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NASA Ground Control Software Flaw Enables Unauthenticated Commands
A critical vulnerability in NASA's open-source AMMOS Instrument Toolkit (AIT)-GUI ground software has been found that could allow unauthenticated attackers to issue spacecraft and instrument commands, execute server-side scripts and run command sequences. AIT-GUI is the browser-based operator console for NASA's AMMOS Instrument Toolkit, an open-source framework for ground data systems that communicate with instruments and spacecraft. The flaw, tracked as GHSA-p9r8-2q67-fp86 and given a CVSS ratting of 9.4, affects AIT-GUI versions through 2.5.1. No CVE has been assigned at the time of writing. Cycode researcher Yuval Elbar disclosed the findings on August 18 and the flaw has been fixed in AIT-GUI 2.5.2. Unauthenticated API Exposes Command Functions AIT-GUI starts its web server on all network interfaces rather than honoring its configured host setting. The API also has no authentication, authorization or cross-site request forgery (CSRF) protection on state-changing endpoints. The /cmd route can relay commands to the command bus, while /script/run and /seq can execute scripts and command sequences. The latter two endpoints also construct filesystem paths from user-controlled input without adequate confinement, allowing files outside the intended directories to be passed for execution. The combination is significant because these web functions sit between an operator console and command infrastructure. Security weaknesses in exposed operational technology (OT) environments can similarly turn basic access-control failures into routes to high-impact functions. The attack does not necessarily require direct network access to the AIT-GUI server. Because the state-changing routes accept browser-compatible form submissions without CSRF protection, a malicious website visited by an operator can send requests to the service. Cycode said it demonstrated that an operator accessing a host-local or firewalled deployment could therefore be targeted through their browser, with cross-origin requests delivered without a CORS preflight. The project recommends authentication and authorization for state-changing endpoints, CSRF protection, binding the server to its configured host and path confinement for the affected routes. Update August 21. In a statement to Infosecurity, NASA said, “Engineers at NASA’s Jet Propulsion Laboratory confirmed and resolved a vulnerability in the open-source AMMOS AIT-GUI web API. We maintain ongoing collaboration with software developers and partners, while proactively monitoring and evaluating our networks, software, and data to identify and address potential risks.” The agency added that it has fully addressed the issue in version 2.5.2 and the team published a detailed security advisory on Github to alert the user community. Users of AIT-GUI are encouraged to upgrade to the latest version and follow National Institute of Standards and Technologies cybersecurity best practices. “NASA recognizes that external vulnerabilities can be discovered by anyone at any time and has issued the Vulnerability Disclosure Policy to provide clear guidelines to security researchers to report potential vulnerabilities,” the agency commented. It highlighted that Bugcrowd is the official channel to report vulnerabilities for NASA systems. Submit reports via: https://bugcrowd.com/engagements/nasa-vdp.
infosecurity-magazine.comAug 18, 2026extracted
RMS: l’Eretico del codice. L’uomo della rivoluzione partita da una stampante rotta
Barba rabbinica, tonaca e sandali: nel 2000 si autodefinì “sull’orlo dell’autismo”. Storia di Richard Stallman, l’uomo del software libero e di una rivoluzione digitale che nessuno aveva previsto. Sono diverse le figure della comunità scientifica che hanno contribuito in maniera fondamentale a traghettare la nostra civiltà dal vecchio mondo analogico all’attuale società dell’informazione (digitale). Tra queste personalità quella che occupa sicuramente un posto di rilievo nell’pantheon informatico è sicuramente Richard Stallman. Richard Stallman è un programmatore statunitense, oggi settantatreenne. Nasce e cresce a New York e ha fatto parte del celebre laboratorio di intelligenza artificiale del MIT nel Massachusetts fino al gennaio del 1984. È proprio nel perimetro di questo laboratorio che si verifica l’evento destinato a dare una svolta al corso dell’informatica. La Xerox aveva donato all’AI Lab (laboratorio di intelligenza artificiale ) del MIT una stampante laser professionale di nuova generazione ma per una strana eterogenesi dei fini questa macchina si inceppava di continuo. Stallman conosceva il problema, sapeva come risolverlo avendo negli anni precedenti risolto problemi simili su altri dispositivi di stampa ma non aveva accesso al codice perché la Xerox distribuiva solo gli eseguibili, quindi, niente reverse engineering. Una buona occasione gli si presentò quando seppe di un ricercatore che aveva lasciato la Xerox PARC per trasferirsi alla Carnegie Mellon University portando con sé il codice. Si reca quindi di persona per chiedergli del sorgente ma tutto si riduce in una breve e brutale conversazione: l’ex ricercatore aveva firmato un accordo di riservatezza con l’azienda e dunque rifiutò di concedergli il codice e qualunque altra cosa. Tempo dopo lo stesso Stallman dichiarerà: “ Era la prima volta che m’imbattevo in una clausola di non divulgazione, e mi resi immediatamente conto come questi accordi producano delle vittime. In questo caso la vittima ero io .” Stallman arrabbiato, andò via senz’aggiungere una parola. Un incontro, durato forse 30 secondi, divenne il punto di svolta della sua vita. Da quel giorno dichiarerà: ogni volta che colleghi del MIT mi offrivano lavoro in aziende che richiedevano un contratto di riservatezza, mi rifiutavo. Questo isolamento progressivo lo portò a definirsi, riprendendo Steven Levy “ l’ultimo vero hacker ”. Questo è quanto basta per convincere il giovane Stallman che il codice proprietario non deve essere l’unica strada percorribile, anzi deve esserci un’alternativa valida e condivisibile ma per questo deve costruirla da zero. Ma per capire meglio la portata di questa scelta bisogna fare un ulteriore passo indietro. Agli inizi degli anni Settanta nei Bell Labs, Ken Thompson e Dennis Ritchie stavano riscrivendo il codice di Unix donando al mondo un nuovo linguaggio di programmazione, il Linguaggio C. Questo rendeva Unix (riscritto in C) oltreché portabile su altre macchine, anche di più facile manutenzione, scelta che successivamente avrebbe permesso al progetto GNU , e più tardi a Linux, di poggiare su basi solide ma, in particolare, era la situazione accademica di quegli anni a renderlo un periodo particolare: Il clima accademico aperto, quello che Stallman vive al MIT, permetteva a ricercatori e università di scrivere e scambiarsi liberamente idee e software creato. Ma con il passare del tempo, questo clima andò via via ridimensionandosi e anche Unix avrebbe perso parte della sua apertura, diventando sempre più chiuso: codice a pagamento, licenze restrittive. Quella di Stallman fu quindi una reazione a queste increspature industriali e ad un contesto che andava cristallizzandosi verso sempre una maggiore chiusura. Così nel gennaio del 1984 anziché schierarsi dalla parte di chi si batteva per il copyright per il software come aveva fatto Bill Gates pochi anni prima scrivendo la celebre: “ Lettera aperta agli hobbisti “, Stallman si decise a compiere un gesto retrospettivamente rivoluzionario, lasciò il laboratorio del MIT per fondare un progetto nuovo, tutto suo. Nasce così il progetto GNU , dal quale nasceranno poi la Free Software