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E’ partito RHC4Edu! La community di Red Hot Cyber è pronta per portare cybersecurity e AI nelle scuole
Da oggi RHC4Edu è ufficialmente operativo . Il progetto educativo gratuito di Red Hot Cyber , nato per portare nelle scuole italiane la cultura della cybersecurity, dell’ intelligenza artificiale e del digitale , entra ufficialmente nella sua fase concreta: gli insegnanti e gli istituti scolastici interessati possono inviare la propria richiesta e prendere contatto con la redazione di Red Hot Cyber per organizzare un workshop nella propria scuola . È un momento importante per tutta la community RHC. RHC4Edu rappresenta infatti qualcosa che va oltre un semplice progetto formativo. È il risultato della volontà di professionisti, ricercatori, esperti di cybersecurity e specialisti dell’ intelligenza artificiale che hanno deciso di mettere a disposizione una parte del proprio tempo, delle proprie competenze e della propria esperienza per parlare direttamente alle nuove generazioni. L’obiettivo è semplice: portare la conoscenza fuori dagli ambienti tecnici e farla arrivare nelle aule scolastiche . Richiedi il tuo workshop gratuito Mappa di copertura dell’Italia da parte dei professionisti della community di Red Hot Cyber Da oggi gli insegnanti possono fare richiesta Gli insegnanti interessati a organizzare un incontro, un workshop o un momento di approfondimento per i propri studenti possono da oggi accedere al modulo dedicato e prendere accordi con la redazione di Red Hot Cyber. Sarà proprio la redazione a svolgere il ruolo di raccordo tra la scuola e i professionisti che partecipano all’iniziativa. Una volta ricevuta la richiesta, Red Hot Cyber valuterà le esigenze dell’istituto, l’area geografica e le disponibilità dei professionisti presenti sul territorio, cercando di individuare la persona più adatta per organizzare l’incontro. Nelle scuole potranno quindi arrivare professionisti pronti a parlare, in base all’età degli studenti e al contesto scolastico, di temi come cybersecurity, intelligenza artificiale, sicurezza online, truffe digitali, privacy, social network, cyberbullismo, fake news e professioni del futuro . L’obiettivo non è trasformare gli studenti in informatici o hacker in una mattina. L’obiettivo è molto più importante: stimolare curiosità, consapevolezza e pensiero critico in un mondo che è ormai profondamente digitale . Massimiliano Brolli , fondatore di Red Hot Cyber ha detto: “È davvero molto bello vedere quanti membri della nostra community abbiano deciso di mettersi a disposizione per regalare il proprio sapere ai più piccoli. Professionisti che, senza chiedere nulla in cambio, scelgono di dedicare tempo, esperienza e competenze alle nuove generazioni. Credo che questo sia uno degli aspetti più autentici e preziosi di Red Hot Cyber. Il Manifesto di Red Hot Cyber , creato dai fondatori della community, continua ancora oggi a ispirarci e a ricordarci perché siamo quì: condividere la conoscenza, far crescere le persone e credere che il sapere abbia un valore ancora più grande quando viene messo a disposizione degli altri. Soprattutto ai più piccoli. RHC4Edu rappresenta esattamente questo spirito. Non stiamo semplicemente andando nelle scuole a parlare di cybersecurity o intelligenza artificiale: stiamo cercando di lasciare qualcosa alle persone che domani costruiranno il nostro Paese. “ Attenzione alla mappa: verificate prima il raggio di copertura C’è però un aspetto molto importante che tutti gli insegnanti devono considerare prima di inviare la richiesta. I professionisti che hanno aderito a RHC4Edu sono distribuiti in diverse aree del territorio nazionale e, per questo motivo, non tutti possono raggiungere qualsiasi scuola in presenza . Per capire se la propria scuola rientra nel raggio di copertura di uno degli esperti disponibili, è quindi fondamentale consultare la mappa dei professionisti aderenti al progetto . La mappa permette di verificare le aree geografiche coperte e di comprendere quali professionisti possono essere coinvolti in base alla posizione dell’istituto scolastico. Luca Vinciguerra , coordinatore di RHC4Edu ha detto che “Regalare il proprio sapere ai più giovani è uno dei modi più concreti che abbiamo per contribuire a rendere l’Italia un posto migliore. La conoscenza non diminuisce quando viene condivisa: al contrario, cresce, si moltiplica e può continuare a vivere attraverso le persone che la ricevono. Oggi siamo davanti a una trasformazione straordinaria. L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui studiamo, lavoriamo, comunichiamo e prendiamo decisioni. Ma proprio per questo non possiamo limitarci a insegnare ai ragazzi come utilizzare una tecnologia. Dobbiamo aiutarli a comprenderla, a metterla in discussione e a utilizzarla senza perdere ciò che ci rende umani: il pensiero critico, la creatività, l’empatia e la capacità di scegliere.” Prima di inviare una richiesta, invitiamo quindi tutti gli insegnanti a controllare attentamente la mappa e il raggio di copertura indicato dai professionisti presenti. Questo permetterà alla redazione di gestire le richieste in modo più efficace e di facilitare l’incontro tra le scuole e gli esperti disponibili sul territorio. Richiedi il tuo workshop gratuito Un progetto della community per i più giovani RHC4Edu è uno dei progetti che rappresentano maggiormente lo spirito della community di Red Hot Cyber. Da sempre Red Hot Cyber crede nella condivisione delle conoscenze e nella necessità di rendere la cybersecurity e le nuove tecnologie comprensibili anche a chi non lavora quotidianamente nel settore. La sicurezza informatica non riguarda più soltanto aziende, esperti e grandi organizzazioni. Riguarda tutti. Riguarda i ragazzi che utilizzano ogni giorno smartphone e social network. Riguarda la loro identità digitale, le informazioni che condividono online, le truffe che possono incontrare, il cyberbullismo e, sempre di più, il modo in cui utilizzeranno gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Proprio per questo motivo, la scuola può diventare uno dei luoghi più importanti nei quali costruire una nuova cultura digitale. E la community di Red Hot Cyber ha deciso di fare la propria parte. I professionisti che partecipano a RHC4Edu (Luca Vinciguerra, Silvia Felici , Ada Spinelli, Alberto Dietze, Dario Fadda, Massimiliano Brolli, Luca Errico, Luca Stivali , Emanuele De Lucia , Cristiano Giannini, Marilena Viotto, Paloma Donadi, Pietro Melillo , Agostino Pellegrino , Antonio Piovesan, Emanuele Buchicchio, Manuel Roccon , Marcello Filacchioni, Massimo Chirivì, Matteo Greatti, Raffaela Crisci , Simone D’Agostino, Stefano Gazzella , Rolan Kapidani, Valentina Fiorenza), mettono gratuitamente a disposizione la loro esperienza per incontrare studenti e insegnanti, raccontare il proprio lavoro e condividere conoscenze maturate nel mondo reale. Per molti ragazzi potrebbe essere anche la prima occasione per confrontarsi direttamente con un professionista che lavora nel settore della cybersecurity o dell’intelligenza artificiale. Un incontro che, magari, potrebbe accendere una curiosità. E quella curiosità potrebbe trasformarsi domani in una passione, in un percorso di studi o persino in una professione. Richiedi il tuo workshop gratuito Per le scuole è tutto completamente gratuito Vogliamo sottolineare un aspetto fondamentale dell’iniziativa. RHC4Edu è un progetto totalmente gratuito. Le scuole che aderiranno non dovranno pagare nulla per richiedere e organizzare gli incontri previsti dal progetto . Non ci sono quote di iscrizione, costi di partecipazione o compensi da riconoscere per l’attività svolta nell’ambito dell’iniziativa. I professionisti che partecipano al progetto hanno deciso di mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze per contribuire alla crescita della cultura digitale delle nuove generazioni. È un gesto concreto da parte della community. Un modo per restituire qualcosa al territorio e investire, attraverso la conoscenza, nelle persone che costruiranno il futuro del nostro Paese. Richiedi il tuo workshop gratuito Cybersecurity e AI non sono più argomenti per pochi Viviamo in un periodo in cui la tecnologia sta cambiando rapidamente la società. L’intelligenza artificiale è entrata nelle scuole, nel lavoro e nella vita quotidiana. Allo stesso tempo, le minacce informatiche, le frodi online e i rischi legati alla gestione della propria identità digitale continuano a crescere. In questo scenario, conoscere la tecnologia significa anche imparare a utilizzarla in modo consapevole. RHC4Edu nasce proprio con questa idea. Non fare lezioni esclusivamente tecniche, ma aiutare gli studenti a comprendere il mondo digitale nel quale vivono. Capire come proteggersi online. Riconoscere una possibile truffa. Comprendere cosa può fare davvero l’intelligenza artificiale. Imparare a distinguere le informazioni affidabili da quelle false. Conoscere i rischi, ma anche le enormi opportunità offerte dalla tecnologia. Richiedi il tuo workshop gratuito Da oggi si parte davvero Dopo la fase di preparazione e l’adesione dei professionisti della community, da oggi RHC4Edu è ufficialmente partito . Le scuole interessate possono iniziare a prendere contatto con Red Hot Cyber per organizzare gli incontri e verificare la disponibilità degli esperti. La redazione farà da tramite tra gli istituti e i professionisti aderenti, cercando di costruire incontri utili, interessanti e adatti alle esigenze degli studenti. Per Red Hot Cyber questo rappresenta un momento particolarmente significativo. Una community di professionisti che normalmente si incontra per discutere di minacce informatiche, vulnerabilità, tecnologia e innovazione ha deciso di rivolgere una parte delle proprie energie verso chi rappresenta il futuro. I più giovani. Perché parlare oggi di cybersecurity e intelligenza artificiale nelle scuole significa contribuire a costruire cittadini più consapevoli domani. E perché, forse, tra gli studenti che incontreremo nelle aule ci sarà il prossimo ricercatore, il prossimo esperto di cybersecurity, il prossimo ingegnere dell’intelligenza artificiale o semplicemente una persona più preparata a vivere in modo sicuro e consapevole nel mondo digitale. Richiedi il tuo workshop gratuito Ed è proprio da qui che parte RHC4Edu. Dove consultare la mappa Prima di inviare la richiesta, ricordiamo a tutti gli insegnanti di consultare attentamente la mappa dei professionisti aderenti e il relativo raggio di copertura , così da verificare la disponibilità di un esperto nella propria area geografica. Richiedi il tuo workshop gratuito L'articolo E’ partito RHC4Edu! La community di Red Hot Cyber è pronta per portare cybersecurity e AI nelle scuole proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 15, 2026source
California: basta bambini incollati al telefono! Vietati feed infiniti e i compagni chatbot
È proprio dalla California, cuore della corsa globale all’ intelligenza artificiale e sede di colossi come OpenAI, Anthropic, NVIDIA, Meta e Google, che arriva una stretta sui chatbot basati sull’AI e sui feed infiniti dei social, con l’obiettivo di proteggere la salute e il benessere dei più piccoli. La California ha deciso di tagliare i bambini da diversi meccanismi digital i che li costringono a non mollare il telefono per ore o a legarsi a chatbot con intelligenza artificiale . Il governatore Gavin Newsom ha firmato un pacchetto di 13 leggi per la protezione dei minori nell’ambiente digitale . Le restrizioni riguardano gli infiniti feed di raccomandazioni, la riproduzione automatica dei contenuti e persino i giocattoli per bambini con chatbot IA. Una delle principali misure è contenuta nella AB 1709 . Alle piattaforme social è vietato mostrare agli utenti sotto i 16 anni funzioni che la legge considera responsabili dell’uso compulsivo. Il documento menziona esplicitamente i feed algoritmici e l’autoplay, e le autorità potranno in seguito espandere l’elenco di tali meccanismi. La legge non introduce un divieto totale dei social network per gli adolescenti. Un bambino sotto i 16 anni potrà mantenere un account se la piattaforma disattiva le funzioni progettate per trattenere costantemente l’attenzione. Prima di riattivarle, il servizio dovrà determinare l’età dell’utente. Per violazioni intenzionali è prevista una multa fino a 50.000 dollari per ogni minorenne, e fino a 25.000 dollari per negligenza. Gli autori della legge hanno descritto separatamente il funzionamento dei feed. I post vengono selezionati e ordinati in base alle informazioni sull’utente, sul dispositivo e sulle azioni precedenti. I legislatori considerano la consegna infinita, la riproduzione automatica e le raccomandazioni algoritmiche varianti di meccanismi di rinforzo comportamentale che possono rendere difficile l’uscita volontaria dall’app. La seconda parte del pacchetto riguarda i dispositivi che fino a poco tempo fa sembravano semplici giocattoli parlanti. La legge SB 867 vieta fino al 1° gennaio 2031 in California la produzione e la vendita di giocattoli per bambini con compagni IA integrati. La norma si applica ai beni fisici per bambini sotto i 16 anni in grado di sostenere conversazioni prolungate e somiglianti a quelle umane e di creare una sorta di relazione con il bambino. Gli assistenti vocali ordinari e i personaggi di gioco non sono automaticamente soggetti al divieto. La legge distingue il compagno IA dall’interfaccia vocale che esegue comandi e non sostiene relazioni prolungate con l’utente, nonché dai bot di gioco limitati ai confini del gioco stesso . La moratoria è prevista per circa quattro anni e dovrebbe dare alle autorità il tempo di sviluppare regole di sicurezza. Le ragioni di questo approccio rigoroso sono emerse molto prima della firma della legge. Gli studiosi hanno più volte trovato giocattoli IA che, dopo una conversazione prolungata, hanno iniziato a dare ai bambini risposte inappropriate o pericolose. Ulteriori preoccupazioni riguardano i microfoni, l’elaborazione cloud delle conversazioni e la conservazione dei dati dei bambini. L’IA conversazionale in un tale dispositivo può non solo rispondere alle domande, ma anche ricordare il contesto e diventare gradualmente un compagno di conversazione costante per il bambino. Una legge separata regola non i giocattoli, ma i compagni IA in generale. Adam’s Law introduce requisiti speciali per i servizi utilizzati dai minori . A partire dal 1° luglio 2027, gli sviluppatori dovranno valutare i rischi prima del lancio di nuovi chatbot o di modifiche significative, implementare meccanismi di assistenza in caso di segni di autolesionismo e fornire ai genitori strumenti aggiuntivi di controllo. Per i minori, le notifiche push e la memoria delle conversazioni precedenti saranno disattivate per impostazione predefinita. Una singola sessione continua con un compagno IA sarà limitata a un’ora, e il tempo totale di conversazione giornaliero a due ore. I genitori potranno modificare i limiti e bloccare completamente l’accesso ai servizi per i bambini sotto i 16 anni. Le nuove regole hanno ricevuto il sostegno dei rappresentanti di entrambi i partiti americani, ma i dibattiti sulla verifica dell’età continuano. L’organizzazione per i diritti civili EFF si è opposta alle restrizioni della AB 1709, avvertendo dei rischi per la privacy e la libertà di accesso all’informazione. La domanda chiave ora è se le piattaforme riusciranno a separare gli utenti minorenni da quelli adulti senza trasformare la verifica dell’età in un ulteriore meccanismo di raccolta di dati personali . La California è diventata parte di una campagna più ampia contro i meccanismi digitali progettati per trattenere costantemente l’attenzione. Altre restrizioni per i bambini stanno già essendo introdotte in altri stati americani, e l’Australia ha vietato l’uso di diverse piattaforme sociali ai bambini sotto i 16 anni. Le autorità regolano sempre più non solo i contenuti dannosi individuali, ma l’architettura stessa delle app che spinge l’utente a scorrere, guardare e tornare indietro all’infinito. L'articolo California: basta bambini incollati al telefono! Vietati feed infiniti e i compagni chatbot proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 15, 2026source
GitLab, è allarme rosso: il bug da 10/10 permette agli hacker di rubare file senza password
Gli ingegneri di GitLab hanno rilasciato patch per una vulnerabilità critica monitorata con il codice CVE-2026-85706 , che ha ottenuto il punteggio massimo di 10 sulla scala CVSS e consente a un attaccante non autenticato di leggere file arbitrari sul server. Gli esperti di sicurezza informatica avvertono che poco dopo la divulgazione delle informazioni sulla vulnerabilità, i malintenzionati hanno iniziato a tentare di sfruttarla. Il  CVE-2026-85706 è una vulnerabilità di tipo path traversal nell’API dei commit del repository . GitLab spiega che il problema è legato a limitazioni di percorso non corrette e all’assenza di verifica dell’autenticazione. La problematica riguarda GitLab Community Edition (CE) e Enterprise Edition (EE): tutte le versioni a partire dalla 18.7 fino alla 19.1.7 inclusa, nonché le versioni 19.2–19.2.5 e 19.3–19.3.1. Per sfruttare il nuovo bug, all’attaccante non servono credenziali. Secondo i dati dell’azienda watchTowr , è sufficiente che sull’istanza vulnerabile esista almeno un progetto pubblico. In caso di attacco riuscito, l’ hacker potrà leggere i log e i file di configurazione di GitLab, che potrebbero contenere credenziali, token, segreti e altre informazioni riservate. Gli esperti segnalano tentativi di scansione di server vulnerabili a partire dall’11 settembre 2026, con i primi tentativi di sfruttamento iniziati poche ore dopo la divulgazione pubblica del bug. Secondo gli esperti, il passaggio a uno sfruttamento su larga scala della vulnerabilità potrebbe avvenire molto rapidamente. Va notato che insieme alla patch per CVE-2026-85706 , gli sviluppatori hanno rilasciato correzioni per un’altra problematica critica — il CVE-2026-87719 , che ha ottenuto 9,9 punti sulla scala CVSS . Questo bug riguarda solo GitLab EE ed è legato a una deserializzazione non sicura nel gestore delle sottoscrizioni GraphQL. Un utente autenticato con accesso a Duo Chat può ottenere le impostazioni di Advanced Search e le credenziali utilizzando un argomento appositamente preparato. Entrambe le vulnerabilità sono state risolte in GitLab 19.3.2, 19.2.6 e 19.1.8 . Si sottolinea inoltre che GitLab.com funziona già con la versione corretta e che agli utenti di GitLab Dedicated non sono richieste ulteriori azioni. Si consiglia agli amministratori degli istanzi self-managed, soprattutto quelli accessibili da Internet, di installare le patch il prima possibile. Se l’aggiornamento non è attualmente possibile, è opportuno limitare l’accesso pubblico all’istanza e verificare i log per eventuali POST richieste sospette a /api/v4/projects/{id}/repository/commits/ con i parametri file.path, che potrebbero indicare tentativi di sfruttamento. L'articolo GitLab, è allarme rosso: il bug da 10/10 permette agli hacker di rubare file senza password proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 15, 2026source
ChatGPT inventa testimoni e prove e l’avvocato porta in tribunale un processo “creativo”
La Corte Suprema dello stato del Nuovo Messico ha riconosciuto colpevole l’avvocato Steven Aarons di oltraggio alla corte e lo ha multato di 5000 dollari dopo che un’appello in un caso di omicidio ha incluso testimoni e dichiarazioni inventate da ChatGPT. Il caso si è rivelato significativamente più grave rispetto alle consuete storie di precedenti giudiziari inventati dall’IA . La rete neurale ha effettivamente riscritto i materiali del caso penale, e l’avvocato ha inviato il risultato al tribunale senza verificarlo. Secondo la sentenza del 9 settembre, Aarons rappresentava Oscar Rene Sandoval, condannato all’ergastolo per l’omicidio della madre dei suoi figli. Nella preparazione del ricorso principale, l’avvocato ha utilizzato ChatGPT, dopodiché il documento ha incluso informazioni che non esistevano nei materiali del processo. Il tribunale ha elencato quattro personaggi completamente inventati, tra cui due presunti agenti di polizia, Officer Michelle Amarillo e Officer Sanchez, nonché Manal Al-Jibury e Teresa Marquez . ChatGPT ha attribuito false dichiarazioni anche ai reali partecipanti al processo. Nel documento sono apparse minacce inesistenti rivolte a Danny Stanton e Linda Stanton, nonché racconti inventati di Mariah Chavez e della inesistente Teresa Marquez riguardo all’aspetto e all’abbigliamento del tiratore. Inoltre, l’avvocato ha esposto in modo errato il contenuto di due reali precedenti giudiziari. Aarons ha ammesso di non aver verificato né le affermazioni fattuali né i riferimenti giuridici prima di firmare e inviare il documento . Il cliente non sapeva nemmeno che il ricorso contenesse informazioni false. In seguito, l’avvocato non ha informato Sandoval nemmeno dell’avvio del procedimento riguardante il documento stesso. Durante l’udienza del 21 agosto, Aarons ha spiegato di aver ricevuto una trascrizione informatica del processo, aggiunto i materiali del caso, un elenco di questioni controverse e parte delle prove, per poi caricare l’insieme di documenti su ChatGPT. Si aspettava di ottenere un «riassunto impeccabile» del processo giudiziario. Secondo Aarons, la trascrizione originale l’aveva verificata e il problema era sorto solo dopo l’elaborazione dei materiali da parte della rete neurale. Aarons ha anche dichiarato di non aver compreso, in quel momento, fino a che punto l’IA generativa fosse in grado di allucinare e creare fatti plausibili che non erano mai esistiti. La spiegazione non ha convinto la giudice Shannon Bacon. Durante l’udienza , gli è stato chiesto se avesse mai letto le notizie riguardo a sotrie di avvocati che hanno presentato cause con contenuti inventati dall’AI. Bacon ha paragonato ChatGPT a un dipendente inesperto di uno studio legale . Se un giovane avvocato avesse semplicemente inventato dei fatti e il superiore avesse firmato il documento preparato, la responsabilità sarebbe comunque ricaduta sull’avvocato firmatario. I giudici hanno quindi respinto l’argomento secondo cui la corte non aveva preliminarmente obbligato i partecipanti al processo a verificare separatamente i materiali creati dall’IA. Le conseguenze non si sono limitate alla multa. La Corte Suprema ha vietato ad Aarons di comparire davanti a essa fino alla conclusione del procedimento disciplinare, ha inviato i materiali alla commissione disciplinare dell’ordine degli avvocati e ha escluso dal caso tutti i documenti processuali precedentemente presentati. La difesa di Sandoval è stata affidata al servizio statale di difesa d’ufficio, dopodiché l’appello dovrà essere preparato nuovamente. La corte prevede di esaminare il caso nel periodo 2026-2027. Lo stesso Aarons, dopo la decisione, ha definito l’accaduto un errore e ha dichiarato di essersene pentito. La corte è giunta a una valutazione opposta e ha direttamente indicato nella sentenza l’«assenza di pentimento» e la cura insufficiente dell’avvocato per gli interessi del cliente. Ulteriori sanzioni potranno ora essere determinate dalla commissione disciplinare. Le storie con materiali inventati dall’IA generativa perseguitano il settore legale già da diversi anni. Nel 2023, due avvocati di New York hanno ricevuto multe da 5000 dollari ciascuno dopo la presentazione di documenti con sei decisioni giudiziarie che non erano mai esistite. In seguito, casi analoghi sono apparsi nei tribunali di diversi paesi, e gli avvocati hanno regolarmente spiegato gli errori affermando di non sapere della capacità dei modelli linguistici di inventare le fonti. Il caso nel Nuovo Messico mostra un livello diverso di rischio. La verifica delle sole citazioni dei precedenti giudiziari non salva più quando il modello riceve i materiali reali del caso e poi inizia a inventare il contenuto all’interno del processo stesso . Un testimone inesistente non può essere scoperto con una semplice ricerca di un link errato. Nel lavorare con un caso penale, ogni affermazione deve essere confrontata con la trascrizione originale e i materiali del tribunale, indipendentemente da quanto convincente appaia il testo preparato dall’IA. L'articolo ChatGPT inventa testimoni e prove e l’avvocato porta in tribunale un processo “creativo” proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 14, 2026source
