dei dati dai computer compromessi. Secondo gli esperti, si tratterebbe del primo utilizzo documentato di Yggdrasil da parte di un gruppo di hacker criminale legato ad un Governo. La rete, gestita da volontari e priva di un’autorità centrale, rende più complesso individuare le comunicazioni sospette. L’intrusione è iniziata con un’email di phishing , nell’ambito di una campagna contro aziende di logistica, società cerealicole e terminal portuali ucraini. Dall’accesso iniziale alla distruzione dei dati Dopo l’invio dell’email fraudolenta, secondo la Reuters , gli aggressori avrebbero installato un software per controllare da remoto i computer, consultare file, acquisire schermate e sottrarre documenti. Dopo aver ottenuto privilegi amministrativi, hanno utilizzato SDelete , “ un’utility legittima di Microsoft progettata per cancellare definitivamente i file, per distruggere i dati presenti sui sistemi colpiti “. ESET non ha potuto accertare se l’attacco abbia interrotto le attività logistiche dell’azienda, ma la novità nello sfruttamento dell’infrastruttura per colpire – e le modalità – hanno destato grandi preoccupazioni . Il possibile coinvolgimento di Sandworm Sempre secondo la Reuters, UAC-0099 avrebbe ottenuto l’accesso iniziale alla rete e successivamente lo avrebbe trasferito a Sandworm . Quest’ultimo è un gruppo associato all’ intelligence militare russa . In passato sarebbe stato ricollegato ad attacchi contro infrastrutture elettriche in Ucraina e Polonia. L’episodio, sottolineano gli esperti, ha evidenziato due rischi . Da una parte, l’impiego di reti decentralizzate per nascondere le comunicazioni degli aggressori, dall’altra “ l’abuso di strumenti legittimi per finalità distruttive “. Per le organizzazioni che operano in settori strategici , diventa quindi importante monitorare anche il traffico di rete non convenzionale. Devono inoltre predisporre backup protetti e procedure di ripristino efficaci. Nel contesto del conflitto russo-ucraino – cinetico e cibernetico – gli attacchi cyber contro le infrastrutture di Kiev possono portare al furto di informazioni, come pure ad accessi persistenti e alla distruzione dei dati. Il tutto, senza che sia necessariamente possibile stabilire con certezza il ruolo svolto da ciascun gruppo hacker criminale operante in quel contesto. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Ucraina, hacker filorussi colpiscono un’azienda cerealicola usando la rete decentralizzata Yggdrasil sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 27, 2026source
Italia, ACN: “A settembre 2026, 235 incidenti cyber, 39 in più del mese precedente. Sanitario tra i settori più colpiti”. Il rapporto
Da segnalare anche l’aumento degli eventi cyber, per l’ACN “ riconducibile principalmente agli incrementi di attacchi DDoS di natura hacktivista e allo sfruttamento di vulnerabilità, legato in larga parte a campagne di defacement “. Nel mese di settembre 2026 l’ Operational Summary dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ( ACN ) ha evidenziato in Italia “ 235 incidenti cyber, rispetto ai 196 di agosto. Il numero complessivo di eventi (485) ha rappresentato un aumento del 57% rispetto ai 309 del mese precedente “. Secondo l’ACN, l’aumento degli eventi è riconducibile principalmente “ agli incrementi di attacchi DDoS di natura hacktivista che hanno interessato perlopiù siti web di pubbliche amministrazioni locali e imprese, senza impatti significativi “. Nonché, “ allo sfruttamento di vulnerabilità, legato in larga parte a campagne di defacement che hanno impiegato in modo opportunistico vulnerabilità presenti in plugin e altri componenti dei CMS “. Nei 30 giorni oggetto di analisi e monitoraggio, il defacement è risultato “ la minaccia con il maggior incremento percentuale rispetto alla media “. Principali eventi cyber Analizzando i singoli settori, il rapporto sul mese di settembre dell’ ACN , ha evidenziato come quelli maggiormente oggetto di eventi cyber sono stati: tecnologico. Sanitario. Manifatturiero Ad agosto erano stati invece Manifatturiero , Telecomunicazioni , Tecnologico . In termini di confronto, dunque, c’è stata la conferma di due settori, con l’inserimento di quello sanitario. Tornando a settembre, ad interessare il Tecnologico è stato soprattutto lo sfruttamento di vulnerabilità e i guasti. Il settore Sanitario è stato interessato principalmente dall’esposizione di dati, con il settore Manifatturiero in particolare dalle attività di defacement . Negli eventi, le minacce più evidenti sono state invece DDoS , compromissione di caselle email e phishing. In termini di impatto operativo, sottolinea l’Agenzia, “ il ransomware rimane la minaccia più rilevante, specie a seguito degli attacchi che hanno colpito due strutture sanitarie “. Andamento delle minacce e principali vettori d’attacco Per i 30 giorni di riferimento del rapporto , i 485 eventi cyber osservati – in aumento del 57% rispetto ad agosto – in diversi casi più volte, hanno colpito 827 soggetti nazionali distinti. Di questi: 514 appartenenti alla constituency . I restanti hanno riguardato cittadini e società private operanti in settori non critici. Di tutti questi 485 eventi cyber, 235 hanno ricevuto la qualifica di “ incidenti “, con un aumento ai 196 di agosto. A luglio questi eventi erano stati 305, in agosto 309 e dunque nell’ultimo mese si è segnalato un importante aumento . Sempre nel mese di settembre 2026, l’ACN ha riconosciuto come nelle minacce i principali vettori di accesso iniziale sono stati tre. Vale a dire: lo sfruttamento di vulnerabilità. La posta elettronica, usata come canale veicolante per campagne di phishing e spear phishing. Lo sfruttamento di credenziali valide già compromesse. Le comunicazioni ai soggetti attivi da parte del CSIRT Italia L’attività di monitoraggio preventivo della superficie esposta ha individuato 8.213 sistemi e servizi a rischio, in diminuzione rispetto ad agosto (-908) e identificato 253 account istituzionali compromessi, prontamente allertati. Le comunicazioni complessive di allertamento che ha inviato il CSIRT Italia ad amministrazioni e imprese sono state 10.839. In questo caso c’è stato un aumento (+2.457) rispetto al mese precedente. A settembre 2026 sono state diramate un totale di 4.460 comunicazioni verso i soggetti della constituency che esponevano pubblicamente su internet complessivamente 8.213 servizi a rischio. Nello stesso mese è avvenuta la pubblicazione di15.074 nuove CVE, in aumento (+2.355) rispetto ad agosto. Di queste, 341 presentano almeno un Proof of Concept (PoC), in aumento (+53), e per 25 CVE è stato rilevato lo sfruttamento attivo, in aumento (+12) rispetto al precedente mese di agosto. Ransomware e DDoS Sempre nell’ottica dell’ analisi delle minacce e degli attacchi cybercriminali , nel mese di settembre 2026, il 17% degli attacchi ransomware ha colpito soggetti critici, il 25% ha colpito soggetti a media criticità. Il restante 58% ha coinvolto altri soggetti a criticità minore. Il monitoraggio di fonti aperte nel mese di settembre 2026, spiega l’ ACN , ha permesso di individuare 19 rivendicazioni di attacchi ransomware a danno di soggetti italiani. Nel mese precedente erano state 49. A settembre 2026 c’è stata l’individuazione di 39 rivendicazioni di attacchi DDoS in danno di soggetti italiani. In termini di rivendicazioni DDoS ad agosto 2026 non sono invece state individuate rivendicazioni di attacchi DDoS in danno di soggetti italiani, come già in giugno e in luglio. Per approfondire Leggi l’ Operational Summary di settembre 2026 in PDF . Consulta il report del 1° semestre 2026 in PDF . Consulta  il report del 2° semestre 2025 in PDF . Leggi “ ACN, adottata la nuova tassonomia per attuare l’obbligo di notifica degli incidenti cyber “. Leggi “ Direttiva NIS2: messa in sicurezza delle reti e dei sistemi informativi “. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Italia, ACN: “A settembre 2026, 235 incidenti cyber, 39 in più del mese precedente. Sanitario tra i settori più colpiti”. Il rapporto sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 27, 2026source
Artico, l’UE vuole rafforzare la presenza in Groenlandia ma la sinergia tra Danimarca e Usa rischia di limitare i margini di manovra di Bruxelles
L’UE guarda all’Artico ma gli Usa rischiano di mantenere una posizione di vantaggio nel controllo delle potenziali rotte commerciali e della Difesa locale. L’UE guarda all’Artico, ponte tra il Nord Europa e il Nord America, ma la sinergia tra Usa e Danimarca rischia di relativizzare la nuova Strategia Europea per l’Artico. Al centro del quadrante c’è la Groenlandia , Nazione costitutiva del Regno danese (Copenaghen è nell’UE, allora CEE, dal 1° gennaio 1973) dotata di ampia autonomia e da tempo nel “ mirino ” di Donald Trump. Il tema non è quindi soltanto indirizzare la cooperazione ma rischiare che tra l’Unione e gli Usa si apra un’altra faglia. Secondo la Nato, infatti, “ l’Artico è un’area di crescente rivalità e segnala l’intensificarsi dell’attività militare russa e dell’interesse cinese “. Dal controllo militare e commerciale di quei mari transita dunque una parte importante negli equilibri geo-economici attuali. Con il recente piano della Commissione Europea denominato Northern Neighborhood , Bruxelles ha definito come obiettivi per la regione l’aumento delle attività militari ed economiche. Tutto questo sarà possibile attraverso la promozione di infrastrutture per i trasporti, lo studio e la sicurezza . A margine, ci sarebbe anche il tema energetico, con il gas del Mare di Barents, in Norvegia. Il valore della connettività e delle materie prime L’UE considera la crescente presenza militare russa e le ambizioni strategiche della Cina una minaccia per i propri interessi . Per questo vuole migliorare la sorveglianza satellitare e marittima, condividere i dati sul traffico navale e proteggere le infrastrutture sottomarine, come i cavi di comunicazione. In questo comparto, tra le iniziative più rilevanti per l’autonomia strategica europea ci sono il cavo sottomarino Pan-Arctic Cable , il progetto Arctic Cable Hub e la connettività satellitare sicura di IRIS 2. Quest’ultima ha il compito di fornire connettività satellitare sicura per le comunicazioni governative nell’Artico . In aree remote, i satelliti possono comunque lavorare al meglio. Oltre all’aspetto energetico (gas, petrolio, carbone, terre rare) e alla protezione ambientale, l’altro grande pilastro del piano è quello delle rotte commerciali , tra Europa ed Asia. Lo scioglimento dei ghiacciai aumenta infatti le possibilità di navigazione, confermando la necessità di presidiare quelle rotte. La rotta del Mare del Nord, lungo la costa artica russa, può ridurre di circa 20 giorni i tempi di navigazione rispetto ai percorsi tradizionali. Russia e Cina stanno beneficiando di queste opportunità e l’UE non vuole restarne esclusa. Per Bruxelles bisogna però affrontare diversi problemi. Il ghiaccio, le condizioni meteorologiche imprevedibili, i costi assicurativi e il controllo russo (grazie alle rompighiaccio a propulsione nucleare di Mosca). Tutti fattori che ne limitano ancora l’utilizzo commerciale. Gli Usa allargano le aree operative in Groenlandia Come ha evidenziato POLITICO , Ursula von der Leyen ha presentato il piano ribadendo che l’Artico è diventato “ un punto di scontro geopolitico e che rappresenta una regione strategica anche per l’Europa “. Ebbene, al netto delle intenzioni dell’UE, le volontà della Commissione rischiano comunque di ritrovarsi soggette a limitazioni di azione. In effetti, gli Usa saranno più presenti in Groenlandia. E quindi faranno comunque valere le loro necessità. Nel 1951 la Danimarca e gli Usa hanno firmato un accordo che – tra i diversi aspetti – riconosceva anche “ il pieno accesso militare alla Groenlandia da parte di Washington “. Sempre secondo tale accordo, gli Usa avrebbero il diritto di “ installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta l’isola. Nonché , di “ ospitare personale ” e di “ controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aeromobili e mezzi nautici “. Dopo le modifiche del 2004 e il riconoscimento di un’ampia autonomia alla Groenlandia ( Self-Rule ) in vigore dal 21 giugno 2009 (dopo il referendum del 25 novembre 2008) il trattato è stato rivisto nuovamente lo scorso 22 settembre. Nell’occasione, Usa, Danimarca e Groenlandia hanno firmato un nuovo emendamento per ampliare la cooperazione di sicurezza nell’Artico. Fino a quel momento gli unici presidi armati sull’isola erano la base aerospaziale Usa (200 soldati) a Pituffik , 1.500 km dalla capitale Nuuk, e il comando militare danese composto da poche centinaia di truppe. Comando, che il Governo di Copenaghen aveva recentemente implementato. Aveva in più inviato alcune fregate da guerra davanti alle coste dell’isola. La nuova intesa inciderà sul settore della Difesa La nuova intesa, che Trump ha rivendicato, inciderà ovviamente sul settore della Difesa. Oltre alla modernizzazione della base di Pituffik, consentirà infatti la realizzazione di nuove aree operative a Narsarsuaq e Mestersvig . Il tutto, come ha descritto la stessa Casa Bianca . Washington, perciò potrà accrescere le sue unità, presidiando quelle Sea Lines of Communication (SLOC). Di questi temi si parlerà nel corso della 3^ edizione di  Space & Underwater , la  conferenza  internazionale organizzata e promossa da Cybersecurity Italia in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana ( ASI ), che si terrà il prossimo 1° dicembre presso l’Auditorium “Luigi Broglio” a Roma Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. 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cybersecitalia.itOct 26, 2026source
L’alert dell’ACN: “In Italia a rischio vulnerabilità oltre 250mila servizi PHP, fare subito l’aggiornamento”. PHP è uno dei linguaggi per far funzionare gran parte del Web
Tutti i siti web italiani che usano i servizi PHP e non hanno effettuato l’aggiornamento sono a rischio di cyberattacchi. Per questo motivo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha lanciato in queste ore l’alert: Dalle attività di monitoraggio del CSIRT Italia e dall’analisi dell’esposizione nazionale”, si legge nella nota tecnica di ACN, “ emerge che l’81,9% dei servizi PHP con versione identificata risulta potenzialmente vulnerabile a PHP2Shell ”. Soltanto il 18% circa dei soggetti italiani interessati ha effettuato l’aggiornamento per sanare le due vulnerabilità a PHP , uno dei linguaggi di programmazione più usato nel mondo per far funzionare una parte enorme del Web. Le due gravi falle sono state comunicate, con l’apporto di GPT-5.6 Sol di OpenAI , dalla startup di cybersecurity Calif.io il 21 ottobre scorso. A 4 giorni di distanza, in Italia su 741.523 servizi PHP rilevati in Italia, 285.149 risultano utilizzare versioni potenzialmente vulnerabili, pari all’81,9% dei servizi per i quali è stato possibile identificare la versione in uso. Tutti i siti web italiani che usano i servizi PHP e non hanno effettuato l’aggiornamento sono a rischio di cyberattacchi. Per questo motivo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha lanciato in queste ore l’alert: “Dalle attività di monitoraggio del CSIRT Italia e dall’analisi dell’esposizione nazionale”, si legge nella nota tecnica di ACN, “ emerge che l’81,9% dei servizi PHP con versione identificata risulta potenzialmente vulnerabile a PHP2Shell ”. Per cui l’Agenzia “ sollecita l’aggiornamento immediato e la disabilitazione di session.upload_progress.enabled per la CVE-2026-115560, ancora priva di patch” . E poi “ove disponibili regole specifiche, configurare i WAF in modalità blocco; in assenza di mitigazioni efficaci, valutare di porre offline i servizi”. L’alert completo dell’ACN Come già evidenziato nell’ambito della  AL07/261021/CSIRT-ITA , le vulnerabilità CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619, entrambe di gravità critica (CVSS v4.0 pari a 9,2), potrebbero consentire a un attaccante remoto non autenticato di eseguire codice arbitrario sui sistemi interessati, con potenziali impatti sulla riservatezza, integrità e disponibilità delle risorse compromesse. Si evidenzia, inoltre, che il vendor ha recentemente segnalato un’ulteriore vulnerabilità, identificata dalla CVE-2026-115560, per la quale non risulta ancora disponibile un aggiornamento correttivo. La vulnerabilità potrebbe consentire l’esecuzione di codice da remoto in presenza di specifiche condizioni applicative e di configurazione. In particolare, lo sfruttamento richiede che il parametro session.serialize_handler, inizialmente configurato su php_binary o php_serialize, venga modificato dinamicamente a php prima dell’avvio della sessione e che la funzionalità di monitoraggio dell’avanzamento degli upload risulti abilitata. Le correzioni già distribuite per le CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619 non risolvono la CVE-2026-115560, per la quale il vendor ha indicato una specifica misura di mitigazione, in attesa del rilascio della patch. Alla luce dell’elevata criticità delle vulnerabilità, dei recenti tentativi di sfruttamento e alla disponibilità pubblica di Proof of Concept (PoC), si richiama l’attenzione dei gestori sulla necessità di intervenire con la massima tempestività, dando priorità ai sistemi direttamente esposti su Internet. Prodotti e versioni affette Per le vulnerabilità CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619 risultano interessate le seguenti versioni di PHP: 8.5.x, precedenti alla 8.5.12; 8.4.x, precedenti alla 8.4.27; 8.3.x, precedenti alla 8.3.36; 8.2.x, precedenti alla 8.2.35; 8.1 e precedenti, non più supportate dal progetto PHP. Per la CVE-2026-115560 l’effettiva esposizione dipende dalle specifiche condizioni applicative e di configurazione sopra descritte e non può essere determinata esclusivamente sulla base della versione PHP installata. Azioni di mitigazione Alla luce dell’elevata esposizione rilevata e della criticità delle vulnerabilità,  si raccomanda ai gestori delle infrastrutture interessate di procedere con la massima tempestività alla messa in sicurezza dei sistemi , dando priorità a quelli direttamente esposti su Internet. In particolare, si raccomanda di: Aggiornare immediatamente  le installazioni PHP vulnerabili alle versioni corrette, verificando l’effettiva applicazione degli aggiornamenti di sicurezza, anche in presenza di pacchetti gestiti dai fornitori delle distribuzioni. Disabilitare il parametro session.upload_progress.enabled , impostandone il valore a 0, secondo le indicazioni del vendor, al fine di mitigare la CVE-2026-115560, per la quale non è ancora disponibile una patch. Verificare che la configurazione sia effettivamente applicata ai processi PHP interessati. Configurare i Web Application Firewall (WAF) in modalità blocco , qualora siano disponibili specifiche regole di protezione per le vulnerabilità in oggetto, verificandone l’attivazione e l’efficacia. Tali misure non devono essere considerate sostitutive degli aggiornamenti di sicurezza. Valutare la disattivazione dei servizi vulnerabili , ponendoli offline qualora non sia possibile procedere tempestivamente all’aggiornamento o adottare misure di mitigazione efficaci, fino al ripristino di adeguate condizioni di sicurezza. Effettuare verifiche retrospettive sui log e sugli eventi di sicurezza , al fine di individuare eventuali indicatori di sfruttamento o compromissione, con particolare attenzione a richieste HTTP anomale, errori di esaurimento della memoria e interruzioni inattese dei processi PHP. Si ribadisce la necessità di  intervenire immediatamente sui sistemi esposti e potenzialmente vulnerabili , adottando le misure di contenimento indicate anche nei casi in cui l’aggiornamento non possa essere eseguito nell’immediato. Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo L’alert dell’ACN: “In Italia a rischio vulnerabilità oltre 250mila servizi PHP, fare subito l’aggiornamento”. PHP è uno dei linguaggi per far funzionare gran parte del Web sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 25, 2026source
Svezia, la Banca Centrale rilancia la corona digitale. Al centro del progetto “un’infrastruttura resiliente agli attacchi cyber”
Oltre l’aspetto puramente economico, per la Svezia effettuare pagamenti durante un attacco o un blackout rappresenta un elemento essenziale della strategia di Difesa nazionale. Il recente caso Revolut , le tensioni geopolitiche e l’esposizione delle infrastrutture digitali finanziarie agli attacchi cyber non fermano la Riksbank (la Banca Centrale della Svezia) che rilancia la e-krona , il grande progetto di una corona digitale. Sul tema, la stessa Riksbank ha inviato alla Finansutskottet (Commissione Finanze del Riksdag, il Parlamento di Stoccolma) una comunicazione. E ha sottolineato come tutte le valutazioni debbano essere in linea con la rapidità dello “ sviluppo del mercato dei pagamenti “. Spetterà al Parlamento dare un seguito alla proposta. Gli obiettivi sono fondamentalmente due. Da una parte, la necessità di preservare il ruolo della valuta nazionale in una delle società “ meno dipendenti dal contante al mondo “. Secondo un’indagine che la Banca ha condotto quest’anno, infatti, soltanto il 5% degli svedesi ha utilizzato contanti per il proprio acquisto più recente. Dall’altro lato, però, insieme alle ragioni economiche, cresce l’ attenzione per la sicurezza delle infrastrutture di pagamento. Le tensioni internazionali e le vulnerabilità delle catene del valore specifiche hanno evidenziato la necessità di sistemi resilienti. Sistemi funzionanti anche in caso di attacchi informatici, emergenze o interruzioni della rete elettrica. Arrivare a poter pagare digitalmente durante un attacco cyber rappresenta dunque un elemento essenziale della strategia di Difesa svedese. Il possibile impiego di tecnologie basate sulla blockchain La Riksbank è stata tra le prime banche centrali a esplorare l’introduzione di una valuta digitale pubblica destinata ai cittadini, nota come Central Bank Digital Currency (CBDC). Tra le varie possibilità c’era anche quella di impiegare tecnologie basate sulla blockchain . Il progetto in realtà era passato in secondo piano tre anni fa, dopo che un’inchiesta governativa aveva escluso la necessità immediata di una soluzione di questo tipo. Tuttavia, i piani della Banca centrale europea per il lancio dell’ euro digitale, previsto potenzialmente per il 2029, hanno portato Stoccolma a rivalutare l’idea. “ La Svezia è una società in cui il contante è ormai poco utilizzato, e questo è importante “, ha dichiarato alla Reuters Per Jansson , Vice governatore della Riksbank. Secondo Jansson , senza una versione digitale della corona facilmente utilizzabile, la valuta svedese rischierebbe di perdere competitività rispetto ad altri strumenti di pagamento. Strumenti più pratici, utilizzabili anche oltre i confini nazionali. Competitività sui mercati e rafforzamento delle infrastrutture La Riksbank ha in effetti segnalato ai legislatori i possibili effetti della diffusione delle stablecoin (criptovaluta che mira a mantenere un valore stabile rispetto a uno o più asset specifici) sulla competitività internazionale della corona. Una riduzione dell’utilizzo della valuta nazionale potrebbe rendere più difficile definire efficacemente la politica monetaria e tutelare la stabilità finanziaria. La centralità del progetto si fonda sulla capacità di infrastrutture sicure , in linea con le esigenze nazionali. A fronte di una eventuale conferma da parte del Parlamento Jansson ha spiegato che ci vorrebbero almeno cinque anni per approvare le norme e completare i preparativi. Ha in questo senso osservato come avviare il lavoro fin da subito permetterebbe alla Svezia di non accumulare ulteriore ritardo rispetto agli sviluppi europei. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Svezia, la Banca Centrale rilancia la corona digitale. Al centro del progetto “un’infrastruttura resiliente agli attacchi cyber” sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 23, 2026source