Foundation e la licenza GPL . Richard Matthew Stallman Richard viene al mondo a New York nel 1953, figlio di Daniel Stallman e Alice Lippman. Il padre è un veterano della Seconda Guerra Mondiale che ha partecipato allo sbarco in Normandia: un uomo integro, ricorderà il figlio, ma anaffettivo. La madre insegna arte ed è un’attivista sindacale. Vivace e politicamente impegnata di orientamento progressista, l’esatto opposto del giovane Richard, all’epoca adolescente dalle idee conservatrici. Le loro opposte idee li porteranno spesso a quotidiani e furiosi scontri. I genitori divorzieranno nel 1958, quando Richard ha solo cinque anni. Inizia così per il futuro informatico un periodo di pendolarismo tra l’appartamento della madre a Manhattan e la casa del padre nel Queens. Anni di incomprensioni che Stallman ricorderà sempre con tristezza. Richard Matthew Stallman Un introverso enfant prodige Fin dall’infanzia si distingue per comportamenti inusuali: la madre, Alice Lippman, racconta due episodi in particolare. Da bambino, portato in spiaggia, iniziava a urlare ben prima di arrivare alla battigia, infastidito dal rumore della risacca; e piangeva ogni volta che la nonna, dai capelli rosso vivo, tentava di prenderlo in braccio, quasi infastidito dal colore stesso. Episodi che la madre, anni dopo, ricollegherà a certe caratteristiche dello spettro autistico. Sviluppa presto un proprio metodo per orientarsi nel mondo: a 7 anni memorizza le mappe della metropolitana di New York stando al finestrino del primo vagone, e lancia modellini di razzi a Riverside Drive Park annotando i risultati di ogni lancio. Fu proprio in un periodo di lutto, a dieci anni, dopo la morte dei nonni paterni, che un istruttore di un corso estivo gli procurò un manuale dell’IBM 7094: Richard iniziò a scrivere programmi su carta, senza ancora avere una macchina su cui farli girare. Comportamenti che lo stesso Stallman stigmatizzerà in un’intervista al Toronto Star del 9 ottobre 2000 (firma di Judy Steed), nella quale si autodefinì: “Sull’orlo dell’autismo” Gli studi Altro comportamento che lo contraddistingueva dai suoi coetanei a scuola era la sua avversione per i compiti scritti che per anni aveva boicottato e sistematicamente eluso. Il suo ultimo tema risaliva alla quarta elementare. Mentre frequentava la Louis D. Brandeis High School, scuola presso cui si sarebbe diplomato, Richard frequentava il Columbia Science Honors Program, un corso riservato ai migliori studenti delle medie di New York e lavorava come assistente di laboratorio alla Rockefeller University, dove il direttore rimase talmente colpito dal suo talento da telefonare alla madre anni dopo per sapere come stesse, convinto che avrebbe avuto un grande futuro in biologia. Il suo primo vero programma lo scrisse in estate all’IBM New York Scientific Center: un preprocessore per il 7094 in linguaggio PL/I, poi riscritto interamente in assembler perché troppo grande per quella macchina. Andava ancora alle medie. Mentre è ancora all’università che ha inizio la sua leggenda grazie anche alla capacità di correggere i suoi professori mentre facevano lezione, cosa che gli attirò molte antipatie, nel 1974 ad Harvard consegue la laurea in fisica. Dopo la laurea, entra a far parte del laboratorio di intelligenza artificiale del MIT (AI Lab), dove aveva già iniziato a lavorare nel 1971. In quel contesto la parola “ hacker ” non ha una valenza negativa, anzi, si riferiva a chi studiava e s’impegnava senza sosta per migliorare software e sistemi. Scrivere codice era solo un punto di partenza. La filosofia dell’AI Lab era semplice: dare e ricevere, tutto era improntato sulla condivisione e sul miglioramento del codice e chiunque poteva usarlo e migliorarlo restituendolo alla comunità scientifica con nuove aggiunte. Il laboratorio, nei suoi anni d’oro, era per Stallman qualcosa di simile a una città viva: alcune sezioni si rinnovavano continuamente, altre restavano immutate al punto che si poteva riconoscere, dalla scrittura del codice, il lavoro dei programmatori degli anni Sessanta. Poi, nei primi anni Ottanta, quella città cominciò a svuotarsi. La Symbolics, una startup nata da una costola dello stesso MIT, si portò via i migliori programmatori a uno a uno, e tutti firmarono accordi di non divulgazione con l’azienda. Stallman restò Solo. Richard Matthew Stallman Il rivoluzionario Ateo Nonostante fosse figlio di madre ebrea, si dichiarava non credente. Ma era molto provocatorio anche nel professare il suo ateismo. Leggenda vuole che girasse con una spilla su cui era scritto “Processiamo Dio”. La logica era la seguente: se una divinità così potente avesse creato il mondo senza mai correggerne i problemi, avrebbe ragionato, forse più che adorarla, sarebbe stato il caso di processarla. Questa stessa provocazione negli anni prese forma di un piccolo monologo che recita ancora oggi, impersonando l’imputato. La goccia che fa traboccare il vaso Alcuni anni dopo l’evento della stampante laser, gli hacker del MIT sotto la guida di Richard Greenblatt avevano modificato e perfezionato la Lisp Machine, un computer dell’AI Labs creato da John McCarthy negli anni Cinquanta per il linguaggio Lisp. Agli inizi degli anni 80 questo progetto si divise in due rami diversi ognuno rappresentato da una diversa azienda. La Symbolics rappresentata da Russell Noftsker, ex amministratore del laboratorio, e la Lisp Machine Inc di Greenblatt. Le due aziende si contesero il personale dell’AI Lab: alcuni furono assunti come consulenti dalla Symbolics, il resto degli esperti (hacker) andò alla Lisp Machine Inc. L’unico degli esperti che decise di rimanere all’AI Lab fu Stallman che rimase a guardia della Lisp Machine dell’AI Lab. Nel giorno del suo ventinovesimo compleanno la Symbolics ritira il suo accordo informale stipulato con il Laboratorio del MIT. L’accordo consisteva nel condividere le innovazioni e i miglioramenti del codice sviluppati dall’azienda per aggiornare il sistema operativo comune delle Lisp machine. Da quel giorno in poi se il MIT avesse voluto gli aggiornamenti avrebbe dovuto comprare macchine dalla Symbolics e interrompere ogni rapporto con la concorrenza. Stallman da hacker e genio qual’era reagì male all’ultimatum: descrisse il laboratorio come “ un paese neutrale, come il Belgio ” di fronte a un’invasione se la Germania attacca il Belgio, spiegò, il Belgio si schiera con Francia e Inghilterra. Un paragone che Stallman avrebbe ripetuto, quasi identico, anche in un’altra intervista rilasciata anni dopo al giornalista Michael Gross, segno di quanto quell’immagine gli fosse rimasta impressa. Inizio della leggenda Quel che accade dal 1982 entra a ragione nel leggendario, ogni volta che la Symbolics rilasciava una nuova funzione, un aggiornamento, Stallman lo riscriveva da zero per tenere sempre aggiornata la Lisp Machine del MIT e lo stesso laboratorio al passo coi tempi. Iniziò a sfidare, come si dice, a singolar tenzone, a colpi di tastiera e di codice i suoi migliori ex colleghi di laboratorio, passati alla concorrenza. Fu anche accusato di copiare il codice, ma per smentire le accuse smise anche di leggere il loro codice ricostruendo tutto da zero partendo solo dalla documentazione. Nonostante la tenacia e la preparazione, Stallman sapeva di non poter combattere all’infinito contro un’azienda e la maggior parte dei suoi ex colleghi, che lo ritenevano un romantico hacker anacronistico, passati tutti dal software di laboratorio al software di mercato. Si era convinto che non poteva essere più l’ultimo giapponese rimasto nella foresta a combattere a guerra finita, non aveva più senso.L’AI Lab era come una cucine di certi ristoranti storici: un po’ malandata, un po’ geniale, e impossibile da replicare altrove . Bisognava