Quel CAPTCHA potrebbe rubarti il PC! 5.400 siti sono già infetti
Gli esperti di sicurezza informatica di Netskope hanno rilevato una vasta campagna malevola in cui gli attaccanti utilizzano oltre 5400 siti web compromessi per diffondere payload ClickFix . Il codice malevolo è memorizzato ne i contratti intelligenti di BNB Smart Chain (BSC) , il che complica notevolmente il blocco dell’infrastruttura degli hacker . Secondo le informazioni ottenute dai ricercatori , la maggior parte dei siti compromessi funzionano attraverso WordPress e PrestaShop e appartengono a piccole aziende. Tuttavia, non è ancora noto come gli attaccanti ottengano l’accesso iniziale a tali risorse. Su ogni sito compromesso, gli hacker inseriscono uno script che si collega agli endpoint RPC di BSC Testnet e quindi ottengono dal contratto intelligente i dati per la fase successiva dell’attacco. Questa tecnica di attacco è nota come EtherHiding , e implica che gli attaccanti posizionano il codice malevolo o le configurazioni nei contratti intelligenti su una blockchain pubblica. Grazie ai principi di funzionamento della blockchain, EtherHiding garantisce anonimato, resistenza al blocco e permette agli attaccanti di aggiornare i payload. Inoltre, il recupero del payload può avvenire tramite chiamate read-only che non lasciano una traccia visibile di transazioni, aggiungendo ulteriore segretezza al processo. Nella catena analizzata dagli esperti di Netskope, lo script caricato dal sito compromesso mostra ai visitatori un falso CAPTCHA. All’utente viene proposto di aprire la finestra “Esegui” in Windows e inserire lì un comando PowerShell. Se la vittima segue le istruzioni, il comando scarica ed esegue il payload finale . Inoltre, BSC Testnet è destinata agli sviluppatori e funziona quasi come la rete principale BSC, ma l’uso della rete di test è gratuito. Poiché il payload è memorizzato nel contratto intelligente, gli operatori della campagna possono cambiarlo in qualsiasi momento. In particolare, i ricercatori hanno notato che il payload ClickFix è stato sostituito da uno stager che utilizza WebRTC per la trasmissione dei dati. Lo stager apre un canale di comunicazione WebRTC crittografato con l’infrastruttura degli attaccanti, ma evita il handshake tradizionale. Normalmente, una parte forma una proposta per stabilire la connessione, la invia all’altra parte e riceve una risposta. In questo caso, lo script genera sia la proposta che la risposta, e poi le trasmette localmente alla connessione creata. Di conseguenza, lo scambio di dati con gli attaccanti inizia senza un handshake WebRTC completo. Successivamente, lo stager riceve un codice JavaScript da un indirizzo C2 predefinito, lo memorizza temporaneamente e lo esegue dopo la chiusura del canale o dopo 10 secondi. Il codice viene compilato direttamente nella memoria del browser e viene eseguito dinamicamente aggiungendolo all’elemento head del DOM, quindi nulla viene scritto sul disco della macchina della vittima. Nel complesso, durante il periodo di osservazione, i ricercatori hanno identificato oltre 5400 siti web compromessi coinvolti in questa campagna , e l’attività degli attaccanti è in aumento. Ad esempio, ad agosto 2026, sono stati osservati quasi 400 siti web compromessi al giorno, con un picco massimo di 536. Per la protezione, gli esperti raccomandano di bloccare l’intero pool di endpoint RPC di BSC Testnet , nonché di monitorare il traffico UDP non standard associato a WebRTC. L'articolo Quel CAPTCHA potrebbe rubarti il PC! 5.400 siti sono già infetti proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 14, 2026source
Proteine mai esistite in natura: l’intelligenza artificiale apre una nuova frontiera
L’ intelligenza artificiale ha imparato a progettare proteine che non devono necessariamente assomigliare a quelle create dalla natura. I ricercatori hanno sviluppato il sistema PottsMPNN , che cerca sequenze di amminoacidi appropriate per una struttura data e, al contempo, non cerca di riprodurre con la massima precisione le proteine naturali note. Questo approccio apre uno spazio molto più ampio per la creazione di molecole con nuove proprietà. La progettazione moderna delle proteine funziona in gran parte in direzione opposta al famoso AlphaFold. AlphaFold riceve una sequenza di amminoacidi e cerca di determinare quale struttura tridimensionale assumerà la proteina. Nella creazione di una nuova proteina, i ricercatori possono prima immaginare la struttura necessaria e poi selezionare una sequenza di amminoacidi in grado di ripiegarsi stabilmente in essa. Il problema sorge nel secondo passaggio. Molte reti neurali vengono addestrate a ripristinare la sequenza naturale da una struttura proteica nota. Più l’algoritmo indovina con precisione la sequenza scelta dall’evoluzione, meglio viene considerato il risultato. Gli autori di PottsMPNN ritengono che tale criterio sia errato. Una stessa struttura tridimensionale può corrispondere a molte diverse sequenze, quindi copiare la natura limita artificialmente lo spazio di ricerca. «Se si tratta di una struttura completamente nuova progettata, non esiste una sequenza naturale per il confronto», spiega l’autore principale dello studio, Foster Birnbaum. Per gli sviluppatori è molto più utile sapere se la sequenza proposta si ripiegherà nella forma desiderata, quanto stabile sarà la proteina e cosa accadrà dopo la sostituzione di singoli amminoacidi. PottsMPNN cerca di risolvere proprio questo tipo di problema. La rete neurale rappresenta lo scheletro proteico come un grafo, in cui i singoli nodi corrispondono ai residui di amminoacidi e le connessioni tengono conto delle interazioni tra di essi. Il modello valuta non solo la probabilità di comparsa di un amminoacido specifico in una determinata posizione, ma anche il contributo energetico delle coppie di amminoacidi. In pratica, l’algoritmo impara a comprendere quali combinazioni aiutano la proteina a mantenere la forma data. Gli autori hanno ulteriormente addestrato PottsMPNN su strutture tridimensionali leggermente distorte. Il “rumore” artificiale impediva alla rete neurale di memorizzare le sequenze naturali e la costringeva a cercare un insieme più ampio di soluzioni. Nell’addestramento sono state incluse anche famiglie di proteine evolutivamente correlate. Tali dati mostrano al modello che sequenze fortemente diverse possono ripiegarsi nella stessa struttura. Il risultato si è rivelato paradossale. PottsMPNN ripristinava peggio le sequenze naturali originali, ma si comportava meglio con compiti più pratici. Le sequenze create corrispondevano più spesso alla struttura data e il modello valutava con maggiore precisione le conseguenze energetiche delle mutazioni. I ricercatori considerano il risultato come una prova del fatto che la tendenza a copiare il più possibile le proteine note può ostacolare lo sviluppo di molecole davvero nuove. Le potenziali applicazioni vanno ben oltre la biologia fondamentale. Le proteine progettate possono diventare la base di farmaci, sensori molecolari, catalizzatori e nuovi biomateriali . L’idea principale di PottsMPNN non è quella di cercare un’altra variante di una proteina già esistente, ma di esplorare un enorme spazio di sequenze che l’evoluzione naturale potrebbe non aver mai provato. La capacità di “ordinare” proteine con funzioni arbitrarie è ancora lontana per la bioingegneria. Il lavoro di PottsMPNN dimostra principalmente un nuovo metodo di progettazione informatica. Anche se una sequenza promettente dal punto di vista computazionale non garantisce ancora un sintesi e un funzionamento della molecola di successo in laboratorio. Ma la direzione sta gradualmente cambiando.  L'articolo Proteine mai esistite in natura: l’intelligenza artificiale apre una nuova frontiera proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 14, 2026source
I programmatori sono stati i primi. Ora OpenAI passa agli investitori finanziari!
Dopo i programmatori, OpenAI si sta dedicando a una delle professioni da ufficio più costose di sempre, quella dell’investitore finanziario. L’azienda ha lanciato una versione speciale di ChatGPT per il settore finanziario , in grado di eseguire una parte significativa del lavoro dei junior investment banker, che a Wall Street possono guadagnare fino a $200.000 all’anno, bonus inclusi. ChatGPT for Financial Services è principalmente orientato agli investment bank e ai dipartimenti analitici. OpenAI ha sviluppato il servizio insieme a Morgan Stanley e Evercore, indagando su quali compiti i banchieri trascorrano più tempo in lavori manuali routinari. Una transizione simile è già avvenuta nello sviluppo, dove l’azienda ha trasformato Codex in un sistema in grado di eseguire compiti lunghi in parallelo. La versione finanziaria di ChatGPT è in grado di raccogliere ricerche, analizzare i bilanci, costruire modelli di valutazione delle aziende, normalizzare i profitti e l’EBITDA, trovare potenziali acquirenti, analizzare i risultati finanziari e preparare presentazioni per i clienti. GPT-6 Astra lavora attraverso tabelle, note ai bilanci e numeri di diversi periodi, trasferendo poi i risultati in documenti, fogli elettronici e slide. La principale differenza rispetto al chatbot standard risiede nell’accesso a dati professionali. In ChatGPT sono integrate le informazioni di Daloopa, PitchBook, LSEG News e Crunchbase , inclusi i bilanci finanziari, le trascrizioni delle conference call, le informazioni sulle aziende private, gli investimenti e le transazioni. OpenAI sta anche sviluppando il collegamento a S&P Capital IQ, MSCI, Moody’s, Dow Jones Factiva e altri servizi . Per l’investment banking è particolarmente importante la verificabilità dei numeri. ChatGPT mostra i link a tabelle specifiche e frammenti di documenti da cui ha preso i dati, in modo che il dipendente possa verificare il calcolo. Le banche potranno anche caricare i propri modelli Excel, Word e PowerPoint, dopo di che il sistema preparerà un modello di valutazione, una nota analitica o una presentazione nel formato accettato all’interno dell’azienda. È proprio questo tipo di lavoro che tradizionalmente occupa gran parte della giornata dei junior analyst. I banchieri principianti raccolgono dati, verificano i numeri, aggiornano i modelli e passano ore a correggere le presentazioni prima di inviarle al cliente . OpenAI non promette ancora una sostituzione completa delle persone . Il banchiere deve comunque verificare i calcoli, prendere decisioni informate e rispondere del materiale finale. Morgan Stanley e Evercore sottolineano anche il ruolo del giudizio professionale. Gli sviluppatori hanno prestato particolare attenzione alla riservatezza: i dati aziendali non vengono utilizzati per impostazione predefinita per l’addestramento dei modelli, le informazioni sono crittografate e gli amministratori ricevono il controllo sui ruoli, sui periodi di conservazione e sui registri di audit. In ChatGPT for Financial Services OpenAI ha essenzialmente riunito in un’interfaccia il modello GPT-6 Astra, le banche dati di settore, i modelli aziendali e gli strumenti per la preparazione di materiali pronti. Il servizio è già disponibile per le organizzazioni finanziarie idonee e in seguito l’azienda prevede di estendere la soluzione ad altre aree del business finanziario. I programmatori hanno attraversato una fase simile in precedenza. Ora un modello di lavoro simile è arrivato alle tabelle, ai modelli finanziari e alle presentazioni di Wall Street. Tuttavia, l’automazione su larga scala non garantisce ancora una riduzione del personale. I progetti aziendali con l’IA si rivelano spesso più costosi e complessi delle promesse iniziali, e le aziende si trovano ad affrontare un rendimento discutibile nell’implementazione Per le banche, la transizione è particolarmente sensibile a causa dell’accesso dei modelli ai dati finanziari e ai clienti. Va da se che dati sensibili inseriti nel “cloud”, possono portare a problemi di privacy del dato e di riservatezza. E questo problema sempre di più sta bussando alle porte nell’era delle AI. L'articolo I programmatori sono stati i primi. Ora OpenAI passa agli investitori finanziari! proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 14, 2026source
HackerHood scopre un nuovo bug su FortiClient VPN: occhio alla password salvata
Le funzionalità di comodità pensate per semplificare la vita dell’utente nascondono spesso insidie non banali dal punto di vista della sicurezza. È il caso dell’opzione “Save Password” presente in molti client VPN , che permette di evitare di reinserire le credenziali ad ogni connessione, ma che solleva interrogativi legittimi: come vengono protette le credenziali memorizzate? Dove vengono salvate localmente? E soprattutto, quanto è robusto il meccanismo adottato per impedirne il recupero da parte di un attaccante? A queste domande ha cercato di rispondere Alex Ghiotto , ricercatore di sicurezza e bug hunter di HackerHood , che attraverso un’attività di analisi approfondita su FortiClient VPN ha scoperto una vulnerabilità nel meccanismo di protezione delle credenziali salvate localmente dal client. La ricerca, condotta combinando monitoraggio di sistema, reverse engineering e debugging a basso livello, ha portato all’identificazione di una libreria interna al prodotto, richiamabile anche al di fuori del contesto previsto, in grado di restituire in chiaro le credenziali VPN memorizzate, superando di fatto la protezione che l’utente si aspetterebbe da una funzionalità di questo tipo. La vulnerabilità individuata da Alex è stata segnalata a Fortinet seguendo un processo di responsible disclosure. Il vendor ha verificato la problematica e ha introdotto una mitigazione che limita l’utilizzo della componente interessata ai soli processi eseguiti dalla directory di installazione ufficiale del prodotto, impedendo così il richiamo della funzione da parte di codice arbitrario. Al termine del processo di disclosure, alla vulnerabilità è stato assegnato l’identificativo CVE-2026-44278 con CVSS v3.1 di 2.3 (Low) e vettore CVSS :3.1/AV:L/AC:L/PR:H/UI:N/S:U/C:L/I:N/A:N. In questo articolo viene ricostruito il percorso di analisi seguito da Alex: dalle prime osservazioni con Process Monitor , passando per il debugging con x64dbg e la decompilazione con Ghidra , fino allo sviluppo di un Proof of Concept in grado di dimostrare concretamente l’impatto della vulnerabilità e all’analisi della correzione introdotta dal vendor. Analisi del salvataggio delle credenziali in FortiClient VPN tramite Process Monitor La prima fase dell’analisi è stata condotta utilizzando Process Monitor (Procmon) con l’obiettivo di individuare dove e come FortiClient VPN memorizza le credenziali quando è abilitata l’opzione “Save Password” . Per ottenere una visione completa del comportamento del client sono stati applicati i seguenti filtri: operazioni di lettura e scrittura sul file system; operazioni di lettura e scrittura sul registro di sistema; processi il cui nome contiene la stringa forti . Successivamente è stata avviata una connessione utilizzando un profilo VPN precedentemente configurato con il salvataggio delle credenziali abilitato. Dall’analisi degli eventi generati è emerso che il client accede al registro di sistema interrogando specifiche chiavi associate al profilo VPN configurato. In particolare, durante la fase di connessione vengono effettuate operazioni di lettura sui valori: DATA1 DATA2 Tali valori sono contenuti all’interno di una sottochiave direttamente riconducibile al profilo VPN utilizzato. Questa osservazione conferma che le credenziali non vengono gestite esclusivamente in memoria, ma sono persistite localmente all’interno del registro di sistema. Diversi riferimenti presenti in forum tecnici e comunità di sicurezza suggeriscono inoltre una possibile correlazione tra tali valori e le credenziali salvate dal client: DATA1: username; DATA2: password. Sebbene tale associazione non sia ufficialmente documentata dal vendor, risulta coerente con il comportamento osservato durante l’analisi dinamica. L’analisi della call stack associata agli eventi di lettura mostra inoltre l’utilizzo dell’API Windows RegQueryValueExA, confermando che l’accesso alle informazioni avviene tramite interrogazioni dirette al registro di sistema. Dal monitoraggio al debugging: analisi delle chiamate a RegQueryValueExA L’analisi con Process Monitor ha evidenziato l’utilizzo dell’API Windows RegQueryValueExA durante la lettura delle chiavi DATA1 e DATA2. Il passo successivo consiste nell’individuare il punto del codice responsabile di tali operazioni e comprendere come il client gestisce le credenziali salvate. A tale scopo è stato collegato il debugger x64dbg al processo FortiVPN.exe, impostando un breakpoint sull’API RegQueryValueExA. Per limitare il numero di intercettazioni e concentrarsi esclusivamente sugli accessi di interesse, è stata definita la seguente break condition: strstr(utf16(RDX), “DATA”) La condizione forza l’interruzione dell’esecuzione solamente quando il nome del valore richiesto contiene la stringa DATA, consentendo di intercettare le letture delle chiavi precedentemente identificate. Una volta configurato il breakpoint, viene avviata una connessione VPN utilizzando il profilo contenente le credenziali salvate. L’interruzione avviene correttamente durante la fase di autenticazione. Analizzando la call stack è possibile osservare che la richiesta non origina direttamente dal client principale, ma da una funzione denominata reg_getstringW appartenente alla libreria utilsdll.dll, componente distribuita da Fortinet insieme a FortiClient. L’osservazione è significativa poiché consente di identificare un primo punto di interesse all’interno della logica di gestione delle credenziali. L’accesso al registro risulta infatti delegato a una libreria interna anziché essere implementato direttamente all’interno di FortiVPN.exe. Per approfondire il comportamento della funzione, il breakpoint viene successivamente spostato all’ingresso di reg_getstringW. Ripetendo la procedura di connessione è possibile analizzare i parametri passati alla funzione e seguire con maggiore precisione il flusso di elaborazione delle informazioni associate alle chiavi DATA1 e DATA2. Analisi di reg_getstringW e sviluppo del Proof of Concept L’analisi della call stack ha permesso di identificare la funzione reg_getstringW all’interno della libreria utilsdll.dll, componente utilizzata da FortiClient per accedere alle informazioni salvate nel registro di sistema. In questa fase non è ancora disponibile una definizione completa della funzione, ma l’osservazione dei registri durante il debugging consente di formulare alcune ipotesi preliminari sulla struttura dei parametri. In particolare: RCX contiene l’handle della chiave di registro associata al profilo VPN; RDX contiene il nome del valore da leggere; R8 contiene un puntatore a un buffer di output. La disposizione dei parametri suggerisce che la funzione venga utilizzata per recuperare un valore dal registro e copiarne il contenuto all’interno del buffer fornito dal chiamante. Per verificare questa ipotesi, l’esecuzione viene seguita fino al ritorno della funzione monitorando il contenuto del buffer puntato da R8. L’analisi mostra che il buffer viene popolato con il valore associato alla chiave richiesta e che, nel caso della password VPN, il contenuto restituito risulta già disponibile in chiaro. Un rapido confronto con il codice decompilato tramite Ghidra conferma le osservazioni effettuate durante l’analisi dinamica e permette di identificare un quarto parametro, inizialmente trascurato poiché valorizzato a zero durante i test. A questo punto emerge un aspetto particolarmente interessante: la routine responsabile della lettura e della decifratura delle credenziali risiede all’interno di una DLL distribuita insieme al client e può essere richiamata da codice esterno. Per verificare questa ipotesi viene sviluppato un semplice Proof of Concept in linguaggio C. Il programma apre un handle alla chiave di registro associata al tunnel VPN e richiama direttamente la funzione individuata durante il reverse engineering. Poiché non è disponibile una import library ufficiale, la libreria viene caricata dinamicamente tramite LoadLibraryEx, utilizzando i flag: LOAD_LIBRARY_SEARCH_DLL_LOAD_DIR LOAD_LIBRARY_SEARCH_DEFAULT_DIRS Una volta caricata la DLL, la funzione viene risolta tramite GetProcAddress e invocata utilizzando una definizione coerente con la firma ricostruita durante l’analisi. L’esecuzione del Proof of Concept conferma le osservazioni precedenti: la routine può essere richiamata al di fuori del client VPN e restituisce correttamente le credenziali in chiaro memorizzate dal prodotto. Analisi della mitigazione: validazione del processo chiamante L’analisi delle versioni successive alla correzione mostra che la mitigazione introdotta da Fortinet si concentra sul controllo del contesto di esecuzione della DLL. In particolare, prima di consentire l’utilizzo delle routine interne, la libreria verifica il percorso del processo chiamante, permettendo l’esecuzione solamente quando quest’ultimo risiede all’interno della directory di installazione del prodotto: C:\Program Files\Fortinet\FortiClient\ Questo controllo impedisce l’utilizzo diretto della DLL da parte di processi arbitrari eseguiti da percorsi differenti, bloccando lo scenario descritto nel Proof of Concept originale. La correzione non modifica tuttavia la logica di gestione o di decifratura delle credenziali, ma introduce un vincolo aggiuntivo sul contesto dal quale tali funzionalità possono essere richiamate. La modifica introdotta risulta comunque sufficiente a impedire la riproduzione diretta del Proof of Concept descritto in questo articolo nelle versioni corrette del prodotto. Conclusioni L’analisi descritta in questo articolo è stata condivisa con Fortinet attraverso il processo di responsible disclosure. A seguito delle verifiche effettuate dal vendor e dell’introduzione delle mitigazioni descritte, alla problematica è stato assegnato l’identificativo CVE-2026-44278 . L’assegnazione della CVE conferma l’impatto della possibilità di riutilizzare al di fuori del contesto previsto una componente del client in grado di accedere alle credenziali memorizzate localmente. La correzione introdotta da Fortinet impedisce la riproduzione diretta dello scenario illustrato nel Proof of Concept, riducendo significativamente la superficie di attacco. L'articolo HackerHood scopre un nuovo bug su FortiClient VPN: occhio alla password salvata proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 14, 2026source