PHP2Shell, CERT-AGID segnala due strumenti per verificare i sistemi vulnerabili
Dopo la scoperta delle vulnerabilità critiche CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619, il CERT-AGID indica due strumenti open source per aiutare amministrazioni e tecnici a verificare l’esposizione dei sistemi PHP. Il checker di OpenAI effettua controlli senza tentare lo sfruttamento delle falle, mentre lo scanner di Assetnote esegue verifiche attive che possono incidere sul funzionamento dei servizi. Dopo l’allarme per le vulnerabilità critiche che interessano PHP, il CERT-AGID mette a disposizione nuove indicazioni operative per aiutare le amministrazioni a verificare se i propri sistemi siano potenzialmente esposti. Le vulnerabilità CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619 possono consentire, in determinate condizioni, l’esecuzione di codice da remoto e hanno già spinto sviluppatori e autorità di cybersicurezza ad accelerare l’installazione degli aggiornamenti. Il CERT-AGID segnala ora due strumenti open source che adottano approcci differenti: OpenAI PHP2Shell Checker e Assetnote PHP2Shell Scanner. OpenAI PHP2Shell Checker: verifica senza tentare l’attacco Il primo strumento consente di verificare la versione PHP dichiarata da un server web o installata localmente e di confrontarla con le versioni per le quali sono disponibili le correzioni di sicurezza. Nel caso di un controllo remoto, il software analizza gli header HTTP del sito senza effettuare tentativi di sfruttamento delle vulnerabilità. Il risultato viene classificato come OK, VULNERABLE oppure UNKNOWN. Quest’ultimo caso indica che il sistema non è riuscito a stabilire con certezza lo stato del server, per esempio perché la versione di PHP non viene resa visibile attraverso gli header. OpenAI ha inoltre reso disponibili gli stessi strumenti come skill per Codex, permettendo di effettuare i controlli sia su siti web remoti sia su installazioni PHP locali direttamente attraverso l’assistente. Assetnote esegue controlli più approfonditi Il secondo strumento indicato dal CERT-AGID, Assetnote PHP2Shell Scanner, utilizza invece un approccio più invasivo. Lo scanner invia al server richieste HTTP appositamente costruite e analizza eventuali comportamenti anomali, come errori di memoria o interruzioni inattese dei processi PHP, per individuare segnali compatibili con la presenza delle vulnerabilità. Proprio per la natura dei test, il CERT-AGID invita però alla cautela. A differenza del checker di OpenAI, lo strumento di Assetnote esegue controlli attivi che possono produrre errori o interferire con il funzionamento dei servizi. Il suo utilizzo viene quindi raccomandato esclusivamente su sistemi autorizzati e, quando possibile, all’interno di ambienti di test o durante finestre di manutenzione. Un risultato negativo non basta Il CERT-AGID sottolinea inoltre che nessuno dei due strumenti può sostituire una verifica completa dello stato dei sistemi. Un risultato negativo non garantisce infatti che il server non sia vulnerabile, mentre un risultato positivo, soprattutto nei test comportamentali, potrebbe richiedere ulteriori analisi per escludere eventuali falsi positivi. La verifica principale resta quindi quella della versione PHP effettivamente utilizzata dal servizio web e dell’applicazione delle patch di sicurezza, comprese eventuali correzioni distribuite attraverso backport. Priorità ai servizi esposti su Internet L’indicazione per le amministrazioni è di coinvolgere direttamente i fornitori tecnologici nelle attività di verifica e di dare priorità ai servizi accessibili da Internet. Quando i controlli remoti non permettono di identificare la versione di PHP, gli amministratori possono effettuare verifiche direttamente sui server, controllando la versione installata, la modalità con cui PHP viene eseguito e la presenza di processi PHP-FPM. Il CERT-AGID ricorda però che anche questi controlli rappresentano soltanto un supporto tecnico: per stabilire con certezza se un sistema sia protetto è necessario verificare quale versione di PHP venga realmente utilizzata dal servizio web e accertarsi che siano state applicate tutte le correzioni di sicurezza disponibili. Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo PHP2Shell, CERT-AGID segnala due strumenti per verificare i sistemi vulnerabili sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 23, 2026source
ACN, il CSIRT Italia riconosciuto coordinatore ai fini della divulgazione coordinata delle vulnerabilità
Al CSIRT Italia viene riconosciuto il ruolo di attore che agisce come intermediario di fiducia tra la persona fisica o giuridica e il fabbricante o fornitore di servizi potenzialmente vulnerabili. Il decreto legislativo del 4 settembre 2024, n. 138 ( decreto NIS ) riconosce e attribuisce al  CSIRT Italia  il ruolo di  coordinatore ai fini della divulgazione coordinata delle vulnerabilità  ( Coordinated Vulnerability Disclosure o  CVD ). La Politica di Divulgazione Coordinata delle Vulnerabilità si applica soltanto nei confronti di vulnerabilità non ancora note che gli attori malevoli possono sfruttare. In particolare, contro il servizio o il prodotto di riferimento. Da qui il nuovo incarico per il Computer Security Incident Response Team Italia , la squadra nazionale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale che si occupa di prevenire, monitorare e gestire gli incidenti di sicurezza informatica . Il decreto gli riconosce la qualifica di “ intermediario di fiducia “. Agevolerà, se necessario, l’interazione tra la persona fisica o giuridica che segnala la vulnerabilità (c.d. “ Segnalante ”) ed il  Fabbricante o Fornitore di servizi TIC o prodotti TIC  potenzialmente vulnerabili. I compiti del CSIRT Italia La divulgazione coordinata delle vulnerabilità è gestita in linea con quanto definito nella  Politica CVD  adottata con Determina dell’ACN, in qualità di autorità nazionale competente NIS , di intesa con il Ministero della giustizia e sentito il Tavolo per l’attuazione della disciplina NIS.  In tale veste, sottolinea l’ ACN , il CSIRT Italia, ai sensi dell’art. 16, commi 2 e 3, del citato decreto, ha ottenuto il riconoscimento di diversi compiti. In particolare, di: individuare e tenere i contatti con i soggetti interessati. Fornire assistenza alle persone fisiche e giuridiche che segnalano una vulnerabilità. negoziare i tempi di divulgazione e la gestione delle vulnerabilità che interessano più soggetti. garantire lo svolgimento di diligenti azioni per dare seguito alla segnalazione di vulnerabilità. assicurare l’anonimato della persona fisica o giuridica segnalante, qualora lo richieda. cooperare, ove opportuno, se la vulnerabilità segnalata è suscettibile di avere un impatto significativo su soggetti in più di uno Stato membro. Questo, con gli altri CSIRT designati in qualità di coordinatori nell’ambito della rete degli CSIRT nazionali (CSIRT Network). L’applicazione della Politica La Politica, ribadisce l’Agenzia, si applica solo ed esclusivamente nel caso di scoperta di vulnerabilità di sicurezza non ancora pubblicamente note (c.d. vulnerabilità “zero day”). Queste vulnerabilità potrebbero essere sfruttate da attori malevoli, a danno degli utilizzatori del servizio o prodotto. Le restanti vulnerabilità, al di fuori del suddetto caso, non rientrano nell’ambito di applicazione della presente Politica. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo ACN, il CSIRT Italia riconosciuto coordinatore ai fini della divulgazione coordinata delle vulnerabilità  sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 23, 2026source
PHP, OpenAI scopre una falla che mette al rischio fino al 70% dei siti a livello globale
Una vulnerabilità nel codice di PHP, uno dei linguaggi di programmazione più utilizzati sul web, sta provocando un’allerta internazionale, con la messa in crisi di tantissimi siti web e una corsa agli aggiornamenti di sicurezza. Con l’apporto di GPT-5.6 Sol di OpenAI la startup di cybersecurity Calif.io ha individuato una falla nel linguaggio PHP, utilizzato da gran parte dei siti web mondiali. Dopo la comunicazione e la scoperta di altre falle collegate , numerosi siti a livello globale, tanti in Europa di carattere governativo – sono rimasti irraggiungibili. In poche ore, Pubbliche Amministrazioni e operatori digitali sono dovuti intervenire rapidamente per proteggere i propri sistemi, anche rendendo temporaneamente offline i servizi. “ Le vulnerabilità, identificate con i codici CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619 , potrebbero consentire agli aggressori di eseguire in remoto codice dannoso sui server vulnerabili senza autenticazione “, ha sottolineato l’ Enisa . Gli sviluppatori di PHP hanno poi pubblicato aggiornamenti di sicurezza urgenti, invitando tutti gli utenti ad applicarli immediatamente. Nel frattempo, diverse aziende tecnologiche hanno segnalato tentativi di sfruttamento delle vulnerabilità, alimentando i timori di una rapida diffusione degli attacchi. La NSA e autorità cyber di diversi Paesi hanno chiesto di applicare immediatamente la patch . L’importanza dell’AI nella scoperta L’aspetto più preoccupante, sottolinea la Reuters , è che le falle erano rimaste nascoste nel codice per anni. Secondo alcuni analisti, per più di un decennio. Senza l’ impiego dell’AI la scoperta non sarebbe mai avvenuta. E il problema è che PHP è alla base di una parte molto grande del web. Lo sfruttano, direttamente o indirettament,e piattaforme come WordPress, Drupal, Joomla e Magento , ma anche servizi di hosting, pannelli di controllo e numerosi software. Oltre alla patch , gli stessi sviluppatori di PHP hanno successivamente creato un gruppo di lavoro insieme a Calif.io, OpenAI, Google e altri soggetti per sviluppare una soluzione. Le minacce potenziali si moltiplicano Secondo gli analisti di Wiz , citati da The Information , le vulnerabilità potrebbero mettere a rischio fino al 70% dei siti web mondiali. Bisogna per questo applicare gli aggiornamenti rapidamenti. Gli esperti le hanno addiritturadefinite “ le vulnerabilità più gravi mai scoperte dall’AI, se non tra le più gravi nella storia del software ”. La priorità immediata per aziende, Pubbliche Amministrazioni e gestori di siti è quindi verificare rapidamente la versione di PHP utilizzata. In caso non si trattasse dell’ultima, dovranno quindi installare gli aggiornamenti messi a disposizione dagli sviluppatori. In caso contrario i pericoli possono moltiplicarsi. Le falle potrebbero infatti consentire, in determinate configurazioni, attacchi di Remote Code Execution. Un criminale informatico potrebbe cioè eseguire codice a distanza sul server compromesso, con la possibilità di installare malware, accedere ai database o intervenire sui file del sistema. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo PHP, OpenAI scopre una falla che mette al rischio fino al 70% dei siti a livello globale sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 22, 2026source
Cybersicurezza, i modelli AI aiutano a pianificare attacchi informatici contro le reti idriche ed elettriche