costruire qualcosa di nuovo e che nessuna azienda potesse ricomprare. GNU non è Unix Gennaio 1984. Per evitare che il MIT metta le mani sul suo codice e lo chiuda in un cassetto proprietario, Stallman taglia i ponti. Lascia l’università e lancia un’idea che ai molti suona semplicemente folle: scrivere un intero sistema operativo da zero, che sia compatibile con UNIX . Il nome scelto è tutto un programma: GNU (acronimo ricorsivo per GNU’s Not Unix ). Le regole d’ingaggio? Nessun segreto. Il codice deve rimanere aperto, studiabile e modificabile. Sempre. C’era però un ostacolo di fondo. Per far girare un sistema Unix-like serve un compilatore C, e all’epoca di roba libera non c’era neanche l’ombra. Che fare? Semplice: scriversene uno. Nasce così la Free Software Foundation (FSF) per raccogliere donazioni, e nel 1987 spunta fuori la primissima versione di GCC . Un punto di non ritorno. Era il primo compilatore C portabile e ottimizzato nato completamente libero. Insieme all’editor Emacs e alle utility di base, GCC diventa il pilastro della futura informatica. E da allora non si è mai più fermato: ha inglobato il C++, ha visto nascere un ramo sperimentale pazzesco (EGCS) che ha riscritto le regole dell’ottimizzazione, fino a supportare Fortran, Java e Ada. Oggi la chiamano GNU Compiler Collection , ed è gestita da un comitato misto di accademici e industriali. Il Kernel E il kernel? Mettiamola così: nei piani originali doveva chiamarsi Alix (il nome della ragazza di Stallman all’epoca). Poi lo sviluppatore principale, Michael Bushnell, ci mise lo zampino e optò per HURD , declassando Alix a un semplice sottosistema interno. Poco dopo la coppia scoppiò, e di Alix rimase solo un vecchio appunto nei file di progetto. Curiosità logistica: prima di Internet, come si distribuiva questa mole di codice? Via posta. Man mano che i programmi diventavano stabili, Stallman masterizzava i nastri magnetici e li spediva a casa di chi li chiedeva, dietro un piccolo rimborso spese. In pratica, aveva appena inventato la prima attività di distribuzione software della storia senza nemmeno rendersene conto. Copyleft Nel 1989 Stallman formalizza la GNU General Public License sul principio del Copyleft. Scrivendo il suo codice software come codice legale. Crea un nuovo tecnicismo giuridico fondato sul capovolgimento del funzionamento del Copyright. Il Copyleft non è usato per limitare, restringere la libertà degli utenti, anzi serve a garantirla. Chiunque sia in possesso di un software sotto licenza GPL può liberamente copiarlo, modificarlo, ridistribuirlo senza nessuna restrizione ma con un unico obbligo: qualsiasi versione derivata deve restare sotto il dominio GPL, in modo da godere delle stesse libertà delle versioni precedenti. Richard Matthew Stallman L’ambiguità Il progetto GNU nasce per promuovere la libertà e la cooperazione tra gli utenti di computer e tra i programmatori. Software libero non significa software gratuito. Con la parola Free il software va pensato come se si pensasse alla “Libertà di parola” e non a una “birra Gratis” ripete da sempre Stallman. Dunque, ci si riferisce alla libertà di chi usa quel programma. Nel manifesto del software libero (GNU), sono elencate 4 libertà Libertà 0 : Eseguire il programma per qualsiasi scopo. (Puoi usarlo come vuoi) Libertà 1 : Studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità. (entrare nel codice e modificarlo) Libertà 2 : Ridistribuire copie per aiutare il prossimo. (Fare copie e passarle agli altri) Libertà 3 : Migliorare il programma e distribuire i miglioramenti a beneficio della comunità. (Modificare il codice e passarlo agli altri) Un software può essere distribuito gratuitamente ma non rispettare nessuna delle 4 libertà, come succede in molti casi di software proprietario distribuito senza costi. Al contrario del software libero che anche se venduto commercialmente chi lo acquista è obbligato a mantenere intatte queste 4 libertà. Sant’IGNUcius il suo Alter Ego giocoso Da anni Richard Stallman presenta conferenze dove divulga il verbo del software libero. E in particolare modo chiunque usi il termine “ open source ” al posto di “free software” viene subito richiamato all’ordine. Leggenda narra che in una conferenza, mentre veniva presentato da un docente di una famosa università statunitense come esperto di open source, Stallman balzò in piedi precisando che lui si occupava di software libero e non di altri movimenti. Ma a queste conferenze non mancano ironia e momenti iconici. A un certo punto della serata tira fuori da una busta un vecchio disco magnetico e se lo mette in testa: la luce dei riflettori lo trasforma in un’aureola perfetta. Indossa poi una tonaca nera e si presenta al pubblico come “ San IGNUcius della Chiesa di Emacs ”, alzando la mano destra in un gesto di benedizione scherzosa: “Benedico il tuo computer, figlio mio”. Lo stesso Stallman racconta sul proprio sito di aver ideato il personaggio nel 1996, come modo per “prendersi gioco di sé stesso” senza prendersi troppo sul serio. Stallman è anche conosciuto per la sua avversione alla stupidità e alle cerimonie, è risaputo che se qualcuno fa qualcosa di stupido non esita a rinfacciarglielo. San IGNUcius della Chiesa di Emacs Il trionfo silenzioso Torniamo ai primi anni Novanta. Il sistema GNU ha quasi tutti i pezzi al loro posto, ma gli manca un cuore pulsante. Il kernel HURD è in ritardo cronico. A togliere le castagne dal fuoco ci pensa, nel 1991, un giovane studente finlandese: Linus Torvalds Sforna il kernel Linux e, nel 1992, decide di pubblicarlo sotto la licenza GPL di Stallman: da lì succede l’imprevedibile. L’unione degli attrezzi di GNU con il motore di Torvalds fa nascere il sistema GNU/Linux. Quello che era partito come un mix tra idealismo radicale e l’hobby di un universitario, oggi tiene letteralmente in piedi il mondo digitale. Non ci credete? Guardatevi attorno. I 500 supercomputer più potenti della Terra usano Linux. I server di Hollywood che renderizzano gli effetti speciali? Linux. Perfino l’elicotterino Ingenuity della NASA, che ha svolazzato su Marte, ha dentro un’anima Linux. E poi, ovviamente, c’è Android. Nel 2005 Google si compra l’omonima startup, infilando di fatto un derivato di Linux nelle tasche di oltre tre miliardi di esseri umani. Ed è qui che si consuma il cortocircuito finale, la firma del vero hacker. A fronte di questo trionfo planetario del suo software, oggi Stallman si rifiuta di toccare uno smartphone. Per lui non sono altro che dispositivi di sorveglianza di massa da portare a passeggio, macchine pensate per tracciare la gente tramite software chiuso. E nel 2026? A gennaio 2026 Stallman era ad Atlanta, al Georgia Institute of Technology . Cinquanta minuti di conferenza, poi un’ora e mezza di domande. Stesso copione di sempre tranne il nemico, che stavolta ha un nome nuovo. L’intelligenza artificiale. O meglio: la “Pretend Intelligence”. Perché chiamarla “intelligente”, ragiona lui, è già cedere terreno. È comprare la réclame. È convincersi che queste macchine capiscano qualcosa mentre generano testo e basta, senza sapere cosa significa. Nel medesimo intervento ha allargato il tiro: auto connesse, backdoor nei processori, dispositivi che il produttore può spegnere da remoto con un aggiornamento. Roba che conosce bene. La logica è identica a quella della stampante Xerox: qualcuno, da qualche parte, tiene le chiavi di casa tua. Tu pensi di possedere qualcosa. Non è così. La differenza tra il 1982 e il 2026? La scala. E il fatto che adesso ci si casca in tre miliardi. Vintage C’è chi, come chi vi scrive, ricorda ancora l’odore dei laboratori informatici universitari: ventole che ronzavano a tutte le ore, e un prompt che aspettava paziente il comando gcc . Per