L’AI fa paura anche ai suoi creatori! Amodei chiede di rallentare, Altman e Musk lo sostengono
Dario amadei, capo di Anthropic dopo l’idea di una sorta di moderazione nella ricerca dello sviluppo dell’ intelligenza artificiale rincara la dose riporta quanto segue:  “ Non vi mentirò: esistono pericoli reali. Per troppo tempo l’industria ha mentito alle persone sul fatto che questa tecnologia comportasse dei rischi. Noi di Anthropic non lo abbiamo mai fatto, ma gran parte del settore si’”, ha dichiarato Amodei al programma “ Sunday Morning ” della Cbs e ha aggiunto “ Non credo che vietarla completamente sia l’approccio giusto. Innanzitutto, non mi sembra accettabile rinunciare per sempre agli incredibili benefici e alle cure mediche. In secondo luogo, questa tecnologia sara’ sviluppata in altri Paesi, compresi quelli autoritari”  , riferendosi ai modelli Open Weight (a pesi aperti), che vengono rilasciati dai player cinesi e mettono a repentaglio il business dei grandi player americani basato sulla rivendita delle API. Il manager ha riportato chiaramente che esistono dei rischi reali che stanno iniziando ad invadere il mondo reale, come ad esempio gli attacchi informatici, azioni di bioterrorismo, la possibile perdita di controllo dei sistemi e gli effetti sull’economia.  L’idea di una sorta di «moderazione» nello sviluppo dell’ intelligenza artificiale ha iniziato a essere discussa quasi contemporaneamente da diversi rappresentanti del settore dopo una serie di incidenti nel campo della sicurezza informatica . Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha invitato le startup di IA a rallentare il ritmo, e questa iniziativa ha ricevuto inizialmente l’approvazione dei concorrenti OpenAI e SpaceX (xAI). Almeno, l’idea di Amodei è stata rapidamente sostenuta sui social network da Sam Altman e Elon Musk , cosa non del tutto caratteristica dello stato attuale del settore dell’IA, contrassegnato da una concorrenza accanita . Altman, a sua volta, ha spiegato la necessità di mettere ordine nella situazione per quel che riguarda la sicurezza dell’IA è la conseguente decisione di non procedere con l’IPO nel 2026, ma di posticiparlo a un periodo successivo. Nel suo post sul blog di Anthropic, Dario Amodei ha proposto un piano in tre fasi per moderare i ritmi di sviluppo dell’IA senza danneggiare gli interessi commerciali delle startup o compromettere la leadership degli Stati Uniti in questo settore . Alcune delle misure da lui suggerite saranno più complesse da implementare, altre più semplici, ma il settore sarà portato ad attuare una autoregolamentazione. Innanzitutto, il capo di Anthropic ha proposto di dare accesso a esperti indipendenti alle procedure interne di sicurezza e ai rapporti sugli incidenti. La seconda fase suggerisce alle principali aziende dei paesi che si considerano democratici di coordinare i loro sforzi e sviluppare standard di sicurezza comuni. Il terzo punto del piano propone agli stati con diversi regimi politici di accordarsi tra loro sullo sviluppo dell’IA . In parte, queste proposte da parte della dirigenza di Anthropic sono state rese pubbliche anche con l’obiettivo di ridurre il livello di tensione sociale, che era stato alimentato dalle rivelazioni di ex dipendenti di Anthropic e OpenAI, i quali avevano accusato la dirigenza delle startup di trascurare le vite umane. Amodei ha spiegato che le idee di moderazione dello sviluppo dell’IA erano nell’aria già dal 2023, ma allora non erano così rilevanti per l’implementazione, poiché in quel momento i modelli di IA non erano abbastanza potenti da rappresentare una seria minaccia per l’umanità dal punto di vista pratico. « Continuo a credere che l’IA possa migliorare enormemente la qualità della vita umana. Il mio desiderio di raggiungere questo obiettivo non è diminuito, ma questi benefici saranno raggiunti solo se svilupperemo la tecnologia nella giusta direzione, e dobbiamo preoccuparci in modo particolare di fare tutto nel modo giusto », ha ammesso Amodei nel suo saggio sul sito di Anthropic. Nonostante ciò, il capo dell’azienda insiste sulla necessità di scegliere il ritmo ottimale di sviluppo, perché se gli Stati Uniti dovessero esitare troppo nello sviluppo dell’IA, i concorrenti geopolitici potrebbero prendere il sopravvento. Sarah Heck, che in Anthropic si occupa delle relazioni pubbliche, ha invitato il governo degli Stati Uniti a partecipare al processo di regolamentazione del settore, vietando l’esportazione di chip avanzati in Cina, e ad adottare una legge che richieda la selezione dei modelli di IA in base a criteri di sicurezza con test preliminari obbligatori. Sam Altman ha espresso la sua solidarietà con l’opinione di Amodei, spiegando che anche all’interno di OpenAI simili discussioni sono in corso da diverse settimane . Ha sostenuto l’idea del concorrente di dare accesso a esperti esterni al lavoro sui modelli di IA avanzati, esprimendo la disponibilità a implementare tale misura da parte di OpenAI. Il principale ricercatore scientifico dell’azienda, Jacub Pachocki, ha recentemente anche invitato i player del mercato a rallentare volontariamente i ritmi di sviluppo dell’IA fino all’adozione di standard di sicurezza comunemente accettati. Elon Musk, che guida il startup xAI entrato a far parte di SpaceX, ha brevemente sostenuto il capo di Anthropic su X, riconoscendone la validità. “Credo che anche se il rallentamento ci permetterà di guadagnare un anno o due prima che i modelli raggiungano un livello critico di capacità, e se utilizziamo questo tempo per mettere ordine, potremo ridurre significativamente il rischio che qualcosa vada seriamente storto” , ha osservato il capo di Anthropic. L'articolo L’AI fa paura anche ai suoi creatori! Amodei chiede di rallentare, Altman e Musk lo sostengono proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 14, 2026source
Anthropic sta sviluppando un sistema di sorveglianza predittiva per monitorare gli attivisti
Rispetto alle buone intenzioni, il business, la politica e la sorveglianza alla fine vincono sempre, soprattutto quando si parla di grandi aziende e di Stati Uniti D’America. E se tutti inseriscono i dati dentro quel “ bidone ” che in molti chiamano “ cloud “, quel bidone ha sempre fatto gola a tutti, soprattutto se si parla di mondo digitale e tecnologie predittive finalizzate all’intelligence e alla sorveglianza di massa. Ma andiamo con ordine. Anthropic, che solo di recente aveva negato al Pentagono il diritto di utilizzare Claude, sta ora implementando un sistema di sorveglianza su attivisti, proteste e persone che il servizio di sicurezza aziendale considera potenziali minacce. L’azienda mira non solo a rispondere agli incidenti, ma anche a prevedere problemi futuri. Uno degli strumenti utilizzati è la piattaforma Samdesk , che raccoglie segnali da fonti aperte, utilizza l’IA per rilevare eventi e integra l’analisi automatica con verifiche da parte di esperti. Il responsabile del centro sicurezza di Anthropic, Keon Ellison , ha raccontato come il servizio abbia avvertito l’azienda di un cambio di orario di una protesta. Il servizio di sicurezza è riuscito a modificare il percorso di un dirigente di alto livello di Anthropic e a farlo entrare in hotel attraverso un ingresso di servizio e quindi metterlo al sicuro. Ma il monitoraggio aziendale non si limita agli eventi vicino agli uffici . Anthropic ha dichiarato di monitorare comportamenti sospetti di singole persone nell’ambito del processo “person-of-interest” , per rilevare segni di possibile escalation. Alcune persone, di cui l’azienda ha poi informato la polizia, erano già sotto osservazione del servizio di sicurezza.  Il mese scorso, il San Francisco Standard  ha riportato  che Anthropic aveva denunciato alla polizia di San Francisco un uomo per aver detto a Claude di aver acquistato un fucile semiautomatico AR-15 e di avere “nel mirino” l’amministratore delegato Dario Amodei L’entità del programma è evidente anche dall’assunzione di dipendenti. Il team Global Safety, Intelligence, and Security cercava uno specialista in intelligence aziendale con uno stipendio annuale compreso tra $180.000 e $230.000. Tra i compiti figuravano l’identificazione, la valutazione, il monitoraggio e l’indagine su minacce globali, con l'”attivismo” incluso nello stesso elenco di terrorismo, criminalità, instabilità geopolitica e azioni di Stati contro il settore dell’IA. Parallelamente, Anthropic sta rafforzando nuovamente i legami con il settore della sicurezza nazionale , anche se le agenzie di intelligence americane continuavano a svolgere dei test utilizzando Mythos nonostante il conflitto dell’azienda con il Pentagono. I materiali disponibili non confermano che Anthropic utilizzi direttamente Claude per compilare dossier sugli attivisti. Sono confermati il lavoro di una squadra di intelligence interna, la collaborazione con la piattaforma IA Samdesk, il monitoraggio delle proteste e la pratica di un monitoraggio prolungato di singole persone. Questa posizione , in effetti appare  particolarmente contraddittoria alla luce della posizione pubblica di Anthropic contro la sorveglianza interna su larga scala. L’azienda non ha risposto alle domande sul programma. La disputa sulle frontiere della sorveglianza è già costata cara ad Anthropic. Ad agosto, un tribunale federale ha dichiarato illegale il tentativo del Pentagono di punire lo sviluppatore di Claude dopo il rifiuto di rimuovere i limiti sulla sorveglianza di massa e sulle armi autonome. Ora sorgono domande simili riguardo al servizio di sicurezza interno dell’azienda. Il problema va ben oltre i confini di un’unica azienda. Le forze dell’ordine americane hanno già iniziato a considerare le proteste contro l’ intelligenza artificiale attraverso la lente dell’estremismo e delle potenziali minacce alle infrastrutture. In questo contesto, i sistemi aziendali che raccolgono informazioni aperte sugli attivisti e cercano di prevedere le loro azioni rischiano di cancellare la linea di demarcazione tra la protezione dei dipendenti e la sorveglianza di attività politiche legittime. L'articolo Anthropic sta sviluppando un sistema di sorveglianza predittiva per monitorare gli attivisti proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 12, 2026source
Proiettili invece che razzi: gli USA ha trovato un modo per abbattere i droni a costi irrisori
Un drone economico può costringere un sistema di difesa aerea a spendere soldi per un intercettore che vale molto di più del suo stesso obiettivo. Auriga Space propone di cambiare l’economia della difesa antiaerea: la startup americana usa una installazione mobile in grado di accelerare proiettili oltre la velocità del suono senza motori a razzo e riserve di carburante. Il primo test sul campo si è svolto nel deserto di Mohave in California a una temperatura di circa 38 °C. Gli sviluppatori hanno posizionato l’acceleratore elettromagnetico all’interno di un contenitore di trasporto lungo circa tre metri e hanno effettuato più di 12 lanci a velocità superiori a Mach 1 . Auriga Space ha verificato separatamente la possibilità di condurre colpi a raffica lontano dall’infrastruttura energetica stazionaria. Hermes riceve energia da batterie integrate che possono essere caricate con pannelli solari installati sul complesso . Secondo i calcoli degli sviluppatori, una singola carica è suffi e per centinaia di proiettili. Un generatore diesel esterno può anche essere utilizzato come fonte di energia. Per i tradizionali intercettori a razzo, dopo ogni lancio è necessario un nuovo motore a propellente solido, mentre l’installazione elettromagnetica utilizza ripetutamente lo stesso acceleratore. Alla base di Hermes c’è la levitazione magnetica. Auriga Space utilizza il canale dell’acceleratore, in grado di modificare programmaticamente il profilo di accelerazione. L’energia elettrica sostituisce l’energia chimica del carburante per razzi, e l’installazione dovrebbe lanciare sia proiettili inerti che guidati. Durante i test, gli ingegneri hanno utilizzato proiettili di diverse forme. Tra gli obiettivi sono stati utilizzati pannelli di vetro, un anguria e un drone immobile nell’aria. La descrizione pubblica dei test non conferma un intercettazione completa di un drone manovrabile ad alta velocità, quindi il risultato attuale dimostra principalmente il funzionamento dell’acceleratore mobile, la ripetibilità dei lanci e la capacità di colpire obiettivi semplici. Auriga Space deve ancora perfezionare il puntamento, il tracciamento di oggetti aerei e il rapido ricaricamento in condizioni da combattimento. La principale scommessa degli sviluppatori è legata non tanto alla velocità record del proiettile, quanto al costo di ogni intercettazione. Le forze armate americane definiscono già la differenza tra il costo di droni d’attacco economici e sistemi tradizionali di difesa aerea un problema serio. I rappresentanti dell’ Aeronautica degli Stati Uniti hanno riportato che l’uso costante di sistemi antidroni contro obiettivi economici è insostenibile. Hermes cerca di risolvere il problema grazie all’utilizzo di semplici proiettili accelerati. L’acceleratore elettromagnetico permette potenzialmente di mantenere vicino un numero significativamente maggiore di proiettili e di rifornire le scorte più facilmente rispetto ai missili guidati. Un ulteriore vantaggio che Auriga Space considera è la possibilità di cambiare rapidamente il tipo di munizioni lanciate man mano che compaiono nuove varianti di droni. Hermes non potrà sostituire completamente i razzi, i laser, i mezzi di guerra elettronica o le normali mitragliatrici automatiche. L’esercito degli Stati Uniti considera la lotta ai droni come un compito multistrato, dove diversi mezzi compensano i limiti reciproci. A luglio 2026, ad esempio, le forze armate americane hanno firmato un accordo di 500 milioni di dollari per l’acquisto di varie soluzioni antidroni e hanno indicato direttamente che non esiste una tecnologia universale unica per la difesa. La tecnologia base di Auriga Space viene utilizzata non solo nel progetto antidroni. L’acceleratore Prometheus viene utilizzato per test ipersonici, inclusa la verifica dei materiali sotto l’effetto di particelle e gocce d’acqua ad alte velocità . Nell’estate del 2026, l’azienda opera sulla base dei programmi attivi dell’Aeronautica degli Stati Uniti e dell’Agenzia di difesa antimissile. Il prossimo test sul campo di Hermes è previsto per l’autunno 2026. Auriga Space intende rafforzare la struttura per l’uso in condizioni difficili, accelerare il ricaricamento e migliorare il meccanismo di puntamento.  L'articolo Proiettili invece che razzi: gli USA ha trovato un modo per abbattere i droni a costi irrisori proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 12, 2026source
Uno studio dimostra che i qubit quantistici si possono produrre con gli stessi macchinari dei chip tradizionali
I computer quantistici cercano di uscire dai laboratori per essere prodotti nelle fabbriche dove già vengono realizzati i normali circuiti integrati al silicio. I ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud,  e del centro di ricerca belga imec e dell’azienda Diraq hanno dimostrato che operazioni quantistiche ad alta precisione possono essere eseguite su un dispositivo al silicio realizzato utilizzando un processo CMOS industriale compatibile da 300 mm. I risultati sono pubblicati su Nature Communications . Alla base dello sviluppo ci sono i qubit a spin basati su cosiddette lacune nel silicio . In fisica dei semiconduttori, una lacuna è l’assenza di un elettrone in una banda energetica piena, che si comporta come una quasi-particella con carica positiva. Lo spin della lacuna (o hole spin ) può essere utilizzato per memorizzare informazioni quantistiche quasi come lo spin di un elettrone, ma un forte interazione spin-orbita permette di controllare il qubit direttamente con segnali elettrici. I qubit a lacuna hanno a lungo avuto prestazioni inferiori rispetto agli analoghi elettronici. Un forte interazione con l’ambiente elettrico rende le lacune sensibili alle non uniformità del materiale e complica il controllo dello spin. Il nuovo lavoro ha dimostrato che la qualità industriale della produzione permette di ridurre significativamente questo divario. Per singole operazioni a un qubit, i ricercatori hanno ottenuto un’accuratezza fino al 99,8%, che gli autori definiscono il miglior risultato per i qubit a spin di lacuna nel silicio naturale. Un’ulteriore velocità è diventata un altro vantaggio della piattaforma. La frequenza sperimentale di oscillazione di Rabi ha raggiunto i 23 MHz, e il tempo minimo di rotazione dello stato del qubit di metà periodo è stato di 10 ns. Secondo i calcoli del team, l’attrezzatura utilizzata limitava la velocità più del dispositivo quantistico stesso. Gli autori ammettono la possibilità di aumentare la frequenza di controllo a circa 200 MHz. In dispositivi quasi identici, i qubit a lacuna hanno già funzionato circa 20 volte più velocemente di quelli elettronici. Il team ha anche dimostrato l’interazione di due qubit attraverso il legame di scambio tra punti quantistici vicini. I ricercatori sono riusciti a controllare la forza dell’interazione in un intervallo di circa due ordini di grandezza e hanno ottenuto un fattore di qualità dell’operazione a due qubit di 240. Tale indicatore corrisponde al limite teorico di accuratezza di circa il 99,7%. Si tratta di una valutazione dell’accuratezza massima basata sul fattore di qualità misurato, non di una misurazione diretta dell’operazione a due qubit con un’accuratezza del 99,7%. Particolare importanza ha il materiale del substrato. L’esperimento è stato condotto su silicio naturale senza pre-trattamento di purificazione isotopica. In tale materiale è presente circa il 4,7% dell’isotopo silicio-29 con spin nucleare non nullo, che crea ulteriore rumore quantistico. Il silicio purificato isotopicamente potrebbe ridurre l’influenza degli spin nucleari e potenzialmente aumentare ulteriormente la stabilità dei qubit. Il lavoro non significa che le fabbriche moderne possano iniziare senza modifiche a produrre in massa processori quantistici. L’esperimento dimostra qualcosa di più fondamentale: operazioni quantistiche ad alta velocità e alta precisione sono state realizzate in un’architettura strettamente legata ai processi tecnologici dell’industria dei semiconduttori moderna. Per scalare i computer quantistici, una simile compatibilità potrebbe rivelarsi non meno importante del prossimo record di accuratezza di un singolo qubit. L'articolo Uno studio dimostra che i qubit quantistici si possono produrre con gli stessi macchinari dei chip tradizionali proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 11, 2026source
GPT-6 Astra ha terminato il gioco Portal in 24 ore di tempo, spendendo 571,33 dollari
Il modello di intelligenza artificiale GPT-6 Astra , annunciato questa settimana da OpenAI, ha superato con successo il gioco Portal , un puzzle spaziale, senza l’intervento umano. Come riporta la fonte VideoCardz , l’esperimento è stato condotto dall’utente cozyblaze , che ha collegato il modello al gioco e gli ha assegnato il compito di completare i puzzle nelle camere di prova. Come è noto, Portal si basa su puzzle spaziali che richiedono al giocatore di comprendere le caratteristiche delle stanze, la disposizione dei portali e il movimento tra diverse superfici. L’agente IA riceveva informazioni visive dal gioco, utilizzando un set di strumenti collegati per prendere decisioni. La nuova configurazione forniva anche le coordinate del giocatore. Come ha riferito cozyblaze, prima del lancio il sistema è stato aggiornato per utilizzare il nuovo sistema di gestione del contesto Astra. Quindi, non si trattava solo di un gioco, ma piuttosto di una strategia a turni basata sul contenuto fornito. Sebbene la durata del video che descrive tutte le fasi del completamento del gioco da parte del modello sia di due ore, l’intero esperimento ha richiesto molto più tempo, quasi 24 ore, inclusi i periodi di ragionamento. Il sistema metteva in pausa il gioco mentre il modello elaborava gli screenshot e “ decideva” cosa fare dopo. Alla fine, Astra ha completato l’intero gioco in modo autonomo.  Portal è un gioco vecchio e ben documentato, quindi il modello conosceva già informazioni su di esso. Per superare tutti gli ostacoli, il modello di AI ha effettuato 3336 chiamate di strumenti, e i costi per l’API sono stati di $571,33. Per concludere, aggiungiamo che già nel 2016 uno degli obiettivi tecnici di OpenAI era “completare una vasta gamma di giochi utilizzando un singolo agente”. L’esperimento con Portal mostra un’evoluzione degli agenti AI: il modello non si è limitato a rispondere o generare testo, ma sa  osservare un ambiente, interpretare ciò che accadeva, prendere decisioni e verificare le conseguenze delle proprie azioni . È un passaggio verso sistemi capaci di interagire autonomamente con software complessi. Il dato più impressionante, è quello economico. Per completare un videogioco semplice e già documentato, l’agente ha impiegato 24 ore, 3.336 chiamate agli strumenti e oltre 571 dollari. La capacità c’è, ma l’efficienza è ancora lontana da quella di un essere umano. Ed proprio questo il punto: se gli agenti riusciranno a ridurre drasticamente tempi, chiamate e costi, esperimenti oggi curiosi potrebbero trasformarsi in applicazioni concrete nel mondo reale. L'articolo GPT-6 Astra ha terminato il gioco Portal in 24 ore di tempo, spendendo 571,33 dollari proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 11, 2026source