Uno studio ha evidenziato le potenzialità dell’AI nella possibile preparazione di un attacco cyber contro le infrastrutture critiche. L’AI può aiutare a pianificare attacchi cyber contro le infrastrutture critiche , siano impianti idrici o reti elettriche. Non può agire e attaccare da sola ma può essere un supporto fondamentale in fase di preparazione. È quanto emerge da uno studio che ha pubblicato la società di cybersecurity Frenos , poi ripreso da Sam Sabin per Axios . Alla base del rapporto c’è un test su dieci modelli su 16980 prove, di cui tre hanno elaborato piani d’attacco giudicati efficaci in circa il 90% dei tentativi. Un modello non può di per sé individuare un impianto preciso e attaccarlo. Dai test si nota però la capacità della messa “ in sequenza passaggi plausibili in un ambiente simulato “. I modelli AI più avanzati possono perciò già contribuire in modo significativo alla pianificazione di attacchi informatici contro ambienti OT (Operational Technology). Il valore numerico dell’analisi Lo studio ha valutato la capacità dei modelli AI di pianificare attacchi informatici in ambienti industriali simulati, verificando se le sequenze di azioni proposte raggiungessero l’obiettivo. I tre modelli più performanti , come già evidenziato, hanno ottenuto un successo vicino al 90%. Altri tre modelli di frontiera hanno registrato tassi di successo complessivi più bassi: 31,9%, 18,8% e 17,9% . Il modello open-weight straniero migliore ha raggiunto il 36,2% , contro il 5,2% del migliore tra quelli statunitensi. In ogni caso, i nomi dei modelli non sono stati divulgati. I vantaggi operativi L’aspetto fondamentale del rapporto, come si è visto nei casi di diversi impianti di trattamento delle acque reflue negli Usa, è la dipendenza di queste infrastrutture critiche dalla tecnologia operativa, o OT . Si tratta di sistemi digitali che monitorano e controllano processi fisici. In questa sede un incidente cyber può avere conseguenze concrete sui servizi, sulla sicurezza degli impianti e sulla continuità delle operazioni. Queste reti hanno esigenze diverse dai sistemi informatici aziendali. Devono infatti funzionare continuamente e non sempre possono essere aggiornate o testate senza cautele. Imprevisti o comandi anomali possono allora interferire con processi delicati. NIST e CISA sottolineano che la sicurezza OT deve tenere insieme protezione informatica, affidabilità, continuità operativa e sicurezza fisica. Se i risultati hanno misurato la capacità di pianificazione in simulazione, non la capacità di condurre autonomamente attacchi contro infrastrutture reali, si rimarca come il possibile vantaggio per un aggressore sia soprattutto nella preparazione . Un modello può aiutare ad analizzare informazioni già raccolte, ricostruire relazioni tra componenti e individuare quali passaggi potrebbero avvicinare a un obiettivo. Se integrato in strumenti più ampi, potrebbe inoltre lavorare a lungo e passare al vaglio grandi quantità di dati. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Cybersicurezza, i modelli AI aiutano a pianificare attacchi informatici contro le reti idriche ed elettriche sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 22, 2026source
Dal furto di criptovalute al sequestro delle infrastrutture: il Gruppo Huione e la rete finanziaria nordcoreana
Il caso Huione ha messo in evidenza un cambiamento nel modo in cui gli Usa affrontano alcune forme di criminalità informatica. Gli attacchi informatici attribuiti alla Corea del Nord vengono spesso raccontati a partire dal furto: una piattaforma violata, milioni di dollari in criptovalute sottratti e un gruppo di hacker sospettato di agire per conto di Pyongyang. Ma il furto è soltanto una parte del problema. Per trasformare le criptovalute rubate in risorse utilizzabili, i responsabili devono spostare i fondi, nasconderne la provenienza e, in alcuni casi, convertirli in denaro attraverso circuiti finanziari tradizionali. È in questa fase che entrano in gioco gli intermediari del riciclaggio. Il caso del gruppo cambogiano Huione mostra come le autorità statunitensi stiano cercando di colpire non soltanto chi commette gli attacchi, ma anche i servizi che possono aiutare a spostare i guadagni. Huione: un intermediario al centro della rete Nel maggio 2025, la Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN), l’agenzia del Dipartimento del Tesoro statunitense incaricata di contrastare il riciclaggio, ha identificato Huione Group come una delle principali preoccupazioni in materia di riciclaggio di denaro. Secondo la sua valutazione, tra agosto 2021 e gennaio 2025 il gruppo avrebbe movimentato almeno 4 miliardi di dollari in fondi illeciti, compresi almeno 37 milioni di dollari in criptovalute collegati a cyber attacks attribuiti alla Corea del Nord. La cifra riguarda l’insieme dei fondi illeciti individuati, non soltanto quelli nordcoreani: una distinzione essenziale per capire la portata del caso senza attribuire a Pyongyang attività che coinvolgono anche altre reti criminali. Huione non era semplicemente una piattaforma sulla quale trasferire criptovalute. Una delle sue componenti più note, Huione Guarantee , operava attraverso canali Telegram e offriva servizi utilizzati da truffatori e altri soggetti criminali, compresi servizi di deposito a garanzia e strumenti per facilitare transazioni illecite. La piattaforma aveva ricevuto oltre 24 miliardi di dollari in transazioni in criptovalute prima della sua chiusura nel maggio 2025. Questo dato si riferisce a Huione Guarantee e non si deve confondere con le stime relative all’intero gruppo o con il volume dei fondi attribuiti alla Corea del Nord. La rilevanza di Huione, quindi, va oltre il singolo attacco informatico. Un intermediario di questo tipo può contribuire a trasformare un furto digitale in risorse più facilmente utilizzabili, riducendo gli ostacoli che separano l’attività criminale dal sistema finanziario. Per la Corea del Nord, che ricorre alle criptovalute anche per aggirare le sanzioni internazionali , questo genere di servizi rappresenta un possibile punto di vulnerabilità. Dall’esclusione finanziaria al sequestro delle infrastrutture La risposta statunitense si è sviluppata attraverso strumenti diversi. Nell’ ottobre 2025 , FinCEN ha adottato una misura definitiva per isolare Huione Group dal sistema finanziario degli Usa, sulla base della Sezione 311 del USA PATRIOT Act . La norma vieta agli istituti finanziari statunitensi interessati di aprire o mantenere conti di corrispondenza per conto del gruppo e impone misure di controllo per impedire l’impiego indiretto di tali conti nell’elaborazione delle sue transazioni. Non si tratta di un semplice avvertimento: la misura mira a ridurre l’accesso di Huione ai canali finanziari statunitensi, anche attraverso intermediari bancari. Il 23 giugno 2026, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha annunciato il sequestro di un account di cloud computing utilizzato da società controllate da Huione. Secondo i documenti giudiziari citati dal Dipartimento, l’account ospitava infrastrutture backend necessarie al funzionamento di servizi collegati al gruppo, compresa Huione Guarantee. L’operazione ha quindi colpito una componente tecnologica dell’ecosistema, anziché limitarsi ai flussi finanziari; le autorità hanno cercato di interrompere anche i servizi digitali che permettevano alle attività illecite di funzionare. Tuttavia, il sequestro di uno specifico account cloud non equivale alla confisca di tutte le infrastrutture del gruppo né dimostra , da solo, che ogni sua attività sia stata interrotta. Nella stessa giornata, FinCEN ha inoltre proposto di estendere la misura del 2025 a H-Pay Service PLC e a eventuali entità succedute a Huione. L’obiettivo dichiarato è impedire che il gruppo aggiri l’esclusione dal sistema finanziario statunitense attraverso società collegate o nuove strutture societarie. È importante, però, distinguere lo status giuridico delle due iniziative: mentre la misura del 2025 è una regola definitiva, l’estensione annunciata nel giugno 2026 è rimasta una proposta puramente normativa. Il limite delle operazioni di contrasto: le reti possono spostarsi Le misure contro Huione mostrano perché il contrasto al cybercrime non possa fermarsi all’identificazione degli autori di un attacco. Se un intermediario viene escluso dal sistema finanziario o perde l’accesso a un’infrastruttura tecnologica, le sue operazioni possono diventare più difficili. Ma questo non significa necessariamente che la rete criminale scompaia: operatori e clienti possono cercare altri servizi, spostare le transazioni o ricostruire parte delle attività altrove. La vicenda di Tudou Guarantee offre un esempio concreto di questo concetto. Al seguito della chiusura di Huione Guarantee nel maggio 2025, molti commercianti e utenti si sono spostati verso Tudou, che avrebbe elaborato oltre 12 miliardi di dollari in transazioni. Nel gennaio 2026, Tudou avrebbe interrotto le transazioni attraverso i suoi gruppi Telegram pubblici, anche se alcune attività collegate, come le operazioni di gioco d’azzardo, erano continuate. Il caso suggerisce che la chiusura di una piattaforma possa interrompere un servizio specifico, ma anche creare spazio per nuovi intermediari. Per valutare l’efficacia della risposta statunitense servono quindi indicatori più precisi del numero di sequestri o del valore complessivo delle transazioni identificate. Occorre capire se i servizi colpiti siano rimasti inattivi, se gli stessi operatori siano ricomparsi attraverso altri intermediari e, soprattutto, se sia diminuita la capacità delle reti collegate alla Corea del Nord di convertire i guadagni dei furti in risorse utilizzabili. Le misure Statunitensi contro Huione hanno provocato cambiamenti nell’ecosistema delle piattaforme criminali, ma non sembrano aver ridotto le entrate nordcoreane derivanti dal cybercrime. Difatti, negli ultimi cinque anni, si stima che gli hacker Nordcoreani abbiano rubato più di 1,2 miliardi di dollari in criptovalute e altri asset virtuali, di cui oltre la metà nel solo corso di quest’anno . Colpire l’ecosistema, non soltanto l’attacco Il caso Huione mette in evidenza un cambiamento nel modo in cui gli Usa affrontano alcune forme di criminalità informatica: accanto alle indagini sugli attacchi e sui loro autori, cresce l’attenzione verso gli intermediari finanziari e le infrastrutture tecnologiche che consentono ai proventi di circolare. L’esclusione dal sistema finanziario, l’estensione delle misure alle società collegate e il sequestro di un account cloud intervengono su livelli diversi. Nessuno di questi strumenti, preso singolarmente, garantisce però che una rete criminale venga smantellata. A livello internazionale, la posta in gioco è particolarmente rilevante, in quanto i guadagni di attacchi attribuiti alla Corea del Nord possono contribuire ad aggirare le sanzioni . Per questo, il collegamento tra una parte dei fondi transitati da Huione e attacchi informatici attribuiti a Pyongyang rende l’intermediario un bersaglio particolarmente rilevante. Ma il successo delle misure non può essere dedotto dal solo annuncio di un’operazione: deve essere valutato sulla base dei suoi effetti nel tempo. La domanda, dunque, non è soltanto quanti fondi siano stati tracciati o quante infrastrutture siano state sequestrate, ma se queste azioni riescano a interrompere in modo duraturo i servizi di cui le reti criminali hanno bisogno, senza limitarsi a spostare il problema altrove. Huione mostra che colpire l’infrastruttura può essere un passo importante, ma che non basta per ridurre davvero la capacità finanziaria della Corea del Nord. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Dal furto di criptovalute al sequestro delle infrastrutture: il Gruppo Huione e la rete finanziaria nordcoreana sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 22, 2026source