intere generazioni di matricole, imparare il C non significava aprire un ambiente di sviluppo blasonato, ma aprire un editor spartano e invocare quel compilatore nato nel 1987 dalle mani e dalla testardaggine di Richard Stallman: il primo compilatore ANSI C ottimizzante e portabile distribuito come software libero, capace persino di ricompilare sé stesso. Il C, si diceva nei corsi, dava accesso diretto alla memoria della macchina. Un privilegio che si pagava a caro prezzo, come in uno dei tanti casi capitati al chi scrive e ai suoi colleghi di corso che, a ricevimento dal professore, si scontravano con il prodotto tra una matrice e un vettore a colpi di segmentation fault e di notti passate a inseguire un puntatore impazzito con gdb . Ma proprio in quella fragilità, in quel dover capire davvero cosa succedesse sotto il cofano, si nascondeva il fascino: GCC non nascondeva nulla, e nemmeno pretendeva di farlo. Era la prova tangibile che un’idea nata nel 1984 dal progetto GNU la libertà di usare, studiare, modificare e condividere il software potesse reggere il confronto, e spesso vincerlo, con i compilatori commerciali del tempo. Ogni errore di compilazione portava con sé quella strana familiarità con una macchina che sembrava, in fondo, condividere gli stessi principi di chi l’aveva creata. Anni dopo, Richard Stallman fu ospite d’onore in un congresso organizzato a Napoli dall’Università Federico II: un evento al quale il sottoscritto non ebbe il tempo di partecipare. Con grande, grandissimo rammarico. Fonti Sam Williams e Richard M. Stallman, Free as in Freedom 2.0: Richard Stallman and the Free Software Revolution (Free Software Foundation, 2010), distribuito sotto licenza GNU Free Documentation License. Capitolo 3: oreilly.com/openbook/freedom/ch03.html — Capitolo 7: oreilly.com/openbook/freedom/ch07.html Michael Gross, “Richard Stallman: High School Misfit, Symbol of Free Software, MacArthur-Certified Genius”: mgross.com/books/my-generation/my-generation-bonus-chapters/richard-stallman-high-school-misfit-symbol-of-free-software-macarthur-certified-genius/ Richard Stallman, “Saint IGNUcius”, pagina ufficiale dell’autore: stallman.org/saint.html — foto e video, categoria “Saint IGNUcius” su Wikimedia Commons (licenze CC-BY / CC-BY-SA): commons.wikimedia.org/wiki/Category:Saint_IGNUcius Judy Steed, Toronto Star, sezione Business, 9 ottobre 2000, p. C03 (per la citazione ‘sull’orlo dell’autismo’).” manca la precisazione concordata: “Articolo cartaceo, non disponibile in archivio digitale libero. Riferimento bibliografico verificato in: Sam Williams, Free as in Freedom, cap. 3, nota 3. Wikipedia, voce “Richard Stallman” (riferimento pubblico aggiuntivo per il dettaglio del manuale IBM 7094): en.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman Copertura giornalistica indipendente del discorso di Stallman al Georgia Institute of Technology, 23 gennaio 2026, tra cui Slashdot, Hardware Upgrade e Rivista AI. L'articolo RMS: l’Eretico del codice. L’uomo della rivoluzione partita da una stampante rotta proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comAug 17, 2026extracted
Investigación sobre una campaña de phishing dirigida a empleados de la NASA y otras organizaciones estadounidenses
Investigación sobre una campaña de phishing dirigida a empleados de la NASA y otras organizaciones estadounidenses 09/06/2026 Mar, 09/06/2026 - 12:32 La investigación divulgada por la NASA se refiere a una campaña de spear phishing llevada a cabo entre 2017 y 2021, en la que un ciudadano chino identificado como Song Wu habría utilizado identidades falsas. Según la información oficial, los mensajes fraudulentos se hacían pasar por comunicaciones legítimas de investigadores o contactos conocidos de las víctimas con el objetivo de generar confianza y obtener acceso a software, código fuente y otra información técnica restringida.  De acuerdo con los detalles publicados por la Oficina del Inspector General de la NASA, algunas de las víctimas compartieron software o documentación técnica creyendo que estaban colaborando con investigadores legítimos, cuando en realidad estaban interactuando con los responsables de la campaña. La investigación determinó que los intentos de obtención de información afectaron a empleados de la NASA, miembros de otras agencias gubernamentales estadounidenses, universidades y compañías privadas relacionadas con la industria aeroespacial y de defensa. Como respuesta, la Oficina del Inspector General de la NASA colaboró con otras agencias federales en la investigación del caso, lo que contribuyó a la presentación de cargos judiciales contra Song Wu por parte del Departamento de Justicia de Estados Unidos. En la actualidad, el caso se encuentra en una fase judicial y de seguimiento por parte de las autoridades estadounidenses. La NASA no ha informado públicamente de una intrusión en sus sistemas ni de un incidente técnico que comprometiera directamente su infraestructura, sino que ha centrado sus comunicaciones en la investigación de una campaña de engaño dirigida contra personas vinculadas a la organización y a otros sectores estratégicos. La investigación permitió identificar al presunto responsable y respaldar las actuaciones judiciales emprendidas por el Departamento de Justicia.    Referencias 24/04/2026 thehackernews.com NASA Employees Duped in Chinese Phishing Scheme Targeting U.S. Defense Software 27/04/2026 techradar.com ‘This was not an isolated incident’: Chinese national exposed by NASA investigation in serial defense software theft phishing campaign that lasted years 28/04/2026 escudodigital.com La NASA destapa una trama de phishing china para robar software militar durante años 19/05/2026 blog.segu-info.com.ar Empleados de la NASA víctimas de una estafa china de phishing dirigida a software de defensa Etiquetas Aéreo Filtración de datos Phishing
incibe.esJun 9, 2026extracted
Chinese engineer stole US military and NASA software for years
International espionage isn’t always about sophisticated malware and zero-day bugs. Sometimes it’s as simple as pretending to be someone else asking for a favor. For four years, a Chinese aerospace engineer did just that. Dozens of researchers at NASA, the US military, and major universities handed him exactly what he asked for, and possibly violated US laws in the process. His name is Song Wu. He’s been on the FBI’s wanted list since September 2024, charged with 14 counts of wire fraud and 14 counts of aggravated identity theft, and he’s still at large. Wu’s day job was as an engineer at the Aviation Industry Corporation of China (AVIC), a Beijing-headquartered state-owned aerospace and defense conglomerate with over 400,000 employees. The US has AVIC and several subsidiaries on a sanctions list. His side hustle was simpler. From January 2017 through December 2021, Wu set up email accounts impersonating real US researchers and engineers, then emailed their colleagues asking for source code and proprietary software. He targeted employees at NASA, the Air Force, Navy, Army, and FAA, and faculty at universities across the US. When software is a weapon The applications Wu was after handle aerospace engineering and computational fluid dynamics. It’s the kind of intellectual property that helps develop advanced tactical missiles and evaluate weapons performance, and it sits squarely inside US export controls, according to NASA’s Office of the Inspector General. Sharing it with the wrong person, even by accident, is a federal problem. Some victims did transmit the requested code. They were, in the OIG’s careful phrasing, “unwittingly” violating export control law. How a four-year campaign finally broke It wasn’t a firewall that caught Wu. It was a tip. NASA’s Cyber