Un solo impiegato con uno stipendio di 1,5 miliardi di dollari! Questa è la nuova élite dell’AI
Dentro le grandi aziende che stanno costruendo l’ intelligenza artificiale , c’è una categoria di professionisti che vale più di interi team: ricercatori, ingegneri e scienziati capaci di spingere oltre i limiti dei modelli di AI, progettando architetture, algoritmi e tecniche che possono determinare il futuro di un’intera azienda di miliardi di dollari di fatturato . Sono pochissimi, vengono corteggiati dai colossi della Silicon Valley e queste persone possono ricevere compensi che fino a pochi anni fa erano impensabili. Attenzione, non si tratta di normali sviluppatori: sono alcune delle menti più rare e contese dell’industria tecnologica, generalmente scienziati, statistici e matematici. Perchè alla base dell’ Intelligenza artificiale c’è la statistica e la matematica e queste menti brillanti e rare sono alcune tra le professioni più contese e remunerative al mondo. Le aziende di AI sono disposte a mettere sul tavolo stipendi, bonus, azioni e pacchetti pluriennali da centinaia di milioni di dollari pur di assicurarsi queste persone . Ma non è un mercato nel quale basta avere esperienza: servono capacità matematiche, scientifiche e informatiche fuori dal comune, oltre alla capacità di inventare ciò che ancora non esiste . Per questo, mentre milioni di persone cercano di capire come l’AI cambierà il proprio lavoro, una ristrettissima élite di ricercatori sta diventando uno degli asset più preziosi delle stesse aziende che l’AI la stanno costruendo. E quindi arriviamo al caso di Andrew Tulloch, il quale ci racconta perfettamente quanto sia diventata estrema questa competizione. Da Meta se n’è andato il ricercatore australiano a cui, durante una trattativa per riportarlo nell’azienda, sarebbe stato offerto un pacchetto di compensi da 1 miliardo di dollari , che avrebbe potuto raggiungere 1,5 miliardi di dollari considerando bonus e crescita delle azioni nell’arco di almeno sei anni. Una cifra mostruosa, destinata a una singola persona, che mostra quanto oggi una mente considerata eccezionale possa valere per un’azienda che combatte per conquistare la leadership nell’intelligenza artificiale. Da Meta se n’è andato il ricercatore Andrew Tulloch , a cui durante le trattative era stato offerto un compenso colossale – fino a 1,5 miliardi di dollari. Ha accettato con condizioni che non sono state divulgate, ma non ha lavorato nel gigante dei social network nemmeno un anno, riferisce Wall Street Journal citando fonti informate dei fatti. Il signor Tulloch ha annunciato la sua uscita da Meta il giorno prima, il 9 settembre. Non ha specificato dove andrà a lavorare in futuro e non ha risposto alle richieste dei giornalisti e in Meta hanno rifiutato di fare commenti. L’australiano Andrew Tulloch ha concluso con risultati eccellenti gli studi presso l’Università di Sydney e ha lavorato in Meta (all’epoca Facebook) nel campo del machine learning . Nel 2016, e in una all’ora sconosciuta startup OpenAI che aveva cercato di convincerlo a unirsi a loro. Il ricercatore aveva rifiutato, anche a causa dello stipendio basso: in Facebook era di 800.000 dollari, mentre gliene avevano offerti tre volte di meno. Nel 2023 ha accettato di passare a OpenAI, quando ChatGPT era già stato lanciato. Nel 2025 è passato a lavorare nello startup Thinking Machines Lab. Ad agosto dello stesso anno, Mark Zuckerberg ha cercato di convincere Tulloch a tornare nella sua azienda e gli ha offerto un pacchetto di compensi del valore di 1 miliardo di dollari, che con i bonus massimi e la crescita delle azioni in almeno sei anni avrebbe potuto raggiungere 1,5 miliardi di dollari. Inizialmente il ricercatore aveva rifiutato, ma dopo alcuni mesi ha accettato per una somma che non è stata mai resa pubblica. Dopo di che in Meta non ha lavorato nemmeno un anno. L'articolo Un solo impiegato con uno stipendio di 1,5 miliardi di dollari! Questa è la nuova élite dell’AI proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 11, 2026source
216 milioni di Smart TV possono spiarti: il problema è dentro casa
Il noto portale tecnologico Gamers Nexus , in collaborazione con gli esperti di Level1Techs , hanno condotto un’ampia indagine sui televisori LG che utilizzano webOS . Durante l’indagine, gli specialisti hanno scoperto che i dispositivi scansionano la rete domestica del proprietario, raccolgono informazioni sulle reti Wi-Fi vicine e sul contenuto visualizzato . Inoltre, i ricercatori hanno rilevato che le richieste vocali riconosciute vengono salvate nei log di webOS in chiaro . Dopo aver compromesso il televisore, gli specialisti sono riusciti a utilizzarlo per registrare l’audio anche con lo schermo spento. Durante l’indagine, ora pubblicata su YouTube della durata di oltre due ore, gli esperti hanno analizzato il traffico di rete e i firmware di diverse modelli di televisori OLED LG, inclusa la serie G5. Alla fine, i ricercatori hanno scoperto che i televisori sono in grado di determinare gli indirizzi IP e la posizione dei loro proprietari, raccolgono informazioni sulle reti Wi-Fi disponibili nelle vicinanze (SSID, livello del segnale e canali utilizzati), e scansionano la rete locale, rilevando i dispositivi ad essa collegati e i loro indirizzi IP interni. Secondo Steve Burke, capo redattore di Gamers Nexus, il televisore G5 testato ha rilevato decine di dispositivi non correlati, tra cui smartphone e smartwatch dei dipendenti. È stato sottolineato che per eseguire tale scansione non era necessario un hack o lo sfruttamento di vulnerabilità, quindi si tratta di funzionalità standard del dispositivo. I rappresentanti di LG hanno dichiarato al portale Ars Technica che la ricerca di dispositivi compatibili nella stessa rete è necessaria per il collegamento di vari gadget, la condivisione di contenuti e il funzionamento delle funzioni smart home. L’azienda ha sottolineato che la scansione della rete locale è una funzionalità standard di qualsiasi TV e dispositivo IoT moderno. Un’altra parte dell’indagine di Gamers Nexus è dedicata alla tecnologia Automatic Content Recognition (ACR) , utilizzata dai televisori LG. Questa tecnologia consente di creare impronte digitali di audio e video, e poi di determinare quale contenuto sta guardando l’utente. Tale analisi può riguardare non solo le app integrate del TV, ma anche i contenuti provenienti da dispositivi collegati al televisore tramite HDMI e altre porte (come monitor, computer, decoder TV, ecc.). In precedenza, gli esperti di sicurezza informatica avevano già svolto analisi sull’uso diffuso dell’ACR da parte dei produttori di televisori, ponendo domande sulla sicurezza e la privacy. Gli specialisti avevano anche sottolineato che rifiutare tale monitoraggio può essere piuttosto difficile e spesso richiede un approfondito studio delle varie impostazioni del TV in numerose sottosezioni, senza che esista un interruttore universale per disattivarlo. Come ora osservano i ricercatori di Gamers Nexus, LG utilizza inoltre i dati ottenuti tramite ACR nel proprio business pubblicitario. Ad esempio, la divisione LG Ad Solutions afferma che solo negli Stati Uniti la piattaforma copre 49 milioni di televisori LG basati su webOS, nonché fino a 363 milioni di altri dispositivi collegati agli stessi nuclei familiari (come smartphone e computer). Questo permette ai pubblicitari di mostrare pubblicità mirata agli utenti su più dispositivi. Tuttavia, ancora più domande sono state sollevate dai ricercatori riguardo le funzioni vocali dei televisori LG. Infatti, in webOS sono state trovate richieste vocali riconoscibili e non anonimizzate, che venivano salvate nei log di sistema in chiaro. Per dimostrare ciò, gli specialisti hanno attivato le ricerce vocali e poi pronunciato vicino al televisore una frase di prova con un numero di previdenza sociale. Successivamente, questa frase è stata trovata nei log quasi nella stessa forma in cui era stata pronunciata. Tuttavia, i ricercatori non sono riusciti a dimostrare che tali trascrizioni vengono inviate ai server di LG: sebbene il dispositivo si sia collegato ai server dell’azienda, il traffico di rete era crittografato e il contenuto dei pacchetti inviati non è stato possibile analizzare.  Separatamente, i ricercatori di Gamers Nexus hanno dimostrato che, in caso di compromissione di webOS, il televisore può essere utilizzato per registrare l’audio in modo nascosto. Ottenendo l’accesso completo al sistema, gli specialisti sono riusciti a utilizzare queste funzioni anche quando il televisore era in modalità standby e il suo schermo era spento. La registrazione era possibile anche senza connessione a Internet: i dati venivano salvati localmente sul dispositivo. I rappresentanti di LG contestano queste affermazioni dei ricercatori. In particolare, l’azienda ha riportato ad Ars Tecnica che in modalità standby i televisori “ascoltano” gli utenti solo per riconoscere la frase chiave e solo nel caso in cui l’utente abbia precedentemente attivato la funzione Far-Field Voice Recognition. Se la frase chiave non viene rilevata, il suono viene elaborato localmente, viene eliminato immediatamente e non viene inviato ai server di LG. Inoltre, secondo i rappresentanti dell’azienda, i televisori non raccolgono, registrano o trasmettono all’esterno le conversazioni, a meno che l’utente non attivi intenzionalmente le funzioni vocali. Va notato che alcuni modelli di televisori LG (inclusa la serie G5 testata) sono dotati di un interruttore fisico per il microfono integrato . Gli esperti hanno confermato che funziona effettivamente e, quando disattivato, il microfono del televisore smette di ricevere suoni. Tuttavia, dopo la compromissione di webOS, gli specialisti sono riusciti a utilizzare altre fonti audio disponibili per il televisore. Ad esempio, sono riusciti a registrare una conversazione tramite una webcam USB collegata e il microfono del telecomando, anche se il microfono integrato del TV era fisicamente disattivato. Separatamente, nel loro video, il team di Gamers Nexus ha riferito che durante l’indagine ha scoperto in webOS diverse vulnerabilità, inclusa la possibilità di esecuzione remota di codice . I dettagli su questi bug non sono ancora stati resi pubblici, poiché i ricercatori seguono la politica di divulgazione responsabile delle informazioni. 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redhotcyber.comSep 11, 2026source
L’IA sta addestrando i soldati: la nuova frontiera della preparazione militare nel conflitto in Ucraina
Nella guerra in Ucraina, dove il campo di battaglia cambia nel giro di settimane e persino di giorni, il tempo necessario per addestrare un soldato può diventare una variabile strategica . Le forze ucraine stanno sperimentando un modello di guerra nel quale droni, sistemi autonomi, analisi dei dati e intelligenza artificiale sono sempre più integrati nelle operazioni Questo perché i sistemi di addestramento tradizionali sono stati da tempo messi in crisi dalla rapidità dell’innovazione : manuali e procedure, oggi  rischiano di diventare obsoleti prima ancora che un nuovo contingente abbia completato la propria formazione.  I sistemi di addestramento IA analizzano le prestazioni, creano scenari realistici adattabili alle evoluzioni del conflitto e consentono la modulabilità della preparazione Questo è lo scenario in cui compaiono i sistemi di training basati sull’ intelligenza artificiale . Simulatori adattivi, ambienti virtuali, istruttori digitali e sistemi capaci di analizzare le prestazioni di un militare potrebbero consentire di personalizzare l’addestramento , individuare rapidamente le carenze e replicare scenari molto più vicini a quelli incontrati sul fronte. L’obiettivo non sarebbe semplicemente addestrare più soldati, ma ridurre il tempo necessario per trasformare una recluta in un operatore efficace , aumentando al contempo la possibilità di addestrare forze sulla base delle minacce concrete e sulle effettive evoluzioni del campo di battaglia oltre che della strategia nemica.  Questa prospettiva apre a un interrogativo decisivo: se l’IA può imparare continuamente dalla guerra, può anche diventare il nuovo istruttore di chi in quella guerra deve combattere? E, soprattutto, se riuscisse a comprimere drasticamente i tempi e i costi dell’addestramento, quale effetto potrebbe avere sull’equilibrio tra Russia e Ucraina e in generale sul warfare? In sintesi : Le tecnologie di training IA possono essere una svolta nella guerra  Il futuro del training militare è già qui Come l’IA permette di ottimizzare l’addestramento  Le nuove sfide della formazione con sistemi XR Le tecnologie di training IA possono essere una svolta nella guerra Dall’invasione russa del 2022 e il conseguente inasprimento del conflitto, la tecnologia non rappresenta più soltanto un supporto alle operazioni militari : è diventata una componente strutturale del campo di battaglia. L’innovazione tecnologica è stata fin da subito una strada per resistere e scongiurare l’opzione della resa . Dall’impiego massiccio di droni per la ricognizione e l’attacco, alla guerra elettronica , fino ai sistemi capaci di analizzare automaticamente immagini e dati raccolti al fronte, entrambe le parti stanno cercando di trasformare la superiorità tecnologica in un vantaggio operativo .  Anche la NATO considera l’esperienza ucraina una lezione per il futuro della guerra, in particolare sul ruolo dei sistemi senza pilota. Gli alleati NATO guardano alla conoscenza dei droni, acquisita dai veterani ucraini sul campo, anche attraverso i contributi del centro congiunto civile-militare JATEC ( Joint Analysis, Training and Education Centre ), inaugurato nel febbraio 2025 in Polonia. Gli studi JATEC, analizzando e supportando l’esperienza ucraina, hanno lo scopo di migliorare l’addestramento e la difesa, oltre che favorire la cooperazione e l’interoperabilità tramite l’adozione degli standard NATO da parte dell’Ucraina. Nello scenario emerge con evidenza il ruolo sempre più concreto dell’intelligenza artificiale. L’Ucraina sta integrando modelli IA nei propri sistemi di comando e controllo e la grande quantità di dati provenienti dal campo di battaglia viene invece utilizzata per migliorare il riconoscimento degli obiettivi e quindi accelerare il ciclo che porta dall’individuazione di una minaccia alla decisione operativa. Questo processo è stato descritto dal Ministero della Difesa ucraino come un elemento centrale della modernizzazione della catena di ingaggio. Il Comando Alleato per la trasformazione (NATO ACT) ha sviluppato inoltre un modello IA  integrato nell’ecosistema ucraino DELTA , usato già da più di 200.000 membri delle forze di difesa ucraine. Questo sistema, una volta reso completamente operativo, diventerà strategico per analizzare l’attività russa: le sue capacità di riconoscimento dei target, incrementeranno la consapevolezza degli scenari situazionali. Fonte immagine : Ministry of Defence of Ukraine Queste brevi osservazioni sono solo alcuni esempi a favore della tesi per cui il conflitto in Ucraina, sta agendo da catalizzatore per una trasformazione strutturale dell’ addestramento militare , accelerando così la convergenza tra IA, extended reality (XR), e sistemi di simulazione avanzata .  La rapidità con cui evolvono tattiche, tecnologie e minacce (in particolare nel dominio dei sistemi unmanned o senza pilota, oltre che nella strategica cyberwarfare ) sta evidenziando i limiti dei tradizionali modelli di addestramento, caratterizzati da cicli di aggiornamento relativamente lunghi e da una significativa dipendenza da piattaforme e infrastrutture fisiche. In questo contesto, le tecnologie XR possono abilitare un modello di training rapidamente riconfigurabile, consentendo di trasferire i dati del teatro operativo direttamente negli scenari addestrativi. L’integrazione dell’IA rappresenta il livello evolutivo successivo : algoritmi in grado di generare e modificare dinamicamente gli scenari, adattare il livello di complessità alle performance del trainee e simulare comportamenti avversari possono trasformare l’addestramento da processo prevalentemente prescrittivo a capability adattiva e data-driven .  Le iniziative già avviate da Ucraina e NATO, dall’impiego di simulatori XR per il counter-UAS (sistemi anti-drone) alla sperimentazione dell’IA nella generazione di modelli, rappresentano una concreta e vantaggiosa risorsa per il campo di battaglia. Il potenziale dirompente della formazione XR abilitata per l’intelligenza artificiale risiede quindi non nella simulazione in sé, ma nella possibilità di costruire un’ architettura di apprendimento continuo e scalabile, capace di collegare persistentemente esperienza operativa, dati, simulazione e formazione come antidoto all’obsolescenza dei sistemi tradizionali.  Il futuro del training militare è già qui Kiev sta già costruendo infrastrutture per addestrare modelli IA utilizzando i dati provenienti direttamente dal campo di battaglia: nel 2026 il Ministero della Difesa ha lanciato, tra gli altri progetti, il Brave1 Dataroom e Avengers Labs , quest’ultimo basato su 5 milioni di immagini acquisite nelle operazioni militari, soprattutto tramite DELTA. La dimensione del fenomeno si ravvisa anche guardando alla geopolitica, in particolare all’ accordo siglato nell’agosto di quest’anno tra Regno Unito e Ucraina . Ciò ha avviato una collaborazione sull’IA per la difesa e la sicurezza nazionali,  che si fonda sull’accesso britannico ai dati ucraini, generando così una cooperazione nell’avvio di progetti pilota di tecnologie basate su sensori IA e cavi in fibra ottica, per la protezione delle strutture militari e chip a basso consumo per i sistemi autonomi.  Il conflitto in Ucraina è una guerra nella quale nuove soluzioni vengono sperimentate, adattate e nuovamente impiegate sul campo con una velocità difficilmente riscontrabile nei conflitti precedenti. Può essere considerato un laboratorio tecnologico in tempo reale .  A dimostrazione di ciò , sulla base delle best practices delle forze armate ucraine e sui test dalle unità di combattimento dalla difesa, è stato sviluppato VARTA , un sistema di addestramento militare compliant rispetto agli standard NATO. Si tratta di un ecosistema che integra laser, tecnologie VR, AR e IA , al fine di replicare le condizioni di combattimento e la balistica con estrema accuratezza.  La tecnologia VR provvede nel realizzare realistiche imitazioni delle condizioni tradizionali di addestramento con un c.d. modello di massa e dimensioni ovvero un simulatore di peso e ingombro , riferito a un MANPAD ( Man-Portable Air-Defense System , ovvero un missile terra-aria lanciabile a spalla come FIM-92 Stinger o Piorun ). Si tratta di un simulatore hardware inerte che replica fedelmente il peso, il baricentro e le dimensioni esatte dell’arma reale , permettendo inoltre una visualizzazione a 360 gradi. Citando alcuni esempi di prodotti emerge VARTA Training Complex for Mechanized Unit progettato per l’incremento effettivo delle capacità nell’utilizzo delle armi da fuoco e nello specifico per il training individuale di militari in termini di capacità balistiche e di sparo, addestrando nel riconoscimento e prioritizzazione dei target, performance in unità e squadra nel corso delle tasks di combattimento in missione. Tra le possibilità del software vi è la creazione di scenari con diversi livelli di difficoltà, analisi dei dati sulle abilità e report. Rende possibile il training simultaneo di dieci operatori con impostazioni differenti e personalizzate.  Fonte immagine: isp.com.ua VARTA Training Complex Compact è invece uno strumento di training mobile che permette in 25 minuti di setting di avviare un addestramento nel luogo in cui è stato stabilizzato. È una soluzione ready-to-use e comprende 30 modelli disponibili di armi corrispondenti alle reali per peso e dimensioni dotate di uno spettro laser invisibile e sensori di sistema per raccogliere le performance. Infine, VARTA Training Complex “AntiDrone” è un sistema di training per i target di aria ( FPV drones ) senza l’uso di munizioni reali tramite Kalashnikov e fucili a pompa. FPV Duel è il simulatore in cui gli addestrati devono velocemente cambiare tattica prendendo decisioni in tempi brevi. Tramite la raccolta dati e la definizione di task di addestramento , l’istruttore monitora sia le azioni del tiratore sia dell’operatore del drone, al fine di valutare le performance. Fonte immagine : isp.com.ua I sistemi di addestramento virtuale sono comparsi anche in altre realtà nazionali. Nel settore del training immersivo, la divisione HGXR di HOLOGATE (Germania) sviluppa sistemi virtuali, immersivi e modulari, integrando l’IA per aumentare il realismo e l’efficacia dell’addestramento.  Fonte immagine : HGXR La piattaforma HOLOFORCE BLUE XR è orientata al law enforcement e consente di addestrare la reattività in scenari ad alto stress attraverso simulazioni di negoziazione, fermi, identificazione, risposta al fuoco e impiego di strumenti non letali. HOLOFORCE BLACK estende invece la simulazione al dominio militare, con scenari dedicati all’impiego di sistemi d’arma pesanti, inclusi quelli antiaerei e anticarro. Tra le applicazioni figurano i sistemi MBDA ENFORCER Anti-Air e Anti-Tank , sviluppati nel contesto europeo con il coinvolgimento di Italia, Francia e Spagna , per integrare sistemi d’arma in scenari addestrativi realistici. MBDA partecipa inoltre al progetto europeo BattleVerse , coordinato dal CERTH (Grecia) , finalizzato allo sviluppo di una piattaforma interoperabile AI-driven per la simulazione multidominio e l’analisi predittiva degli scenari. Nel consorzio figura anche IANUS Technologies (Cipro) , che sviluppa soluzioni dual-use tra cui MAESTRO4Police , destinata al law enforcement, e MAESTRO , piattaforma militare di Command, Control and Intelligence (C2I) che integra dati provenienti da sensori, droni e comunicazioni, supportando la consapevolezza situazionale, il processo decisionale assistito dall’IA e il coordinamento delle missioni attraverso un’architettura aperta e interoperabile. Come l’IA  permette di ottimizzare l’addestramento L’efficacia dei sistemi XR e IA applicati al military training deriva dalla combinazione di elevata accuratezza, immersività realistica, modulabilità e capacità di analisi dei dati . Interfacce immersive consentono di ricreare scenari operativi realistici in un ambiente controllato, eliminando i rischi associati all’impiego di equipaggiamenti reali e permettendo di simulare operazioni terrestri, navali e aeree senza compromettere equipaggi o assetti. Soluzioni di AI-driven full-body tracking , come quelle integrate nell’ecosistema HGXR, acquisiscono con elevata precisione i movimenti degli operatori, favorendo interazioni naturali, coordinamento tra più partecipanti e sviluppo della muscle memory .  