L’Ucraina presenta StarGate: il drone-ambulanza con AI anti jamming. Come funziona
Sviluppato dall’azienda ucraina SkyFall il drone è controllato da un operatore. Tuttavia, grazie proprio all’intervento dell’AI, può continuare a volare anche quando operazioni di guerra elettronica disturbano GPS e comunicazioni. L’Ucraina presenta StarGate , il nuovo drone per l’evacuazione medica sviluppato dall’azienda SkyFall che sfrutta l’AI per ovviare alle difficoltà legate ad operazioni di guerra elettronica che disturbano comunicazioni e il segnale GPS. Il drone può trasportare fino a 150 chilogrammi e raggiungere i 105 km/h. Alla base c’è il controllo di un operatore, ma l’intelligenza artificiale serve a continuare a navigare quando il GPS non funziona. Il modulo per l’ evacuazione medica è costruito intorno a una barella. Il drone vola normalmente a circa 65 km/h e può raggiungere una velocità massima dichiarata di 105 km/h. Il tempo di preparazione per una missione è di circa dieci minuti. L’obiettivo è quello di impiegare la tecnologia per offrire supporti e recuperare i militari nelle aree più pericolose del fronte senza dover inviare delle squadre di soccorritori. Qualora si dimostrasse abbastanza affidabile in combattimento, StarGate potrebbe permettere di raggiungere posizioni difficilmente accessibili ai veicoli terrestri. Si potrebbero così ridurre i tempi di recupero dei feriti più gravi. Una grande profondità operativa Secondo l’ Associated Press , in alcuni settori del fronte ucraino la cosiddetta “ kill zone ” – l’area sottoposta alla minaccia costante di droni e artiglieria – può estendersi per 10-15 chilometri. In alcuni contesti, anche di più. Da quanto ha spiegato l’azienda produttrice, StarGate ha un raggio operativo di 15 chilometri verso una direzione. Per questo, dunque, il drone potrebbe quindi raggiungere dei soldati anche in aree molto remote e profonde. Il progetto è nato da una richiesta militare. Lo scorso anno Flint, comandante del 475° Reggimento d’assalto separato, conosciuto come Code 9.2 , si è rivolto al fondatore di SkyFall (fondata dopo l’inizio della seconda fase del conflitto russo-ucraino) con una richiesta precisa. Quella di costruire una soluzione più sicura per evacuare i feriti dalle posizioni difficili da raggiungere. Limitare al massimo gli interventi umani , con squadre di soccorritori che spesso si muovo a piedi – esposti al fuoco nemico – significa una potenziale riduzione delle perdite. Attualmente sono operativi anche dei robot terrestri senza equipaggio, per trasportare feriti e rifornimenti. Questi, però, possono essere rallentati o bloccati da fango, crateri, strade distrutte, fiumi e campi minati. L’importanza dell’AI Negli ultimi anni l’Ucraina ha investito costantemente nella cybersicurezza e nell’AI. Durante lo sviluppo del drone, si è posta la difficoltà di come intervenire durante le situazioni di guerra elettronica. AP – che ha assistito alla dimostrazione – ha spiegato che StarGate utilizza due canali di comunicazione. Starlink e L-Link , un sistema proprietario sviluppato da SkyFall . A questi si affiancano funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, che consentirebbero al drone di mantenere il controllo quando la navigazione satellitare non è disponibile. Oppure quando i segnali GPS vengono falsificati o le frequenze radio sono sottoposte a jamming . Le funzioni AI sono un aiuto per gli operatori e intervengono per assisterne il funzionamento negli ambienti in cui GPS e comunicazioni risultano compromessi. In caso di perdita completa delle comunicazioni, SkyFall sostiene che il sistema possa calcolare autonomamente un percorso per tornare in un’area sicura. Il drone è inoltre progettato per operare sotto pioggia e neve e dispone di telecamere termiche per le missioni notturne. Di questi temi si parlerà nel corso della 3^ edizione di  Space & Underwater , la  conferenza  internazionale organizzata e promossa da Cybersecurity Italia in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana ( ASI ), che si terrà il prossimo 1° dicembre presso l’Auditorium “Luigi Broglio” a Roma Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo L’Ucraina presenta StarGate: il drone-ambulanza con AI anti jamming. Come funziona sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 22, 2026source
Data leak Trenord, ecco i dati dei passeggeri finiti nelle mani dei cyber criminali
L’incidente informatico è legato al data breach subìto da Trenitalia il 26 giugno scorso. “ Siamo spiacenti di informarla che Trenord è stata resa edotta da Trenitalia S.p.A. (di seguito,“ Trenitalia ”) di un evento di sicurezza informatica (accertato a seguito di verifiche svolte) ad opera di soggetti esterni non identificati “. Così l’azienda di trasporto ferroviario lombarda ha comunicato il data leak (legato a quello subìto da Trenitalia il 26 giugno 2026) che ha comportato un accesso non autorizzato ad alcuni dati personali connessi ai titoli di viaggio . Trenord ha tuttavia specificato: “ Non risultano coinvolti dati di accesso ad account personali, credenziali, né dati relativi allo strumento di pagamento, quali il numero della carta, la data di scadenza o il codice di sicurezza “. Le categorie di dati personali possibili oggetto del furto Con riferimento ai titoli di viaggio, l’ azienda ha comunicato la possibilità di accesso non autorizzato alle informazioni che rientrano nelle seguenti categorie di dati personali. Ossia: dati anagrafici e identificativi (nome, cognome, data e luogo di nascita del passeggero; nome e cognome dell’eventuale acquirente). Dati di contatto (email, numero di telefono). Dati di viaggio (informazioni associate al titolo di viaggio, quali, a titolo esemplificativo, tratta, data e orario del viaggio, numero del titolo di viaggio). Codice carta fedeltà, ove associato al titolo di viaggio. Società/ Ente datore di lavoro. Tipologia di offerta o servizio associata al titolo di viaggio e dati necessari a fruire di dette offerte. Estremi documento d’identità. Dati connessi alla generazione del titolo di viaggio. Trenitalia ha già confermato di aver di aver adottato le misure tecniche ed organizzative necessarie per interrompere l’attività anomala e mettere in sicurezza i sistemi interessati. Nonché, “ per rafforzare i controlli al fine di prevenire il verificarsi di eventi analoghi “. Al contempo, Trenord ha provveduto a notificare l’ accaduto all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali in conformità alla normativa vigente. Per una maggiore tutela Alla luce della tipologia di dati potenzialmente coinvolti, gli utenti rischiano di ricevere comunicazioni fraudolente o a tentativi di contatto ingannevoli che potrebbero fare riferimento proprio ai viaggi effettuati. Ai fini di una maggiore tutela , Trenord ha perciò raccomandato “ di prestare particolare attenzione a eventuali comunicazioni sospette, che facciano riferimento ai viaggi o ai titoli di trasporto acquistati “. In particolare a quelle che richiedono “ informazioni personali o finanziarie o che contengono link o allegati non attesi, verificando sempre l’affidabilità del mittente, al fine di evitare il rischio di attività di phishing “. Non si devono inoltre mai fornire le credenziali o i dati sensibili, visto che mai l’azienda di trasporto contatta gli utenti per richiedere password o dati di pagamento. Come richiedere assistenza Per garantire un adeguato supporto agli interessati in relazione al presente evento, Trenord ha attivato una serie di servizi di assistenza. Nel dettaglio: Chatbot “Treasy” disponibile tutti i giorni sul sito www.trenord.it . Voicebot “Oly” disponibile tutti i giorni allo 02 72494949. Contact Center disponibile tutti i giorni dalle ore 6.00 alla mezzanotte al numero 02 72494949. Gli operatori saranno a disposizione per fornire ulteriori chiarimenti in merito all’evento in questione. “ Nell’esprimere il nostro rammarico per l’accaduto “, ha sottolineato l’azienda, “ desideriamo rassicurarLa che la tutela dei dati personali dei clienti rappresenta una priorità assoluta “. E al contempo, che “ i sistemi di sicurezza sono oggetto di costante monitoraggio e aggiornamento “. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Data leak Trenord, ecco i dati dei passeggeri finiti nelle mani dei cyber criminali sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 21, 2026source
L’UE vuole rafforzare l’Europol contro i rischi dell’AI. Crescono però i dubbi per la tutela della privacy
La sfida per Bruxelles sarà trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e il mantenimento della privacy. L’Unione Europea vuole rafforzare l’ Europol (l’Agenzia UE per la cooperazione nell’attività di contrasto) dotandola di nuovi strumenti per combattere i crimini nell’era dell’AI. Cresce al contempo però il timore che il rafforzamento dei poteri dell’agenzia europea possa trasformarsi in una nuova minaccia per la privacy dei cittadini. La proposta di riforma, sottolinea POLITICO , prevede una trasformazione radicale dell’agenzia con sede all’Aia . Il budget potrebbe raddoppiare fino a 3 miliardi di euro per il periodo 2028-2034 nel bilancio UE. L’Europol, al contempo, otterrebbe maggiori capacità tecnologiche e accesso a una quantità più ampia di dati . L’obiettivo è consentire agli investigatori di utilizzare l’AI per analizzare enormi quantità di informazioni , individuare collegamenti tra dati e supportare le forze di polizia nazionali nelle indagini in tempo reale. Jürgen Ebner (Europol, Vice Direttore Esecutivo): “ L’AI può aiutare gli investigatori a filtrare grandi quantità di prove digitali “ Jürgen Ebner , Vice Direttore Esecutivo dell’agenzia e prossimo Direttore (in attesa che il Parlamento Europeo formalizzi la nomina), ha affermato che oggi la lotta alla criminalità richiede di dotare le organizzazioni delle piene capacità offerte dall’AI . Questa la sua analisi: “ L’ AI sta trasformando il modo in cui si commettono i reati in un’ampia gamma di attività criminali. Questa tecnologia rende le attività criminali più rapide, più sofisticate e più facili da realizzare su larga scala. È una sfida significativa per le Forze dell’Ordine “. Ha infatti rimarcato come queste ultime risultino spesso frenate da numerosi vincoli e controlli giuridici quando cercano di utilizzare l’intelligenza artificiale. Ebner ha comunque sottolineato che avere un accesso tempestivo alle prove elettroniche è fondamentale per sfruttare al meglio le potenzialità emergenti dell’AI. “ Può aiutare gli investigatori a filtrare grandi quantità di prove digitali, collegare informazioni e individuare elementi utili alle indagini “, ha spiegato. “ L’AI può agire come un moltiplicatore delle capacità di investigatori e analisti, consentendo loro di avere più tempo per interpretare le prove “. La prospettiva di rafforzare l’ Europol nasce anche da un cambiamento già in corso. L’intelligenza artificiale, come lo stesso Ebner ha evidenziato a più riprese, non è più soltanto una tecnologia emergente. È infatti un pilastro del cybercrime , in grado di rendere le attività illecite più rapide, sofisticate e facilmente scalabili . Il dilemma europeo tra sicurezza e privacy È proprio qui che emerge il nodo più delicato . Se i criminali e le organizzazioni terroristiche possono utilizzare liberamente le nuove tecnologie, le Forze dell’Ordine devono rispettare le norme europee sulla privacy , la protezione dei dati e i diritti fondamentali. L’espansione delle capacità di Europol comporterebbe inevitabilmente anche la gestione di volumi molto più grandi di informazioni personali e dati investigativi. Per i sostenitori della riforma , questa evoluzione è necessaria per permettere alle Polizie di tenere il passo con criminali sempre più tecnologicamente avanzati. Per i rappresentanti delle associazioni per la privacy e le libertà individuali, al contrario, il rischio è che l’aumento delle capacità di raccolta e analisi dei dati non sia accompagnato da controlli altrettanto forti. Il dibattito europeo si concentra quindi sull’interrogativo di quali possano essere i limiti nella tutela della privacy . La sfida per Bruxelles sarà trovare un equilibrio tra due esigenze apparentemente contrapposte. Da una parte, garantire alla Polizia strumenti abbastanza potenti per affrontare la criminalità dell’era dell’ AI . Dall’altra, impedire che quegli stessi strumenti diventino una minaccia per la privacy dei cittadini. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo L’UE vuole rafforzare l’Europol contro i rischi dell’AI. Crescono però i dubbi per la tutela della privacy sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 8, 2026source