Crimes Division got a report that someone had set up a Gmail account claiming to be an established aerospace professor who frequently collaborated with NASA. From that single thread, investigators unwound a campaign that had quietly targeted dozens of researchers across the federal government and academia. The OIG also noted the giveaways: Wu asked for the same software multiple times and never explained why he needed it. Those are tells that anyone could have spotted on a slow afternoon if they’d been looking. What’s coming next Wu’s campaign worked for four years using nothing more sophisticated than fake email accounts and decent target research. He’s one engineer, but the problem is far bigger than him. Then-FBI Director Christopher Wray told the House Select Committee in 2024 that: “the PRC has a bigger hacking program than every other major nation combined.” Chinese hackers would still outnumber FBI cyber personnel 50 to 1 even if every US cyber agent worked nothing else, he said. Social engineering continues to be a problem, and impersonators are getting more convincing thanks to the use of deepfake technology. Online criminals are using voice cloning and even deepfake video to infiltrate their targets by posing as job interviewees. And others are flipping the script, posting as recruiters on LinkedIn to fool would-be job candidates into downloading malware. Spear-phishing was problem enough when it was one guy in Beijing with a Gmail account. It’s going to become a much bigger problem when the next Wu uses generative AI to draft the emails, clones a real researcher’s writing voice, and runs the playbook at machine speed across a thousand inboxes. Browse like no one’s watching. Malwarebytes Privacy VPN encrypts your connection and never logs what you do, so the next story you read doesn’t have to feel personal. Try it free →
malwarebytes.comApr 28, 2026extracted
NASA Employees Duped in Chinese Phishing Scheme Targeting U.S. Defense Software
The Office of Inspector General (OIG) of the U.S. National Aeronautics and Space Administration (NASA) has revealed how a Chinese national posed as a U.S. researcher as part of a spear-phishing campaign to obtain sensitive information from the space agency, as well as from government entities, universities, and private companies, in violation of export control laws. "For years, NASA employees and research collaborators thought they were simply sharing software with colleagues," the OIG said in a Thursday release. "Instead, they were emailing sensitive defense technology to a Chinese national who was impersonating U.S. engineers." The individual linked to the campaign was outed as Chinese national Song Wu in September 2024, when the U.S. Department of Justice (DoJ) announced charges against him for orchestrating a multi-year phishing scheme that stretched from January 2017 to December 2021 and involved targeting dozens of U.S. professors, researchers, and engineers. Some of the victims of the campaign were employed at NASA, the Air Force, the Navy, the Army, and the Federal Aviation Administration, while the others worked at major universities and private sector firms. According to the 2024 indictment, Song was an engineer at the Aviation Industry Corporation of China (AVIC), a Chinese state-owned aerospace and defense conglomerate founded in 2008. In an attempt to obtain modeling software used for aerospace design and weapons development, Song and his co-conspirators are alleged to have conducted extensive research on their targets by masquerading as friends and colleagues to gain access to proprietary software and source code. The OIG said the scheme was successful in a handful of cases where victims shared the sensitive information with the imposter accounts managed by Song et al without realizing they were violating U.S. export control laws. Song has been indicted on counts of wire fraud and 14 counts of aggravated identity theft, and faces a maximum sentence of 20 years in prison for each count of wire fraud. He also faces a two-year consecutive sentence if convicted of aggravated identity theft. The 40-year-old remains at large. Adding Song to the U.S. Most Wanted List, the U.S. Federal Bureau of Investigation (FBI) said the specialized software could be used for industrial and military applications, including the development of advanced tactical missiles and aerodynamic design and assessment of weapons. "As phishing campaigns continue to become more sophisticated, there are common clues that can betray scammers and expose their export fraud schemes," the OIG said. "In Song's case, he made multiple requests for the same software and did not justify why he needed it." "Export control scammers also often suggest unusual payment methods (such as suspicious wire transfers); abruptly change the terms or source of payment; and use unconventional transfer methods to mask their identity and evade shipping restrictions."
thehackernews.comApr 24, 2026extracted
Piergiorgio Perotto, L’inventore del P101, Spiega il Perché l’Italia è Destinata ad Essere Un Perenne Follower
Pier Giorgio Perotto (per chi non conosce questo nome), è stato un pioniere italiano dell’elettronica, che negli anni 60 quando lavorava presso la Olivetti, guidò il team di progettazione che costruì il Programma 101 (o P101), il primo computer desktop della storia. Il P101 (chiamata anche Perottina), venne lanciato alla Fiera mondiale di New York del 1964, e venne utilizzato anche dalla NASA per pianificare e calcolare le orbite dei programmi spaziali, compresa la missione Apollo 11 che portò l’uomo sulla luna. Per chi volesse approfondire la storia del Programma 101, potete vedere il video sul canale YouTube di Red Hot Cyber. Ma quello di cui parleremo oggi, è un pezzo tratto dal libro Programma 101 scritto da Perotto, che ci racconta una storia appassionante, scritta negli anni 2000. Sebbene siano passati molti anni da quando Perotto scrisse questo libro, all’interno ritroviamo una sintesi di passaggi interessanti ed attuali sul perché l’Italia sia un paese di innovatori disarmati che faticano ad emergere a causa dalla poca lungimiranza di un paese che predilige la logica dell’imitazione, con la propensione a voler essere un perenne “follower” della tecnologia di oltre oceano, piuttosto che “influencer” della scena geopolitica internazionale. E’ possibile realizzare un nuovo rivoluzionario prodotto elettronico in un’azienda che non ne vuole assolutamente sapere e, anzi, fa sua una strategia di rifiuto dell’elettronica e di persistenza a oltranza nella tradizionale tecnologia meccanica? In Italia è possibile, ed è successo all’Olivetti negli anni ’60. Il prodotto di cui parliamo è il personal computer, anzi, (se vogliamo usare il lessico di allora),il computer personale, altrimenti detto Perottina: questi almeno erano i neologismi coniati per l’occasione ad uso esterno e interno all’azienda. Le ragioni per le quali vale la pena di ricordare il caso dell’invenzione del PC non sono solo quella di riaffermare una priorità mondiale italiana o di ripercorrere un lamentevole amarcord, ma piuttosto di trarne insegnamenti per capire e affrontare i problemi attuali della scarsa capacità innovativa del nostro paese, una limitazione cruciale, che persiste e che condizionerà il nostro sviluppo prossimo venturo. L’Italia non è, oggi come ieri, affetta solo da una specie di idiosincrasia o di horror vacui per quanto concerne la ricerca (per la quale, come è noto, siamo agli ultimi posti tra i paesi industrializzati, come rapporto tra investimenti e PIL), ma soprattutto da una cultura industriale che aborre l’idea di correre i rischi connessi all’apertura di nuovi settori. Disgraziatamente, siamo oggi in un periodo storico nel