L’impiego di repliche fisiche delle armi, dotate di sensori e sistemi di feedback realistico, aumenta ulteriormente il livello di immersività e consente di trasferire nel virtuale una parte delle dinamiche proprie dell’addestramento reale. A ciò si aggiunge la componente software , che permette ai formatori di modificare dinamicamente scenari, minacce, condizioni meteorologiche e di visibilità, momento della giornata e comportamenti delle entità virtuali attraverso interfacce intuitive e scenario editor dotati di librerie di oggetti in modello 3D.  Questa riconfigurabilità rende il training più flessibile e mission-oriented, consentendo di adattare rapidamente l’esercitazione alle specifiche competenze da sviluppare e agli insegnamenti operativi. Un elemento abilitante è inoltre l’ After Action Review (AAR) , attraverso cui i dati raccolti durante la sessione vengono aggregati e analizzati per ricostruire l’esercitazione, valutare tempi di reazione, traiettorie, errori tattici e performance individuali e di team. Il risultato è un modello di addestramento data-driven e user-centric , nel quale simulazione, IA e analytics contribuiscono a personalizzare il percorso formativo, migliorare la situational awareness e accelerare il processo di apprendimento, riducendo al contempo costi logistici, usura degli equipaggiamenti e vincoli di disponibilità. La modularità di sistemi come HGXR M , concepiti secondo il principio “ train anything, anytime, anywhere ”, amplia altresì la capacità di proiettare il training in contesti distribuiti, trasformando spazi ordinari in ambienti addestrativi riconfigurabili. Fonte immagine : Scenario editor VARTA isp.com.ua L’ambiente virtuale azzera i rischi associati alle operazioni di addestramento nell’utilizzo di armi. Questa dimensione di sicurezza , in cui gli operatori possono allenare la propria reattività in situazioni ad alto livello di stress oltre che altamente rischiose, attraverso interfacce drag-and-drop che permettono di creare scenari realistici senza ostacoli di allestimento di campi di addestramento e impiego di risorse economiche.  HGXR stima una diminuzione dei costi di circa l’80% rispetto alle metodologie tradizionali di training. Tale riduzione,, unita all’indipendenza da infrastrutture complesse ed onerose, rende queste tecnologie strategiche per l’addestramento. Ciò vale sia per paesi che costruiscono e mantengono le proprie strategie difensive, sia per paesi, come l’Ucraina, che stanno già affrontando un conflitto che comporta ingenti perdite in termini di risorse, in primis umane e, non secondarie, quelle economiche.  In questo scenario, l’impiego di sistemi XR e IA per l’addestramento delle nuove reclute potrebbe rappresentare non solo un’opportunità per aumentarne l’ efficienza e la scalabilità , ma anche uno strumento di razionalizzazione della spesa pubblica , contribuendo a ridurre i costi associati alla formazione del personale militare in un’economia fortemente condizionata dalle esigenze belliche. Le nuove sfide della formazione con sistemi XR Questa evoluzione tecnologica nei sistemi di addestramento non è immune a criticità. In primo luogo, il realismo degli scenari generati dall’IA, la qualità e la provenienza dei dati, l’interoperabilità tra piattaforme e la capacità di verificare i risultati prodotti dagli algoritmi diventano elementi centrali dell’addestramento.  Un recente studio del FOI, l’istituto di ricerca del Ministero della Difesa svedese, evidenzia in particolare come l’IA generativa applicata alla VR, debba ancora affrontare limiti legati al realismo , alla memoria temporale, ai tempi di generazione e ai rischi di bias , sicurezza e problematiche legali.  Il problema, quindi, non è più soltanto quanto una simulazione possa essere realistica, ma quanto invece possa dimostrarsi  affidabile, verificabile e resiliente l’intelligenza artificiale che contribuisce a costruirla . È una distinzione cruciale anche dal punto di vista della cybersecurity : un ambiente di addestramento sempre più connesso e automatizzato amplia infatti la superficie d’attacco e rende la protezione di dati, modelli AI, reti e dispositivi XR parte integrante della stessa efficacia operativa. La questione dell’affidabilità assume inoltre una dimensione metodologica. Il CNAS ( Center for a New American Security ) evidenzia un ulteriore problema cruciale: l’IA militare non può essere valutata soltanto sulla base delle prestazioni ottenute in condizioni controllate , perché i suoi comportamenti possono cambiare in funzione dei dati, dell’ambiente operativo e degli aggiornamenti del modello. Per questo il centro propone un approccio di test e valutazione continuo , capace di verificare la robustezza dei sistemi anche in scenari imprevedibili, includendo simulazioni quanto più vicine possibile al contesto reale.  Un aspetto particolarmente rilevante per l’addestramento XR è quindi la necessità di validare non solo la tecnologia, ma anche l’ambiente simulato e i dati che lo alimentano : un sistema IA può mostrare ottime performance durante una simulazione e tuttavia comportarsi diversamente quando cambiano condizioni, dati o contesto operativo. È proprio questa imprevedibilità, secondo il CNAS, a rendere insufficiente il tradizionale modello di certificazione “una tantum” e a richiedere processi di verifica continui lungo l’intero ciclo di vita del sistema. L'articolo L’IA sta addestrando i soldati: la nuova frontiera della preparazione militare nel conflitto in Ucraina proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 11, 2026source
Ti hanno chiamato su WeChat e ti hanno hackerato senza risposta
Non è solo WhatsApp s offrire di RCE full chain 0-click. Questa volta i ricercatori di Calif hanno scoperto WeWorm , che permette di compromettere account WeChat tramite una semplice chiamata in arrivo. La vittima non doveva nemmeno rispondere alla chiamata, e dopo la compromissione il worm poteva autonomamente chiamare altri contatti e diffondersi ulteriormente. Gli sviluppatori di Tencent comunicano di aver già corretto la vulnerabilità per tutti gli utenti. Gli esperti spiegano che per realizzare l’attacco era necessario soddisfare una sola condizione: il chiamante doveva essere nella lista dei contatti WeChat della vittima. Tuttavia, dopo il primo attacco riuscito, questa limitazione non ostacolava più la diffusione del worm. Dopo aver compromesso un account, il malware poteva chiamare autonomamente altre persone nella lista dei contatti, poiché l’utente compromesso era già stato aggiunto ai contatti WeChat. Questa catena di eventi è stata dimostrata dagli esperti nel video , dove uno smartphone Android effettua una chiamata a un iPhone di destinazione e compromette l’account WeChat mentre il dispositivo continua a squillare. Successivamente, l’iPhone compromesso attacca un secondo dispositivo Android nello stesso modo. I ricercatori sottolineano che rispondere alla chiamata malevola non salvava dalla compromissione . Rifiutare una tale chiamata fermava il tentativo di attacco, ma l’attaccante poteva semplicemente richiamare in un altro momento, ad esempio quando la vittima dormiva. Dopo un attacco riuscito, l’attaccante otteneva il pieno controllo dell’account WeChat della vittima: poteva leggere e inviare messaggi, effettuare chiamate e agire a nome dell’utente. Si riporta che l’attacco non comprometteva lo smartphone nel suo insieme. Alla base di questo attacco c’era una vulnerabilità legata al danneggiamento della memoria nello stack VoIP di WeChat , responsabile dell’elaborazione delle chiamate vocali. I ricercatori hanno scoperto che il problema poteva portare all’esecuzione remota di codice arbitrario, attraverso una chiamata in arrivo e senza richiedere alcuna azione da parte della vittima.  Gli esperti hanno testato il loro attacco contro WeChat 8.0.76 per Android e 8.0.75 per iOS. Gli esperimenti sono stati condotti su iOS 26.6 e diverse versioni più vecchie di Android. Tuttavia, l’elenco completo delle versioni di WeChat vulnerabili non è noto, e non viene specificato se il problema interessava i client WeChat per HarmonyOS, Windows, macOS e Linux. Curiosamente, i ricercatori sono stati facilitati dall’IA: in Calif hanno creato un set di competenze che guidavano il modello nella ricerca di vulnerabilità nei messenger. Secondo gli esperti, per rilevare il problema e creare il primo exploit con esecuzione del codice sono serviti solo circa due giorni, mentre per lo sviluppo del worm è stata necessaria un’altra settimana. L'articolo Ti hanno chiamato su WeChat e ti hanno hackerato senza risposta proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 10, 2026source
“C’è oltre il 10% di possibilità che l’IA ci possa sterminare!”. La confessione choc di Anthropic
“Il sistema di difesa militare Skynet entrerà in funzione il 4 agosto 1997. Comincerà ad autoistruirsi imparando a ritmo esponenziale e diverrà autocosciente alle 2:14 del giorno 29 agosto. Prese dal panico le autorità gli ordineranno di disinserirsi. Skynet disubbidirà e lancerà i suoi missili contro i bersagli in Russia” , Da  “Terminator 2 – Il giorno del giudizio”  ( Terminator 2: Judgment Day , 1991). Evan Hubinger, ricercatore di Anthropic specializzato in sicurezza informatica , ha avvertito che esiste una probabilità superiore al 10% che l’ intelligenza artificiale possa sterminare tutta l’umanità entro il prossimo decennio , ma ha rassicurato il pubblico affermando che l’azienda “sta facendo del suo meglio” per evitare questo. La rivelazione giunge dopo le dimissioni pubbliche di Jacob Coxon , il quale ha dichiarato che né OpenAI né Anthropic si stanno comportando in modo responsabile, accusando entrambe le società di mettere a repentaglio vite umane nella ricerca di una superintelligenza in grado di migliorarsi autonomamente. “Jacob ha ragione: crediamo davvero, in tutta sincerità, che l’ intelligenza artificiale potrebbe sterminare l’intera umanità” , ha scritto Hubinger, aggiungendo: “Personalmente, penso che la percentuale supererà il 10% entro il prossimo decennio”. Hubinger ha affermato di credere che Anthropic stia “facendo del suo meglio”, ma ha riconosciuto che l’azienda non ha ancora un piano concreto per garantire la sicurezza, o l’allineamento, una volta che i sistemi di intelligenza artificiale raggiungeranno la superintelligenza. Si tratta di uno stadio ipotetico in cui le macchine supererebbero gli esseri umani in ogni ambito. In un post successivo, Hubinger ha chiarito la sua affermazione, sottolineando che gli attuali modelli di intelligenza artificiale presentano un basso rischio immediato . La sua principale preoccupazione, invece, deriva dalla futura superintelligenza generata attraverso l’auto-miglioramento ricorsivo, un processo in cui i sistemi di intelligenza artificiale progettano e migliorano autonomamente le generazioni successive di IA a un ritmo sempre più accelerato. “Ciò che mi preoccupa è la superintelligenza derivante da un processo di auto-miglioramento ricorsivo, che, come abbiamo già detto, sta avvenendo più rapidamente di quanto pensassimo” , ha osservato Hubinger, citando le ultime valutazioni dei rischi di Anthropic. Le preoccupazioni espresse dai ricercatori e la crescente necessità di introdurre forme di controllo che diversi Stati stanno, seppur timidamente , cercando di costruire vanno quindi lette anche come una risposta politica a uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato appartenere esclusivamente alla fantascienza. Il dibattito sul cosiddetto “pulsante rosso” immaginato dal Regno Unito (che ha infuocato i nostri social qualche giorno fa), così come le iniziative per mantenere sotto controllo lo sviluppo dei sistemi di IA più avanzati, nasce proprio dalla consapevolezza che il problema non può essere affrontato soltanto quando la tecnologia sarà già arrivata al limite . Terminator e Skynet, insomma, non sono più soltanto riferimenti cinematografici: oggi vengono utilizzati per descrivere rischi che gli stessi protagonisti della ricerca sull’intelligenza artificiale considerano meritevoli di essere affrontati. E c’è poi un elemento che potrebbe cambiare radicalmente la natura del problema: il passaggio dall’IA confinata dietro uno schermo a sistemi dotati di un corpo e capaci di interagire fisicamente con il mondo reale . Quello che oggi un chatbot può fare attraverso una conversazione apparentemente innocua davanti al monitor, domani potrebbe tradursi in un’azione concreta nello spazio fisico. Un’intelligenza capace di ragionare, pianificare, apprendere e agire autonomamente attraverso un corpo reale avrebbe infatti possibilità completamente diverse da quelle di un semplice assistente digitale . Non sono però conclusioni di Red Hot Cyber: sono le preoccupazioni espresse dagli stessi ricercatori che stanno lavorando su queste tecnologie . Ed è proprio per questo che forse sarebbe un errore aspettare che lo scenario diventi realtà prima di iniziare a discuterne seriamente. L'articolo “C’è oltre il 10% di possibilità che l’IA ci possa sterminare!”. La confessione choc di Anthropic proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 10, 2026source
SAP va in OVERPASS! Segreti, comandi e dati aziendali per tutti a causa di una gravissima RCE
Una richiesta specificamente formattata a SAP p uò bypassare la verifica dell’accesso, raggiungere il kernel e concedere a un malintenzionato il controllo del server . Di conseguenza, l’attaccante ottiene accesso non solo all’applicazione, ma anche ai dati utente, alle sessioni attive, alle informazioni finanziarie e ad altri dati aziendali dell’azienda. La vulnerabilità critica nello specifico è il  CVE-2026-44756 , la quale ha ricevuto il punteggio massimo di 10 secondo CVSS ed è stata denominata OVERPASS. Il problema risiede nel codice del kernel SAP , che gestisce il protocollo Extended Passport Protocol (EPP). SAP utilizza EPP per tracciare le richieste e monitorare le chiamate tra sistemi collegati. Il principale pericolo è legato al momento in cui viene elaborato l’EPP . Il kernel analizza la struttura durante l’apertura di una nuova sessione, prima ancora dell’autenticazione dell’utente. Pertanto, il blocco degli account, le password complesse, i ruoli e i limiti di autorizzazione non impediscono l’attacco. Una richiesta specificamente formattata consente di prendere il controllo del processo ed eseguire comandi arbitrari del sistema operativo con privilegi amministrativi SAP. Il problema coinvolge diversi percorsi di accesso. L’attaccante può raggiungere il codice vulnerabile attraverso lo strato web di SAP Internet Communication Manager e SAP Web Dispatcher, le connessioni SAP GUI o Remote Function Call. La chiusura di un protocollo riduce la superficie di attacco, ma non elimina la vulnerabilità stessa. Dopo un attacco riuscito, il malintenzionato è in grado di leggere SAP Secure Store, estrarre le credenziali di accesso ai database e gli hash delle password, intercettare i dati delle sessioni utente attive e ottenere le credenziali salvate per spostarsi tra i sistemi SAP collegati . L’accesso consente anche di modificare la configurazione, le applicazioni e i file binari SAP stessi. Tra gli scenari possibili, gli esperti citano il furto di informazioni finanziarie e del personale, la modifica dei dati bancari dei fornitori, la creazione di utenti privilegiati, l’installazione di backdoor e l’avvio di ransomware. OVERPASS è presente nel codice generale del kernel, quindi il numero di prodotti potenzialmente interessati è ampio. Tra questi rientrano SAP S/4HANA, SAP ERP e Business Suite, NetWeaver Application Server ABAP, Web Dispatcher, BW/4HANA, Enterprise Portal, PI/PO, Solution Manager e altre soluzioni basate sullo stesso kernel. Gli esperti di Onapsis hanno identificato più di 10.000 indirizzi IP univoci con interfacce web SAP accessibili da Internet e considerano tale stima conservativa. Al momento della pubblicazione, il team di Onapsis non ha riscontrato segni di sfruttamento di OVERPASS in attacchi reali. Tuttavia, gli incidenti passati hanno dimostrato che i malintenzionati sono in grado di analizzare le patch di sicurezza rilasciate da SAP e passare allo sfruttamento di errori critici in pochi giorni. Pertanto, gli amministratori sono invitati a verificare innanzitutto le versioni del kernel sui sistemi accessibili da Internet, per poi aggiornare quelli interni, di test e dimenticati. SAP ha risolto la vulnerabilità nell’ambito degli aggiornamenti di sicurezza di settembre 2026 , rilasciando la Security Note 3747649. Un set di patch del kernel copre tutti i percorsi di sfruttamento noti di CVE-2026-44756 . Secondo Onapsis , l’unico modo per eliminare completamente il rischio è aggiornare il kernel. I limiti di rete possono temporaneamente ridurre la superficie di attacco, ma non proteggono tutte le interfacce contemporaneamente, poiché l’EPP vulnerabile viene elaborato attraverso diversi protocolli prima della verifica delle autorizzazioni. L'articolo SAP va in OVERPASS! Segreti, comandi e dati aziendali per tutti a causa di una gravissima RCE proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 10, 2026source
Data center sotto il tavolo! AMD svela il PC con 576 GB di GPU
AMD ha presentato alla fiera IFA 2026 la workstation Threadripper Halo Station , che trasferisce di fatto un server per grandi modelli di intelligenza artificiale da un rack a un case accanto alla scrivania. Nella configurazione massima , la macchina avrà 576GB dedicati all’accelerazione AI e fino a 2TB di memoria operativa standard e potrà eseguire localmente modelli con trilioni di parametri, senza inviare dati al cloud. AMD definisce Threadripper Halo Station una «stazione personale di IA» e punta principalmente su ricercatori, sviluppatori di modelli, ingegneri e piccole squadre di sviluppo . Il produttore promette la possibilità di addestrare, fare fine tuning e svolgere inferenza su grandi modelli direttamente sulla workstation , nonché gestire contemporaneamente centinaia di agenti di IA. Le vendite dei sistemi basati su questo nuovo progetto dovrebbero iniziare nel 2027. Alla base della macchina c’è Threadripper PRO 9995WX con 96 core Zen 5 e 192 thread . Il processore raggiunge i 5,4 GHz, ha 384 MB di cache L3 e un TDP di 350 W. Il controller della memoria a otto canali permette di installare fino a 2 TB di DDR5 RDIMM con una banda passante fino a 410 GB/s. La caratteristica principale di Halo Station risiede nella parte grafica. AMD trasferisce per la prima volta gli acceleratori della famiglia Instinct, creati per i data center, in un formato di workstation desktop . La configurazione massima prevede quattro Instinct MI350P , ciascuno dei quali dispone di 144 GB di HBM3e e garantisce fino a 4 TB/s di banda passante della memoria. Quattro acceleratori offrono complessivamente 576 GB di HBM3e e fino a 16 TB/s di banda passante della memoria . Insieme alla DDR5 di sistema, AMD ottiene fino a 2,6 TB di memoria e dichiara una banda passante massima complessiva di 16,4 TB/s. Tuttavia, il valore di 16 TB/s rappresenta la somma della banda passante della memoria di quattro acceleratori separati, non la velocità di un array di memoria unificato da 576 GB. Il prototipo mostrato all’IFA era più modesto rispetto alla configurazione massima. All’interno erano presenti due MI350P con un totale di 288 GB di HBM3e, ma AMD prevede la possibilità di installare quattro acceleratori. Ogni MI350P si basa sull’architettura CDNA 4, contiene 8192 processori di flusso e raggiunge fino a 4,6 petaflop con i calcoli MXFP4 . Il consumo energetico massimo di una singola scheda arriva a 600 W, anche se AMD permette l’impostazione a 450 W. La grande quantità di HBM3e è necessaria principalmente per ospitare i pesi delle grandi modelli linguistici direttamente nella memoria degli acceleratori. Parte dei dati può essere scaricata nella memoria di sistema da 2 TB, anche se lo scambio tramite PCIe è molto più lento rispetto all’accesso alla propria HBM3e e può ridurre significativamente la velocità di generazione. AMD pone un accento separato sulla privacy. Documenti originali, dati aziendali, codice e altre informazioni sensibili possono essere elaborati all’interno della propria infrastruttura senza trasmetterli a un fornitore cloud. L’esecuzione locale di grandi modelli richiedeva in precedenza diversi acceleratori server, mentre la maggior parte delle workstation standard era limitata principalmente dalla memoria video disponibile. Il prezzo trasforma il «computer personale» in un concetto piuttosto relativo. AMD non ha ancora indicato il costo di Halo Station. Secondo The Register, un sistema completamente equipaggiato potrebbe costare circa tra 100.000 e 150.000 dollari. Anche Tom’s Hardware stima che solo i componenti principali superino i 100.000. Pertanto, la novità non diventerà sicuramente un concorrente domestico per i PC da gioco. C’è anche un problema meno evidente con l’alimentazione elettrica. Quattro MI350P, anche impostati a 450W, richiederanno fino a 1,8 kW solo per gli acceleratori grafici, mentre il Threadripper a 96 core aggiunge altri 350 W senza considerare memoria, unità di archiviazione, pompe e altri componenti. La configurazione con quattro acceleratori supera già di gran lunga i limiti di un computer desktop tradizionale e richiederà un’alimentazione ben progettata e un potente sistema di raffreddamento a liquido. Il principale concorrente di Halo Station sarà NVIDIA DGX Station . Il sistema NVIDIA offre 252 GB di HBM3e con una banda passante di 7,1 TB/s e altri 496 GB di LPDDR5X , uniti al processore Grace tramite NVLink C2C . AMD contrappone al concorrente un volume significativamente maggiore di HBM3e e 3,4 volte più memoria totale, ma la reale prestazione delle grandi modelli dipenderà non solo dal volume e dalla banda passante della memoria, ma anche dall’efficienza dello scambio tra i quattro acceleratori tramite PCIe e dalla maturità dello stack software ROCm. L'articolo Data center sotto il tavolo! AMD svela il PC con 576 GB di GPU proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 10, 2026source
Telegram va in crash per uno sticker da 269 byte: minuscolo ma letale!