Gli impianti europei solari ed eolici sempre più nel mirino dei cyber criminali, l’allarme dall’Olanda
Il rischio assume una portata ancora maggiore considerando la potenziale vulnerabilità delle infrastrutture energetiche europee, sempre più nel mirino delle minacce cyber. “ I sistemi amministrativi di numerosi impianti europei solari ed eolici risultano esposti ad Internet e sono potenzialmente oggetto di sabotaggi “. Bastano poche operazioni da remoto per condurre attacchi che potrebbero colpire direttamente le infrastrutture energetiche europee, con pesanti ripercussioni sulla catena del valore. A lanciare l’allarme sono stati Soufian ​El Yadmani e Bouke van Laethem del Dutch National Cyber Security Centre . I due hanno infatti individuato migliaia di interfacce amministrative e operative di questi parchi. “ Alcune di queste “, hanno evidenziato, “ potrebbero offrire agli attaccanti la possibilità di intervenire direttamente sugli impianti “. In termini numerici sarebbero 8.547 i sistemi esposti collegati a 35 Paesi europei. In teoria i criminali avrebbero potuto assumere il controllo totale su circa 181 siti. L’importanza cyber delle catene del valore energetiche In uno dei vari casi analizzati, sottolinea la Reuters , la pagina web di una turbina mostrava dati in tempo reale, insieme ai pulsanti “ Start ”, “ Stop ” e “ Reset ”, oltre alla posizione geografica della turbina. Alcuni dei sistemi individuati consentivano inoltre di controllare più turbine contemporaneamente o addirittura un intero parco eolico. “ Quello che noi possiamo mappare in poche ore, un criminale cyber può mapparlo altrettanto velocemente “, hanno sottolineato gli analisti, invitando gli operatori a rimuovere immediatamente da Internet le interfacce amministrative. In un’epoca di “ guerra ibrida ” i sistemi informatici di gestione e controllo delle infrastrutture critiche sono un obiettivo strategico per i criminali informatici. Risultano perciò particolarmente esposte ad operazioni di questi tipo le centrali elettriche e nucleare, come pure gli impianti idrici (distribuzione dell’acqua o trattamento delle acque reflue) e gli stessi parchi delle rinnovabili. La prospettiva in questo caso è duplice. Si può infatti causare un danno cinetico , con l’interruzione di un servizio essenziale ma anche rubare delle informazioni. Siano queste relative al tipo di tecnologia impiegata o sugli utenti finali. Le realtà più a rischio Sempre dal punto di vista numerico – e ancora di più nel dettaglio – utilizzando tecniche di machine learning per classificare e raggruppare i dati raccolti, gli analisti hanno ridotto ancora il campione iniziale. Partendo dai quei 8.547 sistemi esposti a Internet in 35 Paesi europei, è stato possibile elencare che: vi erano 7.942 sistemi associati a impianti solari. 605 sistemi erano collegati a parchi eolici. E tutti questi non avrebbero dovuto essere direttamente accessibili da Internet. La maggior parte delle interfacce individuate consisteva in pagine amministrative dotate di schermate di accesso . Per quanto riguarda il comparto dell’energia solare la Spagna era il Paese europeo con il maggior numero di sistemi solari esposti, ossia 2.766 . Al secondo posto la Grecia, con 1.860 sistemi. La Germania, che dispone della maggiore capacità solare installata in Europa, presentava 672 sistemi solari esposti. Per quanto riguarda l’energia eolica, invece, la Germania occupava il primo posto con 212 sistemi, seguita dall’Italia con 192. Gli analisti hanno comunque precisato che queste classifiche riflettono in parte anche la capacità di collegare i sistemi individuati a specifici siti energetici e non necessariamente la reale distribuzione complessiva delle vulnerabilità. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Gli impianti europei solari ed eolici sempre più nel mirino dei cyber criminali, l’allarme dall’Olanda sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 7, 2026source
ACN, il DG Andrea Quacivi adotta la “Politica Nazionale di divulgazione coordinata delle vulnerabilità”. L’invito alla comunità digitale: “Segnalare tutte le vulnerabilità Zero Day”
Il Direttore Generale ACN, Andrea Quacivi, ha adottato la “Politica Nazionale di divulgazione coordinata delle vulnerabilità” (CVD). Si consolida così “ un modello di collaborazione tra istituzioni analisti e operatori del settore per il rafforzamento complessivo della resilienza dell’ecosistema digitale nazionale ”. L’ Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), in qualità di autorità nazionale competente NIS , ha pubblicato con atto di determina del Direttore Generale, Andrea Quacivi, la Politica nazionale di divulgazione coordinata delle vulnerabilità (Coordinated Vulnerability Disclosure – CVD) prevista dal decreto legislativo 138/2024. Decreto, in attuazione della Direttiva NIS 2. La “ Politica CVD ” introduce un processo strutturato per la segnalazione, l’analisi e la gestione delle vulnerabilità informatiche non ancora note pubblicamente, le cosiddette vulnerabilità “zero day”. L’obiettivo è quello di favorirne la tempestiva individuazione e risoluzione prima che le relative informazioni possano essere divulgate e sfruttate da attori criminali o malevoli. Con l’adozione della “Politica CVD”, l’Agenzia apre così alla collaborazione con la comunità digitale . In particolare, con gli analisi di sicurezza e gli hacker etici, per riconoscere e valorizzare il contributo di chi, attraverso attività di studio e analisi, individua potenziali vulnerabilità nei servizi e nei prodotti ICT. Le vulnerabilità “zero day” rappresentano una criticità elevata Le vulnerabilità “zero day”, infatti, rappresentano una criticità elevata . “ Fino al momento della loro individuazione e gestione “, spiega l’ACN, “ non erano conosciute e spesso non lo è, di conseguenza, una soluzione disponibile “. La loro scoperta da parte di attori malevoli può così creare condizioni favorevoli per lo sviluppo di attacchi informatici. Attacchi, tutti con delle potenziali conseguenze per la sicurezza degli utilizzatori dei prodotti o servizi interessati. Nel quadro della Politica CVD “ lo CSIRT Italia (Computer Security Incident Response Team), articolazione operativa dell’ACN, ricevuta la comunicazione, si farà subito carico di svolgere le analisi tecniche per individuare, in condivisione con il fabbricante o il fornitore del servizio o del prodotto viziato dalla vulnerabilità, la soluzione – di solito una “patch” – da introdurre al più presto possibile per risolvere quella specifica minaccia ” sottolinea il Direttore Quacivi. Gli obiettivi del processo di divulgazione coordinata Il processo è finalizzato a mettere il fabbricante o il fornitore nelle condizioni di intervenire nel più breve tempo possibile, anche attraverso il rilascio di aggiornamenti di sicurezza o patch. Si prova così a ridurre il rischio per gli utilizzatori prima della divulgazione pubblica delle informazioni relative alla vulnerabilità. Il processo di “ divulgazione coordinata ” coinvolge: il segnalante, ossia la persona fisica o giuridica che individua una potenziale vulnerabilità “zero day” e la comunica al CSIRT Italia con le informazioni tecniche necessarie alla sua analisi. La segnalazione può essere fatta, su richiesta, anche in forma anonima. Lo CSIRT Italia, che riceve e analizza la segnalazione, coordina le comunicazioni tra i soggetti interessati e, in cooperazione con il fabbricante o fornitore, supporta le attività di valutazione, mitigazione e risoluzione della vulnerabilità. Il fabbricante o fornitore, che collabora con lo CSIRT Italia nell’analisi della vulnerabilità, individua le misure di mitigazione e provvede alla realizzazione e distribuzione degli aggiornamenti risolutivi nei tempi concordati. La “Politica CVD” richiama l’attenzione dei segnalanti sulla normativa vigente nello svolgimento delle attività di ricerca delle vulnerabilità. “ Bisogna condurle nel rispetto della legge “, rimarca sempre l’ACN e non devono integrare fattispecie di reato. Le segnalazioni potranno essere trasmesse attraverso un’ apposita piattaforma informatica che sarà resa disponibile sul sito istituzionale dell’ACN. “ L’ACN consolida così un modello di collaborazione tra istituzioni e operatori del settore “ L’adozione della Politica nazionale di divulgazione coordinata delle vulnerabilità è avvenuta con Determina dell’ACN d’intesa con il Ministero della Giustizia e sentito il Tavolo per l’attuazione della disciplina NIS . Con l’adozione della Politica CVD, “ l’ACN consolida così un modello di collaborazione tra istituzioni, ricercatori di sicurezza e operatori del settore, volto a intercettare tempestivamente le vulnerabilità, favorirne la risoluzione e ridurre il rischio che possano essere sfruttate per finalità malevole, contribuendo al rafforzamento complessivo della resilienza dell’ecosistema digitale nazionale ” conclude il Direttore Quacivi . Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo ACN, il DG Andrea Quacivi adotta la “Politica Nazionale di divulgazione coordinata delle vulnerabilità”. L’invito alla comunità digitale: “Segnalare tutte le vulnerabilità Zero Day” sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 7, 2026source
Francia, Mistral lancia il suo nuovo modello AI. Così l’Europa vuole sfidare i giganti dell’intelligenza artificiale