quale si stanno costruendo i fondamenti della società dell’informazione nel mondo e l’apertura di nuovi settori è proprio l’evento più tipico e maggiormente portatore di rivoluzionarie innovazioni. Ma in Italia gli innovatori, come profeti disarmati, continuano ad avere vita grama e, soprattutto nelle grandi aziende, la cultura dominante è quella dell’imitazione pedissequa delle mode d’oltreoceano e della rinuncia. Congenitamente, l’imprenditoria italiana è affetta da una sindrome che la porta a privilegiare la strategia del follower, una forma di sciovinismo alla rovescia. Le vicende accadute in Olivetti trent’anni fa sono paradigmatiche, e vale quindi la pena di riassumerle. Lo scenario è quello del 1961. La Olivetti è ancora traumatizzata per la improvvisa scomparsa di Adriano e all’orizzonte si profilano i sintomi di una recessione economica con la quale si sta chiudendo il decennio del miracolo economico. L’azienda è impegnata in due avventure, entrambe volute da Adriano: lo sviluppo della Divisione Elettronica per progettare e produrre computer e la ‘digestione’ della Underwood, l’azienda americana da poco acquisita per conquistare il mercato nordamericano. Ma nessuna delle due operazioni era condivisa dall’establishment dell’azienda, abituato ai profitti derivati dal grande successo mondiale della Divisumma 24, calcolatrice uscita dalla magica matita di Natale Capellaro (un geniale operaio, scoperto da Adriano e da questi nominato direttore generale). Mentre, però, l’acquisizione della Underwood era bene o male accettata (anche se a posteriori si rivelò un’operazione disastrosa) in quanto conforme a una certa normale politica di espansione commerciale nei settori tradizionali dell’azienda, quello che non andava giù ai conservatori era l’avventura dell’elettronica, vista come un settore pericoloso e incerto. Si dice che l’idea di progettare computer provenisse da Enrico Fermi e venisse formulata in occasione di una sua visita in Italia nel 1949, nel corso della quale incontrò Adriano. Ma io credo che l’Olivetti si innamorò dell’idea perché intravide nell’informatica un ruolo di scienza regolatrice e creatrice di un superiore ordine estetico in un campo immateriale come quello dell’informazione, così come l’urbanistica e l’architettura lo sono nel progetto delle città. Ma Adriano Olivetti era un isolato, che invece di godere dell’appoggio e della stima dell’establishment industriale se ne tirò addosso l’ostilità e la diffidenza. Il risultato fu che, alla sua morte, l’operazione elettronica dell’Olivetti entrò in una crisi che non saprei definire se più ideologica o finanziaria, crisi che colpì d’altra parte l’intera azienda. Io ebbi la ventura di essere testimone diretto della drammatica vicenda, che si concluse nel 1964 con l’infausta rinuncia e la cessione dell’intero settore elettronico alla General Electric, in quanto feci parte dei ricercatori reclutati per il laboratorio di ricerche elettroniche di Pisa, il primo insediamento dedicato a questa nuova tecnologia. La cessione della divisione elettronica Olivetti maturò – in tragica e assurda coincidenza con l’avvio della rivoluzione microelettronica mondiale – per la precisa determinazione dei poteri forti della finanza e dell’industria nazionale ad uccidere l’iniziativa, nella totale indifferenza delle forze politiche. Ricordo perfettamente una dichiarazione del professor Valletta (presidente della Fiat e ispiratore del gruppo di intervento che all’inizio del 1964 prese le redini dell’Olivetti) a proposito della crisi: “La società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grandi difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”. Non ci volle molto a capire, quando il nuovo management si insediò ai comandi, quale sarebbe stata la sorte dell’elettronica. Non fu detto nulla di ufficiale, ma la strategia fu quella di un rilancio generale di tutti i prodotti meccanici; e la cosa fu pensata in grande stile, organizzando una presentazione alla mostra internazionale dei prodotti per l’ufficio, nell’ottobre del 1965 a New York. Nel frattempo la divisione elettronica venne silenziosamente ceduta alla General Electric. Fu detto che l’operazione e la conseguente collaborazione con la G.E. sarebbe servita a riversare sull’Olivetti i frutti dei grandi laboratori di ricerca americani, che l’elettronica Olivetti non moriva e che in futuro ne avrebbe tratto dei giovamenti; ma tutti si resero conto che si trattava di una mistificazione. E più di tutti me ne resi conto io stesso che, avendo partecipato alle trattative e lavorando nei laboratori elettronici ceduti agli americani (dei quali potei saggiare l’arroganza e le loro intenzioni esclusivamente commerciali), ebbi l’occasione di conoscere le vere motivazioni dell’operazione. Per questo ebbi la malaugurata idea, da giovane ingenuo, di contestare la cessione, ottenendo il risultato di essere dagli americani restituito all’Olivetti, con la preghiera di togliermi di torno. Molti pensano con riverenza alla strategia come a una nobile attività nella quale si decidono le sorti future di una azienda. Nel caso specifico, le sorti dell’Olivetti furono decise dalla non strategia! Mi spiego meglio. Il mio rientro in Olivetti dopo la cacciata mi consentì di dedicarmi a una di quelle attività di studio che le aziende portano avanti di solito nella più completa indifferenza: si trattava di esplorare la possibilità futura di costruire con tecnologie elettroniche prodotti per l’ufficio. La cosa sembrava allora tanto più inverosimile e improbabile in quanto negli anni ’60 esistevano solo grandi calcolatori, operanti in centri di calcolo ben lontani dal mondo degli uffici, e nessuna persona ragionevole pensava che si potessero fare delle macchine elettroniche di costo e dimensioni tali da stare sulla scrivania di un singolo individuo. Venni quindi confinato con qualche collaboratore in un piccolo laboratorio di Milano, in territorio ormai della G.E., perché se agli americani ero inviso, il clima ad Ivrea, tempio della meccanica, non era molto migliore. Ma questa volta il gruppo di intervento, che aveva puntato tutto sul rilancio della meccanica, fu davvero sfortunato, perché una piccola grande idea germogliò inaspettatamente nel mio laboratorio: quella del computer personale (anticipando di ben dieci anni i P.C. introdotti in America!). Non voglio qui raccontare le drammatiche vicende che portarono a questo risultato (e rimando al libro di cui questo articolo costituisce una sintesi). Ma l’imbarazzo e l’indifferenza con cui il nuovo management accolse la notizia dell’imprevista epifania emersa dalle stive dell’azienda ebbero almeno il merito diportare a una timida ma positiva decisione: quella di esporre la nuova macchina, come puro modello dimostrativo, in una saletta riservata della mostra newyorkese. Quello che non fece la strategia, lo fece il complesso di colpa legato alla cessione dell’elettronica e la voglia di far vedere che la Olivetti, in fondo, sì, qualcosa di esplorativo con l’elettronica, pur non credendoci, faceva ancora. Quello che successe alla fiera fu però straordinario e sconvolgente: il pubblico americano capì perfettamente quello che il management dell’azienda non aveva capito, ossia il valore rivoluzionario della “Programma 101”; trattò con assoluta indifferenza i prodotti meccanici esposti in pompa magna e si assiepò nella saletta per vedere quello che il nuovo prodotto era in grado di fare. La stampa, specializzata e non, segnò con i suoi articoli entusiastici il successo di una presentazione e di un evento non voluto. In pratica, il nuovo computer fu letteralmente risucchiato dal mercato: si può dire che non fu venduto, fu solo comprato! Quale insegnamento trarre per i nostri giorni? La New Economy