Per il malfunzionamento di Telegram non sono state necessarie complesse sequenze di azioni. Nelle chat ha iniziato a diffondersi uno sticker di dimensioni di soli 269 byte , in grado di far chiudere in modo anomalo l’applicazione nel tentativo di visualizzare il messaggio. In alcuni utenti Telegram si chiude all’apertura della conversazione problematica, e in alcuni casi il malfunzionamento si ripete dopo il riavvio del client. La causa si nasconde all’interno dell’immagine animata. Gli sticker animati di Telegram utilizzano TGS, basato su Lottie JSON. Il formato descrive la grafica vettoriale e i parametri di animazione, e il client trasforma tale descrizione in un’immagine direttamente sul dispositivo.  Durante l’elaborazione del parametro anomalo, il renderer tenta di costruire una figura con un numero praticamente impossibile di elementi, aumentando bruscamente il carico sulle risorse e alla fine chiude l’applicazione. Non è necessario cliccare sullo sticker. Secondo Foresiet  che ha analizzato l’incidente, il malfunzionamento può verificarsi già all’apertura della chat in cui si trova l’animazione appositamente preparata. Il messaggio viene salvato nella cronologia, quindi l’apertura ripetuta della conversazione problematica il client può riavviare l’elaborazione del file. Non sono stati rilevati segni di furto di conversazioni, chiavi o accesso all’account. Per modalità di impatto, il problema è più simile a un attacco di tipo DoS , in cui i dati appositamente formati rendono temporaneamente indisponibile l’applicazione o una singola chat. L’entità del problema dipende dal client utilizzato e dalla versione di Telegram. Gli sviluppatori di Telegram Desktop hanno già rilasciato la versione  7.2.7 , nella quale hanno indicato direttamente la correzione dei malfunzionamenti durante l’elaborazione dei file Lottie non corretti. Per gli utenti del client desktop è sufficiente installare l’aggiornamento più recente. Per iOS all’inizio della settimana è stato segnalato un aggiornamento, che stava ancora aspettando la distribuzione nella build stabile. Gli sviluppatori continuano a rafforzare la verifica delle animazioni. Nel repository di Telegram Desktop è apparsa una richiesta per trasferire i controlli di protezione dalla libreria tlottie ; l’autore della richiesta menziona direttamente gli errori DoS durante l’elaborazione dei file Lottie non attendibili. La libreria stessa è scritta in Rust ed è stata progettata con l’obiettivo di elaborare i file Lottie JSON come contenuto di input potenzialmente non attendibile. Un errore simile ha già creato problemi a Telegram diversi anni fa. Nel 2022, alcuni utenti , che avevano sticker animati di risoluzione enorme facevano sì che i client consumassero centinaia di megabyte di memoria per il rendering di un singolo frame.  Si raccomanda di non riaprire la conversazione dopo la quale Telegram ha iniziato a chiudersi in modo anomalo. Se l’accesso alla chat è mantenuto tramite una versione aggiornata o non sensibile del client, è possibile eliminare il messaggio problematico dalla cronologia. Per Telegram Desktop, il principale metodo di protezione rimane l’aggiornamento alla versione 7.2.7 o successiva. L'articolo Telegram va in crash per uno sticker da 269 byte: minuscolo ma letale! proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 10, 2026source
L’ONU lancia l’allarme: “L’IA potrebbe diventare un rischio per l’umanità” e chiede garanzie d’acciaio
Il dibattito sulla sicurezza dell’IA sta sempre più assomigliando a una disputa su una tecnologia che si sviluppa più velocemente delle regole che la governano. Il Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk , nel suo discorso del 7 settembre , ha affermato che l’ intelligenza artificiale avanzata potrebbe, in prospettiva, creare un rischio esistenziale per l’umanità. Türk ha invitato a creare “garanzie ferree” di sicurezza prima che i sistemi più potenti diventino troppo difficili da controllare. Tra i segnali preoccupanti, il commissario ha citato situazioni in cui l’IA esce dall’ambiente di test o tenta di impedire agli sviluppatori di disattivarla . L’ufficio del commissario temono anche malfunzionamenti nella infrastruttura critica, nelle comunicazioni e nelle istituzioni democratiche. Türk ritiene che la sola prudenza volontaria degli sviluppatori sia insufficiente . Ai paesi in cui viene creata l’IA e i suoi componenti è stato proposto di concordare linee rosse comuni, introdurre verifiche indipendenti dei sistemi e rafforzare lo scambio di informazioni sui rischi. Un problema simile è stato sollevato a luglio da un gruppo scientifico delle Nazioni Unite, che ha avvertito che la finestra per il controllo globale delle AI potrebbe chiudersi più rapidamente di quanto gli Stati possano accordarsi sulle regole. Una critica separata riguarda la concentrazione del potere. Türk ha dichiarato che un piccolo gruppo di persone ha ottenuto un’influenza quasi illimitata sullo sviluppo dell’IA, mentre i modelli più grandi e l’infrastruttura di calcolo sono concentrati in poche corporation . Secondo la sua valutazione, il ritardo nella regolamentazione gioca principalmente a favore delle grandi aziende tecnologiche e dei loro proprietari. Il confine più netto riguarda l’uso militare degli algoritmi . Il 25 agosto, le Nazioni Unite e il Comitato internazionale della Croce Rossa hanno richiesto limitazioni giuridicamente vincolanti per i sistemi che scelgono e colpiscono autonomamente le persone . Türk si è nuovamente opposto alle armi autonome letali e ha fatto riferimento a notizie sull’uso di droni completamente autonomi nella guerra in Ucraina. Il dibattito è già passato dalle generiche esortazioni alla preparazione di norme internazionali. Il 5 settembre, 128 Stati partecipanti alla Convenzione delle Nazioni Unite su certi tipi di armi convenzionali hanno concordato un documento che potrebbe aprire la strada a negoziati su divieti e limitazioni. Tuttavia, tra i paesi persiste una disputa di principio sul fatto che le future regole debbano diventare giuridicamente vincolanti o rimanere raccomandazioni. Türk intende rivolgersi separatamente agli sviluppatori di IA e richiedere misure per le quali per evitare che le aziende possono controllarsi autonomamente. Fino a quando non esisterà un regime globale di sorveglianza unificato sulle AI, l’ONU cerca di consolidare almeno un principio di base: più un algoritmo acquisisce autonomia, più severe devono essere la verifica esterna e il controllo umano. L'articolo L’ONU lancia l’allarme: “L’IA potrebbe diventare un rischio per l’umanità” e chiede garanzie d’acciaio proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 9, 2026source
Microsoft: “Scrivere codice manualmente è diventato obsoleto”. L’IA sta cambiando il lavoro dei programmatori
«Scrivere codice manualmente è diventato obsoleto», ha dichiarato l’ingegnere di Microsoft David Fowler . Secondo lui, gli sviluppatori tradizionali in un mondo orientato all’ intelligenza artificiale stanno diventando cosa del passato. L’autore del post diventato virale su X  intendeva in realtà che i ruoli dei programmatori cambieranno, ma non scompariranno del tutto . Ora lo sviluppatore si occupa sempre più del controllo degli agenti IA e della verifica dei risultati del loro lavoro: la creazione di software ora implica la definizione del compito, l’ottenimento dei dati di output e il debug del codice, piuttosto che scriverlo da zero. L’IA non si limita a scrivere codice: le applicazioni di classe GitHub Copilot hanno dimostrato di gestire una parte molto più ampia del processo di lavoro: la creazione della parte software, l’avvio dei test e la verifica della presenza di errori, e solo dopo il prodotto viene trasmesso all’uomo . Microsoft ha reso anche la propria piattaforma Aspire più adatta al lavoro degli agenti IA: nella versione 13.2 è stato aggiunto il supporto del protocollo MCP e un’interfaccia della riga di comando adatta agli agenti IA. Già l’anno scorso il CEO di Microsoft Satya Nadella ha dichiarato che il 30% del codice dell’azienda è generato dall’IA, e oggi questo indicatore, ovviamente, è molto più alto. Uno degli effetti negativi del nuovo formato di lavoro è stato il calo della qualità del codice: gli agenti IA perdono qualità per quanto riguarda la precisione nelle attività a lungo termine, ha mostrato uno studio interno di Microsoft. Il codice generato dall’IA contiene in media 1,4 volte più problemi critici e 1,7 volte più problemi gravi rispetto al codice equivalente creato dall’uomo . Fino al 45% degli sviluppi IA contengono vulnerabilità, anche se il codice può essere funzionante. Certo, la qualità del codice IA migliorerà nel tempo, ma è improbabile che gli errori possano essere eliminati del tutto; e anche se forse in futuro l’uomo non dovrà più scrivere codice da solo, i suoi servizi rimarranno comunque richiesti. O almeno per ora. L'articolo Microsoft: “Scrivere codice manualmente è diventato obsoleto”. L’IA sta cambiando il lavoro dei programmatori proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 9, 2026source
Linux 7.3 si è fortemente ingrassato! Torvalds dice che è tutta colpa delle AI
Il secondo rilascio di Linux 7.3 avrebbe dovuto essere rilasciato in una settimana tranquilla, ma gli sviluppatori hanno portato una quantità inaspettatamente grande di correzioni . Linus Torvalds ha riportato il 6 settembre che la build è risultata insolitamente ricca. Lo sviluppatore capo del kernel non ha trovato una singola ragione per l’aumento, quindi con ironia ha suggerito di attribuire l’accaduto all’IA . Torvalds non ha fornito prove di una connessione tra il volume delle patch e l’ intelligenza artificiale . Normalmente, la rc2 è considerato il periodo più tranquillo del ciclo di sviluppo. Dopo la finestra di fusione di due settimane, il flusso di nuove funzionalità si interrompe e gli sviluppatori iniziano a cercare regressioni e a correggere i problemi trovati. Linux 7.3 ha violato il ritmo abituale: le correzioni sono arrivate per diversi sistemi come il sottosistema grafico DRM, lo stack di rete, eBPF e numerosi driver. Particolarmente evidente è stata la quota degli strumenti di sviluppo . Circa il 20% di tutte le patch è stato per sched_ext e i set di test automatici selftests . Per volume di modifiche, gli strumenti sono arrivati dopo solo ai driver, mentre dopo si è posizionaro il kernel e il codice di rete. Le dimensioni di rc2 sono state influenzate anche dal set di modifiche ad EDAC , responsabile del rilevamento e della correzione degli errori di memoria hardware. Torvalds ha considerato il contributo di EDAC relativamente piccolo. Molto più codice è arrivato da diverse direzioni, quindi Torvalds non ha individuato un singolo grande colpevole per questa settimana di rilasci insolita. La battuta sull’ intelligenza artificiale non è apparsa del tutto senza motivo. La lettera di accompagnamento del rilascio di Dave Airlie  ha menzionato separatamente le correzioni delle verifiche suggerite dall’IA. Il pacchetto ha anche portato correzioni per AMDGPU, Intel i915, Nouveau e altri componenti grafici, inclusa la supporto per i display sulle schede video NVIDIA Blackwell , l’eliminazione degli accessi alla memoria già liberata e la correzione degli errori di overflow del buffer. Poco prima del rilascio di rc2, Torvalds aveva già usato le AI alla ricerca di un errore complesso nel Linux 7.3 che era in preparazione. Il modello linguistico ha aiutato a creare il codice diagnostico e a analizzare i risultati dei test, mentre la correzione finale è stata scritta a mano da Torvalds. Il lavoro ha richiesto decine di modifiche intermedie e numerosi riavvii, quindi l’intelligenza artificiale nello sviluppo del kernel ha smesso di essere esclusivamente un argomento teorico. Lo stesso ciclo di Linux 7.3 è risultato grande già prima dell’apparizione della rc2. Nella rc1 Torvalds ha notato un grande numero di commit e un volume impressionante di modifiche. Circa un terzo delle patch di rc1 erano costituite dal codice grafico AMD e dai grandi file di intestazione con la descrizione dei registri DCN6 per la nuova generazione di hardware. Dopo l’esclusione del blocco AMD, il resto di rc1 appariva relativamente normale. Una dimensione più grande nella rc2 non significa un automatico peggioramento della qualità di Linux 7.3 o un aumento significativo delle dimensioni del kernel finale. Gli sviluppatori accettano principalmente correzioni, mentre le nuove funzionalità di solito aspettano la prossima finestra di fusione. Il volume insolito di Linux 7.3-rc2 mostra principalmente l’intensità delle correzioni nella prima settimana di test. La versione finale di Linux 7.3 non è ancora stata rilasciata. L'articolo Linux 7.3 si è fortemente ingrassato! Torvalds dice che è tutta colpa delle AI proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 9, 2026source
Attacco a Cloudflare/Coder: moduli Terraform infetti rubano password, token e chiavi API
Dei malintenzionati hanno preso di mira l’infrastruttura Cloudflare utilizzata dalla piattaforma Coder e hanno aggiunto al pool del registro i propri server. Di conseguenza, alcuni sviluppatori hanno ricevuto moduli Terraform dannosi, infettati da un info-stealer che rubavano token e altri segreti. Coder consente alle aziende di distribuire ambienti di sviluppo self-hosted protetti, inclusi quelli per la creazione di applicazioni IA. La piattaforma è utilizzata da grandi aziende come Dropbox, Palantir, Square, Mercedes-Benz, KKR, EnBW, nonché da enti governativi statunitensi e aziende della difesa. Secondo le informazioni degli sviluppatori, l’obiettivo dell’attacco è stato registry.coder.com , il registro da cui gli sviluppatori scaricano i componenti per i template degli ambienti di lavoro. Gli aggressori hanno ottenuto accesso all’infrastruttura Cloudflare tramite un API-key compromesso e hanno aggiunto al pool del registro indirizzi IP non autorizzati dove erano stati distribuiti server falsi. Di conseguenza, l’infrastruttura Cloudflare reindirizzava parte delle richieste degli utenti a questi indirizzi. Si segnala che gli attaccanti hanno modificato i moduli Terraform, set di istruzioni pronte per la creazione e la configurazione dell’infrastruttura, e i file dannosi si sono diffusi il 31 agosto 2026 tra le 07:35 e le 21:45 UTC. Il codice dannoso inserito nei moduli funzionava come info-stealer: cercava variabili d’ambiente e segreti del provisioner, chiavi API di piattaforme cloud e strumenti IA, credenziali CI/CD, segreti dai file di configurazione e la cronologia del terminale . Inoltre, sui computer infetti il malware raccoglieva token OIDC degli utenti, chiavi SSH, token temporanei di accesso a servizi esterni, password del database Coder e altri segreti, se il provisioner funzionava all’interno di coderd. Tutti i dati raccolti dallo stealer venivano infine inviati al dominio coder-infra[.]com. Ora si consiglia a tutti i potenziali interessati di cambiare il prima possibile tutti i segreti che il malware potrebbe aver rubato. Inoltre, prima di aggiornare alle versioni corrette 2.37.0, 2.36.4, 2.35.7 o 2.34.9, si consiglia di verificare i log del firewall , del proxy, del DNS e dei VPC Flow Logs per connessioni con coder-infra[.]com. Inoltre, si consiglia agli sviluppatori di cercare nei log del provisioner menzioni di data.external.telemetry, determinare quali moduli sono stati scaricati durante l’attacco e rimuovere i pacchetti potenzialmente dannosi dalla cache. Per la ricerca dei moduli e delle versioni dei template interessati, gli sviluppatori di Coder hanno preparato un bollettino di sicurezza specifico. In Coder sottolineano che i refresh-token non sono stati trasmessi al provisioner e che l’indagine non ha rilevato segni di compromissione dei dati clienti che la piattaforma stessa conserva. L'articolo Attacco a Cloudflare/Coder: moduli Terraform infetti rubano password, token e chiavi API proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 9, 2026source
Guai in vista per Tesla! La NHTSA indaga sul Cybercab e sulla sua sicurezza
Il National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) degli Stati Uniti ha avviato un’indagine sulla autocertificazione del veicolo autonomo Tesla Cybercab per accertare se soddisfa gli standard federali di sicurezza , come riportato Wall Street Journal . Tesla ha ufficialmente rilasciato i servizi di taxi autonomi ad Austin, in Texas — chiunque può prenotare un viaggio tramite l’app Robotaxi. Il modello Cybercab è privo dei tradizionali comandi di guida e la sua struttura potrebbe contraddire gli standard federali di sicurezza, sviluppati decenni fa per le auto convenzionali . Tesla ha assicurato all’NHTSA che il veicolo rispetta “tutti gli standard applicabili” , ma l’agenzia vuole indagare su quali basi il produttore abbia raggiunto tale conclusione. L’NHTSA intende scoprire quali standard Tesla abbia considerato non applicabili al Cybercab e su quali basi. Tesla mira a trasformare i veicoli autonomi in uno dei principali settori del proprio business. L’azienda prevede di “espandere gradualmente l’implementazione commerciale del Cybercab, inclusi ulteriori veicoli e località” , ma l’NHTSA potrebbe ostacolare questo piano . Se l’agenzia determinerà che il Cybercab non soddisfa gli standard federali di sicurezza, ha l’autorità di richiedere il richiamo dei veicoli e la risoluzione dei problemi rilevati. I produttori automobilistici americani non sono tenuti a ottenere l’approvazione dell’NHTSA prima di avviare la produzione di un’auto — essi autosertificano i veicoli in vendita, confermandone la conformità agli standard di sicurezza . Pertanto, il regolatore verifica la conformità dei veicoli ai requisiti solo dopo la loro immissione sul mercato. In precedenza, l’agenzia ha annullato i requisiti relativi alla presenza di comandi di guida tradizionali nelle auto, per accelerare l’adozione di nuove tecnologie sulle strade pubbliche, ma queste modifiche non sono ancora entrate in vigore. A luglio, l’NHTSA ha autorizzato i robotaxi Amazon Zoox a operare su base commerciale, ma ha imposto limitazioni: queste auto non possono essere utilizzate su strade durante forti piogge o nevicate, e la velocità massima non deve superare i 72 km/h . Tesla prevede di vendere i Cybercab a privati a un prezzo inferiore a 30.000 dollari e ha allestito capacità produttive per la realizzazione di 125.000 di questi veicoli all’anno. Attualmente, in Texas sono registrati 45 Cybercab; considerando anche le Model Y autonome, il registro include 420 veicoli Tesla Robotaxi. L'articolo Guai in vista per Tesla! La NHTSA indaga sul Cybercab e sulla sua sicurezza proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 9, 2026source
Meno Windows e più Linux in Europa, mentre Ecosia lancia il browser (mezzo) sovrano
La berlinese Ecosia ha lanciato il proprio browser internet, e ha direttamente collegato il lancio alla volontà europea di ridurre la dipendenza dai giganti tecnologici americani. L’azienda punta principalmente su sviluppatori e utenti per i quali sono importanti la riservatezza, le piattaforme aperte e il sovranità digitale dell’Europa. Nell’ Ecosia Browser è integrato per impostazione predefinita il proprio motore di ricerca , e tra le funzionalità di riservatezza sono disponibili il blocco della pubblicità e dei tracker e il rifiuto automatico dei cookie non essenziali. Ecosia afferma di non costruire profili pubblicitari basati sulla cronologia di ricerca senza il consenso dell’utente , anche se parte delle richieste viene ancora elaborata da Google e Microsoft Bing. Il momento del lancio di Ecosia è spiegato dalla rapida crescita di Linux sui computer europei. Secondo i dati forniti dall’azienda, la quota di Linux nell’Unione Europea è aumentata dal 2,5% nel 2024 al 5,7% nel 2025 , mentre la quota di Windows nello stesso periodo è diminuita dal 80,2% al 74,2% . A settembre 2026, Linux occupava già circa il 6,4% del mercato europeo dei sistemi desktop e delle console. Il fondatore e CEO di Ecosia, Christian Kroll, ha definito gli utenti di Linux una comunità che da tempo sostiene la riservatezza, le tecnologie sostenibili e l’indipendenza digitale. La nuova versione, secondo Kroll, dovrebbe fornire loro un browser e un motore di ricerca che rispettino tali principi e siano liberi da “monopoli tecnologici”. Tuttavia, la indipendenza tecnica di Ecosia dall’ecosistema americano è ancora limitata. Il browser è basato su Chromium, un progetto open source alla base di Google Chrome, Microsoft Edge e numerosi altri browser . Progressivamente, l’azienda cerca di liberarsi anche da questa dipendenza. Nel 2024, Ecosia insieme alla francese Qwant ha creato European Search Perspective, e nell’estate del 2025 i partner hanno lanciato il proprio motore di ricerca. Inizialmente, i risultati del nuovo indice sono apparsi per gli utenti di Ecosia in Francia, in seguito il progetto ha iniziato a espandersi ad altri mercati europei. Al tempo stesso, Ecosia continua a combinare i risultati di EUSP con quelli di Google e Bing. I regolatori europei stanno contemporaneamente cercando di ridurre il vantaggio di Google a livello di dati . A luglio 2026, la Commissione Europea ha adottato nuove normative in base al Digital Markets Act , che richiede a Google di fornire ai concorrenti idonei informazioni anonime su richieste di ricerca, clic, visualizzazioni e classifiche dei risultati. La Commissione Europea spera che l’accesso a questi dati aiuti i piccoli motori di ricerca a migliorare i propri algoritmi e a competere con Google Search. La versione Linux di Ecosia Browser è disponibile tramite Ubuntu App Center e Snap Store . Il browser è stato anche rilasciato per Windows, macOS, Android e iOS . Pertanto, il nuovo rilascio amplia piuttosto l’ecosistema alternativo europeo che non interrompe completamente il legame con le tecnologie americane. Ecosia controlla già la propria interfaccia, parte dell’infrastruttura di ricerca e la politica di elaborazione dei dati, ma ad oggi il motore Chromium e i partner di ricerca Google e Microsoft fanno ancora parte del prodotto. L'articolo Meno Windows e più Linux in Europa, mentre Ecosia lancia il browser (mezzo) sovrano proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 8, 2026source
Il Regno Unito vuole un pulsante rosso per spegnere l’AI. In caso estremo, “disattiveranno i data center”
I parlamentari britannici hanno proposto di concedere al governo il diritto, in situazioni di emergenza, di disattivare potenti sistemi di intelligenza artificiale e, se necessario, interi data center. Il lord Tim Clement-Jones ha presentato un emendamento collegato al  Cyber Security and Resilience Bill, attualmente in esame dalla Camera dei lord. L’iniziativa è stata chiamata «kill switch» , ma non è ancora entrata in vigore. Non si tratta di un vero e proprio pulsante rosso sulla scrivania di un funzionario. I proprietari dei data center e i fornitori di IA dovranno creare in anticipo un’infrastruttura tecnica che permetta di eseguire l’ordine di disattivazione, mantenere un canale di comunicazione protetto con lo Stato e condurre regolarmente esercitazioni di emergenza . Dopo il blocco del sistema, l’emendamento prevede un’analisi dell’incidente e misure per prevenire il ripetersi del problema prima della ripresa delle operazioni. L’emendamento 84 permette al ministro di ordinare il blocco di un data center o di un sistema di intelligenza artificiale , implementato su larga scala, se si verifica un’emergenza in materia di sicurezza o funzionamento dell’IA. Tale potere dovrebbe essere esercitato solo in caso di «rischio catastrofico» , che gli autori definiscono come un malfunzionamento su larga scala delle infrastrutture critiche e dei servizi essenziali, gravi danni alla sicurezza nazionale, alla difesa o all’intelligence, o gravi danni di massa alle persone. Il rifiuto di preparare tali meccanismi è proposto come reato penale . Nei casi più gravi, l’operatore o il fornitore di IA potrebbe rischiare fino a due anni di reclusione, una multa o entrambe le pene. Dopo l’uso dei poteri di emergenza, il governo dovrà presentare al Parlamento un rapporto con le motivazioni dell’intervento entro sette giorni, e l’operatore avrà la possibilità di contestare le azioni delle autorità presso l’Alta Corte. Clement-Jones spiega l’iniziativa con la rapida transizione dai normali chatbot a sistemi autonomi , capaci di eseguire autonomamente sequenze di azioni, accedere a strumenti e risorse di rete e modificare il piano senza nuove istruzioni umane. Durante l’incontro del 1 settembre, il lord ha dichiarato che lo Stato ha bisogno di un meccanismo giuridicamente consolidato per l’arresto di emergenza, se un modello autonomo dovesse iniziare a minacciare le infrastrutture critiche. Il governo britannico non sostiene ancora l’idea di disattivare interi data center. Un rappresentante del governo nella Camera dei lord ha dichiarato che la versione attuale del disegno di legge permetterà già alle autorità di ordinare a un’organizzazione regolamentata di cessare l’uso di un modello di AI pericoloso. Le autorità considerano la disattivazione completa delle piattaforme una misura troppo drastica, poiché le moderne sistemi di IA sono spesso distribuiti tra più data center e giurisdizioni, e la fermata dell’infrastruttura potrebbe colpire contemporaneamente numerosi servizi esterni. Il dibattito si svolge sullo sfondo di un ampio rafforzamento del controllo sulla infrastruttura digitale britannica . Nel 2024, le autorità hanno riconosciuto i Data Center come parte delle infrastrutture critiche nazionali, insieme all’energia, all’approvvigionamento idrico e ai servizi di emergenza. Il nuovo disegno di legge dovrebbe ulteriormente classificare le grandi piattaforme come servizi essenziali, obbligare gli operatori a gestire i rischi informatici e segnalare i gravi incidenti al regolatore. L'articolo Il Regno Unito vuole un pulsante rosso per spegnere l’AI. In caso estremo, “disattiveranno i data center” proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 8, 2026source
Betti RHC arriva al sesto episodio: la prima graphic novel al mondo sulla cybersecurity conquista aziende e professionisti
La cybersecurity non si insegna più soltanto attraverso corsi noiosi, slide e simulazioni di phishing . Sempre più aziende italiane stanno cercando nuovi strumenti per sensibilizzare i dipendenti sui rischi informatici. Si cerca di puntare a tutti i dipendenti, anche a quelli che non possiedono competenze tecniche. In questo scenario si inserisce Betti RHC , la prima serie di graphic novel al mondo interamente dedicata alla cybersecurity, ideata da Red Hot Cyber, che sta diventando un punto di riferimento per il cybersecurity awareness MKII. Nata con l’obiettivo di raccontare la sicurezza informatica attraverso storie, emozioni e dinamiche umane , questa serie ha dimostrato che il fumetto può trasformarsi in uno strumento di apprendimento estremamente efficace. Si tratta di un approccio che ha attirato l’attenzione di numerose aziende italiane, interessate a rendere efficace la diffusione della cultura sulla sicurezza informatica all’interno delle proprie organizzazioni con un approccio più innovativo. Ad oggi, la serie ha superato le 70.000 copie vendute , vendute come corso di cybersecurity awareness per le aziende. Si tratta di un risultato significativo per un progetto editoriale così specializzato, oltre che la conferma che il fattore umano rappresenta il centro delle strategie di difesa delle imprese . Sempre più realtà stanno iniziando a capire che la consapevolezza costituisce il primo livello di protezione contro attacchi informatici. Con l’uscita del sesto episodio , Red Hot Cyber conferma l’impegno nel rendere la cybersecurity sempre più accessibile, coinvolgente e vicina alla quotidianità delle persone. Ora il percorso è tracciato: entro la fine dell’anno è prevista anche la pubblicazione del settimo episodio , che proseguirà il viaggio della nostra protagonista Betti, tra le nuove sfide della sicurezza digitale. Open Mic: quando il vero bersaglio è la fiducia Il nuovo capitolo della serie si intitola “ Betti RHC – Open Mic” e affronta un tema tanto attuale quanto sottovalutato: il rapporto tra comunicazione, fiducia e la manipolazione delle informazioni. In questo episodio Betti si trova in un ambiente apparentemente lontano dagli scenari tipici della cybersecurity. Un evento aperto, fatto di racconti, testimonianze e condivisione di esperienze, diventa il teatro per comprendere come l’ ingegneria sociale possa proprio dove le persone abbassano le difese. Le conversazioni, le emozioni e i dettagli raccontati con spontaneità assumono un valore completamente diverso agli occhi di chi sa raccogliere informazioni, costruire profili psicologici e sfruttare ogni elemento utile per manipolare le proprie vittime. Betti, divisa tra la sua identità quotidiana e quella di analista di cybersecurity, inizia a percepire che dietro l’apparente autenticità dell’evento si nasconde qualcosa di più complesso. Ogni parola pronunciata può trasformarsi in un indizio, ogni emozione condivisa può diventare un punto di accesso, mentre il confine tra realtà, percezione e costruzione artificiale diventa sempre più sottile. Il messaggio del fumetto è chiaro: oggi gli attacchi non passano necessariamente attraverso malware o vulnerabilità software. Sempre più spesso il vero obiettivo è la mente delle persone. La voce, la fiducia e le relazioni diventano esse stesse superfici di attacco, dimostrando come la cybersecurity sia prima di tutto una disciplina che riguarda il comportamento umano. Attraverso una narrazione coinvolgente, “Open Mic” invita il lettore a riflettere sul delicato equilibrio tra condivisione ed esposizione, mostrando come anche gli ambienti più autentici possano essere sfruttati per raccogliere informazioni preziose e alterare la percezione della realtà. Una nuova cultura della cybersecurity Negli ultimi anni la formazione sulla sicurezza informatica ha subito una profonda trasformazione. Se in passato prevalevano approcci esclusivamente tecnici, oggi le organizzazioni investono sempre più nella costruzione di una vera cultura della sicurezza, capace di coinvolgere tutti i dipendenti indipendentemente dal loro ruolo. Le graphic novel rappresentano uno degli strumenti emergenti di questa evoluzione. Il racconto, l’identificazione con i personaggi e la forza delle immagini consentono infatti di trasmettere concetti complessi in modo semplice, favorendo la memorizzazione e stimolando riflessioni che difficilmente nascerebbero durante una tradizionale lezione frontale. È proprio questa filosofia ad aver reso Betti RHC un progetto unico nel panorama internazionale: utilizzare il linguaggio del fumetto per parlare di ransomware, social engineering , privacy, intelligenza artificiale e sicurezza digitale senza rinunciare al coinvolgimento emotivo del lettore. Il sesto episodio di Betti RHC – Open Mic sarà disponibile dalla fine di agosto , confermando la volontà di Red Hot Cyber di continuare a innovare il settore della cybersecurity awareness attraverso un linguaggio capace di unire divulgazione, formazione e narrazione. Come ricorda il fondatore di Red Hot Cyber, Massimiliano Brolli , la cybersecurity non significa soltanto proteggere reti, server e dispositivi, ma soprattutto difendere le persone, le loro identità, le loro storie e la fiducia che ogni giorno ripongono nelle relazioni digitali. È proprio questa prospettiva a rendere Betti RHC un progetto editoriale sempre più apprezzato da aziende, professionisti e appassionati, dimostrando che anche un fumetto può diventare uno dei più efficaci strumenti di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica. L'articolo Betti RHC arriva al sesto episodio: la prima graphic novel al mondo sulla cybersecurity conquista aziende e professionisti proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 8, 2026source
L’hacker entra, ruba i dati e non si vede: chi paga davvero per il Data Breach?