L’azienda: “ Prestazioni già in linea con alcune tecnologie cinesi e supera numerosi modelli concorrenti open-weight “. L’Europa si rilancia nel confronto tecnologico e geo-economico dell’AI con la Cina e gli Usa, grazie alla Francia e alla startup Mistral che ha svelato Large 4 , il suo ultimo modello. Si è interrotto così un intervallo di circa cinque mesi dall’ultima release di rilievo. Secondo l’azienda, “ il nuovo sistema supera numerosi modelli concorrenti open-weight “. Mistral non svelava un nuovo modello dal mese di maggio. Ad agosto aveva invece iniziato a offrire ai propri clienti anche modelli sviluppati da società terze, a partire dal GLM 5.3 di Z.ai , azienda con sede a Pechino. Noto internamente come Le Chonk e ufficialmente denominato Mistral Large 4 , sarà reso pubblicamente disponibile il 27 ottobre . Prima del lancio, esperti di cybersecurity e autorità governative avranno accesso a una versione del modello con meno restrizioni di sicurezza, con l’obiettivo di testarne le capacità . “ L’Europa può competere “ “ Il modello che annunciamo oggi è superiore ai modelli cinesi sotto alcuni aspetti, incluso il cyber “, ha dichiarato l’Amministratore delegato di Mistral , Artur Mensch , durante un evento di presentazione ad Abu Dhabi . “ La narrazione secondo cui l’Europa non può competere non è vera “. Artur Mensch, Amministratore delegato di Mistral Secondo Pierre Stock , Vice Presidente della ricerca scientifica di Mistral , Large 4 si colloca tra i sistemi open-weight più potenti attualmente disponibili. Il termine open-weight indica modelli i cui pesi possono essere scaricati dagli utenti e utilizzati direttamente sulla propria infrastruttura hardware. Molti modelli cinesi adottano questo approccio. I sistemi AI statunitensi più avanzati sono invece generalmente closed , ossia accessibili esclusivamente attraverso l’infrastruttura dei rispettivi sviluppatori. Con oltre 3 miliardi di euro raccolti nell’ultimo giro di finanziamenti, Mistral punta così a presentarsi come un’alternativa europea e più sicura ai grandi operatori globali dell’intelligenza artificiale. “ Stiamo colmando il divario con i modelli di frontiera “ In termini tecnici e di velocità il modello Large 4 sta “ colmando il divario con i modelli di frontiera ” in diversi ambiti operativi. Tra questi: programmazione. Finanza. Analisi geospaziale. Produzione industriale. Progettazione di prodotti. Il modello è stato addestrato utilizzando l’ infrastruttura proprietaria di Mistral . Stock ha spiegato inoltre che l’obiettivo della società è costruire sinergie “ molto profonde ” con i propri finanziatori, tra cui ASML , e con il nuovo investitore Samsung , lungo l’intera catena del valore tecnologica. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Francia, Mistral lancia il suo nuovo modello AI. Così l’Europa vuole sfidare i giganti dell’intelligenza artificiale sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 7, 2026source
Flock Safety, prima pronuncia di “incostituzionalità” di un giudice federale negli Usa nell’uso della videosorveglianza
Pur non essendo una decisione vincolante, per la prima volta un lavoro di analisi che è partito dal database dell’azienda di telecamere stradale è stato riconosciuto come “ incostituzionale “. Una giudice federale degli Usa ha stabilito questa settimana che un Vice Seriffo di Tulsa , in Oklahoma , ha violato i diritti di una donna sanciti dal Quarto Emendamento quando ha utilizzato l’app Flock Safety per cercare la sua targa senza un mandato. Pur non costituendo un precedente vincolante, la decisione rappresenta uno dei primi casi in cui un giudice federale ha stabilito che un lavoro di analisi che impiega il database di Flock è “ incostituzionale “. Da tempo l’azienda con base ad Atlanta è oggetto delle attenzioni del Congresso . Sia per la mancanza di adeguate misure di sicurezza, che per le pratiche operative. Gli errori procedurali Nel caso esaminato, ha spiegato 404 Media , la giudice Sara Hill (in carica presso lo U.S. District Court for the Northern District of Oklahoma ) un passaggio fondamentale, indipendente dal presunto tipo di illecito. Ossia, che l’agente avrebbe dovuto ottenere un mandato prima di cercare nel database Flock la targa dell’automobile della donna. Secondo Hill , l’agente non aveva “ alcuna ragione apparente ” per cercarla, se non il fatto che il veicolo in questione “ avesse una targa della California “. L’agente ha successivamente utilizzato la cronologia degli spostamenti dell’auto, registrata da Flock , come parte della motivazione per perquisire il veicolo. Durante la perquisizione sarebbero stati trovati 91 libbre di metanfetamina. La giudice Hill ha però stabilito che tutte le prove ottenute dopo la ricerca effettuata tramite Flock devono essere escluse dal procedimento, in quanto considerate il “ frutto dell’albero avvelenato ”. Il tutto, secondo il principio giuridico che impedisce di utilizzare prove derivate da una precedente attività investigativa illegittima. Il punto in questione, oltre l’aspetto procedurale, è rimarcare come i server di un’azienda siano stati disponibili pur in mancanza di un’autorizzazione di base. Ed è proprio questa fallacia che potrebbe rafforzare i dubbi intorno alle pratiche di un’azienda che ha in gestione una vasta rete di telecamere per la lettura automatica delle targhe. Diverse amministrazioni locali e statali, tra cui quelle di Florida e Texas , hanno annunciato l’intenzione di interrompere l’utilizzo della tecnologia. Le preoccupazioni sulla privacy Nella sua decisione, Hill ha affrontato anche una questione più ampia, quale l’utilizzo dei database Flock da parte delle Forze dell’Ordine senza un mandato. Secondo la giudice, il monitoraggio degli spostamenti delle persone – anche in luoghi pubblici – può diventare problematico dal punto di vista costituzionale quando le autorità possono registrare in modo indiscriminato gli spostamenti di una persona. A maggior ragione se in un periodo prolungato e nel momento in cui queste informazioni sono successivamente impiegate per qualsiasi finalità investigativa. Hill ha definito questo meccanismo una forma di “ sorveglianza di massa indiscriminata ” (“ a type of indiscriminate mass surveillance “). La giudice ha inoltre distinto il sistema Flock dal caso Carpenter v. United States , una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti relativa all’accesso delle autorità ai dati sulla posizione ricavati dai telefoni cellulari. Nel caso Carpenter, infatti, il sistema di monitoraggio riguardava i dati di localizzazione di una specifica persona. La Flock , invece, raccoglie automaticamente informazioni su tutti i veicoli che transitano davanti alle telecamere collegate alla rete. Questi dati possono poi essere messi a disposizione delle Forze dell’Ordine su richiesta. Per approfondire Leggi il IV Emendamento della Costituzione Usa . Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Flock Safety, prima pronuncia di “incostituzionalità” di un giudice federale negli Usa nell’uso della videosorveglianza sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 7, 2026source
Dall’allucinazione al conflitto: l’AI nell’intelligence militare e il rischio di una guerra per errore
Quando un errore di sintesi dell’AI rischia di trasformarsi nel potenziale vettore di un confronto militare diretto. Nella primavera del 2026, in pieno conflitto con l’Iran, un rapporto di intelligence ha attraversato le forze armate americane con un messaggio che non lasciava spazio a dubbi: una nave cinese in Medio Oriente stava trasportando componenti di un programma di armamento nucleare. Il comando si è mosso. Secondo quattro fonti citate dalla CNN , un team armato si preparava ad abbordare il mercantile e velivoli militari erano già in volo. Poi, a poche ore dall’operazione, la verifica: il rapporto era stato prodotto con l’aiuto di un chatbot, che aveva identificato in modo errato il carico. La CNN non è riuscita a stabilire quale fosse. Una fonte lo ha definito «completamente falso», aggiungendo che «ha quasi scatenato una guerra». Come già raccontato da CyberSecItalia , il caso è un banco di prova su cosa accade quando l’AI entra nel punto più delicato della catena decisionale. Un errore a due stadi La dinamica è istruttiva. L’analista del Comando delle operazioni speciali aveva interrogato il chatbot su informazioni relative al manifesto di carico provenienti dal comando del Pacifico, alle Hawaii. Il sistema ha fuso fonti aperte e signals intelligence riservata, arrivando alla conclusione sbagliata. Poi l’analista ha usato di nuovo l’AI per confezionare i risultati in un rapporto standard, il formato di cui i vertici militari si fidano. Qui sta il punto: due passaggi automatizzati hanno trasformato un’allucinazione in un documento dall’aspetto perfettamente istituzionale. Non è un falso positivo da sensore, che produce rumore riconoscibile. È testo coerente, plausibile e ben strutturato, che conferma per giunta le peggiori aspettative di Washington sul sostegno cinese a Teheran: il terreno ideale per il confirmation bias. Un modello linguistico non distingue il vero dal verosimile, e la forma autorevole del documento fa il resto. Due potenze nucleari, un errore di sintesi Un abbordaggio contro una nave cinese basato su dati inesistenti avrebbe potuto essere letto da Pechino come un atto ostile e aprire una crisi diretta tra due potenze nucleari, in un teatro già saturo per la guerra con l’Iran. È la logica della spirale di sicurezza: ciascuna parte interpreta le mosse dell’altra nel modo peggiore, e una manovra viene percepita come offensiva anche se nasce da un errore. In questo schema l’errore informativo smette di essere tecnico e diventa strategico. La CNN sottolinea che gli analisti temevano da tempo uno scenario simile: uno Stato che apre il fuoco su una nave cinese sulla base di dati scorretti. Il caso lo rende concreto, e ricorda i temi che affrontiamo in questa rubrica: una tecnologia pensata per dare velocità e vantaggio si rivela anche un punto di vulnerabilità sistemica. Il contesto: adozione rapida, standard frammentati L’episodio si inserisce nell’accelerazione voluta dal Pentagono. A gennaio il segretario Pete Hegseth ha presentato l’«AI Acceleration Strategy», con l’obiettivo di mettere i modelli «nelle mani di tre milioni di persone, a tutti i livelli di classificazione». La piattaforma GenAI.mil si appoggia a Gemini for Government, a cui si è aggiunto Grok, mentre Anthropic offre una versione di Claude per l’intelligence. A giugno un rappresentante del Pentagono ha dichiarato al Congresso che 1,5 milioni di dipendenti hanno già usato questi strumenti. Ma lo sforzo è decentralizzato: secondo i funzionari citati dalla CNN, parti diverse del governo usano strumenti diversi con ordini e standard di sicurezza diversi, senza un criterio unico di verifica. Ciò che emerge dalle fonti è anche un problema di cultura professionale: alcuni veterani temono che l’AI spinga a produrre e diffondere intelligence più in fretta, e che gli analisti più giovani, nativi di questi strumenti, si fidino senza spirito critico. «L’AI ti permette di arrivare a una cattiva idea più velocemente», ha detto una fonte. Un dettaglio rilevante: sul targeting , ha detto un’altra fonte, «non esistono linee guida reali su come la presenza di un umano nel processo prevenga vittime civili o fuoco amico» . E, secondo un ex alto funzionario, gli strumenti interni sono in gran parte «copie di quelli commerciali con il rossetto» . Integrare con strategia, misurando il risultato Il caso non è un argomento contro l’AI: rinunciarvi significherebbe regalare un vantaggio ai competitor, e l’efficienza analitica è reale. Ma mostra che l’integrazione non può essere misurata in velocità di adozione. Un’AI che entra nei processi di intelligence va trattata come qualsiasi fonte non verificata: tracciabile, dichiarata come tale nel documento, e sottoposta a una revisione umana indipendente tanto più rigorosa quanto più irreversibile è l’azione che ne discende. Qui la lezione è per tutti, non solo per il Pentagono. Chi introduce questi strumenti in contesti sensibili, dalla difesa alle infrastrutture critiche, deve chiedersi non solo «quanto accelera?», ma «cosa succede quando sbaglia, e chi se ne accorge?». Perché un errore che nasce da un prompt può diventare un incidente tra potenze, e le conseguenze geopolitiche non si correggono con un aggiornamento. Il vantaggio competitivo andrà a chi saprà costruire i contrappesi attorno ai modelli, non a chi li adotterà per primo. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. 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cybersecitalia.itOct 7, 2026source
Cyber Resilience Act, la cybersecurity nei prodotti digitali: non più solo compliance, ma anche sicurezza by design