che sta nascendo nel mondo attorno alla rete delle reti consente oggi agli innovatori di creare aziende basate solo sulla forza di un’idea. Nel 1965 questo non era possibile, ma attraverso il web le soglie da superare per creare un nuovo business si sono ora drasticamente abbassate. Abbiamo addirittura singoli individui che si permettono di sfidare i giganti mondiali dell’informatica (vedi il caso dello studente finlandese Linus Tordvald, che sfida la Microsoft col suo sistema operativo Linux). E ho anche l’impressione che oggi gli inventori possano non solo non morire poveri, ma addirittura scalare le classifiche mondiali dei super-ricchi. Un altro insegnamento che si può trarre dal “caso” della “Programma 101” (caso poi realmente usato nei corsi Mba di Harward) è quello della gestione delle discontinuità, che rappresenta situazioni sempre più frequenti nella società contemporanea. Sono finiti i tempi nei quali il futuro poteva essere estrapolato dalle vicende del passato. Nel campo delle tecnologie, ma anche nel mondo delle applicazioni, le innovazioni rappresentano, in genere, rotture col passato: le nuove tecnologie operano come tecnologie killer di quelle tradizionali e costituiscono la base di nuovi paradigmi; e le aziende che le sanno sfruttare raramente si ritrovano tra quelle leader delle vecchie. Infatti, la leadership dell’Olivetti nella meccanica dei calcolatori e delle macchine per scrivere aveva attenuato o spento la capacità di intuire e sentire i segnali deboli premonitori della imminente rivoluzione microelettronica che avrebbe di lì a poco trasformato il mondo. Se il piccolo gruppo di riottosi progettisti della “Programma 101” non avesse avuto la forza e il coraggio di affermare coi fatti le potenzialità delle nuove tecnologie (per farsi poi artefice della grande mutazione dell’azienda, dalla meccanica all’elettronica), l‘azienda avrebbe fatto negli anni ’60 la stessa fine di tanti nomi prestigiosi nel settore del calcolo e degli altri prodotti per ufficio, scomparsi e non più risorti. Mi auguro, infine, che la storia della “Programma 101” contribuisca a motivare tanti giovani dotati di capacità creative ad osare e a rischiare, senza lasciarsi condizionare dai benpensanti del momento, che nel nostro paese in troppi casi sono portatori di quella cultura della rinuncia e della pavidità, che fa correre il rischio al nostro sistema-nazionale di restare escluso dall’affascinante compito di edificare la società del ventunesimo secolo. Vorrei anche che questo articolo, e il libro di cui costituisce una sintesi siano percepiti come un omaggio alla figura di Adriano Olivetti, imprenditore illuminato e incompreso che precursore dei tempi. E’ passato molto tempo da quando Perotto scrisse questo libro, ma molte cose sembrano ancora attuali. Anche Adriano Olivetti disse: “L’Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni.” Ma speriamo nel futuro, che tutto questo cambi in fretta. Betti RHC, la prima graphic novel al mondo dedicata alla cybersecurity awareness, ha finalmente il suo sito ufficiale. Uno spazio tutto suo dove scoprire il progetto, sfogliare le copertine degli episodi e immergersi nel mondo di Betti: la giovane laureanda in informatica che, dopo la morte misteriosa del padre, si trasforma nell'hacker più potente del mondo. Una storia avvincente che, episodio dopo episodio, affronta una minaccia digitale diversa — dal phishing al ransomware, fino al cyberbullismo — e insegna a riconoscerla e a difendersi, senza che sembri mai una lezione. Sul sito trovate tutto ciò che rende Betti un progetto diverso dal solito: la sua filosofia, le anteprime delle tavole e il racconto di come nasce ogni volume. Perché dietro Betti RHC c'è solo lavoro umano: ogni tavola è disegnata interamente a mano dagli artisti del Gruppo Arte di Red Hot Cyber, senza alcun uso di intelligenza artificiale. E a garantire che ogni storia sia realistica e tecnicamente corretta c'è la supervisione degli hacker etici del gruppo HackerHood, che mantengono il racconto fedele al mondo reale della sicurezza informatica. C'è spazio anche per le aziende, che possono usare Betti come strumento di awareness diverso dai soliti corsi: acquistare i volumi, personalizzarli con il proprio brand o sponsorizzare nuovi episodi. E come primo regalo, l'episodio "Byte the Silence", dedicato al cyberbullismo, è scaricabile gratuitamente per uso personale. Perché la miglior difesa, in fondo, è una bella storia. 👉 Scopri tutto su https://betti.redhotcyber.com/
redhotcyber.comDec 24, 2025extracted
Who Does Cybersecurity Need? You!
Dispelling Stereotypes in the Field All industries have their stereotypes. For instance, the adversaries of cyber intelligence analysts carry the stereotype of a hacker in a hoody, hunched over their laptop in the dark. Are there other stereotypes or assumptions about those who work in the field cyber intelligence? To those outside of the industry, hearing “I work in cybersecurity” may sound cool – or intimidating. Outsiders may envision people in the field as: Solely consisting of STEM majors: perhaps the super smart who double-majored in computer science and network engineering People who learn programming languages easily and would be polyglots in another life Single-minded nerds interested in computers from an early age, who were building their first computer before they hit high school Those who effortlessly bootstrapped their way in, starting in a help desk role and quickly gaining momentum Regardless of an individual’s path, there is an aura around cybersecurity that glows with the rigor of hard sciences. It isn’t helped by the fact that hacker stuff is downright neat. From Art School to Threat Intelligence Research When I was in art school in the late aughts, I never considered that I would end up in cybersecurity as I walked around listening to Animal Collective or buying secondhand clothes in the more punk neighborhoods of Chicago. A course in advanced typography wasn't going to fling me into the realm of malware. Taking attentive notes at a lecture by Chip Kidd wasn’t going to be a stepping stone to pentesting. However, the cybersecurity field is big. Just as NASA isn’t populated with only astronauts, cybersecurity isn’t populated with only threat intelligence analysts. While astronauts do have one of the most imagination-stirring roles in existence, they need support from engineers, news chiefs and more, all the way down to the graphic designers who design the collectable mission patches. Take the case of Dr. Sian Proctor: She is a geologist who taught in higher education for years, and through a passion for planetary science and space became an analog astronaut, meaning she conducted simulated space missions on earth. Her research lays groundwork for future visits to Mars. (She did, eventually, become an astronaut on a SpaceX mission, but not before publishing a cookbook of the food she ate on these earthside Mars missions.) Like Dr. Proctor, in my role as a Technical Writing Manager, my skills are needed to make the threat research we publish shine. To continue my analogy, I may not be an astronaut myself, but I still support the “astronauts” of threat intelligence and make sure their work launches high above the stratosphere…maybe even into cyberspace (wink, wink). Cybersecurity's Strength Is People Like You The bottom line is that if you’re a marketer, cybersecurity needs you. If you’re a copywriter, a product manager or a social media wiz, cybersecurity needs you. If you’re told you’re “terminally online” in your professional capacity, then cybersecurity needs you. This field is for people who are excited by what’s just over the horizon as technology continues to change. You’re more than welcome to join us.