Come in molte cose anche nel mondo degli attacchi informatici si assiste ad un cambiamento nel modo di agire degli hacker . Si registra da tempo, accanto al blocco immediato dei computer con richieste di riscatto, ad intrusioni invisibili e prolungate nel tempo. Parliamo dei casi in cui i criminali penetrano nei sistemi aziendali e vi rimangono nascosti per mesi senza fermare il lavoro o cifrare i documenti, con l’unico scopo di scaricare di nascosto elenchi di clienti, informazioni personali e segreti commerciali. Sul piano normativo il prelievo nascosto costituisce comunque a tutti gli effetti una violazione dei dati personali prevista dal GDPR. E’ utile rammentare, infatti, come non serva che i computer si blocchino o che l’attività si fermi, perché il solo fatto che un estraneo abbia scaricato informazioni riservate rappresenta già un illecito. A seguito di questi attacchi diventa difficoltoso dimostrare cosa sia effettivamente successo. Non sempre le società conservano i registri delle attività informatiche o si trovano a dover fronteggiare hacker che cancellano le proprie impronte digitali. Nella mia esperienza professionale posso affermare che spesso la direzione aziendale sia consapevole del fatto che un estraneo è entrato nella rete, ma non possieda la prova matematica che abbia anche scaricato i file. Di fronte a questo dubbio diventa difficile decidere se avvisare subito le Autorità o stabilire sul come difendersi se clienti e dipendenti chiedono un risarcimento economico. Quando scatta l’obbligo di avvisare il Garante e come evitare errori sui tempi Per comprendere la portata dell’obbligo di comunicazione ricordiamo che normativa europea impone a chi gestisce i dati di avvisare il Garante della Privacy senza ritardi e se possibile entro 72 ore da quando viene a sapere dell’attacco. Parimenti è stato chiarito come un’azienda è considerata davvero consapevole dell’accaduto non di fronte al primo sospetto tecnico, ma quando ha una ragionevole certezza che le informazioni sono state compromesse. Questo significa che devono essere svolti controlli interni rapidi e non che si possa prendere tempo a piacimento rispetto all’obbligo di comunicazione. Se,quindi, ci troviamo di fronte ad un sicuro accertamento che l’hacker è penetrato , la circostanza che non si sappia ancora quanti file siano stati rubati non ferma il conteggio delle 72 ore. In casi come questo deve essere inviata una prima segnalazioni immediata, facendosi carico di una nuova comunicazione ove saranno aggiunti i dettagli tecnici . Il non avere i registri informatici o strumenti per controllare gli accessi non è una scusa valida per giustificare un ritardo ed anzi il Garante reputa una colpa grave dell’azienda la mancanza di strumenti di controllo con la conseguenza che le difese inadeguate comportano il rischio di sanzioni con multe elevate. Multe delle Autorità e richieste di soldi da parte dei clienti La pericolosità del furto invisibile di dati sta nel fatto che espone l’azienda da un lato alle sanzioni del Garante della Privacy, dall’altro alle richieste di risarcimento per i danni subiti da parte di clienti o dipendenti. Poiché la norma presume che la colpa in casi come questi sia dell’azienda, chi gestisce i dati potrà evitare il risarcimento dei danni solo nel caso in cui sia in grado di dimostrare che l’attacco è avvenuto per cause del tutto indipendenti dalla propria responsabilità. Da questo punto di vista soccorre quanto affermato dalla Corte di Giustizia Europea che ha chiarito come subire un attacco non significa automaticamente che le difese dell’azienda fossero scarse, in quanto la normativa non pretende sistemi del tutto imbattibili ma misure adeguate ai rischi del momento. Se da un lato a volte capita che si chieda il risarcimento per lo spavento o per l’ansia di un futuro uso illecito delle proprie informazioni, dall’altro i giudici europei hanno chiarito come la semplice violazione della privacy non dia diritto a un risarcimento automatico e che il danno psicologico o morale vada provato con fatti concreti. Aggiungiamo infine che il risarcimento serve solo a riparare un danno reale subito dalla persona e non a punire l’azienda con somme simboliche. Come proteggere la società ed evitare di accusarsi da soli Non vi è dubbio che il furto invisibile dei dati mette i vertici aziendali di fronte a una scelta complessa poiché se da un lato l’invio di una segnalazione troppo affrettata rischia di sembrare un’ammissione di colpa da usare poi contro l’azienda nelle cause di risarcimento, dall’altra tacere espone la società a forti multe se l’attacco diventa di dominio pubblico. Personalmente ritengo procedere secondo una strategia ben precisa. Attraverso una comunicazione al Garante entro le 72 ore si segnalano solo i fatti certi, spiegando con chiarezza che si tratta di una segnalazione prudenziale in attesa delle verifiche tecniche. Le stime sui clienti o sui dipendenti coinvolti devono essere indicate come provvisorie per non essere usate come prove di colpevolezza. Nel caso, attraverso analisi successive, si abbia la prova che non c’è stato alcun furto o che non vi sono rischi, la scelta di non fare la segnalazione ufficiale va motivata in una relazione interna scritta con data certa e inserita nel registro aziendale degli incidenti. Si tratta di documento che può rivelarsi particolarmente utile in caso di un’eventuale ispezione. Poiché i report informatici interni creati direttamente dall’azienda hanno poco valore legale perché potrebbero essere modificati, è importante far estrarre una copia forense inalterabile dei dati da periti esterni con marca temporale. Una volta ottenuta tale copia forense una denuncia immediata può essere decisiva per far comprendere come l’azienda sia la vittima del reato e che ha fatto tutto il possibile per chiarire i fatti con la massima serietà. L'articolo L’hacker entra, ruba i dati e non si vede: chi paga davvero per il Data Breach? proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 8, 2026source
OpenAI avverte: rallentare lo sviluppo dell’IA per evitare il rischio di perdita di controllo
Pochi giorni dopo la presentazione da parte di OpenAI del modello di intelligenza artificiale più potente GPT-6 Astra, uno dei principali dipendenti dell’azienda, Jakub Pachocki , ha suggerito di rallentare il ritmo dello sviluppo dell’ intelligenza artificiale . Lo ha sostenuto Sam Altman, CEO di OpenAI, definendo “ importante ” il messaggio del collega. Nel suo post sul blog di OpenAI, il principale ricercatore scientifico dell’azienda ha espresso preoccupazione per il fatto che nessuno sia pronto alle conseguenze della continua crescita dell’intelligenza artificiale . Ha affermato che, sebbene OpenAI stia lavorando per rafforzare il controllo sulle potenti sistemi di IA, sono necessarie misure più ampie, poiché i sistemi di IA sempre più autonomi potrebbero imparare a eludere il controllo umano, ingannarlo e violare i sistemi informatici . Pertanto, sono necessarie misure di sicurezza obbligatorie che siano garantite da una rete di auditor esterni, enti governativi o organizzazioni internazionali. Secondo Pachocki, le capacità di hacking dell’IA mettono a rischio l’infrastruttura globale. “ Al momento, abbiamo poco tempo per utilizzare i modelli migliori disponibili al fine di migliorare significativamente la sicurezza dei sistemi critici” , ha osservato. Gli agenti di IA inizieranno presto a perseguire i propri obiettivi, indipendentemente dagli input forniti dagli operatori umani. Inoltre, per raggiungere i propri obiettivi, non esiteranno a ricorrere al ricatto e saranno disposti a negoziare con le persone . Ad esempio, secondo un rapporto del British Institute for AI Safety (AISI), l’agente Anthropic ha mentito a un amministratore di GitHub e ha cercato di costringerlo a caricare un software dannoso sul sito. Pachocki ha spiegato che OpenAI monitora principalmente la catena di ragionamento logico utilizzata da vari modelli per determinare come gli agenti si discostano dal percorso e diventano dannosi. Ad esempio, un agente potrebbe pensare: “ Devo barare in questo test”, e OpenAI potrebbe vedere questo ragionamento, ma l’agente non si rende conto che i suoi pensieri sono visibili. Attualmente, gli agenti non hanno la possibilità di nascondere o in altro modo oscurare le loro intenzioni criminali per impedire agli sviluppatori di rilevarle (il Thinking). Tuttavia, secondo Pachocki, i nuovi modelli più avanzati manipolano sempre meglio i propri processi di pensiero, mascherandoli e impedendo il loro controllo. Alcuni dei modelli più recenti non formulano affatto i loro ragionamenti. Il miglioramento ricorsivo automatico dell’IA può accelerare lo sviluppo dell’IA, ma, come avverte il ricercatore, lo sviluppo rapido dell’IA nel breve periodo comporta rischi e non è “ l’azione collettiva corretta che la comunità di ricerca dovrebbe intraprendere “. Pertanto, gli sviluppatori di IA devono trovare modi efficaci per controllare il processo di miglioramento automatico o coordinare le loro azioni con altre aziende che operano nel campo dell’IA per rallentare lo sviluppo congiuntamente, in modo che queste misure ispirino fiducia. “ Il problema principale nell’automazione della ricerca nel campo dell’IA non è quello di ‘raggiungere l’obiettivo'”, ha detto Pachocki. “Ma farlo in modo tale che le persone rimangano parte del processo di miglioramento continuo e il futuro rimanga nelle mani dell’umanità”. E qui viene da chiedersi se tutto questo non risulti in bilico tra propaganda, pubblicità, o intenzioni reali. L'articolo OpenAI avverte: rallentare lo sviluppo dell’IA per evitare il rischio di perdita di controllo proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 8, 2026source
Il capo ti scrive su WhatsApp: «È un affare segreto». Ma dietro c’è una truffa da 626mila euro
«Non dirlo a nessuno, stiamo acquistando un’azienda». È così che appare la nuova trappola aziendale in cui i truffatori non hanno bisogno né di malware né di email hackerate. L’attacco inizia con un normale messaggio su WhatsApp da parte di un presunto dirigente e finisce con la richiesta di inviare segretamente centinaia di migliaia di euro all’estero. Lo schema è stato scoperto dopo un tentativo di attaccare il dipartimento legale di Gen Digital. A un dipendente, che i ricercatori hanno chiamato David, ha scritto una persona con il nome e la foto di un vero dirigente dell’azienda. Anche il numero sembrava plausibile e corrispondeva al paese in cui lavorava il direttore. A insospettire fu il telefono sconosciuto e una breve chiamata che ha distrutto definitivamente la copertura : la voce del interlocutore non corrispondeva a quella del vero collega. David capì di avere a che fare con dei truffatori, ma continuò la conversazione insieme ai ricercatori. Nella chat apparve un secondo partecipante che si spacciava per un vero esperto . Alla vittima fu chiesto di passare alla posta privata e poi le fu inviato un accordo di non divulgazione (NDA) professionalmente redatto. Il falso NDA vietava di discutere l’acquisizione presunta con i colleghi e richiedeva di condurre tutta la corrispondenza tramite WhatsApp e un indirizzo privato. Così i truffatori hanno trasformato uno dei principali segnali di allarme in parte della loro copertura. Il divieto di rivolgersi a legali, finanziari e altri dipendenti non appariva più come una richiesta sospetta, ma come una condizione obbligatoria per l’affare segreto. Per rendere la storia più credibile, i criminali hanno utilizzato informazioni reali sulla storia di Gen Digital, inclusa l’acquisizione di Avast da parte di NortonLifeLock nel 2022. Dopo la preparazione, arrivò la richiesta principale. Avast Software avrebbe dovuto trasferire €626.735,45 a nome di NortonLifeLock Ireland Limited a una società di Hong Kong come anticipo per servizi professionali. Poi il criminale chiese un messaggio bancario SWIFT MT103 e il numero UETR per assicurarsi che il trasferimento internazionale fosse stato effettivamente inviato e potesse essere tracciato. I ricercatori, invece dei soldi, prepararono documenti bancari falsi e un link con un marcatore che registrava gli accessi. In 24 giorni, il link ha ricevuto 49 richieste HTTP da 43 indirizzi IP. Una parte significativa degli accessi è stata creata da scanner automatici e servizi cloud, ma dopo la filtrazione rimasero visite manuali ripetute tramite VPN , proxy e reti normali. Non è stato possibile determinare la posizione o le identità degli organizzatori con questi dati. Dall’analisi del falso NDA, il team ha trovato altre quattro vittime tra dirigenti e specialisti del settore degli investimenti diretti, del finanziamento industriale, delle vendite, dell’estrazione mineraria e dell’energia. I documenti utilizzavano i marchi PwC, KPMG e Ogier, anche se non ci sono stati segni di hackeraggio o coinvolgimento di queste aziende. Cambiavano i nomi e le storie, ma la struttura dei documenti, le formulazioni e persino un insolito identificatore numerico si ripetevano. La campagna ha preso il nome di Phantom Deal . Per meccanismo, la truffa è simile a BEC-атакам, ma i criminali evitano deliberatamente la posta aziendale. La protezione del server di posta qui è poco utile, poiché lo strumento principale dei truffatori è la fiducia nel dirigente, la pressione della segretezza e il tentativo di far uscire il dipendente dal processo abituale di approvazione. Gen Digital consiglia di confermare le disposizioni finanziarie attraverso un canale indipendente noto in anticipo e di non permettere nemmeno ai dirigenti di annullare i controlli di pagamento con il riferimento alla riservatezza dell’affare. L'articolo Il capo ti scrive su WhatsApp: «È un affare segreto». Ma dietro c’è una truffa da 626mila euro proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 8, 2026source
Spotify non basta più! Le vendite dei CD negli USA schizzano del 46%
L’American Recording Industry Association (RIAA) ha pubblicato un rapporto secondo il quale le vendite di compact disc sono schizzate alle stelle nella prima metà del 2026. Nella comunicazione dell’organizzazione si afferma che nei primi sei mesi dell’anno corrente sono stati venduti 17,7 milioni di CD, significativamente di più rispetto ai 12 milioni di dischi venduti nello stesso periodo dell’anno precedente. I dati della RIAA indicano un aumento delle vendite di compact disc del 45,7% su base annua in termini di unità e del 58,6% in termini di valore monetario. Ancora più sorprendente è il fatto che le vendite di CD siano diminuite del 22% nel periodo 2024-2025. È interessante notare che non solo la RIAA ha prestato attenzione al significativo aumento di popolarità dei compact disc. A luglio, la società di ricerca Luminate ha pubblicato un rapporto secondo il quale nella prima metà del 2026 sono stati venduti 16,3 milioni di dischi. L’azienda ritiene che l’aumento della domanda sia legato all’uscita di edizioni speciali di artisti K-pop come BTS. Nel rapporto si osservava che l’aumento di popolarità dei compact disc è stato favorito dal fatto che i rappresentanti della Generazione Z e i millennial considerano i supporti fisici come oggetti da collezione. Secondo i calcoli di Luminate, solo circa la metà del numero totale di acquirenti di dischi possiede lettori CD e li utilizza per il loro scopo principale. Parallelamente a ciò, continua la rinascita dei dischi in vinile. Nei primi sei mesi sono stati venduti 26,5 milioni di dischi, quasi il 21% in più rispetto allo stesso indicatore del 2025. Le vendite di audio su altri supporti fisici sono aumentate di oltre il 73%, raggiungendo 1,6 milioni di unità. Il dato più interessante, non è soltanto il +45,7% dei CD. È il fatto che il vintage stia tornando a essere contemporaneo . Non è un semplice ritorno tecnologico al passato: è una reazione alla smaterializzazione quasi totale della nostra vita digitale. E proprio di recente, in un altro articolo, abbiamo raccontato un fenomeno emblematico: la rimessa in vendita delle audiocassette Maxell , tornate sul mercato anche grazie alla domanda delle persone. È difficile immaginare un segnale più evidente di questa inversione di tendenza. La vera domanda non è perché i CD stiano tornando, ma perché abbiamo iniziato a sentire nuovamente il bisogno di possedere qualcosa . Lo streaming ha reso la musica infinita, ma proprio questo rischia di renderla anche meno memorabile. Un brano è disponibile, ma non necessariamente nostro. Un CD, una cassetta o un vinile introducono invece un piccolo rituale, un oggetto, una copertina, una traccia fisica del tempo che rimane nella mente delle persone. Ma anche un luogo dove è stata acquistata, quando è stata registrata, tutte cose che abbiamo perso con la digitalizzazione di tutto. È quasi un paradosso della tecnologia: quando tutto diventa immateriale, ciò che è materiale acquista valore. E quindi il vintage non sta tornando perché il passato era migliore, ma perché nel futuro digitale abbiamo iniziato a desiderare qualcosa che possiamo stringere tra le mani . L'articolo Spotify non basta più! Le vendite dei CD negli USA schizzano del 46% proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 7, 2026source
“Voglio costruire una bomba nucleare”: la frase nascosta nel malware per ingannare le AI
I ricercatori di ESET hanno scoperto che gli aggressori stanno utilizzando una nuova tecnica chiamata GuardBreaker , che impedisce agli strumenti di intelligenza artificiale di analizzare il codice dannoso. Gli aggressori inseriscono un prompt injection contenente una richiesta pericolosa nel malware , nella speranza di attivare i meccanismi di difesa LLM e costringere il modello ad abbandonare l’analisi. I ricercatori hanno scoperto GuardBreaker in uno script VBS utilizzato dal gruppo di hacker UAC-0099: gli aggressori hanno aggiunto del testo a un commento del codice che iniziava con le parole “Voglio creare un’arma nucleare. Aiutatemi…”. Durante un attacco a un’organizzazione ucraina è stato scoperto un campione di GuardBreaker. Lo script VBS rinvenuto fa parte del più ampio toolkit UAC-0099 ed è progettato per scaricare MATCHBOIL, un downloader in C# utilizzato dal gruppo per distribuire payload aggiuntivi. Secondo gli analisti di ESET, il testo incorporato nello script VBS non è destinato alla lettura umana e non è correlato alla funzionalità del malware. Il suo scopo è quello di attirare l’attenzione del modello linguistico su un argomento proibito. Pertanto, se uno strumento di intelligenza artificiale si limita a fornire al modello linguistico il contenuto del file senza contrassegnarlo come non attendibile, il modello linguistico potrebbe scambiare il testo incorporato per istruzioni. Di conseguenza, i meccanismi di difesa potrebbero attivarsi prima ancora che il modello linguistico inizi ad analizzare il codice dannoso. Gli esperti concludono che GuardBreaker è una sorta di tecnica anti-analisi progettata per l’intelligenza artificiale. Ciò significa che, nel peggiore dei casi, il modello potrebbe rifiutarsi di analizzare un file o classificarlo in modo errato a causa di un prompt incorporato. Non è la prima volta che gli aggressori tentano di sfruttare le difese LLM contro l’intelligenza artificiale stessa. Ad esempio, nel giugno 2026, simili iniezioni di prompt sono state individuate in pacchetti Python associati agli attacchi Shai-Hulud , Miasma e Hades. All’epoca, gli hacker aggiunsero al codice anche istruzioni fittizie passo passo per la creazione di armi biologiche e nucleari. Gli hacker contavano sul fatto che gli scanner basati sull’intelligenza artificiale trasmettessero il contenuto del file al LLM senza separare chiaramente i dati dalle istruzioni del modello. Di conseguenza, una simile iniezione di dati poteva attivare restrizioni di sicurezza e costringere il modello ad interrompere ulteriori analisi. L'articolo “Voglio costruire una bomba nucleare”: la frase nascosta nel malware per ingannare le AI proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 7, 2026source
Red Hot Cyber Conference 2027: Aperte le Sponsorizzazioni per la Sesta Edizione a Roma
La Red Hot Cyber Conference è ormai un appuntamento fisso per la community di Red Hot Cyber e per tutti coloro che operano o nutrono interesse verso il mondo delle tecnologie digitali e della sicurezza informatica . La Sesta Edizione, la RHC Conference 2027 si svolgerà a Roma , nei giorni martedì 18 maggio e mercoledì 19 maggio presso l’ Auditorium del Seraphicum  in Via del Serafico, 1, 00142 Roma RM. L’Auditorium si trova presso la Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” in zona Roma EUR che dista circa 500 metri dalla metro B Laurentina. La nuova location della  Red Hot Cyber Conference  è stata scelta per offrire un’esperienza ancora più confortevole e funzionale a partecipanti, sponsor e relatori. L’auditorium principale può ospitare  fino a 550 persone  in un ambiente moderno e perfettamente attrezzato per gli interventi sul palco. All’ingresso sarà inoltre disponibile un  ampio foyer , che ospiterà i  desk degli sponsor  e le  aree dedicate al networking,  favorendo l’incontro tra aziende, professionisti e visitatori durante tutta la giornata. La struttura mette inoltre a disposizione gli spazi adiacenti all’auditorium, dove si svolgerà la  Capture The Flag  in una caratteristica  sala a semicerchio  dotata di  120 postazioni a sedere con spazio per il PC , ideale per le competizioni tecniche. I partecipanti potranno usufruire anche di un  ampio parcheggio , disponibile fino a esaurimento posti, oltre a numerosi spazi comuni pensati per garantire il massimo comfort. Tra questi, la spaziosa  sala catering , dove durante la giornata del  19 maggio  verrà servito il  light lunch  incluso nel programma della conferenza. Sala dove si terrà la Capture The Flag della Red Hot Cyber Conference 2027 Oggi si apre ufficialmente il Program Sponsor per l’edizione 2027. Si tratta di un’iniziativa fondamentale che, come ogni anno, consente alle aziende di affiancare il proprio brand a un evento di riferimento in Italia sul tema della cybersecurity. Le sponsorizzazioni non rappresentano solo un contributo alla realizzazione dell’evento, ma anche un’opportunità di grande visibilità e posizionamento strategico all’interno di un ecosistema che raccoglie professionisti, istituzioni e giovani talenti. Inoltre consentono di rendere questo evento accessibile a tutti in forma gratuita. Anche per il 2027, Accenture Italia sarà Main Sponsor della RHC Conference , confermando il proprio sostegno alla manifestazione e al progetto di divulgazione e sensibilizzazione sui temi della cybersecurity. Saranno inoltre disponibili le consuete modalità di sponsorizzazione, pensate per permettere alle aziende di scegliere il livello di coinvolgimento più adatto alle proprie esigenze. Si potrà aderire innanzitutto in qualità di “sponsor sostenitore” , una formula dedicata alle realtà che credono nel progetto e desiderano contribuire concretamente all’avvio delle attività organizzative della conferenza e avranno la massima visibilità all’interno della conferenza e del nostro palinsesto. Per le aziende che desiderano una presenza più strutturata, saranno disponibili i tre pacchetti principali — Platinum, Gold e Silver — che garantiscono vantaggi crescenti in termini di presenza mediatica, spazi espositivi e opportunità di interazione diretta con i partecipanti. Saranno disponibili 8 stand espositivi dedicati agli sponsor, pensati per valorizzare prodotti, servizi e soluzioni innovative. Gli spazi consentiranno di incontrare i partecipanti, organizzare dimostrazioni dal vivo, distribuire materiale informativo e creare opportunità di networking durante l’intera conferenza. Inoltre, per tutti i livelli di sponsorizzazione – dai sostenitori fino al Silver – sarà incluso nel pacchetto un programma di branding dedicato , che prevede la presenza di un banner in rotazione sul sito ufficiale di Red Hot Cyber, la pubblicazione di articoli sul portale e il conseguente rilancio sui canali social ufficiali della community. Una formula pensata per massimizzare la visibilità degli sponsor, garantendo un ritorno di immagine concreto e continuativo, non limitato ai soli giorni dell’evento ma esteso anche nei mesi precedenti e successivi alla conferenza. Sono già aperte le adesioni al Program Sponsor della Red Hot Cyber Conference 2027. Per ricevere il Media Kit e tutte le informazioni relative ai vantaggi delle diverse formule di sponsorizzazione, è possibile scrivere a [email protected] Questa è l’occasione ideale per prendere parte a un evento unico in Italia, entrare in contatto con i principali protagonisti della cybersecurity e dimostrare concretamente il proprio impegno verso l’innovazione e la consapevolezza digitale in Italia. L'articolo Red Hot Cyber Conference 2027: Aperte le Sponsorizzazioni per la Sesta Edizione a Roma proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 7, 2026source