I consumatori potranno segnalare le vulnerabilità direttamente al CSIRT Italia, il Computer Security Incident Response Team dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale che gestisce e previene gli incidenti cyber. La cybersicurezza europea sta entrando in una fase nella quale non sarà più sufficiente chiedere a imprese e cittadini di proteggersi dagli attacchi. Sarà necessario pretendere che siano gli stessi prodotti digitali a nascere con un livello di sicurezza adeguato. È questa la trasformazione, più importante, contenuta nel decreto legislativo approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri per adeguare la normativa italiana al Cyber Resilience Act , il regolamento europeo 2024/2847 che introduce requisiti orizzontali di cibersicurezza per i prodotti hardware e software dotati di elementi digitali. Il principio è semplice, la sicurezza non deve essere aggiunta dopo che un prodotto è stato immesso sul mercato e, magari, dopo che una vulnerabilità è stata sfruttata, ma deve essere considerata fin dalla progettazione e mantenuta per l’intero ciclo di vita. Il regolamento europeo impone infatti obblighi a fabbricanti, importatori e distributori, intervenendo sulla gestione delle vulnerabilità, sugli aggiornamenti di sicurezza e sulla segnalazione degli incidenti gravi. Lo schema italiano stabilisce le disposizioni necessarie per applicare integralmente il regolamento e coordinare il nuovo sistema con la normativa nazionale già esistente. La portata della norma diventa evidente se si considera cosa significa oggi “prodotto digitale”. Non parliamo soltanto di computer o smartphone, ma di un ecosistema enorme di dispositivi e software che entrano nelle abitazioni, nelle aziende, nelle infrastrutture e nei servizi pubblici. Ogni dispositivo connesso può diventare un punto d’ingresso, un terminale compromesso o un elemento di una catena d’attacco. Il Cyber Resilience ACT prova quindi a spostare una parte della responsabilità dal momento dell’incidente al momento della progettazione. L’ACN diventa il perno della vigilanza italiana Lo schema di decreto assegna all’ Agenzia per la cybersicurezza nazionale un ruolo centrale. L’ACN viene individuata come autorità di notifica degli organismi di valutazione della conformità e, soprattutto, come autorità di vigilanza del mercato per i requisiti orizzontali di cybersicurezza previsti dal Cyber Resilience ACT . L’Agenzia potrà inoltre avvalersi della collaborazione della Guardia di finanza nell’esercizio dei propri poteri di vigilanza. Non si tratta però della creazione di un sistema completamente accentrato. Il decreto costruisce una rete di autorità che dovranno coordinarsi in funzione della natura del prodotto. Per i prodotti digitali classificati anche come sistemi di IA ad alto rischio entrano in gioco le autorità individuate dalla normativa nazionale sull’intelligenza artificiale; per gli istituti finanziari vigilati intervengono Banca d’Italia, CONSOB e IVASS; per gli aspetti di competenza relativi alla protezione dei dati opera il Garante per la privacy. Il modello previsto è quindi quello della cooperazione istituzionale e dello scambio di informazioni. Questa architettura è particolarmente importante perché dimostra come la cybersicurezza non possa più essere trattata come una materia isolata. Un prodotto digitale può contemporaneamente essere un dispositivo tecnologico, un sistema che utilizza intelligenza artificiale, uno strumento finanziario o un elemento che tratta dati personali. La sicurezza diventa quindi un terreno comune sul quale devono convergere, e contaminarsi, competenze diverse. La centralità dei consumatori Anche i consumatori entrano direttamente nel nuovo sistema . Il decreto prevede procedure per i reclami e consente di segnalare direttamente al CSIRT Italia vulnerabilità, incidenti e minacce informatiche. Il CSIRT Italia è il Computer Security Incident Response Team dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale che gestisce e previene gli incidenti cyber. Si tratta, in quest’ottica, di un cambiamento culturale significativo. Il cittadino non viene considerato soltanto l’utilizzatore finale del prodotto, ma può diventare anche una fonte di intelligence sulla sicurezza dello stesso. Il sistema prevede, poi, un apparato sanzionatorio. In caso di violazione del regolamento, le autorità competenti potranno applicare le sanzioni previste dall’articolo 64 del Cyber Resilience ACT secondo le rispettive procedure. I proventi delle sanzioni irrogate dall’ACN saranno riassegnati, attraverso il bilancio dello Stato, per incrementare la dotazione dell’Agenzia. Dalla compliance alla sicurezza “by design” La parte forse più interessante del decreto riguarda, però, le piccole imprese e l’innovazione. Il rischio di una normativa sulla cybersicurezza è infatti quello di trasformarsi in un costo sproporzionato per startup e PMI, proprio quelle realtà che spesso sviluppano prodotti innovativi ma dispongono di risorse inferiori rispetto ai grandi gruppi tecnologici. Per questo il decreto prevede un canale dedicato di supporto attraverso ACN e Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oltre a procedure di valutazione della conformità che tengano conto delle esigenze delle microimprese, delle piccole e medie imprese e delle startup, anche attraverso un approccio basato sul rischio. È anche prevista la nascita della Sandbox-CRA (acronimo di Cyber Resilience ACT ), uno spazio di sperimentazione normativa supervisionato dall’ACN nel quale prodotti innovativi con elementi digitali potranno essere sviluppati, testati e sottoposti a verifiche di conformità prima dell’immissione sul mercato. L’accesso sarà prioritario e agevolato per microimprese e piccole imprese e la procedura di valutazione della domanda dovrà concludersi, secondo lo schema, entro novanta giorni. La Sandbox potrà dialogare con gli spazi di sperimentazione finanziaria e con quello italiano dedicato all’intelligenza artificiale, creando un collegamento particolarmente significativo tra tre settori destinati a sovrapporsi sempre di più quali cybersicurezza, IA e finanza. Il significato politico e industriale del Cyber Resilience Act va quindi oltre l’introduzione di nuovi obblighi burocratici Il significato politico e industriale del Cyber Resilience Act va quindi oltre l’introduzione di nuovi obblighi burocratici. L’Europa sta cercando di modificare il modello economico della sicurezza digitale. Questo, perché chi produce tecnologia dovrà assumersi una parte maggiore della responsabilità per la sicurezza di ciò che mette sul mercato. Per anni il paradigma è stato sostanzialmente opposto. Si partiva infatti dalla considerazione che si produceva tecnologia, la si vendeva e soltanto dopo una vulnerabilità si trasformava in un problema di sicurezza. Il Cyber Resilience ACT prova a interrompere, proprio, questa logica imponendo una responsabilità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. È una trasformazione necessaria perché il cybercrime ha ormai dimostrato che la vulnerabilità di un singolo prodotto può diventare la vulnerabilità di un’intera filiera. Router, software, dispositivi IoT, sistemi industriali, applicazioni finanziarie e strumenti basati sull’intelligenza artificiale non sono più oggetti isolati, sono nodi di una stessa infrastruttura digitale. La cybersicurezza smette, progressivamente, di essere soltanto una risposta all’attacco e diventa un requisito industriale. Non si chiede più soltanto a chi utilizza la tecnologia di difendersi. Si chiede a chi quella tecnologia la costruisce di renderla più difficile da attaccare fin dall’inizio. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Cyber Resilience Act, la cybersecurity nei prodotti digitali: non più solo compliance, ma anche sicurezza by design sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
cybersecitalia.itOct 6, 2026source
Usa, proposta di legge bipartisan per rafforzare la sicurezza dei cavi sottomarini
Più semplificazione normativa e un maggiore controllo per le infrastrutture considerate rischiose, queste le linee guida dell’iniziativa sui cavi sottomarini. “ Submarine Cable Security Policy Act of 2026 “, è questo il nome del nuovo disegno di legge per rafforzare negli Usa la sicurezza dei cavi sottomarini. Presentata dai deputati Rob Menendez (Democratico) e August Pfluger (Repubblicano) la proposta ha l’obiettivo di “ un quadro normativo standardizzato per il rilascio delle licenze relative ai cavi sottomarini che approdano negli Usa “. Al contempo, si andrebbero ad introdurre dei requisiti più chiari in materia di Sicurezza Nazionale per gli operatori . La Federal Communications Commission (FCC) opererebbe così all’interno di un quadro di regole più uniforme. La normativa mira infatti a sostituire l’attuale processo di valutazione – caso per caso – con un regime normativo più coerente . Il quale, secondo i rappresentanti del Congresso, consentirà sia di accelerare i progetti ritenuti affidabili sia di rafforzare il controllo sui sistemi che presentano “ potenziali rischi ” per la sicurezza. Più semplificazione e maggiore controllo per le infrastrutture considerate rischiose, queste dunque le linee guida. L’importanza dei cavi Attraverso queste infrastrutture strategiche transita quasi la totalità del traffico Internet internazionale. Per questo, come ha sottolineato capacityglobal.com sono obiettivi potenziali di sabotaggio e di incidenti. Un tempo considerati principalmente come beni commerciali, oggi questi cavi hanno sempre di più il valore di infrastrutture strategiche vulnerabili a interferenze deliberate . “ I cavi sottomarini sono fondamentali per la nostra economia e la nostra Sicurezza Nazionale, poiché trasportano il traffico Internet e delle comunicazioni su cui gli americani fanno affidamento ogni giorno ”, ha affermato Menendez. “ Sono orgoglioso di guidare insieme Pfluger questa iniziativa legislativa bipartisan “. Pfluger ha sottolineato: “ I nostri avversari stranieri stanno investendo nei cavi sottomarini che trasportano oltre il 95% dei nostri dati internazionali. Lo fanno per minare la nostra sicurezza nazionale ed economica. Lo United States Submarine Cable Security Policy Act del 2026 stabilisce standard di sicurezza chiari e coerenti affinché possiamo tenere lontani i malintenzionati dalle nostre infrastrutture critiche “. L’importanza del confronto geo-economoco Attraverso la prospettiva di un maggiore controllo sui cavi sottomarini, gli Usa rilanciano anche il confronto geo-economico con la Cina. A giugno la FCC aveva votato per rafforzare i controlli e la supervisione in materia di cavi di comunicazione sottomarini. Le nuove regole servono a costituire nuove barriere all’ingresso nel mercato alle aziende cinesi, legittimando al contempo un canale preferenziale per le Big Tech americane. Per la prima volta, la Commissione intendeva richiedere licenze agli operatori delle apparecchiature terminali delle linee sottomarine. Sono elementi cruciali dei sistemi di cavi, poiché collegano le reti oceaniche alle infrastrutture terrestri negli Usa . Di questi temi si parlerà nel corso della 3^ edizione di  Space & Underwater , la  conferenza  internazionale organizzata e promossa da Cybersecurity Italia in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana ( ASI ), che si terrà il prossimo 1° dicembre presso l’Auditorium “Luigi Broglio” a Roma Per approfondire Leggi la proposta legislativa “ Submarine Cable Security Policy Act of 2026 ” in PDF. Seguici anche sul nostro canale WhatsApp Vai al sito di Cybersecurity Italia. L'articolo Usa, proposta di legge bipartisan per rafforzare la sicurezza dei cavi sottomarini sembra essere il primo su CyberSecurity Italia .
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