unit42.paloaltonetworks.comDec 24, 2025extracted
Airline data broker selling 5 billion passenger records to US government
We already knew that the US airline industry gave the government access to passenger records. However, this week it emerged that at least five billion passenger records are being sold to government agencies via a searchable database—far more than was initially believed. A few weeks ago, investigative research team 404 Media reported on a secretive relationship between many US airlines and the US government. That story showed that the airlines had sold US agencies access to around a billion records. Now, researchers have found the data broker that collects flight data from the airline industry has made at least five billion records available to federal agencies. The organization selling the data is the Airlines Reporting Corporation (ARC), which is owned and operated by at least eight US airlines. It sells the government this data under the Travel Intelligence Program (TIP), which was started after the 2001 attack on the World Trade Center. ARC provides access to a searchable database of at least five billion records, updated daily with new ticketing information. At least one agency, the US Secret Service, has a contract to access this data, paying $885,000 for data through 2028, according to documents obtained by 404 Media. Known clients In June, 404 Media found that ARC had been making names, flight itineraries, and financial details available to US agencies, which were forbidden from revealing it as the source, under contract. The data included flights booked via 12,800 travel agencies, which submit ticket sales from over 270 carriers globally to ARC. Originally developed as a financial clearing house, ARC provides payment settlement services for federal agencies and airlines. Known clients include Customs and Border Protection, and Immigration and Customs Enforcement. Travel dates and credit card numbers are available to federal customers, which also include the Securities and Exchange Commission, the Drug Enforcement Administration, and the US Marshals Service. A long history of sharing data The US airline industry has a long history of interacting with the US government. In 1996, Al Gore’s White House Commission on Aviation Safety and Security recommended automated screening for better flight security. A year later, most North American airlines voluntarily implemented what became known as the Computer Assisted Passenger Prescreening System (CAPPS). After the Transportation Security Administration (TSA) took over CAPPS, it built a system called CAPPS II, which used security color-coding for flight passengers. That system ran into trouble after several airlines admitted to giving the US government access to passenger data. American Airlines reportedly confessed to making passengers’ records available in the early 2000s, as did United, while Northwest also gave NASA access to millions of passenger records. These relationships enabled data mining work at government agencies involving passenger records. A US General Accounting Office (GAO) report in 2004 found that CAPPS II was behind schedule, in part because it had failed to address privacy concerns. “One air carrier initially agreed to provide passenger data for testing purposes, but adverse publicity resulted in its withdrawal from participation. Similar situations occurred for the other two potential data providers,” the report said. “TSA’s attempts to obtain test data are still ongoing, and privacy issues remain a stumbling block.” The TSA canned CAPPS II that year, switching instead to a system called Secure Flight. This also implemented a color-coded security system for passengers and uses the US government’s No-Fly list. The information that ARC funnels to the US government reportedly comes only from travel agencies, meaning that direct bookings with airlines hopefully won’t be logged in this way. Passengers might want to consider that when making travel plans. Your name, address, and phone number may already be for sale. Data brokers collect and sell your personal details to anyone willing to pay. Malwarebytes Personal Data Remover finds them and gets your information removed, then keeps watch so it stays that way.
malwarebytes.comSep 17, 2025extracted
NASA bars Chinese citizens from its facilities, networks, even Zoom calls
SAAS Salesforce partners not seeing meaningful revenue from Agentforce AI platform, report saysShow us the money ai and ml AI companies are burning books, advocates complain to FTCFahrenheit 203, the temperature GPUs stop gorging on literature DEVOPS Go updates may delight diehard gophers but displease AI overlordsv 1.27 expands generics to support methods EDGE AND IOT Waymo has designed a robocar chip to stay ahead of Tesla5 nm ML accelerators promise 1,000+ TOPS, ultra-low latency SYSTEMS AMD inches closer to its goal of making AI suck less ... energyHouse of Zen claims latest systems already 4x more efficient than two years ago Security Russians are posing as Signal support to launch phishing attacksPLUS: US takes down Iranian propaganda sites; Marketing company asks 'Why Do We Have Your Information?' And more! Security Microsoft patches failed to fix on-prem SharePoint, which is now under zero-day attackPLUS: China upgrades smartphone surveillance tools; Ring eases anti-snooping stance; and more Black Hat and DEF CON DEF CON Franklin project enlists hackers to harden critical infrastructureVoting village reports have been so successful, says Jeff Moss, that the whole of DEF CON will now be included Security EQT buys majority share in Swiss cybersecurity biz AcronisWent at equivalent of $3.5B+ valuation for entire firm, though portion sold not specified Malware Month Ten years since the first corp ransomware, Mikko Hyppönen sees no end in sightOn the plus side, infosec's a good bet for a long, stable career FOSS smashed one Microsoft monopoly. After 20 years of failure, it's time to smash anotherWord up GNOME can look like Windows – and Flashback can do it without extensionsNew 'Simple-taskbar' is an option, but there's a simpler, stabler way A moment of silence, please, for the final release of Debian on x86-32New Debian versions hit FOSSland in the form of 13.6 and 12.15 Baddies caught exploiting extensions bugs with perfect 10 scores on vulnerable Joomla websitesFlaws in iCagenda, Balbooa Forms extensions can impact open source CMS that powers a million sites worldwide Frame: A new X11 server – implemented directly in assemblyJoins yserver, Phoenix, and of course XLibre – and outlier Arcan Cinnamon 6.8 will support Wayland – if you want itNext version of Linux Mint’s desktop has both kinds of display server
go.theregister.comSep 11, 2025extracted
Microsoft: Russian hackers use ISP access to hack embassies in AiTM attacks
Microsoft warns that a cyber-espionage group linked to Russia's Federal Security Service (FSB) is targeting diplomatic missions in Moscow using local internet service providers. The hacking group tracked by Microsoft as Secret Blizzard (also known as Turla, Waterbug, and Venomous Bear) has been observed exploiting its adversary-in-the-middle (AiTM) position at the internet service provider (ISP) level to infect the systems of diplomatic missions with custom ApolloShadow malware. To do this, they redirect targets to captive portals, tricking them into downloading and executing a malware payload disguised as a Kaspersky antivirus update, which installs a trusted root certificate. Once deployed, ApolloShadow helps trick compromised devices into recognizing malicious websites as legitimate, allowing threat actors to maintain long-term access for intelligence gathering after infiltrating diplomatic systems. "This is the first time Microsoft can confirm Secret Blizzard's capability to conduct espionage at the ISP level, meaning diplomatic personnel using local internet providers and telecommunications in Russia are at high risk of being targets of Secret Blizzard's AiTM position within those services," Microsoft said. "This campaign, which has been ongoing since at least 2024, poses a high risk to foreign embassies, diplomatic entities, and other sensitive organizations operating in Moscow, particularly to those entities who rely on local internet providers." While Microsoft first detected the attacks in February 2025, the company believes this cyber-espionage campaign has been active since at least 2024. Secret Blizzard hackers are also taking advantage of Russia's domestic interception systems, including the System for Operative Investigative Activities (SORM), to carry out their large-scale AiTM campaigns. Unorthodox cyberspies focused on high-profile targets Turla has been orchestrating cyber-espionage and information theft campaigns targeting embassies, governments, and research facilities across over 100 countries since at least 1996. Two years ago, CISA linked the group to Center 16 of Russia's Federal Security Service (FSB) and a peer-to-peer (P2P) network of computers infected with Snake cyber-espionage malware that was later taken down in a joint action involving Five Eyes cybersecurity and intelligence agencies. These Russian state-backed hackers are also the primary suspects behind attacks targeting the U.S. Central Command, NASA, the Pentagon, multiple Eastern European Ministries of Foreign Affairs, the Finnish Foreign Ministry, and EU governments and embassies. This threat group is known for its unconventional tactics, including the control of malware through comments on Britney Spears' Instagram photos and the use of backdoor trojans with their own APIs. Turla also utilized the hijacked infrastructure and malware of the Iranian APT OilRig in their own campaigns to mislead and deceive defenders into attributing their attacks to Iranian state hackers. Most recently, they've also been spotted hijacking the infrastructure of Pakistani threat actor Storm-0156 to target Ukrainian military devices connected via Starlink. Overall prevention scores can hide what happens after initial access. Once attackers are using valid credentials, prevention drops sharply. The Blue Report 2026 measures defenses technique by technique across 338 million simulations run in customer production environments. Get the report
bleepingcomputer.comJul 31, 2025extracted