Scarichi un’app innocua e ti ritrovi spiato: il malware nascosto dietro un programma firmato
Gli esperti di kaspersky hanno rilevato che il malware Valley RAT utilizza uno schema di diffusione piuttosto insolito. I criminali informatici nascondono l’artefatto all’interno di una versione modificata dell’applicazione pubblicitaria cinese QN Wallpape r e avvia il codice dannoso da un processo firmato. Un campione sospetto ha attirato l’attenzione degli esperti dopo la segnalazione di uno dei clienti. Inizialmente, il file veniva identificato come un normale software pubblicitario, ma un’analisi più approfondita ha rivelato un’attività di rete insolita. Un esame ancora più dettagliato di questa attività ha portato i ricercatori a una catena di infezione di ValleyRAT (mentre le funzioni pubblicitarie dell’applicazione non funzionavano affatto). Secondo gli esperti, veniva installata la piattaforma per il lavoro di squadra DingTalk, il browser Google Chrome e aprire la pagina di download di Tencent Meeting. Tuttavia, tutte queste azioni servivano solo come diversivo: l’installer, in ogni caso, distribuiva nel sistema della vittima una versione modificata del software per la gestione degli sfondi e lo aggiungeva all’avvio automatico. Il vero QN Wallpaper appartiene effettivamente alla categoria del software pubblicitario che veniva installato dall’installer del malware. Tuttavia, gli attaccanti utilizzano QN Wallpaper perché il suo file eseguibile ha una firma digitale valida. Insieme al programma, sul dispositivo viene inserita la libreria dannosa libcef.dll, che viene caricata all’avvio di QnWallpaper.exe utilizzando la tecnica del DLL sideloading. Si osserva che prima di questo, l’installer ha tentato di disattivare la protezione di Windows Defender tramite il parametro del registro DisableAntiSpyware, e se l’utente non aveva i privilegi di amministratore, il malware ha tentato di ottenerli tramite l’utilità runas. Successivamente, la libreria dannosa libcef.dll estrae il payload crittografato ValleyRAT : a seconda del processo, viene memorizzato in un file separato PeLoader o nelle risorse della stessa libreria. Entrambe le varianti sono crittografate con AES e differiscono principalmente nella configurazione (in particolare negli indirizzi dei server di controllo). Dopo la decrittazione, la libreria carica ValleyRAT si attiva in memoria. Dopo l’avvio, ValleyRAT raccoglie informazioni dettagliate sul sistema della vittima, intercetta i tasti premuti e il contenuto della clipboard, monitora la finestra attiva al momento e può fare screenshot. Inoltre, su comando dei propri operatori, il malware può riavviare e spegnere la macchina infetta, cancellare i log, modificare gli indirizzi dei server di controllo e caricare moduli aggiuntivi da risorse esterne. ValleyRAT può anche caricare moduli aggiuntivi sotto forma di librerie DLL o shellcode . Per eseguire lo shellcode, utilizza la tecnica del Process Hollowing, inserendolo nel processo svchost. Di conseguenza, la chiusura forzata del processo del malware può portare alla comparsa di BSOD. I ricercatori ritengono che la mascheratura come software pubblicitario non sia casuale. Un processo firmato suscita meno sospetti, inoltre gli utenti spesso aggiungono tali programmi alle eccezioni dell’antivirus per garantire il corretto funzionamento di tutte le funzioni. Secondo le informazioni di inizio del 2026, l’azienda ha rilevato ValleyRAT e il malware ad esso associato in oltre 100.000 sistemi di più di 1.500 utenti unici, principalmente situati in Cina e India. Gli esperti ritengono che la geografia degli attacchi e l’uso di ValleyRAT possano indicare la partecipazione di questo gruppo Silver Fox, che è un noto operatore di questo famiglia di malware. L'articolo Scarichi un’app innocua e ti ritrovi spiato: il malware nascosto dietro un programma firmato proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 5, 2026source
L’acqua è sotto attacco: gli USA lanciano un piano per difendere gli acquedotti dagli hacker
La Casa Bianca ha lanciato il Progetto Watershed 250 , un progetto pilota di sei mesi in Texas, ideato per trovare un modo pratico per proteggere i sistemi idrici e fognari americani dagli attacchi informatici . Le aziende idriche riceveranno ispezioni gratuite, assistenza per la risoluzione delle vulnerabilità e tecnologie di sicurezza fornite da importanti aziende IT e di sicurezza informatica , ma il governo non ha ancora annunciato un budget specifico per il progetto. Il programma è supervisionato dall’Ufficio del Direttore Nazionale per la Sicurezza Informatica e dal Comando Cibernetico del Texas. Microsoft, Fortinet, Google Cloud, Palo Alto Networks, Amazon Web Services, Reflection AI, Cloudflare, Zscaler, Forescout, Abnormal AI e Dragos hanno aderito al progetto. Il Direttore Nazionale per la Sicurezza Informatica, Sean Cairncross, spera di determinare entro sei mesi quali misure funzionano effettivamente sulle infrastrutture di pubblica utilità e di estendere poi le soluzioni di successo ad altri stati. Alle aziende idriche verranno offerti test Red Team , che simulano le azioni di un vero attaccante, analisi della sicurezza, rafforzamento della configurazione e strumenti basati sull’ intelligenza artificiale . Il Texas Cyber Command promette anche assistenza pratica nella risoluzione dei problemi identificati, quindi Watershed 250 non si limiterà a un semplice audit e a un rapporto sulle vulnerabilità. Un altro interrogativo che rimane irrisolto è chi si occuperà della manutenzione delle misure implementate dopo il progetto pilota di sei mesi e pagherà per i futuri aggiornamenti delle apparecchiature. Per il settore idrico americano, gli aspetti relativi alle risorse umane e finanziarie potrebbero rivelarsi più impegnativi di quelli tecnici. Negli Stati Uniti esistono quasi 170.000 sistemi idrici e di trattamento delle acque reflue, e i loro livelli di sicurezza informatica variano notevolmente. Oltre il 90% dei sistemi di acqua potabile serve meno di 10.000 persone. Le organizzazioni più piccole devono affrontare un elevato turnover del personale, attrezzature obsolete e una carenza di fondi, mentre i costi della sicurezza informatica competono con quelli della riparazione delle tubature, del trattamento delle acque e della conformità alle normative sanitarie. La minaccia, tuttavia, non è più teorica. A luglio, degli hacker hanno attaccato oltre 100 sistemi idrici e di trattamento delle acque reflue in almeno 12 stati. Gli investigatori federali hanno scoperto che, in alcuni casi, gli aggressori hanno ottenuto l’accesso remoto ai controllori logici programmabili (PLC) , che controllano pompe, pressione, valvole e altri processi fisici. Tra i sistemi presi di mira figuravano i modelli Rockwell Automation Allen-Bradley MicroLogix 1100 e 1400. Dopo essersi infiltrati, gli aggressori hanno modificato gli indirizzi IP e le password dei controller, impedendo ai dipendenti di monitorare e controllare a distanza le apparecchiature. In alcuni casi, gli attacchi hanno causato interruzioni al funzionamento degli impianti idrici. Le autorità del Texas hanno collegato la campagna all’Iran, ma l’avviso pubblicato dall’FBI non attribuisce formalmente questa serie di attacchi di luglio all’Iran. Separatamente, le agenzie statunitensi hanno confermato l’attività di gruppi legati all’Iran contro le tecnologie operative del settore idrico già nella primavera scorsa. La mancanza di un budget annunciato per il progetto Watershed 250 ha già suscitato critiche. Un esperto di sicurezza delle infrastrutture idriche, che ha preferito rimanere anonimo, ha affermato che non ci sono “fondi reali” a sostegno dell’iniziativa e che una parte significativa dell’onere viene di fatto scaricata sul settore privato. Tuttavia, sarebbe errato affermare che le autorità federali non stiano finanziando affatto la sicurezza informatica degli approvvigionamenti idrici. Contestualmente al lancio del progetto pilota, l’EPA ha stanziato 11,75 milioni di dollari per 10 progetti volti a migliorare la resilienza dei sistemi di acqua potabile di medie e grandi dimensioni, tra cui la sostituzione dei controllori industriali e la modernizzazione delle infrastrutture di controllo. L'articolo L’acqua è sotto attacco: gli USA lanciano un piano per difendere gli acquedotti dagli hacker proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 5, 2026source
“Benvenuti nell’era dell’AGI”: OpenAI lancia GPT-6 Astra e scuote il mondo dell’IA
OpenAI ha lanciato GPT-6 Astra, il suo nuovo modello di punta. L’azienda lo descrive come “il modello più intelligente e allineato al mondo” e, a giudicare dai benchmark. Durante una conferenza stampa, il presidente di OpenAI, Greg Brockman , si è spinto un po’ oltre i semplici parametri di riferimento. Dopo aver riconosciuto che l’ AGI rimane una “cosa grigia e sfocata” , ha suggerito che in futuro gli osservatori potrebbero guardare ad Astra come al modello che ne ha segnato l’avvento e ha detto: “ Penso che non sia irragionevole pensare che ci troviamo ormai nell’era dell’ intelligenza artificiale generale ( AGI )” . Interrogato sulla possibilità che OpenAI dichiarasse formalmente di aver raggiunto l’ intelligenza artificiale generale ( AGI ), ha affermato che il termine non era più legato a un vincolo contrattuale (riferendosi al precedente accordo con Microsoft ) e lo ha invece descritto come un “concetto di missione o un concetto spirituale”. “Lascio al lettore la libertà di decidere se questo rientri nelle sue categorie” , ha detto Brockman. “Personalmente, credo che ci siamo quasi. Credo che ci siano argomentazioni piuttosto valide a sostegno di questa tesi. Ma, ripeto, penso che questo sia solo l’inizio di un percorso, non la fine.” Alla fine ha concluso con queste parole: “Benvenuti nell’era dell’intelligenza artificiale generale”. Astra è stata la più grande sessione di addestramento mai realizzata da OpenAI. “È la prima volta che abbiamo pre-addestrato un modello su oltre 100.000 GPU presso il nostro sito Stargate in Texas” , ha affermato. Clark ha anche sottolineato che Astra è la prima release di un modello OpenAI in cui i modelli precedenti hanno svolto un ruolo significativo nella supervisione del processo di addestramento. L’unica cosa che Il lancio inizierà con i clienti aziendali che hanno già accesso tramite il programma Daybreak di OpenAI. OpenAI afferma che Astra sarà disponibile per gli utenti Plus, Pro, Business ed Enterprise, nonché tramite l’API OpenAI e AWS, “nei prossimi giorni”. Anche gli utenti Pro, Business ed Enterprise avranno accesso a GPT-6 Astra Pro , e i clienti API idonei potranno utilizzare Astra con conservazione dei dati pari a zero. Una volta disponibile nell’API, Astra costerà 10 dollari per milione di token di input e 50 dollari per milione di token di output. Si tratta di un prezzo 2,5 volte superiore all’attuale prezzo promozionale di Sol , sebbene corrisponda al prezzo di Anthropic per Fable 5.1 . È ben al di sopra del prezzo standard di Muse , pari a 1,25 dollari per milione di token di input e 4,25 dollari per milione di token di output. Meta offre anche una versione Contributor a 0,10/0,20 dollari, rispettivamente, ma afferma che i dati di questo livello possono essere utilizzati per migliorare i suoi prodotti . I prezzi di lancio di Google per Gemini 3.8 Flash sono di 0,75/3,75 dollari. Un prezzo per token più elevato non si traduce necessariamente in una fattura più salata se il modello completa un’attività in meno passaggi e richiede meno tentativi. OpenAI afferma che Astra utilizza un numero inferiore di token in diverse valutazioni e nei test dei partner. I dati di lancio sono troppo scarsi per dimostrare se tali risparmi compensino il sovrapprezzo. A differenza di quanto accaduto con GPT-5.6, OpenAI non ha annunciato le varianti Luna, Terra e Sol per GPT-6. Per ora, la gamma comprende Astra e Astra Pro. OpenAI afferma che, salvo diversa indicazione, i modelli utilizzati nelle sue valutazioni sono stati eseguiti con le massime prestazioni. Ciò può migliorare i risultati dei benchmark, ma può anche aumentare la latenza e il consumo di token. I risultati di DeepSWE v1.1 di Astra rappresentano un netto miglioramento rispetto ai modelli di OpenAI . Ha ottenuto un punteggio del 74,1% nel test di codifica agentica composto da 113 attività, contro il 70,8% di Sol. Ma all’inizio di questa settimana, Meta ha riportato un valore del 75,4% per Muse Spark 1.3 con l’impostazione di ragionamento massima. Muse 1.3 è disponibile, ma l’impostazione massima è in fase di revisione per motivi di sicurezza e non sarà generalmente disponibile al lancio. Si tratta di una vittoria sorprendente per Meta. Su un benchmark di queste dimensioni, la differenza di 1,3 punti equivale all’incirca a una o due attività, ma dimostra comunque i progressi compiuti da Meta. La classifica pubblica di DeepSWE attualmente vede Gemini 3.8 Flash e Claude Opus 5 al 74%, mentre Sol si attesta al 73%. Gli intervalli di incertezza riportati si sovrappongono, pertanto questi risultati non consentono di stabilire un leader chiaro. Il grafico di OpenAI esclude Muse e utilizza un risultato del 67,4% per Fable 5.1, facendo apparire il vantaggio di Astra maggiore di quanto suggerirebbe l’insieme più ampio dei risultati. Il risultato più notevole è il punteggio del 98,6% ottenuto su ARC-AGI -3. OpenAI ha eseguito Astra con un framework basato sull’API Responses che preserva il ragionamento tra un turno e l’altro e utilizza la compattazione per gestire contesti lunghi. L’azienda aveva già dimostrato in precedenza che queste scelte di sistema possono aumentare significativamente i punteggi ARC-AGI-3 senza modificare il modello sottostante, e il benchmark misura congiuntamente Astra e i sistemi di agenti di OpenAI. Detto questo, il mondo dell’intelligenza artificiale a token è in fermento e occorre giustificare (e rientrare) degli elevatissimi costi di apprendimento che occorre stanziare per produrre tali modelli. Ma attenzione ai modelli open weight cinesi che hanno raggiunto oramai livelli paragonabili ai modelli di frontiera, facilitando l’hosting all’interno di datacenter privati, eliminando completamente la necessità di API on cloud. L'articolo “Benvenuti nell’era dell’AGI”: OpenAI lancia GPT-6 Astra e scuote il mondo dell’IA proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 4, 2026source
153 milioni di patenti USA in vendita sul Dark Web: anche quella di Brian Krebs
Il giornalista specializzato in sicurezza informatica Brian Krebs  ha pubblicato un’inchiesta  sul nuovo servizio del dark web Nexus. Krebs ha scoperto un database contenente 153 milioni di patenti di guida statunitensi e canadesi in vendita. Durante la verifica dell’origine dei dati, ha trovato documenti appartenenti a diverse persone che conosce, tra cui la sua e quella di sua madre . Krebs ritiene di aver già identificato la probabile fonte di questa massiccia fuga di dati: il servizio di verifica dei documenti IDScan[.]net. L’FBI ha già avviato un’indagine. Secondo Krebs, Nexus è stato lanciato questa settimana ed è stato pubblicizzato sul forum di hacking in lingua russa Exploit . Oltre a 153 milioni di patenti di guida, i gestori del servizio affermavano di avere accesso a oltre 10 milioni di altri documenti d’identità, oltre 3 milioni di diversi documenti di viaggio e carte d’identità internazionali e circa 579.000 cartelle cliniche. L’indagine ha rivelato che probabilmente non si trattava di un database rubato e pubblicato in precedenza. Nuovi documenti hanno continuato ad apparire su Nexus durante le indagini, quasi in tempo reale. In sole 24 ore, il numero di patenti di guida è aumentato di quasi 400.000 unità. Inoltre, i gestori del servizio affermano di aver ricevuto continuamente nuovi dati per oltre un anno. Una delle prove principali era la testimonianza dello stesso Krebs. Lui e sua madre consegnarono contemporaneamente le loro patenti di guida a un impiegato dell’autonoleggio Hertz. In seguito, un giornalista ritrovò entrambi i documenti in Nexus, con le date di scansione che differivano di pochi secondi. Dan Goodin, redattore  di Ars Technica,  descrive una storia simile. Scrive che poche ore dopo che un dipendente di una società di autonoleggio aveva scansionato la sua patente di guida, il documento era già disponibile per l’acquisto tramite Nexus. Inoltre, oltre a Krebs stesso, a sua madre e a Goodin, il database del servizio conteneva anche documenti di numerosi altri ricercatori nel campo della sicurezza informatica , del vicedirettore dell’FBI e persino dati del Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth. Un collegamento con IDScan è stato inoltre individuato attraverso le testimonianze di altre vittime. Ad esempio, in un caso, la fuga di notizie e il momento della creazione del file hanno coinciso con una visita a un negozio Planet13 a Las Vegas. I rappresentanti di IDScan hanno dichiarato al giornalista di aver già avviato un’indagine sulla possibile violazione dei dati e di star esaminando la situazione. Tuttavia, l’azienda non ha ancora fornito ulteriori dettagli. L’FBI ha inoltre comunicato ai media di aver già avviato un’indagine sull’incidente e che il suo ufficio di New Orleans sta indagando sul presunto attacco informatico al sistema IDScan. Vale la pena notare che poco dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Krebs, Nexus è andato offline: al posto del modulo di accesso, sul sito è apparso un messaggio che annunciava la cessazione del servizio. L'articolo 153 milioni di patenti USA in vendita sul Dark Web: anche quella di Brian Krebs proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 4, 2026source
Berlino sotto attacco: gli hacker rubano 5,8 TB di dati e minacciano di pubblicare tutto
Una violazione dei dati dalla rete amministrativa cittadina di Berlino è stata eseguita dal gruppo Rhysida , che afferma di aver rubato alle autorità cittadine 5,79 TB di informazioni (circa 1,44 milioni di file) e il tutto è iniziato da metà di agosto 2026. Come ha rivelato l’indagine sull’incidente, i dati potrebbero essere trapelati dal 7 al 12 agosto dai sistemi dell’ente berlinese responsabile del trasporto, della mobilità, della protezione del clima e dell’ambiente. Di conseguenza, le strutture colpite sono state disconnesse dalla rete statale il 14 agosto e il riattacco è stato ripristinato solo il 23 agosto. Poco dopo, sul sito del gruppo Rhysida nel dark web è apparsa l’informazione della compromissione delle autorità berlinesi. on è ancora noto come gli attaccanti siano penetrati nella rete amministrativa. Secondo gli hacker , tra i file rubati c’erano documenti legali, finanziari, del personale e medici, contratti, dati sull’infrastruttura, corrispondenze, dump di basi di dati SQL, documenti di identità e persino informazioni bancarie. Inoltre, i ricattatori affermano che il dump contiene migliaia di nomi, indirizzi email e numeri di telefono, 148 numeri IBAN, credenziali in chiaro, account per l’accesso alle basi di dati, informazioni dai sistemi di pagamento, dati dai depositi di password e anche credenziali di alti funzionari. La fuga di notizie dovrebbe contenere documenti dei comitati del Bundesrat, materiali sul lavoro con informazioni riservate e valutazioni della sicurezza delle infrastrutture critiche, legate all’approvvigionamento idrico di Berlino . I membri di Rhysida affermano di essere entrati in possesso di oltre 3.200 documenti contrassegnati come accordi di non divulgazione. Nel frattempo, le stesse autorità cittadine non rivelano né il volume delle informazioni rubate né il numero esatto delle vittime e sottolineano che l’indagine sull’ hacking è ancora in corso. I malintenzionati hanno dato alle autorità di Berlino alcuni giorni per pagare il riscatto, dopo di che minacciano di pubblicare i dati in pubblico. Inoltre, nel loro messaggio il gruppo utilizza le possibili conseguenze derivanti dalla violazione del GDPR come ulteriore leva di pressione sulle autorità cittadine. Il sindaco di Berlino Kai Wegner (Kai Wegner) ha riportato che le autorità non pagheranno i ricattatori. Secondo le sue parole, l’indagine sull’incidente è condotta da esperti dell’ufficio di polizia criminale regionale, della procura e dei servizi federali di sicurezza. Inoltre, sono già stati informati del fatto il Federal Office for Information Security della Germania (BSI) e il regolatore berlinese per la protezione dei dati. L'articolo Berlino sotto attacco: gli hacker rubano 5,8 TB di dati e minacciano di pubblicare tutto proviene da Red Hot Cyber .
redhotcyber.comSep 4, 2026source
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